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* La leggenda della luna annegata

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Molto tempo fa, quando l’Inghilterra dell’ est era tutta un pantano e una palude, la luna brillava nel cielo, proprio come adesso, illuminando le pozze degli acquitrini. Perciò ci si poteva aggirare qua e là scegliendo scegliendo il sentiero, sicuri come di giorno.

Ma quando c’era la luna calante i cieli diventavano bui, uscivano allo scoperto tutte le viscide, striscianti creature malvagie come gli spiriti maligni, che con l’inganno tiravano le persone verso la morte.

Quando la luna lo venne sapere si intristì, e decise di scendere sulla terra a vedere con i suoi occhi. Così, avvolse il suo bagliore in un mantello di velluto nero si ritirò dal cielo per dirigersi verso il confine delle paludi.

Non c’era altra tra luce che quella proveniente dai suoi bianchi piedi argentei, quando diresse il suo cammino attraverso le pozze stagnanti.

Tutto a un tratto mise un piede in fallo, scivolò e cadde nell’acqua sporca. Veloci come la luce, gli spiriti della palude e i folletti degli acquitrini furono sopra di lei, intrappolandola nelle radici limacciose delle piante acquatiche. Per quanto lottasse, la luna non riuscì a liberarsi.

Un viaggiatore stava aprendosi la strada attraverso le paludi quando improvvisamente il cappuccio della luna le scivolò dal volto e la sua luce magnifica si riversò sull’acqua. Il viaggiatore ringraziò di essere stato salvato e tornò in fretta sulla via di casa, senza darsi la pena di pensare da dove provenisse quella luce.

Nel frattempo, le malvagie creature della palude spinsero la luna sott’acqua e le misero sopra una grossa pietra.

Qualche giorno più tardi, quando tutti si chiedevano dove fossa finita la luna, il viaggiatore si ricordò di come era stato salvato. «Penso di sapere dove sia la luna!» esclamò. «Probabilmente è annegata negli acquitrini.»

Un gruppo di abitanti del villaggio prese corde e lanterne e partì per le paludi.

Il viaggiatore che era stato salvato mostrò loro la strada, e quelli trovarono un’enorme pietra che sporgeva dall’acqua. Spinsero e tirarono insieme, con tutta la forza, finché non ebbero sollevato la pietra.

Una splendida faccia argentea venne subito a galla sulla superficie dell’acqua e in un’abbagliante esibizione di luce, la luna annegata si levò grondante dagli acquitrini e volò su nel cielo. .

Da allora ha brillato più luminosa che mai sulle paludi, per tenere lontani gli spiriti malvagi.

 

Fonte.https://www.facebook.com/notes/fausto-maraldi/la-leggenda-della-luna-annegata/144330265608334/

 

 

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* Siamo un Universo nell’Universo…

 

…siamo un Universo nell’Universo…

e al nostro interno abbiamo tanti Universi…

storia Zen

 

E comunque ogni essere umano è unico, irripetibile.

Ogni singolo essere vivente è una manifestazione unica dell’ Energia Universale, e dal momento che ogni persona manifesta questa verità nel suo carattere unico e peculiare, ognuno di noi rappresenta un aspetto prezioso e indispensabile dell’universo vivente.”

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* La buona notizia del venerdì: un artista costruisce rifugi per i senzatetto con rifiuti abbandonati

Gregory Kloehn è un “esploratore” dei cassonetti della spazzatura, ma non per il motivo che tutti pensano!

Non è un senzatetto, bensì un artista di Oakland che cerca di aiutare i meno fortunati utilizzando i suoi lavori. Invece di realizzare sculture da vendere a ricchi collezionisti, preferisce concentrare le forze per regalare una casa ai poveri che vivono in strada in California.
Gregory si avventura tra i cumuli di rifiuti abbandonati in strada per recuperare materiali utili.

Con quello che trova, costruisce piccoli rifugi ad un posto destinati ad accogliere senzatetto: le “little homeless homes” sono della dimensione di un divano – non molto grandi, ma vitali per chi non ha un tetto sotto il quale ripararsi – e sono tutte fornite di tetto a spiovente, in modo da far drenare l’acqua in caso di pioggia, e di rotelle, così che ogni proprietario possa spostare il rifugio e portarlo con sè.

La struttura delle casette è realizzata con vecchi pallet , mentre il resto dei dettagli è affidato a materiali di recupero rivisitati dall’incredibile estro di Gregory.

 

L’idea di aiutare i più sfortunati gli venne quando un senzatetto un giorno si affacciò nel suo studio chiedendo una coperta per ripararsi; tutto quello che Gregory aveva però era l’ultima opera su cui stava lavorando: una piccola casa-mobile equipaggiata con cucinino, una cisterna d’acqua e una botola per smaltire rifiuti.

E’ così che Gregory ha capito come rendersi utile per aiutare la comunità.

 

Adesso il suo obiettivo è cresciuto: non solo continua a realizzare rifugi mobili per i senzatetto, ma insegna ai meno fortunati a costruirsi da soli queste originali abitazioni!


Un’iniziativa bellissima, che può essere sostenuta con donazioni effettuate sul profilo facebook di Gregory.

 

 Fonte:  www.bioradar.net

http://www.pianetacomefare.it/2014/07/01/artista-costruisce-case-ai-senzatetto-con-unidea-semplice-ed-unica/#more-16584

 

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* Il 20 maggio 2018 è la prima Giornata mondiale delle api

World Bee Day

Le api sono fondamentali per la nostra sopravvivenza eppure, a causa dell’impatto umano, rischiano di scomparire.

Da oltre trenta milioni di anni le api svolgono un servizio ecosistemico essenziale aiutando i fiori a espandere il proprio areale e a riprodursi.

Oltre che alla sopravvivenza di molte specie vegetali, questi incredibili insetti sono necessari per la sopravvivenza della nostra specie, contribuendo in maniera decisiva alla sicurezza alimentare globale.

Oltre due terzi delle colture utilizzate per la nutrizione umana sono infatti impollinati dalle api, le quali svolgerebbero inoltre un ruolo attivo nel mantenimento della biodiversità e nel ripristino delle aree prossime alla desertificazione.

Le api, considerate oggi dei super-organismi, potrebbero perfino aiutarci nella comprensione del nostro cervello.

I motivi per proteggere queste piccole e laboriose creature (anche se ovviamente la conservazione della natura dovrebbe prescindere da ragionamenti utilitaristici) sono dunque molteplici.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza delle api e chiedere azioni concrete per la loro tutela, si celebra il 20 maggio la Giornata mondiale delle api.

La giornata è stata istituita dalle Nazioni Unite lo scorso 20 dicembre e si festeggia per la prima volta il 20 Maggio 2018.

La giornata verrà celebrata in oltre 115 nazioni, il merito è però soprattutto della Slovenia, e in particolare della Federazione slovena degli Apicoltori, che ha sollecitato l’Onu per il riconoscimento ufficiale della giornata.

Il governo sloveno è in prima linea nella lotta per la salvaguardia delle api, non a caso è stato il primo, nel 2011, a vietare l’uso di pesticidi sul territorio nazionale. L’apicoltura è un’attività molto radicata nella cultura slovena, si stima che ogni 10mila sloveni 200 abbiano un’attività di apicoltura. La tradizione vuole che ogni apicoltore personalizzi la propria arnia di legno con motivi tipici del folklore sloveno.

La scelta della data in cui si celebra la Giornata mondiale delle api non è casuale.

Mentre nell’emisfero boreale maggio è il mese centrale per l’impollinazione, nell’emisfero australe corrisponde alla produzione del miele e poi della lavorazione dei suoi derivati.

Inoltre uno dei primi pionieri della moderna apicultura, lo sloveno Anton Janša (1734–1773), è nato proprio il 20 Maggio.

Tra i maggiori esperti della sua epoca. Tanto che quando l’imperatrice Maria Teresa fondò la prima scuola di apicoltura lo nominò direttore.


In appena trenta anni, dal 1980 al 2010, la popolazione mondiale di api e vespe si è ridotta del 36 per cento. 

Le api sono minacciate soprattutto dai prodotti chimici utilizzati in agricoltura, come pesticidi e insetticidi. In particolare il pericolo principale è rappresentato da una famiglia di insetticidi, i neonicotinoidi che riducono olfatto, memoria e senso dell’orientamento delle api.

Per combattere questo pericolo nel 2013 l’Unione europea ha vietato l’uso di tre pesticidi particolarmente nocivi, ma le misure adottate sono ancora insufficienti. Altri pericoli sono l’indebolimento del loro sistema immunitario, i cambiamenti climatici, la perdita di habitat e l’aumento delle monocolture che determinano mancanza di risorse mellifere.

In occasione della Giornata mondiale sono state organizzate numerose iniziative per approfondire la conoscenza di questi animali.

In Slovenia, che ha perfino coniato una moneta da due euro raffigurante un alveare, sarà possibile partecipare a conferenze, visite guidate e laboratori per grandi e piccini.

Anche in Italia sono stati organizzati numerosi eventi come la degustazione di mieli e attività ludiche e didattiche. Il parco dell’Aveto, in Liguria, ha organizzato una visita all’apiario didattico di Corerallo, mentre all’oasi del Bosco di S. Silvestro di Caserta sono previsti incontri con gli apicoltori, degustazioni e laboratori.

Con l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la Fao ha anche sviluppato il Codice di condotta internazionale sulla gestione dei pesticidi.

Coldiretti: “Verificare l’origine in etichetta per garantire un futuro alle api italiane” –

Gli effetti del clima, rileva l’associazione agricola, aggravano il già pesante deficit registrato nel 2017 quando la produzione di miele Made in Italy è risultata pari a circa 10 milioni di chili, uno dei risultati peggiori della storia dell’apicoltura moderna.  In media una singola ape, precisa l’associazione, visita circa 7000 fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di visite per produrre un chilogrammo di miele. 

In Italia, spiega la Coldiretti, esistono più di 50 varietà di miele e ce ne sono tre a denominazione di origine riconosciuti dall’Unione Europea: il miele della Lunigiana Dop, quello delle Dolomiti Bellunesi Dop e quello Varesino Dop.

Per non cadere nell’inganno dei prodotti stranieri spacciati per nazionali “e garantire un futuro alle api italiane” il consiglio della Coldiretti è di verificare l’origine in etichetta, dove la parola Italia deve essere obbligatoriamente presente se il miele è raccolto interamente sul territorio nazionale. In alternativa ci si può rivolgere direttamente ai produttori.

 

Sic vos non vobis mellificatis apes! “ Virgilio

Se le api scomparissero dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita
(Albert Einstein)

 

https://www.lifegate.it/persone/news/20-maggio-giornata-mondiale-api

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/20/giornata-mondiale-delle-api-75-delle-colture-dipende-da-impollinazione-fao-proteggiamole-per-tutelare-il-nostro-cibo/4369207

 

 

 

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* La buona notizia del venerdì: Sebben che siamo donne: Dopo 149 anni è una donna la direttrice della rivista Nature

 

Magdalena Skipper è la nuova direttrice di Nature,

la prima donna a ricoprire questo incarico in 149 anni di esistenza della rivista

La genetista Magdalena Skipper è la nuova direttrice della rivista scientifica Nature, la prima donna a ricoprire questo incarico nei 149 anni di storia della pubblicazione, una delle più importanti al mondo.

La Skipper era stata finora responsabile di NatureCommunications, una pubblicazione secondaria di Nature Publishing Group.

Annunciando il suo nuovo incarico da direttrice di Nature, ha detto di volere mettere in risalto il lavoro dei ricercatori di nuova generazione, con meno storia accademica alle spalle.

Da quando esiste, Nature ha avuto otto direttori lei compresa : quello uscente si chiama Philip Campbell ed è rimasto in carica per 22 anni.

Philip Campbell, si trasferirà nel nuovo incarico di redattore capo presso l’editore Springer Nature il 1 ° luglio..

L’annuncio arriva dopo un lungo processo di selezione. e sono state valutate diverse personalità all’interno della casa editrice.
Magdalena ha lavorato alle riviste Nature da oltre 15 anni.

Ha iniziato a collaborare con l’editore nel 2001 come redattore di Nature Reviews Genetics, diventando in seguito il caporedattore della rivista.

Durante il suo mandato come redattore capo di Nature, Skipper dice che vuole continuare il lavoro svolto dalla rivista per garantire che i risultati scientifici siano riproducibili e solidi, in particolare nell’era dei big data.

Vorrebbe anche che la natura si concentrasse maggiormente sui giovani ricercatori all’inizio della carriera

“La scienza sta diventando sempre più analiticamente complessa e ricca di dati, quindi c’è una maggiore attenzione ai dati e al calcolo. Abbiamo fatto passi da gigante, “dice Magdalena , aggiungendo che c’è ancora molto lavoro da fare.

Aggiunge che mentre la ricerca si sta evolvendo, lo è anche la divulgazione della ricerca, e spetta agli editori lavorare con gli scienziati per affrontare le sfide che ci attendono.

“La scienza aalla portata di tutti è molto importante”, dice. “Questa è una direzione in cui seguiremo ulteriormente”..

Skipper dice che vuole continuare il lavoro svolto dalla rivista per garantire che i risultati scientifici siano riproducibili e solidi, in particolare nell’era dei big data.

Vorrebbe anche che la natura si concentrasse maggiormente sui giovani ricercatori all’inizio della carriera

“La scienza sta diventando sempre più analiticamente complessa e ricca di dati, quindi c’è una maggiore attenzione ai dati e al calcolo. Abbiamo fatto passi da gigante, “dice Magdalena , aggiungendo che c’è ancora molto lavoro da fare.

Aggiunge che mentre la ricerca si sta evolvendo, lo è anche la divulgazione della ricerca, e spetta agli editori lavorare con gli scienziati per affrontare le sfide che ci attendono.

“La scienza alla portata di tutti è molto importante”, dice. “Questa è una direzione in cui seguiremo ulteriormente”.

Campbell, che ha ricoperto il ruolo per oltre 22 anni, afferma che “non potrebbe essere più contento” dell’incarico alla sua collega.

“So che Nature e la sua squadra editoriale prospereranno sotto la sua guida. È appassionata di scienza e della sua accessibilità , e si è impegnata fortemente con la comunità di ricerca nel corso della sua carriera “, aggiunge.

“Magdalena ha già raggiunto un enorme popolarità in Nature e gode di grande rispetto e ammirazione all’interno dell’organizzazione e nella più ampia comunità scientifica”, afferma Kevin Davies, direttore esecutivo di The CRISPR Journal e fondatore di Nature Genetics.

“È bello vedere una scienziata che finalmente prende il timone di Nature dopo quasi 150 anni. “

Magdalena Skipper ha un dottorato in genetica presso l’Università di Cambridge, nel Regno Unito, e ha svolto un breve periodo come ricercatrice post-dottorato presso l’Imperial Cancer Research Fund di Londra.

https://www.nature.com/articles/d41586-018-05060-w

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* Chirone in Ariete fino al 2027 : io torno in contatto con ciò che io sono, e qualunque cosa sia, io la manifesto. Così il nuovo cammino.

Chirone nella mappa astrale di nascita rappresenta la Ferita Karmica, la cui guarigione è il momento in cui entriamo in contatto con i nostri talenti e risorse.

La sua qualità in luce rappresenta la coscienza del nuovo umano.

Dal 2012 esso è in transito nel Segno dei Pesci e sta portando a guarigione la prima ondata di Bambini delle Stelle scesi sulla Terra tra il 1960 ed il 1967. 

Il 17 aprile 2018 Chirone è passato in Ariete, il primo Segno, che non sa dove andare ma sa di doverlo fare. Non ha nessuno da seguire, per cui è insicuro, tuttavia è un Segno di Fuoco, e come tale deve stare in movimento.

E’ l’Io che comincia a farsi strada. 

Chirone nel suo transito in Ariete rappresenta la guarigione della ferita del Non-Riconoscimento, aiutandoci a trovare il nostro posto nella vita. 

In questo caso il corpo fisico diventa estremamente importante quale strumento di navigazione a nostra disposizione, di cui prendersi cura per prenderci cura dello Spirito.

Non c’è separazione tra il mondo spirituale ed il corpo fisico.

Non possiamo frequentare seminari e poi tornare al vecchio sé il giorno dopo.

Ci deve essere il momento in cui qualcosa dentro di noi si spacca e rompe l’attuale equilibrio o fase di stasi, creando uno spazio in cui le nuove informazioni si incuneano nel fertile terreno interiore e da lì promuovono il cambiamento. Ciò che accade è che ci si fa carico del processo di crescita, ci si prende la responsabilità di ciò che si sente. 

Il 17 aprile 2018 Chirone è entrato in Ariete dove rimarrà fino al 2027.

Si tratta di un corpo celeste lento, che entra in moto retrogrado per 6 mesi all’anno. Quando questo accade quel tipo di Archetipo spinge l’umano a riconsiderare ciò che è già accaduto, entrando in una pausa di riflessione, dove ogni cosa sembra fermarsi. Si tratta dell’inizio della fase di orizzontalizzazione dell’energia.

Quando questo accade è necessario fermarsi, per poter assorbire quello che la verticalizzazione ci ha portato, altrimenti rimane tutto nell’alto e non scende nei Chakra bassi e quindi non diventa vita.

Il periodo in cui la maggior parte dei pianeti entra in moto retrogrado è estate nel nostro emisfero. Si comincia tra marzo ed aprile ed è un movimento che riguarda i pianeti lenti, quelli che si trovano lontani dal Sole. In poco tempo a volte si arriva ad avere fino a cinque pianeti retrogradi, fin verso settembre, mentre Urano e Nettuno proseguono fino alla fine dell’anno.

Quando sentiamo di vivere un momento in cui non riusciamo a muoverci, è importante non farlo, rimanendo fermi. 

Molte volte vale la pena di farsi trovare anziché andare a cercare. In quel momento  stiamo seguendo il corpo, anziché farsi seguire faticosamente dalle sue somatizzazioni. Il corpo è molto connesso con i raggi planetari, ne è direttamente esposto.

Quando ci fermiamo, smettendo di dibatterci come pesci in una rete, stiamo attivando la sincronicità, che è l’insieme dei segnali che ci portano verso un dato obiettivo. Se corriamo intorno spaventati dal fatto di non trovare nulla, non riusciamo a stare fermi nel punto in cui quella cosa arriva ad incontrare noi.

Ci vuole un cambio di coscienza, che può corrispondere all’entrare in contatto con la propria ferita, che significa smettere di avere paura, non avere paura del dolore che portiamo dentro, perché esso non è che una piccola parte della nostra totalità, e in quanto tale, non ci rappresenta nella nostra complessità e multidimensionalità.

Quando sentiamo quel dolore, quel vuoto, abbiamo i mezzi necessari per affrontarlo. Prima di tutto il nostro respiro. Se non abbiamo un bel rapporto con il nostro respiro, nulla accade nella vita. Le difficoltà nel trovare l’amore, un lavoro soddisfacente o una bella qualità della vita, possono avere origine nella paura che blocca il respiro dal suo fluire circolarmente fuori e dentro di noi.

Bloccando tutto nel Terzo Chakra, nella bocca dello stomaco, nel diaframma, fermiamo tutto in quel punto, impedendo che l’energia scenda nei Chakra bassi e che diventi vita. In questo senso è molto importante portare l’attenzione sul retro dei Chakra, il punto di connessione sulla schiena. Lì ci sono le porte di ricezione, ed è importante che siano aperte. Se non riceviamo, non prendiamo nulla. Aprire il retro dei Chakra è un grande atto d’amore e di fiducia: significa che sentiamo di meritare amore e che ci fidiamo che esso arrivi fino a noi.

La vita è abbondanza. Basta stare fuori dalla Paura, fare il salto oltre a quello stato di coscienza. 

Il 17 Aprile 2018, Chirone è entrato in Ariete, portando guarigione del senso di non riconoscimento

io torno in contatto con ciò che io sono, e qualunque cosa sia, io la manifesto.”

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Un altro dono interessante che ci viene fatto quest’anno è un sano senso del distacco, cioè avere una giusta misura delle cose, vederle in una prospettiva più ampia, cioè riuscire a manifestare le proprie emozioni elaborandole.

In questa elaborazione, nel sentirsi degni di poter dire la propria, nel non avere paura di ciò che si è, si rivela l’amore, quando andiamo a prenderci tutto ciò che ci appartiene.

Ogni volta che ci permettiamo di dire no, difendendo il territorio, difendendo noi stessi, emaniamo una luce fortissima, che crea un movimento energetico magnifico.

Aumento l’autostima grazie a quel no detto.

Dire no vuol dire creare un confine e noi dimostriamo di poterlo fare.

Stiamo dentro a ciò che siamo, felici di starci. Se vogliamo guarire il senso di non riconoscimento, dobbiamo essere noi i primi a dire chi siamo, perché gli altri non lo faranno per noi, non è il loro compito.

Il compito è il nostro e Chirone ce lo ricorda.

Esso è il bambino dimenticato dentro la nostra pancia, è lì che piange e ci fa venire la malinconia, sentire tristezza, che spesso compensiamo con il cibo, o le dipendenze di qualsiasi natura.

Nel mettere a posto la relazione con ciò che si nasconde nel profondo, andiamo a prenderci cura delle dipendenze.

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Un altro aspetto di Chirone è il senso di dovere/piacere.

Poiché l’Ariete è l’archetipo dell’adolescente, quanto quel ragazzino, quella parte vitale, è stato incastrato dai no, o quanto lo abbiamo lasciato libero di manifestare la sua energia? Ognuno di noi ha un punto Ariete nella propria mappa, quindi ciascuno vivrà questo tipo di percorso nella vita, in riferimento ad un dato settore.

Quanto ci concediamo di stare nel piacere, di ridere, e quanto invece viviamo nella doverizzazione, essendoci dimenticati il piacere cosa sia? 

Urano e Chirone stanno collaborando tra loro nell’aiutare l’umano a fare pace con se stesso.

Da tempo di inseguono, Chirone nei Pesci, Urano in Ariete, poi Chirone in Ariete e Urano in Toro. Dal 2011 Urano ci chiede: Chi sei tu? Contemporaneamente Chirone sta tuttora (fino al 16 aprile 2018) guarendo la ferita dell’abbandono. Ora, con i nuovi transiti, la domanda Chi Sei Tu? si trasforma in Io Sono di Chirone in Ariete, che ci aiuterà a riconoscerci, riconoscere il nostro Io Sono.

Transitando in Toro, Urano porterà luce nelle modalità di somatizzazione, visto che il Toro è il corpo fisico.

Noi siamo frutto delle nostre somatizzazioni, il linguaggio emozionale non espresso ma vissuto dal corpo. Urano viene a portare luce in questo ambito, portando ad apertura situazioni emozionali stagnanti e vecchie.

E’ sempre più necessario entrare nel profondo e da lì abbattere le porte chiuse, facendosi aprire da chi quel Profondo lo abita, così che ciò che si trova lì si riattivi, mostrandosi, così da farci fare esperienza.

Poiché il Toro rappresenta anche le radici, Urano potrebbe spingerci a diventare nomadi, a spostarci, viaggiando ed esplorando l’ignoto.

Dovunque si trovi il Toro nella nostra mappa, lì avverrà l’apertura.

Il viaggio che sto spiegando va ben oltre il Segno zodiacale, che rappresenta il punto in cui si trovava il Sole al momento della nostra nascita.

Quest’ultimo illustra le qualità della nostra personalità, mentre invece qui si sta parlando di andare ad esplorare gli antichi patti d’anima ed andare oltre ad essi. Il dono portato da questi due Archetipi è molto grande: la libertà dalla paura, e la paura è radicata nel dolore.

Chirone rappresenta la Ferita karmica che ci riporta sulla Terra; abbiamo scelto quel tipo di disagio o sofferenza per ricordarci chi siamo attraverso essa, sperimentandola nella prima parte della nostra vita, per poi portarci a guarigione.

Dovunque si trovi l’Ariete, in quel settore della mappa di nascita, lì c’è la guarigione.

Queste le osservazioni che mi hanno più colpito e che voglio condividere, ma se volete sapere di più questa è la fonte:

https://ashtalan.blogspot.it/2018/02/chirone-in-ariete-e-urano-in-toro.html

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*La buona notizia del venerdì: Arriva the growroom, l’orto sferico fai-da-te per ortaggi a km zero

 Il cibo a km zero rappresenta un’alternativa sempre più amata dai consumatori: anche in città, dove si avverte sempre di più la necessità di uno stile di vita più sano e sostenibile.

Coltivare ortaggi e piante in casa oggi è più facile con The Growroom, un progetto di design dello studio danese Space10, il laboratorio di ricerca di Ikea dedicato all’innovazione del living. Si tratta di una sfera in compensato “abitabile” alta poco meno di tre metri e adatta a ospitare piante e ortaggi.
Ma se pensate di poterla trovare in un punto vendita Ikea o di ordinarla via internet vi sbagliate: The Growroom è per gli amanti del fai-da-te, da creare e montare, dopo essersi procurati il compensato necessario, seguendo le istruzioni on-line ora completamente open-source e gratuitamente disponibili sul sito

 

L’orto sferico The Growroom di Space10, il laboratorio di Ikea

The Growroom, nasce a Copenhagen, all’interno di Space10, il laboratorio di ricerca di Ikea: è qui che si sperimentano nuove soluzioni per l’abitare, da oggi con un’attenzione sempre maggiore all’ambiente. Il design di Growroom, infatti, vuole promuovere in modo creativo la produzione casalinga di frutta e verdura a km zero.

Il futuro immaginato da Space10 è un mondo in cui la natura torna nelle città e nel quale chiunque può coltivare il proprio cibo in modo semplice. Gli architetti Sine Lindholm e Mads-Ulrik Husum hanno così voluto creare un giardino sferico, proprio allo scopo di incentivare la coltivazione di cibo in modo sostenibile e autonomo.

Come si legge sul sito ufficiale di Space10, l’interesse per The Growroom è stato notevole negli ultimi tempi.

Presentato lo scorso anno alla fiera di arte e design Chart Art Fair di Copenhagen, il progetto ha raccolto molto interesse: da Taipei a Helsinki e da Rio De Janeiro a San Francisco erano sempre di più le richieste per acquistare la struttura o per farla esporre in giro per il mondo.

Ma non ha molto senso promuovere la sostenibilità e la produzione del cibo a km zero se poi si spediscono imballaggi in tutto il globo. Proprio per questo motivo, gli orti sferici non si troveranno nei negozi Ikea e non sarà possibile ordinarli a distanza.

E così, da solo pochi giorni The Growroom è finalmente un progetto “open source”, dedicato a tutti coloro che hanno voglia di cimentarsi, prima che con l’agricoltura fai-da-te, con il bricolage. Le istruzioni complete sono disponibili online, pronte per essere messe in pratica da zelanti ecologisti con il pallino per le costruzioni. Gli ideatori del progetto sono convinti che con la diffusione di tecnologie tipicamente da fab lab, come le stampanti 3D o le fresatrici laser, oggi sia facile per chiunque, perlomeno in linea teorica, realizzare l’orto sferico.

 

Per questo, i materiali e gli strumenti di base richiesti sono pochi: basteranno 17 fogli di compensato, 500 viti, due martelli di gomma e una fresa CNC a disposizione che taglia i pezzi in base a un modello computerizzato, facilmente reperibile in un fab lab, ormai realtà in molte città, anche in Italia. Il design è pensato affinché la struttura possa essere assemblata in modo economico, semplice e intuitivo, da (più o meno) chiunque in tutto il mondo.

 

La struttura stessa dell’orto sferico, una volta che i ripiani in legno saranno impermeabilizzati, permette la perfetta diffusione di luce e acqua su ogni suo livello e allo stesso tempo può accogliere uno o più persone all’interno, che potranno così godere dall’interno dell’atmosfera e della visione di piante e ortaggi rigogliosi. 

Ma quello, si sa, dipende tutto dal vostro pollice verde.

 

https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/23236-orti-urbani-marciapiedi

http://www.vanillamagazine.it/growroom-l-orto-casalingo-fai-da-te-di-ikea/

http://www.repubblica.it/ambiente/2018/02/20/news/tokyo_il_grattacielo_da_record_sara_di_legno-189290764/

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* La buona notizia del venerdì: Vittoria senza precedenti per le donne sudafricane ai massimi riconoscimenti globali

 

Vittoria senza precedenti per le donne ai massimi riconoscimenti globali

 

Le vincitrici del premio ambientale più importante del mondo hanno affrontato Vladimir Putin e il leader deposto recentemente, Jacob Zuma, per ribaltare un accordo nucleare multimiliardario

 

Le attiviste di base delle donne – una nera, una bianca – stanno insieme contro due degli uomini più potenti del mondo – uno nero, uno bianco – su un affare nucleare segreto, antidemocratico e multimiliardario.

Se questa fosse la trama di una serie Netflix, potrebbe essere liquidata come troppo ordinata, troppo perfettamente simbolica e simmetrica. 

Ma questa è la vera storia delle due vincitrici sudafricane del premio ambiente Goldman di quest’anno, che hanno sfruttato le loro radici nella lotta anti-apartheid per assumere e battere un accordo dal leader deposto recentemente della loro nazione Jacob Zuma e dal presidente russo Vladimir Putin. 

Makoma Lekalakala e Liz McDaid sono state le uniche firmatarie di una sfida legale di successo contro il piano per il Sudafrica di acquistare fino a 10 centrali nucleari dalla Russia a un costo stimato di 1 tonnellata (76 miliardi di dollari). 

Dopo una battaglia legale durato cinque anni, un tribunale superiore ha dichiarato illegale l’accordo lo scorso aprile e ha accettato le affermazioni dei querelanti secondo cui era stata concordata senza un’adeguata consultazione con il parlamento. 

A parte le immense ramificazioni geopolitiche, la sentenza è stata una rivendicazione per il movimento della società civile che mira ad ampliare la partecipazione pubblica, soprattutto da parte della donna, nel processo decisionale energetico.

C’erano rischi nell’affrontare il presidente, l’elettricità e gli interessi di una potenza straniera. Le due donne sono state avvisate di poter affrontare violenze e attacchi alla loro reputazione, ma hanno firmato i documenti legali a prescindere. 

“È importante che questa campagna sia guidata da donne”, ha detto Lekalakala in un’intervista a Cape Town. “Stiamo ottenendo questo premio [Goldman] perché ci siamo davvero sacrificate mettendo i nostri nomi sulla linea. Altri erano spaventati. Ma abbiamo passato così tanto che eravamo disposte a correre il rischio “.

McDaid, che lavora per l’Istituto per l’ambiente delle comunità religiosedell’Africa australe, ha affermato che la campagna è un riconoscimento del fatto che l’azione popolare può funzionare. “I governi di tutto il mondo amano dare l’impressione che i cittadini non abbiano potere. Non è vero. Abbiamo dei pesi e contrappesi e dobbiamo usarli. “

Entrambe hanno affilato i denti come attiviste nella lotta anti-apartheid degli anni ’80.

McDaid, allora insegnante, fu coinvolta nel massacro di Troia Horse ad Athlone, a Città del Capo. Ha nascosto gli studenti cercati dalla polizia a casa sua e ha usato la sua auto per bloccare le truppe che inseguivano gli studenti. 

Lekalakala è cresciuta a Soweto, il cuore del movimento per la coscienza nera.Quando aveva 19 anni serviva come maggiordomo in un grande magazzino. Ha anche assistito ad alcune delle peggiori violenze, sia da parte delle autorità bianche che da conflitti di fazioni black-on-black. 

Verso la fine degli anni Ottanta, un’epoca in cui presunti collaboratori dell’apartheid venivano puniti con “collane” di pneumatici bruciati, fu svegliata da urla nel cuore della notte e corpi scossi sul pavimento al mattino. “Quello è stato il momento più difficile della mia vita”, ricorda. 

Questo background ha reso le due donne relativamente senza paura. Sono stati entrambe minacciate e hanno subito irruzioni in cui i sistemi di allarme sono stati smantellati con abilità e solo i loro laptop (piuttosto che oggetti di valore come gioielli o macchine fotografiche) sono stati rubati, suggerendo che gli intrusi erano alla ricerca di informazioni piuttosto che di denaro.

“Sono molestie”, ha detto Lekalakala. “Ma sono molto coraggiosa. Sono abituata alle minacce. “

Le due donne hanno iniziato a lavorare insieme nel 2009 quando si sono unite a Earthlife , un gruppo progettato per incoraggiare le donne a diventare più coinvolte nel processo decisionale in materia di energia e clima.

Per Lekalakala è stata un’esperienza d’apertura. “Quando ho iniziato con Earthlife ero la sola donna nera . Pensavo che fosse sbagliato. Sono le povere donne di colore che sono più colpite ma sono i ricchi uomini bianchi che prendono tutte le decisioni “. 

Si sono rivelate influenti, fornendo input nella National Energy Act e nella politica energetica del clima.

Hanno sfidato la visione a lungo termine secondo cui l’energia è una questione tecnica e ingegneristica per specialisti piuttosto che per la gente comune.”Abbiamo rotto quella barriera e stiamo continuamente rompendo le barriere”, ha detto Lekalakala, che ha anche partecipato alla campagna contro i piani per una miniera di carbone a Thabametsi.

Sono stati informate sull’accordo nucleare da parte del gruppo russo EcoDefence .

Sebbene il governo sudafricano non avesse comunicato al pubblico il piano, il suo socio in affari, Rosatom, di proprietà statale, ha inizialmente pubblicato un annuncio sul proprio sito web . Ciò è stato rapidamente eliminato, ma non prima che Earthlife ne facesse una copia e la pubblicasse alle associazioni di ambientalisti, gruppi religiosi , avvocati e media.

La vittoria della loro corte fu un duro colpo per i piani di Putin di aumentare il reddito e l’influenza della Russia, e potrebbe aver contribuito alla caduta di Zuma dopo nove anni al potere. 

Secondo quanto riferito, il presidente aveva licenziato due ministri delle finanze in parte perché non erano disposti ad approvare il costo di 76 miliardi di dollari del progetto. E ‘stato anche un tema di rivendicazioni di corruzione da parte di nemici politici e rivali nell’ANC, dato che il figlio di Zuma era un direttore dell’unico miniera che forniva l’uranio. 

Il nuovo governo ha segnalato uno spostamento di direzione. Il presidente Cyril Ramaphosa ha detto a Davos quest’anno che il piano per aggiungere 9,6 gigawatt di energia nucleare era fuori dal tavolo. 

Più recentemente, il ministro dell’Energia Jeff Radebe ha firmato accordi che promuoveranno l’energia eolica e solare.

“I segnali politici sono buoni che il nucleare non sta andando avanti in tempi brevi”, ha detto McDaid. “Ma penso che questo sia solo un passo nel cammino verso un Sudafrica senza nucleare. C’è una lunga strada da percorrere. Il successo sarebbe che il nostro unico impianto esistente fosse distrutto e che il governo facesse una dichiarazione per abolire il nucleare “.

Lekalakala concorda sulla necessità di rimanere vigili perché il carbone – insieme al nucleare – rimane una preoccupazione e il governo rivedrà la sua politica energetica in cinque anni.

“La società civile può rivendicare un po ‘di credito per garantire che il governo non abbia percorso un percorso nucleare che avrebbe mandato in bancarotta il paese”, ha detto. “Useremo il premio Goldman per promuovere la nostra lotta e costruire una nuova generazione di attivisti”.

Fonte:

https://www.theguardian.com/world/2018/apr/23/goldman-prize-awarded-to-south-african-women-who-stopped-an-international-nuclear-deal?CMP=share_btn_fb

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* La buona notizia del venerdì: Orto in Condotta di Slow Food: l’esempio della Scuola primaria Nino Costa a Torino

Orto in Condotta di Slow Food:

l’esempio della Scuola primaria Nino Costa a Torino

Orto in Condotta è un progetto di educazione alimentare e ambientale di Slow Food dedicato alle scuole. Coinvolge genitori, produttori locali, insegnanti e nonni, uniti nell’obiettivo di condurre e accompagnare i bambini alla scoperta della vita e del piacere del cibo.

L’esempio della Scuola primaria “Nino Costa – I.c. San Mauro Torinese” di Torino. Il progetto Orto in Condotta di Slow Flood prende avvio in Italia nel 2004 e nel corso degli anni è diventato lo strumento principale dell’Organizzazione per le attività di educazione ambientale e alimentare nelle scuole.

Ispirato al primo school garden di Berkeley, California, coinvolge genitori, nonni, insegnanti, bambini e produttori locali in numerosi percorsi volti a creare una comunità dell’apprendimento, per la trasmissione alle giovani generazioni dei saperi legati alla cultura del cibo e alla salvaguardia dell’ambiente


La rete italiana delle scuole aderenti al programma è ormai vastissima, con oltre cinquecento orti realizzati in tutta Italia.

Una delle scuole aderenti al programma è la Scuola primaria “Nino Costa – I.c. San Mauro Torinese” di Torino, che ha aderito al progetto Orto in Condotta con una particolare iniziativa: la scuola, con l’obiettivo di rafforzare la coscienza co-produttiva dei bambini, ha infatti aderito ad alcune feste locali e tra i banchetti dei produttori locali c’erano anche i prodotti dell’orto realizzato dagli alunni a scuola: i prodotti sono andati letteralmente a ruba, per la gioia dei piccoli produttori.  All’interno dell’Istituto gli insegnanti hanno deciso di lavorare sodo per fare in modo che i bambini conoscano attivamente il mondo del cibo, degli orti e della natura, grazie anche alla preziosa collaborazione dei nonni dei bambini che collaborano affinchè essi possano rastrellare, seminare, innaffiare e alla fine raccogliere i prodotti.
Le piantagioni sono in parte coltivate all’aperto (le numerose erbe aromatiche, i piselli, i fagiolini, rucola, insalata, ravanelli) e in parte in serra. I piccoli studenti hanno inoltre costruito dei 
semenzai, organizzato dei laboratori del gusto con i prodotti dell’orto e si sono presi cura di una piantina ciascuno, seguendone la crescita.
Uno degli obiettivi che si pone la scuola è quello di coltivare e recuperare alberi da frutto dimenticati come il giuggiolo, l’azzeruolo e il sorbo, così come alcuni fiori.

Per quanto riguarda la regione Piemonte, sono attualmente settantatrè gli istitutiche hanno deciso di collaborare al programma Orto in Condotta, e le varie attività delle scuole si pongono tutte l’obiettivo comune di condurre e accompagnare i piccoli studenti alla scoperta della vita, del piacere del cibo, del rispetto della natura e di chi la coltiva.

Foto copertina
Autore: Slow Food Italia

https://5minutiperlambiente.wordpress.com/2018/02/19/orto-in-condotta-di-slow-food-lesempio-della-scuola-primaria-nino-costa-a-torino/

https://5minutiperlambiente.wordpress.com/2018/03/29/lorto-sul-tetto-lesperienza-di-ortialti-a-torino/

Orto in condotta: un percorso lungo tre anni per seminare un futuro sostenibile