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* La buona notizia del venerdì: Con uno smartphone si può raccontare la ” Gente Celeste”? Maira lo fa

In un mondo dove ormai la tecnologia è presente e diffusa in ogni ambito della vita quotidiana, a molti potrebbe sembrare strano pensare che esistono ancora realtà in cui uno smartphone è una sorta di oggetto semi-sconosciuto, una “meraviglia” elettronica di cui si può benissimo fare a meno. In effetti, nei luoghi più remoti del Pianeta, dove da sempre vivono comunità indigene e tradizionali, la tecnologia e tutt’altro che scontata, per motivi che spaziano da quelli economici alla necessità di preservare la cultura originaria.

È così anche per i Tatuyo, una popolazione indigena dell’Amazzonia colombiana. In questa comunità, però, c’è una persona che, proprio grazie a un telefono di ultima generazione, ha deciso di andare oltre le barriere che spesso esistono a causa dell’emarginazione dei gruppi come il suo. Si chiama Maira, ed è una sorta di “influencer” indigena.

Maira Godinho ha 21 anni, e non potrebbe essere più orgogliosa di far parte dei Tatuyo, la “gente celeste”. Di sicuro, scattare foto e postarle sui social network non è una pratica che assoceremmo a una ragazza indigena, eppure Maira fa proprio questo, e in breve tempo le sue testimonianze della vita tribale sono diventate seguitissime in tutto il Pianeta.

Valorizzare e documentare la diversità: questo è l’intento primario di Maira che, smartphone alla mano, ha deciso di mostrare al mondo la bellezza del suo popolo e della sua cultura, un gruppo etnico che – come tanti altri – spesso è stato oggetto di discriminazioni, critiche e pregiudizi. E, con oltre 2 milioni di followers, possiamo dire che questa originalissima “influencer” indigena è riuscita nel suo intento.

Cunhaporanga – così è conosciuta sui social – sta letteralmente abbattendo le barriere, mostrando i luoghi, i volti, i sorrisi e le attività della sua gente e regalando a tutti uno spaccato preziosissimo su suo stile di vita.

Diplomata alle scuole superiori e dedita all’agricoltura e all’artigianato, Maira è riuscita a farsi aiutare dal fratello a installare un’antenna satellitare grazie alla quale può connettersi a internet anche nei posti remoti in cui vive, proprio dove di solito i cellulari non hanno rete.

*

Una ulteriore dimostrazione che la cultura apre altri mondi e stimola la comunicazione tra i diversi modi di vivere che neppure alcuni sospettano.

Quale comunicazione però? Oggigiorno è anche troppo facile e troppo veloce diffondere notizie. Ma quando i mezzi a nostra disposizione servono per condividere antiche e amate tradizioni portano arricchimento a tutti.

E ci fanno percepire di appartenere alla multiforme umanità che abita la Terra!

 

Fonte:

https://www.curioctopus.it/read/29937/questa-giovane-indigena-ha-portato-lo-smartphone-nella-sua-tribu-per-mostrare-la-vita-nella-foresta-amazzonica?

 

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* La buona notizia del venerdì: anche gli alberi praticano il distanziamento sociale

Pensavi fosse un qualcosa che riguardasse soltanto l’essere umano?  

E invece no, anche gli alberi praticano il distanziamento sociale, solo che, a differenza nostra, loro lo fanno da sempre. Nel loro caso prende il nome di “timidezza della corona”. Ancora una volta il mondo vegetale ci da prova della sua sottilissima e preziosissima intelligenza.

Questo interessante studio muove i suoi primi passi nel 1982 quando il biologo Franz “Jack” Putz, cercando un po’ di refrigero dalla calura pomeridiana, decide di sdraiarsi ai piedi di un albero e alzare gli occhi al cielo. Notò che il vento muoveva i rami degli alberi, che nello scontro tra loro, facevano cadere foglie e rami. Questo movimento creava dei solchi e delle spaccature tra le estremità degli arbusti: la “timidezza della corona”, appunto.

Per trovare riscontro alla teoria di Putz basta recarsi in un bosco o in una foresta molto fitta e alzare gli occhi al cielo: i rami non si toccano mai e lasciano degli squarci tra loro.

Ma perché accade? In questo articolo cercheremo di scoprire insieme quali sono le principali ragioni per le quali gli alberi non si toccano mai. Di sicuro alla base di tutto c’è, così come per noi con il distanziamento sociale, un meccanismo di difesa.

Le somiglianze con gli esseri umani sono veramente eclatanti: così come l’uomo, anche l’albero ha bisogno del suo spazio e dei suoi confini, senza i quali non riuscirebbe a vivere in armonia con se stesso e con gli altri. Infatti, il fatto di riuscire a mantenere degli spazi tra loro, garantisce agli alberi un nutrimento vitale dato dal passaggio della luce, senza la quale la fotosintesi non potrebbe avere luogo.

Inoltre un altro importante vantaggio è quello relativo alla riduzione di probabilità di proliferarsi di piante rampicanti parassite, come soprattutto le invasive legnose chiamate liane, comuni in tutte le foreste tropicali e temperate di tutto il mondo. Anche gli insetti potrebbero rappresentare un grande rischio: incapaci di volare si farebbero strada tra la canopia come passaggio tra gli alberi e insieme alle malattie infettive rischierebbero di danneggiare l’arbusto. Far circolare l’aria, dunque, garantisce, come accade nelle nostre abitazioni, la possibilità di evitare situazioni potenzialmente pericolose, dovute al proliferarsi di germi e batteri, e non solo.

Ma ciò che stupisce piacevolmente di più è ancora una volta l’intelligenza degli alberi: consapevoli del fatto che l’accrescere eccessivamente le loro chiome li metterebbe di fronte al certo rischio di essere potati, gli alberi evitano di far crescere le loro estremità più del dovuto, rispettando così se stessi e gli altri. Questo eviterebbe loro danni inutili, poiché la creazione di nuovi tessuti è un processo molto dispendioso per le piante e quindi è come se gli alberi fossero previdenti ed evitassero di mettersi in una condizione per loro sconveniente.

A tal proposito sembrerebbe che alcuni alberi riescano a percepirsi a vicenda e quindi riescano ad arrestare il proprio processo di crescita prima di scontrarsi tra loro.

Tutto questo, non solo ci da l’ulteriore conferma dell’intelligenza del mondo animale, ma ci mostra anche come la chioma, la parte dell’albero che spesso sottovalutiamo di più, sia in realtà ricca di misteri e ancora tutta da scoprire.

Ma soprattutto ancora una volta la natura ci mostra quanto abbiamo da imparare da essa.

Parc de la Distance-Chris Precht per un parco a Vienna

https://iomonkeysworld.com/index.php/2020/08/15/anche-gli-alberi-praticano-il-distanziamento-sociale/?fbclid=IwAR1EdOozuD6gvii2tVLCeSYbNhcO2ebCC4UPHekAqQsS8bZO-kshcVM7Zxs

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* Natura morta con cachi di stagione

Mia nonna era una pittrice.

Dipingeva grandi arazzi con temi bucolici e sofisticate miniature su pergamena.

Mi è cara una piccola natura morta ad olio con frutta di un acceso e vibrante arancione.

Ho sempre pensato che fossero arance…

Ma, smontando la cornice per rinnovarla, in un angolo nascosto ho trovato il titolo:

” natura morta con cachi di stagione”

 

Il cachi è noto in botanica con il nome Diospyros kaki: deriva dal greco ed è costituito da due parole “Diòs” (riferito al dio Giove) e “pyròs” (frumento). Quindi, il cachi viene definito il frumento di Giove, “cibo degli dei”, per merito del suo sapore dolcissimo e unico ed originale.“kaki” fa riferimento, invece, al colore aranciato del frutto.

Il Diospyros kaki è un albero molto comune in Cina e Giappone dove è coltivato fin dalla antichità, con il nome “ Mela d’Oriente” e Loto del Giappone”. Sarà solo nel 1796 che il direttore, inglese, del Giardino Botanico di Calcutta ne porterà alcuni esemplari in Inghilterra.
Si ha notizia che un cachi fu piantato, nel 1870, nel Giardino Botanico di Boboli a Firenze. Qualche anno più tardi (1879) ne furono piantati diversi nell’Orto Botanico di Villa Giulia a Palermo, dove ancora oggi sopravvivono.

Il nome cachi (kaki) è l’equivalente del suono in lingua giapponese con il quale si designa l’albero ed il frutto; con tale nome pervenne in Inghilterra e così si diffuse.

Nel linguaggio dei fiori quello del cachi simboleggia l’eloquenza.

Un particolare significato è stato attribuito alla pianta di cachi recentemente: al bombardamento atomico di Nagasaki il 9 agosto 1945 è miracolosamente sopravvissuto una piccolo alberello di cachi. Nel 1994 uno fitopatologo giapponese è riuscito a far nascere da quell’alberello alcune piante di seconda generazione ed il Museo del bombardamento atomico ha cominciato a distribuirle ai bambini in visita come segno di pace, di speranza e di rinascita.

Nel 1995 durante la preparazione di una mostra a Nagasaki l’artista Miyajima Tatsuo venne a conoscenza dell’ albero di kaki sopravvissuto al bombardamento atomico e del fatto che il biologo Ebinuma Masayuki che se ne prendeva cura era riuscito a far crescere dai semi di quell’albero delle nuove piantine che Ebinuma donava ai bambini in visita a Nagasaki come simbolo di pace.  

Miyajima e Ebinuma hanno creato insieme un progetto per piantare in giro per il mondo nuove piantine di kaki ricavate da quell’unico esemplare sopravvissuto alla catastrofe.

Ecco il loro progetto: Revive Time Kaki Tree Project

Nel periodo invernale sulle bancarelle dei mercati giapponesi fanno la loro comparsa gli hoshi-gaki, i cachi secchi. Ne esistono di varie qualità, i più ricercati sono prodotti artigianalmente e addirittura “massaggiati” a mano prima di essere compressi tra tavolette di legno.

Il frutto del cachi ha profondi significati simbolici in Giappone, tanto è vero che è protagonista delle offerte religiose legate alla celebrazione del Capodanno: in ogni casa viene predisposto un piccolo altare su cui si impilano cibi rituali come tortini di riso, arance amare, alghe kombu e cachi secchi.

Haiku:

Te ni nosete

kaki no sugata

no horebore akaku.

Sul palmo della mano

rosseggia, rutilante nella sua pienezza,

un cachi.

Santōka

(1882-1940)

( L’ haiku (俳句) è un componimento poetico nato in Giappone composto da tre versi per complessive diciassette sillabe)

Fonti:

http://www.rossellamarangoni.it

http://tusciaintavola.tusciamedia.com

 

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* La buona notizia del venerdì: Il Nobel 2020 per quattro donne! E se ne parla solo nei rispettivi ambiti! E nemmeno tanto!

Secondo il Global Media Monitoring Project del 2015 la percentuale di donne a cui viene data visibilità sui media tradizionali di tutto il mondo è del 24% rispetto agli uomini.

Perchè i traguardi femminili vengono o poco citati o raccontati come eccezioni?

E sono quasi sempre accompagnati da luoghi comuni e stereotipi sul ruolo delle donne?

Eppure sono passati tanti anni anni da quando Charles Darwin in una lettera inviata all’attivista Caroline Kennard, il padre dell’evoluzione affermava che le donne “sebbene generalmente superiori agli uomini in qualità morali, sono intellettualmente inferiori”.

Andrea Ghez, la quarta donna Nobel per la fisica dal 1903 !

 

«Spero di poter essere una fonte di ispirazione per altre giovani in questo campo di ricerca», ha detto oggi Andrea Ghez alla notizia di essere fra i vincitori del Nobel per la fisica 2020

«Sono entusiasta», ha detto ancora e «prendo molto sul serio la responsabilità di essere la quarta donna a ricevere questo riconoscimento».

La ricercatrice, che con il collega tedesco Reinhard Genzel ha dimostrato l’esistenza del buco nero supermassiccio Sagittarius A* al centro della Via Lattea, spera che molte giovani possano avvicinarsi all’astronomia: «è un campo – ha osservato – capace di offrire moltissime soddisfazioni e se si ha una passione per la scienza c’è davvero moltissimo da fare».

Andrea Ghez sognava di diventare astronauta, affascinata dallo spazio dopo aver seguito i primi sbarchi sulla luna verso questa carriera, ed è per questo che ha intrapreso gli studi scientifici.

Sua madre ha sempre sostenuto questa sua ambizione. Ha iniziato al College studiando matematica, per poi passare alla Fisica. Si è laureata presso il Massachusettes Institute of Technology nel 1987 e ha conseguito il suo dottorato di ricerca sotto la direzione di Gerry Neugebauer presso il California Institute of Technology nel 1992. Nel 2004 è stata accolta tra i membri dell’accademia nazionale delle scienze. L’impegno nella carriera non le ha impedito di costruire una famiglia. Andrea Ghez, infatti, è sposata con il geologo Tom LaTourrette, ricercatore presso la RAND Corporation ed ha due figli.

E’ anche un’appassionata nuotatrice: considera questa disciplina la sua evasione dalla scienza.

Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna hanno vinto il premio Nobel per la chimica per lo “sviluppo di un metodo per la scrittura del genoma”, il sistema di editing CRISPR/Cas9.

Qui l’eccezionalità della notizia è doppia: sono due donne a vincere il Nobel e sono le uniche due donne a vincere da sole. In parole povere, non era mai successo che il Nobel venisse assegnato a solo due ricercatrici, c’era sempre un collega nella doppietta o tripletta.

Questo è un evento per la storia della scienza di massima importanza, pari all’assegnazione del premio a Marie Curie nel 1903. Perché con la vittoria di Charpentier e Doudna è un cambio di tendenza  che ostacola le donne da secoli.

Intervistate durante le rispettive conferenza stampa, Andrea Ghez e Emmanuelle Charpentier hanno riconosciuto il valore del premio non tanto da un punto di vista scientifico quanto per il ruolo d’ispiratrici che hanno nei confronti delle giovani ragazze che vogliono intraprendere una carriera scientifica. Siamo tutte e tutti consapevoli che le donne oggi fanno parte della scienza e che insieme a molti colleghi si stanno impegnando sempre più per ottenere il giusto riconoscimento del loro lavoro.

Premio Nobel per la letteratura 2020 alla poetessa  Louise Glück..

Di origine ungherese, nata a New York nel 1943, appartiene ad una tradizione americana che arriva fino a Sylvia Plath e alla cosiddetta ” poesia confessionale”

Autrice strutturata e forte, da tempo apprezzata in patria e all’estero, dal Premio Pulizer per la poesia (1993) al National Book Awaed (2014), alla nomina a poeta laureato degli Stati Uniti nel 2003.

È dunque una poetessa dura, tenace e poco conciliante Louise Glück.

Per avvicinarsi a questa poesia, si potrebbe cominciare proprio da L’iris selvatico, che uscita negli Stati Uniti nel 1992 costituisce la sua raccolta forse più apprezzata .e che più le fa meritare il titolo di erede di Emily Dickinson.

Si tratta di una sorta di sinfonia poetica che racconta di un periodo trascorso dalla scrittrice col figlio in una casa del Vermont, nel nord-est degli Stati Uniti, una casa corredata da un giardino.

Il periodo è tra la fine della primavera e la fine dell’estate: quello dunque del rigoglio della natura, degli alberi, delle erbe e dei fiori. E in molte di queste poesie sono proprio i giorni, alla lettera, a parlare di sé, a raccontare alla scrittrice e a noi le loro pene e le loro gioie, i loro sogni. E’ sempre e comunque il giardino il mondo creato il protagonista delle poesie. E questo mondo, che non è facile, va non solo amato ma curato, proprio come fa qui il poeta giardiniere della vita e delle parole, con la sua passione, la sua giustizia e appunto la sua cura.

Come accade nei versi che seguono :

«Nel giardino, nella pioviggine

la giovane coppia che pianta

un solco di piselli, come se

nessuno l’avesse mai fatto prima,

le grandi difficoltà non fossero mai state

affrontate e risolte».

L’assegnazione di questi Nobel 2020 fa sperare in un serio cambio di rotta da parte di un’istituzione importante come quella dei premi Nobel.

https://oggiscienza.it/2019/11/28/inferiori-scienza-penalizzato-donne/

https://www.corriere.it/cultura/louise-gluck-premio-nobel-letteratura/

Sebben che siamo donne

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* La buona notizia del venerdì. Nella natura l’arte ci coinvolge nonostante e la percezione della Bellezza è amplificata

A Roma installazioni di arte contemporanea esposte all’aperto nel verde in particolari zone di Villa Borghese: Parco dei Daini, Loggia dei Vini, area antistante Casina della Meridiana, Museo Carlo Bilotti, Museo Pietro Canonica.

Scegliere di andare a Villa Borghese per una passeggiata è come scegliere di andare ad un museo o una galleria d’arte.

C’è una predisposizione alla Bellezza a scoprire quanta bellezza offre la natura e ancora di più la sapiente organizzazione della natura stessa che sempre ci stupisce.

Back to Nature rappresenta una novità assoluta all’interno della programmazione culturale della città: si tratta del primo progetto coordinato con installazioni d’arte contemporanea nell’ambito di una strategia di valorizzazione dei parchi storici della Capitale.

Edoardo Tresoldi

Le opere dialogheranno grazie alla trasparenza, che permetterà di ammirarle in sintonia con la natura del parco e in perfetta convivenza tra loro.

Passeggiare nel parco permetterà ai visitatori di godere della corrispondenza tra il segno contemporaneo, le architetture del parco e le piante che lo abitano.
La manifestazione è concepita come un 
festival nel quale, intorno alle grandi installazioni artistiche nel verde, in dialogo armonioso con la natura, si svolgeranno performance musicali  e interventi di street artist, volti al coinvolgimento del pubblico.

accademia aracne

I visitatori della mostra potranno interagire con le immagini elaborate dagli artisti e diventare protagonisti del festival attraverso selfie e scatti fotografici.

Un progetto espositivo inedito che riflette sul futuro e sulla necessità di costruire un nuovo rapporto con la natura, in questo complicato periodo di cambiamenti climatici e di pandemia.

Davide Rivalta

In mostra, ad ingresso gratuito, una serie di installazioni pensate per essere esposte all’aperto e apprezzate da tutti coloro che frequenteranno il parco, appositamente progettate o reinventate per l’occasione da artisti di rilievo internazionale come AndrecoMario MerzMimmo PaladinoBenedetto PietromarchiDavide RivaltaGrazia ToderiEdoardo TresoldiNico Vascellari.

Spesso viviamo così concentrati sulla nostra routine che non solo non ci accorgiamo del balcone del vicino pieno di fiori e tantomeno della nostra città e del territorio che la ospita.

La Bellezza è un’abitudine di pensiero.

https://lauracarpi.com/2020/07/10/la-buona-notizia-del-venerdi-i-parchi-artistici-e-larte-nella-natura-e-con-gli-elementi-natura/

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* E tu scegli la strada del cuore

cuore-cerv

Ogni via è soltanto una via…

Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili.

Perciò dovete sempre tenere presente che una via è soltanto una via.

Se sentite di non doverla seguire, non siete obbligati a farlo in nessun caso.

Ogni via è soltanto una via.

Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla,

se è questo che vi suggerisce il cuore.

Ma la decisione di continuare per quella strada, o di lasciarla,

non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione.

Vi avverto: osservate ogni strada attentamente e con calma.

Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario.

Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi.

Questa strada ha un cuore?

Tutte le strade sono eguali.

Non conducono in nessun posto.

Ci sono vie che passano attraverso la boscaglia, o sotto la boscaglia.

Questa strada ha un cuore? E’ l’unico interrogativo che conta.

Se ce l’ha è una buona strada.

Se non ce l’ha, è da scartare.

Carlos Castaneda

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* Uno stipendio per i nonni che si prendono cura dei nipoti ?( in Svezia!)

Giornata internazionale delle persona anziane

Il termine nonno deriva dal greco antico Nónnos. Il suo significato è venerabile, puro, santo.

Dopo i nostri genitori, i nonni sono le persone con cui stringiamo i legami più stretti. A volte, ci sentiamo più al sicuro tra le braccia dei nostri nonni che non tra quelle di nostra madre e nostro padre. I nonni rappresentano perciò una delle figure più importanti.

È questo il motivo per cui la Svezia ha deciso di incentivare e gratificare l’impegno che i nonni profondono nella cura e crescita dei nipoti. 

Non abbiamo bisogno di dare un’occhiata agli studi sociologici per capire che molte famiglie si affidano ai nonni. Questo sia da un punto di vista economico che da quello, molto più importante, della cura dei figli. I nonni sono spesso le figure più presenti nella vita di bambini e ragazzi.

E, di frequente, sono per i genitori una base sicura su cui appoggiarsi.

Gli svedesi lo sanno bene ed è per questo che il governo ha deciso di offrire un vero e proprio stipendio a queste venerabili figure. Lo stipendio corrisposto sarà pari a circa 700€ e servirà a coprire le spese necessarie alla cura dei nipoti.

L’iniziativa del governo svedese è nata per permettere alle mamme di tornare al lavoro full-time in un tempo più breve, accorciando il periodo di maternità supplementare.

Un’idea all’avanguardia che appare in netto contrasto con le politiche di altri stati europei, in cui non esistono veri incentivi sociali per le mamme che sono per questo spesso costrette a ricorrere alla maternità supplementare vedendo il proprio stipendio decurtato del 70%.

La Svezia, come spesso accade quando si tratta dell’attenzione verso le nuove generazioni, ha avuto un’intuizione alternativa e rivoluzionaria che speriamo possa essere seguita al più presto anche da altri paesi.

inoltre…

Chi non ricorda con piacere le figure dei nonni? I nostri parenti anziani spesso ci hanno offerto affetto, cure e insegnamenti che hanno avuto un valore altrettanto prezioso rispetto a quelli dei genitori.

Oggi, i nonni ricoprono ruoli sempre più importanti nell’educazione dei nipoti, aiutando padri e madri a compensare e coprire il tempo che non possono trascorrere con i figli.

Tuttavia, la figura del nonno non è importante solo per i bambini. Prendersi cura dei nipoti aiuta gli anziani a vivere più a lungo, rallentando il declino fisico e mentale. Vediamo perché e come è stato provato da diversi studi scientifici.

Le difficoltà legate alla vecchiaia sono innegabili. La salute diventa più fragile, così come la lucidità può non essere più la stessa di quando si era giovani. Trascorrere quantità regolari di tempo con i nipoti, però, può essere un ottimo modo per arginare i problemi legati all’anzianità. 

Lo studio condotto da David A. Coall, Denis Gerstorf, Ralph Herwig e Sonja Hilbrand, provenienti da atenei e istituti australiani, tedeschi e svizzeri, ha dimostrato in pieno che i nonni-babysitter riescono a mantenersi più giovani di quelli che non hanno nipoti.

I partecipanti alla ricerca sono stati intervistati ogni due anni nell’arco di circa 20 anni, fornendo varie informazioni ai ricercatori sulle loro attività con i nipoti. Al centro delle statistiche, ovviamente, sono stati posti i dati sulla mortalità dei nonni.

Confrontando la propensione a prendersi cura dei piccoli e i tassi di decesso, gli studiosi hanno dedotto che i nonni che prendevano parte frequentemente all’educazione dei nipoti hanno avuto un rischio di mortalità inferiore del 37% rispetto a quelli che non lo facevano, o che non avevano nipoti.

Le attività di aiuto, poi, sono state valutate anche al di fuori di quelle legate strettamente ai bambini. Un anziano può infatti dare una mano anche ai figli grandi: e questo è risultato essere un altro fattore che allontana i problemi legati alla vecchiaia. 

I motivi? Sono presto detti. Rendersi utili per gli altri, piccoli o grandi che siano, aiuta il cervello a ricevere più stimoli, riducendo il rischio di sviluppare problemi legati al declino cognitivo. Inoltre, specie per i nonni che fanno da baby-sitter, una passeggiata o un gioco con i piccoli rende i nonni più attivi, e ciò è senza dubbio un beneficio.

Rimanere a contatto con gli altri, poi, per un anziano significa non vivere sensazioni di solitudine o abbandono, nonché mantenere buoni livelli di motivazione quotidiana ed essere più inclini a pensare positivamente.

Mantenersi attivi, nei limiti dell’età e dei problemi legati a essa, è un imperativo che tutti dovrebbero porsi, indipendentemente dal fatto che siano nonni o meno. Come dimostrano le ricerche di cui abbiamo parlato, però, dare aiuto agli altri è un vero toccasana per mantenersi “giovani”, oltre che un modo per trasmettere alle generazioni future insegnamenti e saggezza.

https://www.curioctopus.it/read/22147/i-nonni-che-si-occupano-dei-nipoti-vivono-piu-a-lungo:-la-scienza-lo-conferma?fbclid=IwAR1A0owqCZvvf_-grZtRIRXTUwBdMv42n2ggDeu8r4Z-1N4Pee4bDIDR2AM

 

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* la buona notizia del venerdì: la Luna si fa piena due volte in questo mese per mostrarci un percorso di trasformazione delle paure e accompagnarci sulla scelta di quale futuro vogliamo

la Luna si fa piena due volte in questo mese per mostrarci un percorso di trasformazione delle paure e accompagnarci sulla scelta di quale futuro vogliamo

1° Ottobre : la Luna in Ariete,segno di Fuoco, sulla quale convergono le energie di Mercurio,orienta le emozioni ad essere la spinta più adatta alla creazione delle nuove idee e a rendere più determinata la direzione degli obbiettivi.

Il nuovo è l’energia che Urano infonde alle menti per il cambiamento e la capacità di pensare in termini di categorie ed esprimere in maniera armoniosa le idee, creando l’ordine nel caos.

31 Ottobre : la Luna in Toro, segno di Terra. infonde una potentissima capacità di creare qualsiasi forma di manifestazione per soddisfare nuovi desideri ed interessi anche a livello collettivo.

La spinta di Urano è il veicolo per la nascita e la liberazione di nuovi archetipi umani e sociali con l’impegno di sostenerli.

Energie di Fuoco che trasformano le paure in Energie di Terra per concretizzare il nuovo che avanza.

Tutto questo è un processo che implica una forte tensione nel mettere in luce tutte ombre, affrontarle e trasformarle in risorse come bagaglio per intraprendere strade alternative.

Sembra che tutto ciò che c’è stato nell’anno trascorso sia portato al culmine, come una resa dei conti e tutto dipenderà da come viene gestito.

Questo vale per il mondo e per ognuno di noi. Siamo gocce nel mare ma il mare non c’è senza gocce.

Le scelte di ciascuno di noi colorano il mare e il suo moto ondoso.

La scelta è se indirizzare questa potente carica delle energie di Fuoco che ci agitano, turbano nel profondo, con ripensamenti e sensi di colpa, con rabbie e rancori, insicurezza e abbattimenti,che ci trascinano nello sconforto collettivo.

Oppure a guardarci dentro con obbiettività, ritrovare in noi valori e passioni, rivalutando esperienze del passato come insegnamento, lasciando inutili modelli di comportamento,apprezzando l’essenziale,riconoscendo le potenzialità della nostra vita, e usare questa energia di Fuoco per alimentare la nostra tensione creativa.

A tutto questo partecipa anche Chirone congiunto alla Luna con la sua energia curativa che ci conduce come un ponte arcobaleno ad una coscienza superiore.

Così siamo in grado di vedere che tutto ciò che accade nelle nostre vite è per il nostro massimo bene nel suo significato più ampio.

Connettendoci con l’energia di Chirone possiamo ricordarci che qualunque dramma o caos sta accadendo intorno è solo un minuscolo spazio tempo di un quadro più ampio che l’umanità intera sta percorrendo di vita in vita.

 

La nostra anima ha scelto di essere qui in questo momento.

Ora non ci resta che cavalcare l’onda. Ora dobbiamo mantenerci rivolti verso il futuro e in vista di uno scopo comune, lasciando convinzioni obsolete del passato e abitudini non più produttive.

Dobbiamo mantenerci in una vibrazione di unità piuttosto che essere risucchiati nella divisione o in una mentalità “loro contro noi”. 

Quando le persone si uniscono, ( Toro) è allora che sono al massimo della loro potenza.L’intero è maggiore della somma delle parti.

La luna piena in Ariete ci spinge verso un nuovo mondo.

Incanaliamo l’energia del guerriero Ariete e cavalchiamo con sicurezza verso la prossima fase che ci suggerisce la Luna in Toro per potenziare e adeguare noi stessi alle nuove e potenti vibrazioni.

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Età dell’Ariete

Età del Toro