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* La buona notizia del venerdì: Lampadari in PET ? ….si può!




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Si chiamano PET Lamp. 

Originali lampade fatte a mano usando la plastica riciclata ricavata dalle vecchie bottiglie e applicando tecniche artigianali indigene provenienti da tutto il mondo.

E di recente hanno fatto capolino addirittura alla Milano Design Week.

Un’idea che nasce nel 2011, quando nasce il progetto PET Lamp, ideato dapprima in Spagna e poi esportato in Colombia.

Subito dopo è stato allargato al Cile e nel 2014 è sbarcato in Africa, con l’obiettivo di dimostrarne il potenziale.

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L’ultima collezione, Abissinia, è stata realizzata in collaborazione con gli artigiani locali di Addis Abeba, in Etiopia.

Ma non solo. A prendere parte all’iniziativa sono state alcune mamme molto speciali. La loro unica “colpa”? Avere messo al mondo due gemelli.

In Etiopia, i gemelli sono stigmatizzati in quanto vengono considerati “non benedetti da Dio”.

Dopo aver scoperto le botteghe di PET Lamp in Colombia e CileEmily Cosentino, una nordamericana che da tempo vive ad Addis Abeba, ha contattato l’azienda spagnola lo scorso maggio invitandola a sviluppare un progetto con la gente del posto.

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Così è nata la collaborazione con il gruppo Mothers of Twins per aiutare le mamme a portare avanti la loro campagna di sensibilizzazione. Le lampade sono fatte a mano intrecciando il tessuto alle bottiglie di acqua di plastica riciclate.

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l progetto mira dunque ad aiutare le donne che hanno figli gemelli, fortemente stigmatizzate dalla cultura locale.

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E il risultato fa bene agli occhi oltre che al cuore.

Un mix di colori vivaci arricchito da una texture perfetta, in grado di dimostrare che anche la plastica può tornare a nuova vita, facendosi portavoce di un messaggio sociale.

Per il 2016 sono in programma nuove avventure in altri paesi” spiega la società. “PET Lamp ha già una vita propria e la nostra squadra sta facendo tutto il possibile per rispondere alle aspettative che questo progetto sta generando e per aiutarla ad arrivare il più lontano possibile”.

Cosa è il PET

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Il polietilene tereftalato o polietilentereftalato (denominazioni commerciali: Zellamid 1400, Arnite, Tecapet, Impet e Rynite, Ertalyte, Hostaphan, Melinex e Mylar films, e le fibre Dacron, Diolen, Tergal, Terital, Terylenee Trevira), fa parte della famiglia dei poliesteri, è una resina termoplastica adatta al contatto alimentare.

In funzione dei processi produttivi e della storia termica può esistere in forma amorfa (trasparente) o semi-cristallina (bianca e opaca).

Viene utilizzato anche per le sue proprietà elettriche, resistenza chimica, prestazioni alle alte temperature, autoestinguenza, rapidità di stampaggio.

Viene indicato anche con le sigle PET, PETE, PETP o PET-P.

Come si ricicla

Una volta raccolte, le varie forme di PET vengono mandate ai centri di riciclaggio dove vengono fatte passare attraverso delle macine che convertono il materiale in forma di polvere. Questa polvere attraversa poi un processo di separazione e pulitura che rimuove tutte le particelle estranee come carta, metalli o altri materiali plastici.

Essendo stato ripulito, in accordo alle specificazioni del mercato, il PET recuperato viene venduto ai produttori che lo convertono in una varietà di prodotti come tappeti, cinturini e contenitori per usi non alimentari, con l’eccezione di contenitori per acque minerali e bevande analcoliche, con le modalità stabilite dal D.M n. 113/2010 che consente l’impiego di polietilentereftalato (PET) riciclato nella produzione di bottiglie per uso alimentare (con un contenuto massimo del 50 % sul totale) in deroga all’articolo 13 del D.M. 21 marzo 1973.

…………………………….

Nel 2016, una équipe di scienziati giapponesi ha isolato un batterio, Ideonella sakaiensis, in grado di digerire la plastica mediante l’azione chimica di due enzimi.[14]

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Polietilene_tereftalato

https://www.greenme.it/consumare/riciclo-e-riuso/16336-pet-lamp-mamme-gemelli-africa

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http://www.fanpage.it/boyan-slat-il-ragazzo-che-pulira-gli-oceani-dalla-plastica-via-all-impresa-ocean-cleanup/

http://www.hellogreen.it/10-idee-riciclo-creativo-delle-bottiglie-plastica/

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* La buona notizia del venerdì: Una statua in memoria del gatto di Istambul

 

 

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Tombili, il gatto più famoso di Istanbul, ci ha lasciati di recente ma tutti lo ricorderanno grazie a una statua dedicata a lui che si trova proprio nel punto della città dove di solito  passava il tempo.

Amava starsene così, disteso e rilassato, Tombili, gatto di quartiere della città di Istanbul.

Appoggiato sul marciapiede, nutrito e coccolato dai passanti, era diventato una celebrità: le sue foto avevano fatto il giro del mondo.

Era difficile vederlo correre e saltare, preferiva passare le sue giornate disteso o seduto.

Così, quando è morto, gli abitanti hanno deciso di onorarlo. Al suo posto, ora, c’è una statua. bronzo che lo ritrae nella sua tipica posizione rilassata

Questo gatto è diventato famoso da quando qualcuno lo ha fotografato e ha condiviso un’immagine divertente sul Web che lo ritraeva in una delle sue tipiche pose di relax.

Proprio a questa foto si è ispirata la creazione della statua a lui dedicata.

Il gatto di Istanbul in breve tempo è diventato una vera e propria star sui social network e dunque quando purtroppo lo scorso agosto è scomparso qualcuno ha pensato che tutti dovessero ricordarlo nel mondo reale grazie a una statua.

La meravigliosa posa di relax del gatto è stata resa immortale da una statua di bronzo che è stata collocata proprio nel punto in cui Tombili era stato fotografato

nella sua posizione diventata poi celebre.

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Quanto sono belli e quanti sono! i gatti d’Istanbul.

Sono dappertutto, sono gli abitanti tranquilli della città… ovunque si trovano hanno sempre quella calma, quella pace e quel volersi bene tipico dei gatti. Con i peli di diversi colori, miele o grigio, pezzato, nero o bianco neve, si aggirano per le vie della città alla ricerca di cibo, e molto volentieri di una carezza.

Gli abitanti di Istanbul sono estremamente generosi con i gatti: li sfamano, li aiutano se malati, li coccolano e si fanno coccolare da loro, si occupano della loro igiene; i gatti di Istanbul sono pulitissimi.

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Vedere i gatti in ogni angolo della città sorprende molto i turisti, ma questa  è una situazione di assoluta normalità per gli abitanti di Istanbul.

Alla Basilica di Santa Sofia abita una colonia di almeno 20 gatti, proprio uno di questi gatti ha incuriosito Obama che lo ha visto passeggiare “tranquillamente” tra le navate.

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I gatti di Istanbul non sono di nessuno, sono di tutti, anzi sono padroni di sè stessi:) I turisti sono molto affettuosi con i gatti: si fermano a fotografarli, a fargli qualche grattino, che gli animali accettano volentieri.

La religione islamica tradizionalmente è molto legata ai gatti: Maometto, il grande profeta dell’Islam, aveva lui stesso una gatta di nome Muezza, che teneva sempre in grembo mentre predicava. Secondo una leggenda la gatta avrebbe aiutato Maometto a catturare un serpente che si era intrufolato nella manica della sua tunica, per questo il gatto é considerato un’animale quasi sacro.

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Istanbul è la città d’Acqua con i canali sotterranei, gli  acquedotti, i passaggi d’acqua ignoti, il mare dappertutto, una città di porto, cosi grande e popolata, dove non ci sono gatti, ci sarebbero i topi! ma i gatti ci sono, e come!

Questi eleganti abitanti della metropoli sono molto amati dagli istanbulioti. Ovviamente quasi tutti gli istanbulioti quando vogliono avere un gatto in casa, adottano i gatti di strada che spesso vengono alla porta di propria iniziativa.

La nostra gatta è un “ospite di Dio” come si dice in Turchia, in turco “Tanri misafiri” per gli ospiti che arrivano a casa senza preavviso…, ecco lei è arrivata così, ha scelto noi come famiglia..


https://www.greenme.it/informarsi/animali/21604-gatto-famoso-instambul

Leggi anche: VENUS, IL GATTO CHIMERA CHE FA IMPAZZIRE IL WEB (VIDEO)

 

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* Luna Piena in Ariete: imparare ad essere se stessi nei rapporti

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Domenica 16 ottobre alle ore 06,23 italiane la Luna è diventata Piena in Ariete, primo Segno zodiacale, legato all‘Elemento Fuoco del divenire, simbolo dell’Individuo che cerca se stesso, vuole affermare la propria singolarità, lotta nel mondo per la sopravvivenza.

Tutte queste sono le tematiche dell’Ariete che la pallida luce lunare riflette dal Sole, in opposizione nel Segno della Bilancia.

Ad ogni Plenilunio i due Luminari si interfacciano per riportare un dialogo, un confronto e per azzerare i conflitti.

Il Plenilunio porta a manifestazione tutto ciò che ha avuto inizio durante il Novilunio. Durante il passaggio tra il volto buio della Luna e il suo splendore indotto, viviamo noi qui sulla Terra un crescendo esponenziale della tematica che le posizioni astrologiche vanno ad enfatizzare.

Il Primo Ottobre il Novilunio in Bilancia ha sottolineato la necessità di rivedere le nostre relazioni.

La Bilancia apre sempre uno spazio di confronto, ma a volte per non star da sola accetta troppi compromessi e rammendi del tessuto individuale.

Così il processo di questi 15 giorni ci ha portato dentro la ricerca di una risposta rispetto alla posizione che naturalmente sentiamo di voler occupare in una relazione a due.

Cosa vuol dire essere se stessi? Quando possiamo definire una relazione sana? Stiamo scomodamente nel bisogno dell’altro o invece riteniamo di esserci costruiti una posizione serena e risolta? Soprattutto, possiamo accettare l’idea che tutto ciò che non ci piace in una persona altro non è se non ciò che non ci piace in noi? Riusciamo a stare dentro questa visione? Così intanto possiamo essere grati a chi sta di fianco a noi per quello che vuole farci vedere di noi stessi. Forse possiamo anche riderne. 

Quando la Luna diventa sempre più luminosa, la sua posizione si allontana dal Sole, fino a trovarsi ad esso opposta.

E questa è la Magia.

In quel percorso lunare crescente, dentro di noi si muove il processo di individuazione della nostra unicità.

Da sempre l’Umano vuole un altro Umano accanto, eppure la cura della propria singolarità è la risposta a tanti dolori esistenziali basati sulla mancanza d’amore. Solo noi possiamo curare le nostre ferite, imparando ad amare quello che non ci piace di noi stessi, che il partner inconsapevolmente ci riflette.

Una lezione per prendersi spazio, per dare spazio, per accettare, per respirare dentro la libertà di stare con qualcuno con cui stiamo bene, nonostante i conflitti. Perché quei conflitti non sono altro che un riflesso di quelli che portiamo dentro.

Se impariamo a fare pace dentro, la nostra relazione con l’altro cambia drasticamente.

Continua….

( per me “il periodo magico che avete conosciuto questa estate non vi abbandona. Siete in piena ripresa sentimentale. Amore gioca con i vostri capelli, vi accarezza e vi porta abbondanza, guarigione del vecchio, apertura verso il nuovo. Continuate a chiudere capitoli, cicli immensi che lasciano spazio all’aria fresca, all’ossigeno, alla Vita.”)

http://ashtalan.blogspot.it/2016/10/astrobollettino-1622102016-luna-piena.html

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* Bob Dylan

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blowing in the wind

How many roads must a man walk down
Before you can call him a man?
Yes, ‘n’ how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, ‘n’ how many times must the cannonballs fly
Before they’re forever banned?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

How many years can a mountain exist
Before it’s washed to the sea?
Yes, ‘n’ how many years can some people exist
Before they’re allowed to be free?
Yes, ‘n’ how many times can a man turn his head,
Pretending he just doesn’t see?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind

How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, ‘n’ how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, ‘n’ how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

 

Quante strade deve percorrere un uomo
prima che lo si possa chiamare uomo?
e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
prima che possa riposare nella sabbia?
e quante volte i proiettili dovranno fischiare
prima di venir banditi per sempre?
La risposta, amico mio, soffia nel vento
La risposta soffia nel vento

Quanti anni può esistere una montagna
prima di venire lavata dal mare?
e quanti anni devono vivere alcune persone
prima che possano essere finalmente libere?
e quante volte un uomo può voltare la testa
fingendo di non vedere?
La risposta, amico mio, soffia nel vento
La risposta soffia nel vento

Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto
prima che riesca a vedere il cielo?
e quante orecchie deve avere un uomo
prima di poter sentire la disperazione della gente?
e quante morti ci vorranno perchè egli sappia
che troppe persone sono morte?
La risposta, amico mio, soffia nel vento
La risposta soffia nel vento

 

Blowing in the Wind” è stata scritta nel 1962 e cantata per la prima volta il 16 Aprile dello stesso anno.

La strofa di mezzo venne aggiunta in un momento successivo. E’ probabile che la canzone sia stata ispirata da un passaggio del libro “Bound for Glory” di Woodie Guthrie, nella quale il cantante americano paragona la sua sensibilità politica ai giornali che svolazzano tra le vie di New York.

https://youtu.be/3l4nVByCL44

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* La buona notizia del venerdì: Lo stato che ha piantato 50 milioni di alberi in un solo giorno

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Piantare alberi contro la deforestazione in India.

Ecco la decisione dello Stato dell’Uttar Pradesh per riportare il verde nel Paese. L’11 luglio le autorità hanno distribuito alla popolazione 50 milioni di alberelli da piantare in tutto lo Stato per aumentare la copertura boschiva e per superare il Guinness dei Primati per quanto riguarda il numero di alberi messi a dimora in 24 ore.

Secondo Akhilesh Yadav, primo ministro dell’Uttar Pradesh, questo tentativo si superare un record è utile per diffondere consapevolezza e entusiasmo per il rimboschimento e la protezione degli alberi.

Il mondo ormai dovrebbe sapere che sono necessari degli sforzi per contrastare i cambiamenti climatici e per ridurre le emissioni di Co2. L’Uttar Pradesh ha pensato di intervenire piantando nuovi alberi per contrastare la deforestazione e l’inquinamento.

L’India si è già impegnata ad ampliare la propria copertura arborea e ora tutti gli Stati del Paese dovrebbero seguire l’esempio dell’Uttar Pradesh per migliorare la situazione esistente. Ora resta da comprendere se lo Stato indiano abbia superato davvero il Guinness dei Primati precedente, che nel 2013 era stato ottenuto dal Pakistan.

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Migliaia di persone hanno partecipato all’evento – che ha coinvolto almeno 800 mila abitanti del Paese – e hanno contribuito a piantare nuovi alberi. Durante laConferenza sul clima di Parigi dello scorso dicembre l’India aveva promesso di piantare nuovi alberi per contrastare i cambiamenti climatici e ora il Governo ha investito più di 6 miliardi per mantenere l’impegno preso.

Il Governo indiano sta incoraggiando tutti i 29 Stati del Paese ad avviare il rimboschimento. Speriamo che l’esempio dell’Uttar Pradesh apra la strada a molte altre iniziative simili per proteggere il Pianeta.

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Gli alberi sono i guardiani del Pianeta.

Sono una fonte di ossigeno, di cibo, di riparo e di vita. Ci basta osservare un albero da lontano per capire quanto possa essere importante la sua presenza sulla Terra.

In un mondo in cui la deforestazione prosegue in continuazione in modo illegale senza tenere conto del valore degli alberi e delle foreste, possiamo provare a riflettere su ciò che gli alberi possono insegnarci per vivere meglio.

Possiamo accostare agli alberi numerose qualità e provare ad acquisirle nella nostra vita. Gli alberi sono molto forti ma nello stesso tempo anche estremamente delicati. Impariamo le lezioni di vita che possono insegnarci ma nello stesso tempo ricordiamoci di rispettarli.

1) Resilienza

Nel mondo esiste un albero che più di ogni altro ci insegna cosa sia la resilienza, cioè la capacità di superare una difficoltà o un cambiamento in modo positivo, cogliendo ciò che esiste di buono anche in una situazione traumatica. Si tratta dell’Albero della Vita di Kalaloch, che continua a resistere e a vivere anche se ormai le sue radici faticano ad ancorarsi al terreno. Un albero straordinario come questo ci insegna che possiamo continuare a crescere anche quando veniamo lasciati soli e con risorse limitate.

2) Gratitudine

Gli alberi donano alla Terra e alle sue creature la possibilità della vita senza chiedere nulla in cambio. La loro presenza come guardiani del Pianeta viene spesso data per scontata. Forse gli alberi, se potessero parlarci e ascoltarci, vorrebbero che li ringraziassimo. Impariamo a ringraziare ogni giorno gli altri e la Natura per ciò che ci donano e per i traguardi che ci permettono di raggiungere.

3) Consapevolezza

Uno degli insegnamenti più importanti che possiamo trarre dagli alberi che ci circondano è la consapevolezza del momento presente. E allora quando stiamo camminando in un parco proviamo a trovare il tempo di avvicinarci ad un albero per cogliere il momento presente e concentriamoci solo sulla gioia che proviamo in quell’attimo.

4) Guarigione

Gli alberi, secondo la tradizione, hanno il potere di farci sentire meglio. La silvoterapia suggerisce di abbracciare un albero o semplicemente di passeggiare tra gli alberi per mantenerci in salute. Quando vediamo un albero ricordiamo quale grande risorsa possa rappresentare per noi e non dimentichiamo l’importanza di prenderci cura della nostra salute grazie ad un ritrovato contatto con la natura.

5) Pazienza

Le radici degli alberi, anche quando crescono ad un ritmo molto lento anno dopo anno, possono riuscire ad oltrepassare i terreni più ostili per andare alla ricerca del nutrimento necessario per la vita di rami e foglie. Ecco allora che gli alberi ci insegnano l’importanza della pazienza e di saper attendere il raggiungimento di un traguardo, senza rinunciare alla prima difficoltà.

6) Umiltà

Ogni albero nasce a partire da un seme, un piccolo seme che contiene un immenso potere. Possiamo incontrare alberi secolari e imponenti, ma ognuno di loro fino a prova contraria è nato proprio nello stesso modo e ha impiegato anni per diventare ciò che ora è. Anche quando raggiungiamo risultati importanti nella vita, impariamo ad essere umili.

7) Coraggio

Non dimentichiamo che gli alberi ci insegnano il coraggio e l’importanza della lotta per affrontare la vita. Gli alberi ogni giorno sono esposti a numerose avversità, senza la possibilità di spostarsi dal luogo in cui si trovano. Subiscono gli effetti della pioggia, del sole e del vento e portano avanti la loro capacità di affrontare le avversità della natura per anni, persino per secoli, senza darsi mai per vinti.

8) Saggezza

Alcuni antichi alberi per tradizione sono considerati un vero e proprio simbolo di saggezza. Pensiamo, ad esempio, alle querce, e ad altri grandi alberi che affondano le loro radici in profondità nel terreno. Chiediamoci allora se possiamo già considerarci delle persone sagge o se la vita si sta preparando a porci di fronte a nuove sfide per incrementare il nostro valore.

9) Accoglienza

Gli alberi sono sempre pronti ad accoglierci e a proteggerci con la loro ombra. Possiamo sederci in qualsiasi momento sotto un albero, vicino al tronco, per godere della sua energia e della sua capacità di offrirci un riparo sotto la chioma. Possiamo imparare dagli alberi ad offrire riparo a chi ne ha bisogno e ad accogliere al meglio le persone che ci circondano.

10) Generosità

Gli alberi ci donano principalmente ossigeno, ombra e frescura, ma non dobbiamo dimenticare che sono anche una fonte fondamentale di cibo con i loro frutti. Il contributo degli alberi per la nostra alimentazione non va sottovalutato, così come la loro importanza per la salvaguardia del Pianeta. I frutti degli alberi sono un dono completamente gratuito, un grande esempio di generosità.

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Fonte:

http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/20866-piantare-alberi-india

http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/18344-lezioni-vita-alberi

Leggi anche: PIANTARE ALBERI E’ IL MIGLIOR MODO PER RIDURRE LE EMISSIONI DI CO2, LA CONFERMA DI OXFORD

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* Ottobre, nel segno delle relazioni e della percezione

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Durante questo mese sarà forte la tentazione di riequilibrare quello che ci è vicino, ragione per cui potremmo perdere il punto di vista reale del nostro interesse.

E’ molto difficile non essere prevaricati da chi ha ambizioni, progetti e idee ben precise riguardo il proprio futuro. Il mese di ottobre svela queste persone svestendole della loro capacità di inganno o di manipolazione.

Questo riguarda i rapporti personali, le persone che conosciamo ma anche questioni sociali, economiche più grandi. Abbiamo finalmente l’opportunità di capire realmente come stanno le cose e se non riusciremo a farlo non è per mancanza di possibilità ma solo per intenzione.

Stiamo compiendo un passaggio planetario che sta rivelando sempre più il suo piano progettuale, verso una sorta di geocentrismo dove l’energia solare ritrova il suo posto, tra l’Animus (parte di noi che Ascende verso l’umanità) e l’Anima (la parte che Discende dall’umanità).

Questo percorso di forte spiritualizzazione che avrà conseguenze su tutti i popoli si manifesterà presto, attraverso grandi e profondi cambiamenti.

Molte persone non sono ancora calate in quest’energia di cambiamento, tuttavia, nel corso del prossimo anno saranno risucchiate nei vortici di questa forza e dovranno rendersi conto che la forma di quest’esistenza che appare oggi come unica e indispensabile è solo la proiezione di un sogno indotto errato, qualcosa che va necessariamente corretto affinchè sia possibile un futuro per i figli del mondo.

Con ottobre il movimento disintegra le relazioni che non si fondono più su comuni intenzione, liberando vittime e carnefici da legami che non producono il bene di nessuna delle due parti.

 


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E’ ora di ristabilire giustizia nelle nostre menti e rendere le nostre percezioni uniche

Il 7 ottobre Mercurio, il pianeta della comunicazione e della percezione personale, ha lasciato il segno della Vergine dove ci invitava a mettere ordine nei nostri pensieri.

La sua presenza in questo segno si è prolungata grazie al moto retrogrado di Mercurio, si vede dunque che c’era parecchio ordine da fare.

Nel suo percorso ha affrontato l’opposizione di Nettuno a sua volta quadrato a Saturno e lo scopo evolutivo di questa connessione era quello di dissolvere in noi pensieri che non ci appartenevano, ostacolando nel contempo le nostre percezioni maturate forse su pensieri ed esperienze altrui o dal nostro passato, per stimolarci ad affrontare la vera realtà, quella della nostra mente e non della mente altrui.

I pensieri potrebbero essere apparsi confusi, (soprattutto per chi è stato sollecitato da vicino), alcuni di voi potrebbero in qualche modo essersi sentiti ostacolati nella comunicazione, ma se hanno accolto con fiducia l’invito di questo transito accogliendone il significato profondo, ora saranno più aperti a valutare con chiarezza.

I primi corpi celesti che incontrerà per far scorta di una bella dose di fiducia per affrontare il viaggio in questo segno ,sono i più brillanti del sistema solare. Giove ed il Sole, che come abbiamo visto in un post precedente ci invitavano ad un ascolto profondo e a valutare pensieri e punti di vista per noi irraggiungibili.

Il prossimo che incontrerà sarà Marte attraverso una perfetta quadratura il 13 ottobre, e 3 giorni dopo quadrerà perfettamente anche Plutone che si trova a braccetto con il suo compagno preferito, dopodiché incontrerà Urano in Ariete in una perfetta opposizione il 20 ottobre, prima di venir ospitato dal segno più intenso dello zodiaco, lo scorpione, 3 giorni dopo.

Attraverso la quadratura e dunque grazie ad una tensione, Mercurio in Bilancia ci stimola a scegliere e a comunicare con decisione i nostri desideri, senza nulla temere, tantomeno le nostre paure.

Se prima era il momento di mettere ordine e giustizia nella nostra mente, ora è arrivato il momento di comunicare le verità che abbiamo in noi riscoperto e di riconquistare lagiustizia per ristabilire la pace mentale, ma ricordate che nel segno della bilancia occorre comunicare con diplomazia!

Dobbiamo individualizzare i nostri pensieri, e renderli unici, soprattutto quando Mercurio incontrerà Urano in opposizione,

Benvenuto dunque a te Mercurio in Bilancia, che giustizia sia fatta nella mente di tutta l’umanità e che ogni essere umano possa riconquistare il potere di valutare attentamente i suoi pensieri ascoltando le sue percezioni, senza sentirsi respinto, giudicato o condannato.

FONTE:

https://energiamaya.org/2016/10/03/ottobre-nel-segno-delle-relazioni/

http://astrosapienza.blogspot.it/2016/10/mercurio-in-bilancia-e-ora-di.html

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* La buona notizia del venerdì: Sophia, una tribù di donne che si aiutano e ispirano reciprocamente

 

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Da Padova ad Enna si dirama una rete al femminile per ispirare e creare momenti di svago, condivisione, benessere, favorendo l’imprenditorialità femminile con particolare attenzione alla sostenibilità.

Recentemente, quasi per caso, ho avuto il piacere di partecipare ad una sessione di “yoga della risata” tenuta da Eleonora Bizzini.

Di origine siciliana, Eleonora vive ora a Padova e insieme ad altre donne si occupa di creare reti al femminile, talvolta anche partendo da pratiche divertenti ed informali, come appunto quelle in cui la risata può risultare uno strumento utile a creare momenti di condivisione di gruppo e benessere psicofisico, in modo giocoso ed originale.

Laureata in scienze dell’educazione, Eleonora Bizzini è una business coach, esperta in orientamento scolastico e professionale, che lavora su corpo e mente, per mezzo della respirazione, della danza e della meditazione, con training di consapevolezza corporea.

Insieme ad alcune amiche: Laura de Rosa, Laura Tonus e Violetta Federico, Eleonora ha creato “Sophia” : un sito web, una community, ma anche un evento che si organizza 2 volte l’anno che serve ad intessere reti e sviluppare consapevolezza sulla sfera femminile.

Ecco come loro stesse descrivono la loro community al femminile sul sito: “Siamo quattro Donne dalle diverse personalità e dai diversi percorsi di vita. Quattro Amiche conosciute casualmente, ma prima di tutto Quattro Sorelle con un unico obiettivo: portare in alto la bandiera dell’essere Donna e il valore della sorellanza, dando vita ad una tribù di donne che si aiuta e si ispira reciprocamente, contribuendo a sviluppare il proprio potenziale e a creare.”

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l’ultimo evento, dal titolo: “Sophia – come le Donne creano Valore con la Sharing Economy”, siè tenuto a Padova il 25 settembre, al parco della Fenice ed il tema della giornata  incentrato sull’ economia della condivisione, il benessere e naturalmente la femminilità. (Per saperne di più ecco la pagina facebook dell’evento).

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Sophia nel suo sito/blog vuole raccogliere articoli sul benessere, l’artigianato, l’alimentazione consapevole e i racconti offerti dalle stesse espositrici che vorranno aderire al prossimo evento e magari anche a quelli successivi, facendo promozione dei loro prodotti e dei sevizi da loro offerti, tramite la rete, sia quella fisica che quella virtuale.

Sophia è nata da poco, ma il gruppetto iniziale che l’ha fatta partire si è ingrandito fino a formare una rete che include donne con competenze ed esperienze di vita e professionali tra le più disparate: tra cui grafiche, stiliste, blogger, speaker, artigiane, operatrici Shiatsu e tanto altro e, tra gli obiettivi che si pone, c’è quello di facilitare l’autoimprenditorialità femminile e sviluppare una sorta di incubatrice di idee che possano servire ad ispirare altre donne.

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Il primo evento di Sophia è stato realizzato a maggio al Bosco di Sant’Angelo a Piove di Sacco, provincia di Padova ed è stato un successo: un nutrito pubblico di donne e non solo, ha partecipato con entusiasmo ed offerto il proprio contributo mettendo a disposizione tempo, idee, competenze, creando felici incontri da cui sono nate amicizie ed opportunità di collaborazione, anche a livello professionale.

Inoltre Sophia in autunno farà partire una campagna di raccolta fondi per realizzare da Marzo 2017 un tour a caccia dell’artigianato femminile etico e sostenibile, che utilizza materiali di riciclo e riuso Made in Italy, con interviste e riprese nei laboratori stessi e gli eventi diventeranno itineranti!

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Un mondo al femminile tutto da scoprire ci attende su www.sophiaitaly.com , lasciamoci ispirare!

 

http://www.italiachecambia.org/2016/08/sophia-tribu-donne-aiutano-reciprocamente/

http://www.italiachecambia.org/2016/06/casa-betania-accoglienza-mamme-bambini-roma/

 

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*Tu non smettere di camminare!

Si parlava di te l’altra sera
si diceva che non canti più
quelle strofe di frontiera
belle come la tua gioventù
ma se il cuore ha un’ala spezzata
devi solo curarla perchè
non è ancora la fermata
altri viaggi aspettano te
dall’istinto che hai
di non cedere mai
è da questo lo sai
che riparte

il cammino

ognuno di noi
ha la sua strada da fare
prendi un respiro ma poi
tu non smettere di camminare
anche se sembreranno più lunghe che mai
certe dure salite del cuore
c’è che ognuno di noi
può resistere sai
aggrappato ad un raggio di sole

e se la vita ci piega
quando prima ci esamina e poi
solo dopo ce la spiega
la lezione più dura per noi
ma ci insegna che ogni bufera
può strappare un bel fiore però
non l’intera primavera
non può raderla al suolo non può

dall’istinto che hai
di non cedere mai
è da questo lo sai
che riparte il cammino
ognuno di noi
ha la sua strada da fare
prendi un respiro ma poi
tu non smettere di camminare
si comincia a morire nell’attimo in cui
cala il fuoco di ogni passione

ognuno di noi
ha la sua strada da fare
prendi un respiro ma poi
tu non smettere di camminare
si comincia a morire nell’attimo in cui
cala il fuoco di ogni passione
ognuno di noi
ha il suo pezzo di strada da fare
segui il passo di un sogno che hai
chi lo sa dove può arrivare
chi lo sa
ognuno di noi
ha il suo pezzo di strada da fare
anche se sembreranno più lunghe che mai
certe dure salite del cuore
c’è che ognuno di noi
può resistere sai
aggrappato ad un raggio di sole
il sole sopra di noi




a volte semplici parole di una semplice canzone assumono significato

” il cammino” di Eros Ramazzotti

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*La buona notizia del venerdì: Immobili demaniali inutilizzati ad un affitto simbolico per attività culturali

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Ottime notizie per i musicisti è stato finalmente approvato il decreto del 22 dicembre 2015 che prevede l’utilizzo di immobili inutilizzati per la realizzazione di centri dedicati alla Musica .
Il decreto non riguarda solo la musica ma tutte le iniziative culturali che sono dedicate all’arte,alla danza e allo spettacolo.

Come era già stato fatto per le stazioni ferroviarie, case di proprietà dello Stato saranno messe a disposizione al fine dello sviluppo di attività artistiche e culturali.
Gli spazi potranno essere occupati da associazioni di artisti e cooperative purché presentino progetti la cui durata sia di almeno di 10 anni.

L’aspetto più importante è il canone mensile simbolico che dovranno versare le associazioni non dovrà superare i 150 euro, a cui andranno aggiunte le spese di manutenzione. Le associazioni potranno utilizzare sponsor per pagare le spese di locazioni, mentre per le spese di manutenzione straordinaria si potrà accedere a contributi a fondo perduto.

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Le principali caratteristiche che un’associazione deve avere per accedere ai bandi sono:

l’interdisciplinarietà tra diversi settori artistici,

la possibilità di ospitare artisti provenienti da tutto il mondo,

la sostenibilità economica dei progetti,

l’età media degli artisti ospitati non dovrà superare i 35 anni.

Collaborazione con il territorio circostante, rispettando le tradizioni culturali locali, organizzando attività aperte al pubblico e mantenendo una gestione eco-sostenibile dell’immobile.

La scelta degli immobili e le varie assegnazioni saranno guidate tramite un dialogo tra l’Agenzia del Demanio e Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Se siete interessati, vi consigliamo di consultare il sito del Mibact a partire dal prossimo 30 gennaio.

Come ottenere uno spazio culturale

Il compito di individuare gli immobili che possono essere concessi in uso o in locazione ai giovani artisti spetta all’Agenzia del Demanio, che dovrà predisporre un apposito elenco entro il 30 gennaio di ciascun anno.

Sulla base di questa ricognizione, entro il 30 aprile di ciascun anno, il Mibact verificherà l’eventuale interesse culturale dei beni individuati e le condizioni di uso, per poi procedere, entro fine giugno, all’approvazione del decreto di assegnazione degli spazi agli enti gestori.

Dall’approvazione del decreto Mibact, gli enti gestori – individuati su indicazione dell’Agenzia del demanio, anche su segnalazione dei soggetti interessati – avranno tre mesi di tempo per emanare un bando pubblico per l’assegnazione degli immobili a cooperative e associazioni di artisti residenti nel territorio italiano.

Locazioni e concessioni non potranno avere durata inferiore a dieci anni e prevederanno un canone mensile simbolico non superiore a 150 euro, cui si aggiungeranno gli oneri di manutenzione ordinaria a carico del locatario/concessionario.

Per sostenere i costi connessi a locazione, concessione, gestione e valorizzazione del bene demaniale, previa autorizzazione dell’ente gestore, i soggetti beneficiari potranno attivare accordi di sponsorizzazione, mentre per gli interventi di manutenzione straordinaria gli assegnatari potranno accedere a contributi a fondo perduto in proporzione alle spese sostenute a valere su un apposito fondo istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

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Con il decreto legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ora molte strutture come caserme, scuole militari, palazzi e case di proprietà dello Stato saranno messe a disposizione al fine dello sviluppo di attività artistiche e culturali, così come era già stato fatto per i fari abbandonati, per le stazioni ferroviarie e per altre abitazioni statali non più utilizzate.

Intanto, una prima lista di 10 immobili c’è, pubblicata nell’allegato A del DL, secondo quanto selezionato dal Demanio, anche in collaborazione con il Ministero della Difesa e con il Ministero dei Beni Culturali, che s’impegnano ad un aggiornamento e implementazione annuale dell’elenco.


Si va dall‘ex Chiesa di San Cristoforo a Mantova, alla Torre di Calafuria di Livorno, ad alcuni spazi – in particolare i piani terra e primo – del complesso di Villa Brandi nel senese, a tre unità abitative in Piazza di Santa Cecilia, nel cuore di Trastevere a Roma. alla Garbatella, nell’ex falegnameria aziendale di via Guglielmo Massaia.

Settecento metri quadrati, in buona parte non più utilizzati che si trovano in uno degli edifici chiamati “Alberghi suburbani”

http://quifinanza.it/bellastoria/mollo-tutto-e-apro-un-bb-in-un-faro-ecco-come-partecipare-al-bando/44052/

http://www.artribune.com/2016/07/10-immobili-demanio-affitto-150euro-atelier-giovani-artisti-10-anni/

http://www.consiglio.regione.umbria.it/agricoltura-rendere-produttivi-beni-immobili-inutilizzati-vocazione-agricola-assegnandoli-giovani

http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/08/06/news/roma_fablab_e_coworking_negli_spazi_pubblici_inutilizzati-145475362/

http://it.blastingnews.com/investimenti/2015/06/trenitalia-cede-gratis-1700-stazioni-abbandonate-ecco-come-fare-domanda-per-averne-una-00437339.html

http://it.blastingnews.com/investimenti/2016/08/stato-da-via-i-fari-in-abbandono-ecco-quali-sono-e-come-richiederne-uno-001046777.html

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* Sebben che siamo donne: Le Guerriere Samurai

 

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Il fiore di ciliegio è l’immagine di un’idea di bellezza perfetta ma effimera, perchè un colpo di vento è sufficiente a distruggerla.

Metafora fin troppo accattivante per il guerriero, che facilmente vi scorgeva il riflesso della vacuità della propria esistenza… ed anche l’inconsistenza dei risultati conseguiti lungo il faticoso percorso di formazione nelle arti di combattimento, quella perfetta combinazione di precisione, efficacia ed eleganza che tuttavia, in ogni momento, un occasionale colpo di spada poteva vanificare. Per chi considerava la morte in battaglia l’unica via possibile per “chiudere” la propria esistenza terrena, una tale visione della vita non era tragica ma “naturale” .
Adottato allora come emblema della classe dei Samurai, il fiore di ciliegio ha mantenuto nel tempo il suo fascino magico ed è ormai assunto a scontata costante dell’iconografia delle arti marziali attualmente praticate. Un antico verso, ancora oggi ricordato, suona così:

hana wa sakuragi,
hito wa bushi

ovvero:

tra i fiori il ciliegio,
tra gli uomini il guerriero

 Ma il “guerriero” alloggiava forse solo fra gli uomini giapponesi? Certamente no! Nel Giappone Antico, attraversato dagli scontri armati e dalle lotte di potere, per trovare un “guerriero” si poteva benissimo cercare oltre il genere maschile.
Nel primo periodo feudale, infatti, le donne dei Samurai, erano costrette a passare lunghi periodi contando sulle sole proprie forze, condizione che rese il loro ruolo e la loro presenza fondamentali per tutto ciò che riguardava la sopravvivenza della famiglia.
Esse arrivarono ad assumersi gran parte della gestione finanziaria ed economica delle proprie case e la loro opinione su tutto ciò che riguardava il benessere della famiglia era tenuta in altissima considerazione. La loro stessa educazione prevedeva poi un allenamento costante nelle arti marziali.

L’arma prediletta, nel cui uso le donne dei clan eccellevano, era la “naginata”, micidiale combinazione di un’affilata lama montata su di un lungo e robusto bastone. Grazie all’estrema versatilità di quest’arma, una donna coinvolta in un combattimento contro corpulenti aggressori, riusciva comunque a compensare il divario fra la propria prestanza fisica e quella dei suoi avversari.

 

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Donne quindi che sapevano adattarsi ai tempi e che arrivavano anche a seguire i propri uomini in battaglia combattendo al loro fianco fino alla fine. In uno scenario come questo, popolato da donne chiamate a difendere le loro famiglie da possibili aggressioni o impegnate sui campi di battaglia accanto ai loro uomini, prese inevitabilmente forma la figura della donna guerriero, che impugnata la naginata ed armata di tutto punto sapeva diventare fiera testimone dei valori del Bushido: lealtà, onore, coraggio.
La più famosa fra le eroine che popolano l’immaginario popolare nipponico è senza dubbio Tomoe Gozen (1161-1184), le cui vicende ci provengono dalle numerose novelle e leggende a lei dedicate, nonchè dall’opera “Heike Monogatari” , poema epico che risale al periodo dello Shogunato Kamakura e che raccoglie il ciclo di cronache belliche della guerra tra i Minamoto e i Taira.

Legata al generale Minamoto Yoshinaka, sua concubina o sposa, Tomoe Gozen ebbe un ruolo di certo non marginale durante la guerra dei Genpei (1180-1185), grazie alle sue straordinarie doti marziali, al suo lignaggio e al suo impetuoso coraggio di guerriera.
Nell’opera “Heike Monogatari”, ella viene descritta come una donna particolarmente bella, con la pelle bianca, lunghi capelli e tratti affascinanti. Ma anche la sua abilità marziale veniva ampiamente elogiata: arciere formidabile ed abile spadaccina, guerriero di valore, pronta a confrontarsi con demoni e dei, a cavallo o a piedi, in grado di cavalcare destrieri indomabili dalle splendide criniere lungo ripidi pendii. Ovunque la battaglia fosse imminente, il generale Minamoto Yoshinaka la mandava in avanscoperta come suo primo capitano, equipaggiata con una pesante armatura, una gigantesca spada ed un grande arco. E non c’era altro guerriero che compisse più atti di coraggio di lei. Popolarissima quindi presso le truppe, si dice fosse capace da sola di fronteggiare migliaia di nemici.
L’iconografia la vuole a cavallo, vestita di una massiccio Yoroi (armatura giapponese) ed armata di tutto punto, spada, naginataed arco. Così si era presentata sul campo della battaglia di Awazu (21 Febbraio 1184), decisa a sostenere il suo amato a tutti i costi in quella battaglia ormai persa, per dargli il tempo necessario a commettere seppuku.

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Così Tomoe Gozen si scagliò contro l’armata di Yoshitsune Minamoto, cugino-rivale del generale Minamoto Yoshinaka, riuscendo ad infliggere al nemico numerose ed importanti perdite. Il generale Minamoto Yoshinaka, tuttavia, non riuscì nel suo intento e venne ucciso da una freccia.
Sulla sorte di Tomoe Gozen, la sua storia leggendaria propone invece numerose varianti, che non convergono ad un’unica versione: alcune si concludono con la sua morte in battaglia, altre raccontano come lei sia sopravvissuta, diventando poi una monaca buddista

Ma anche facendo un salto di secoli ed approdando “quasi” ai giorni nostri, alle soglie del 1900, si possono trovare ancora figure di donne-Bushi che della propria temeraria fierezza hanno lasciato molto più che delle leggende.

Fra queste spicca quella di Nakano Takeko il cui ricordo è tuttora vivo nel cuore dei suoi connazionali.
Di lei si hanno addirittura immagini fotografiche ed è anche ricordata da un monumento eretto in suo onore a Bangemachi.

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La storia di questa donna Samurai ha origine nella città di Aizu, in cui era nata e cresciuta. Valida praticante di arti marziali, che aveva appreso da famosi maestri dell’epoca, in particolare Nakano Takeko era un’esperta nell’uso della naginata, così come sua sorella Yuko e sua madre.
Conosciamo il periodo storico dell’impresa di Nakano Takeko anche grazie al film “L’ultimo Samurai”, ovvero il periodo della guerra ” Boshin”, una guerra civile giapponese combattuta tra il 1868 ed il 1869 tra i sostenitori dello Shogunato Tokugawa e i fautori della re-instaurazione dell’imperatore Meiji. Quest’ultima fazione era più piccola ma relativamente più modernizzata e fu presto in grado di far volgere l’andamento della guerra a proprio favore.
La fama di Nakano Takeko è legata alla storia della battaglia in difesa del Castello di Wakamatsu (1868), combattuta al fianco dei Samurai del clan Aizu. Il clan degli Aizu, fedele sostenitore dello shogunato Tokugawa, si trovò schiacciato da un enorme numero di soldati nemici: 3.000 Samurai contro ben 20.000 guerrieri modernamente armati.
Venne così chiamato a combattere chiunque fosse in grado di tenere in mano un’arma. Fu in questo drammatico contesto cheNakano Takeko si trovò a guidare il ” Joushitai”, la “Truppa delle donne”, un’unità di venti donne, determinata a tener testa alle truppe nemiche fino alla fine.
Durante il combattimento, ella si lanciò contro le linee nemiche, uccidendo con la sua naginata un elevato numero di guerrieri prima di essere colpita al torace da un colpo di fucile. Ferita, ma non ancora sconfitta, Nakano Takeko chiese alla sorella Yuko di tagliarle la testa, per evitare di finire nelle mani del nemico.
Ogni anno, durante il Festival autunnale di Aizu, un gruppo di giovani donne, con hakama e una fascia bianca in testa, segue la processione tradizionale per ricordare il sacrificio delle donne Joushitai.

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Fonte:

http://www.iwanami.it/Le%20Donne%20Samurai.asp