ambiente · amore.autostima · armonia · arte · Comunicazione · cultura · Leggere · pensare positivo · Poesia · punti di vista · Riflessioni · stare bene · Testimonianze · umanità · usanze

E’ arrivato carnevale, chi sta bene e chi sta male…è sempre tempo di maschere …o no?

“Mi metterò una maschera da
pagliaccio,
per far credere a tutti che il sole è
di ghiaccio.
Mi metterò una maschera da
imperatore,
avrò un impero per un paio d’ore:
per voler mio dovranno levarsi la
maschera,
quelli che la portano ogni giorno
dell’anno…
E sarà il carnevale più divertente,
veder la faccia vera di tanta gente…”

(Gianni Rodari)
” Nel lungo tragitto della vita,  incontrerai tante maschere e pochi volti”
Luigi Pirandello
E tu la metti o la togli la maschera per carnevale?
amore.autostima · anima e corpo · animali · armonia · arte · Astrologia · Comunicazione · cultura · Energia · evoluzione · Poesia · Riflessioni · stagioni · Testimonianze · usanze

* Saturno che governa Capricorno e l’Arcangelo Cassiel

 

Il tuo reggente, l’Antico Saturno, ti osserva, TU che sali, con le tue agili zampe sugli irti e scoscesi pendii del pensiero più razionale, sino a giungere al punto più alto l’irrazionale Anima. Sei dunque giunto alla Porta degli Dei, eppure ancora ti trascini la tua coda di mitica sirena. Tu che tanto puoi osare, avendo la conoscenza e la forza sei qui giunto, ora scegli. Scegli se varcare questa soglia e divenire Stella esplorando i sentieri dell’anima, o sostare per poi ridiscendere e tornare così sirena, nel buio della densità terrena così legata alla mente.

In perfetta opposizione al Cancro, simbolo dell’«incarnazione» e della creazione, il Capricorno, che custodisce la “Porta degli dei”, rappresenta la separazione dalle materialità terrene. Proprio come la natura in inverno, all’inizio del quale cade questo segno, il capricorno evoca lo spogliarsi ed il ritirarsi della materia, nonché il silenzio e la meditazione, tipici dei mesi invernali. Segno di terra, simboleggia il seme che, sottoterra, inizia la sua lenta e progressiva maturazione, fino a giungere alla “resurrezione” al mondo sotto forma di erba primaverile.

E’ sotto questo segno che il Sole si trova al solstizio invernale. In realtà questa é, come per gli altri undici segni dello zodiaco, una semplice convenzione, poiché (per effetto della precessione degli equinozi) già dal 60 a.C. il Sole «rinasce» nella costellazione precedente: il Sagittario. A partire dal 2100 invece questo fenomeno si verificherà nello Scorpione.

E’ una costellazione tra le più antiche, fu uno dei primi segni dello zodiaco,la sua stella più brillante Deneb forma con Vega e Altair il ben noto triangolo estivo.

Gli astri appartenenti alla costellazione del Capricorno, circa venti quelle che possiamo vedere a occhio nudo, sono facilmente rintracciabili disegnando (idealmente) una linea  a partire da Vega, la più luminosa stella della Lira, ad Altair dell’Aquila, tirando poi dritto verso meridione per un uguale porzione di cielo.    La stella più luminosa, Delta Capricorni, è chiamata Deneb Algedi, dalla parola araba al dhanab al jady, cioé «la coda della capra».
La testa della capra é costituita da Alpha Capricorni, ovvero Giedi o Algedi, «il capro»

Il Capricorno é un animale fantastico, costituito dalla parte anteriore di una capra e dal retro di un pesce. Nel mito greco una leggenda narra che Pan, insieme ad altri dei, stava facendo festa sulle rive del Nilo; improvvisamente comparve tra di loro lo spaventoso gigante Tifone e gli dei, terrorizzati, si trasformarono in varie forme e fuggirono via in tutte le direzioni. Pan si gettò nel fiume e prese la forma di un animale mezzo pesce e mezzo capra, così come viene rappresentato in molti antichi atlanti celesti.

Il pianeta Saturno è il governatore del Capricorno.

Saturno è il Signore del Karma.

E’ il Guardiano della soglia, custodisce la porta dell’Iniziazione, pronto a mettere alla prova tutti coloro che si avvicinanano ad essa. Egli determina quelle crisi che vanno lette come ” opportunità” per accedere ad una consapevole libertà di scelta e ci danno la possibilità di comprendere le leggi cosmiche, delle quali è l’amministratore.

Saturno dona al Capricorno una mente acuta, un magnetismo forte e dinamico, e la capacità di creare quelle strutture e quei mezzi che gli danno l’opportunità di scalare la “Montagna Spirituale” che è il traguardo dell’uomo evoluto.

Egli dona la razionalità nell’affrontare la vita, il senso di conservazione, la concentrazione, la costruttività, regola gli ostacoli, le limitazioni, gli impedimenti, il Tempo, la morte.E’ in analogia con la pazienza, la saggezza, l’esperienza, la sapienza, la Storia.

Lo spirito olimpico di Saturno è Aratron che può trasformare qualsiasi organismo vivente in pietra in ogni momento. Può mutare il carbone in pietre preziose e le pietre preziose in carbone. Assegna spiriti familiari e favorisce la riconciliazione degli uomini con le forze sotterranee; insegna l’alchimia, la magia e la medicina, rivela il segreto dell’invisibilità, rende fruttifero ciò che è sterile e conferisce lunga vita.

L‘Arcangelo Cassiel è il dominatore della sfera di Saturno,

Custode del saggio Capricorno, ma ispira anche lo spirito amorevole della Vergine.

“E’ un Arcangelo molto antico perchè ha già realizzato il suo piano evolutivo in un’epoca lontanissima, guidando un’altra umanità sulla Terra. Soltanto i miti e le leggende narrano di quando gli Dei vivevano sulla Terra, in splendidi Templi, e l’umanità poteva ascoltare la loro voce e contemplarne il volto.

Poi le cose cambiarono, gli Esseri Immortali abbandonarono la Terra per trasferirsi in una dimensione meno violenta, più rarefatta. Sotto al suo dominio troviamo ciò che è custodito nel grembo della Terra: miniere, giacimenti, faglie telluriche. Conosce e regola i movimenti delle piattaforme di fuoco su cui galleggiano i continenti.

E’ considerato il Custode e l’Iniziatore del regno minerale, ne dirige e conserva l’energia, risvegliando-a al momento giusto. E’ portatore di saggezza, di introspezione e silenzio.

Custodisce il passato, le memorie delle grandi civiltà che si sono avvicendate sulla Terra. Sorveglia i siti archeologici, rivelandoli o nascondendoli, di epoca in epoca ai ricercatori. E’ il Signore del Tempo che scorre; in stretta collaborazione con Khamael ed Uriel; scandisce tempi emodi in cui il Piano Divino si manifesta. Attraverso e indicazioni di questa Triade, i custodi del Karma potranno decidere e programmare le nuove incarnazioni di tutti gli esseri viventi, selezionando tra le risultanze del karma passato, degli errori presenti e del Piano Evolutivo futuro…

E’ il tenero protettore degli anziani, di tutti coloro che volgono al tramonto della vita e, attraverso i Suoi messaggeri, li accompagna con dolcezza nel momento del trapasso, verso il giardino cintato su cui regna l’Arcangelo Azrael.

Cassiel è l’ispiratore di tutti coloro che lavorano con il passato ed il mondo sotterraneo: geologi, storici, archeologi, speleologi, vulcanologi, ma anche degli antiquari, dei minatori, degli orologiai, dei geriatri e di tutti coloro che si dedicano all’assistenza delle persone anziane.

Giuditta Dembech

Dedicato ad un Capricorno che ha trasformato ed arricchito il mio percorso di vita: mia figlia.

Illustrazioni di Evelyn de Morgan

ambiente · armonia · bambini · buone notizie · Canzoni · Comunicazione · cultura · donne · Energia · Fantasia · Leggere · Pace · pensare positivo · Poesia · stare bene · Testimonianze · umanità · usanze

Ma c’è una Befana per tutti i gusti!

10411262_703848099736033_5651305569241116867_n

Prima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana:
Viva, viva la Befana!

Seconda versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col vestito alla romana:
Viva viva la Befana!

Terza versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col cappello alla romana:
Viva viva la Befana!

Quarta versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
porta un sacco pien di doni
che regala ai bimbi buoni

Quinta versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
con la scopa di saggina:
viva viva la nonnina!

Sesta versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
se ne compra un altro paio
con la penna e il calamaio.

Settima versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
viene e bussa alla tua porta
sai tu dirmi che ti porta?

Ottava versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte;
viene, bussa e scappa via,
la befana è mamma mia.

Nona versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il suo sacco è pien di toppe
e le ossa ha tutte rotte.

Decima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
il vestito trulla là, la Befana:
“Eccomi qua!!!”

Undicesima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
con la gerla sulle spalle
e le calze rosse e gialle.

Dodicesima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
s’è scucita la sottana:
viva, viva la Befana!

Tredicesima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
il cappello alla tramontana,
viva, viva la Befana!

Quattordicesima versione
Befana Befana
che stai nella tana
vestita di rosa
portaci qualche cosa!

Quindicesima versione
Befana Befana
con le scarpe tutte rotte,
col vestito da Furlana
viva, viva la Befana!

e allora

Viva Viva la Befana..

illustrazione di : https://www.facebook.com/giuseppinabrunoscrittrice

anima e corpo · armonia · arte · cultura · donne · eventi · felicità · futuro · Leggere · Natale · natura · pensare positivo · Poesia · Religione · stagioni · stare bene · Testimonianze · usanze

Ottavo giorno ottava dama, Frigg la Donatrice che insegna alle donne a filare con il sacro fuso

Frigg, la Dea della Filatura

 

853882d38789a5944410f6506bb02989

L’ottava dama è  un’antichissima Dea norrena, che è una delle più importanti divinità originarie delle arti femminili e della sacralità che veniva attribuita ai Dodici Giorni di Natale, o meglio, ai dodici o tredici giorni che seguivano il Solstizio d’Inverno prima ancora che nascesse la festività del Natale.

“Frigg, era la Grande Madre della tradizione norrena che aveva generato tutte le divinità, tutti gli spiriti e le creature naturali, e che per questo veniva chiamata “Colei che viene prima di tutti gli altri”.
Lei era “la Donatrice”, nel cui ventre brillava il sacro germe che dà vita a tutta la Natura, ed era la custode e la personificazione stessa dell’antica saggezza senza tempo e della profonda sapienza femminile.
Il suo bel viso, incorniciato dai lunghi e folti capelli biondi, era coperto da un velo che ricadeva soffice sino ai piedi, e la dea portava appeso al fianco un grande mazzo di chiavi – forse anche in questo caso un simbolo della possibilità di schiudere le porte che conducono al di là del visibile, ovvero di accedere a qualcosa di nascosto e di conoscere i misteri che la dea stessa rappresentava e conservava con cura.
(…)
Si raccontava che tutte le arti e le abilità delle donne fossero ispirate da lei, e che fossero il regalo che lei aveva fatto al mondo.

Più di ogni altra, però, le era cara la filatura, e secondo le leggende era lei che, al principio dei tempi, aveva mostrato alle donne il suo sacro fuso e aveva insegnato loro a filare.

La bella Frigg era infatti la prima filatrice e possedeva una conocchia d’oro sulla quale filava un filo tanto sottile da sembrare seta. Le filatrici che lavoravano bene, con amore e attenzione, erano da lei ricompensate, mentre quelle che lavoravano in malo modo venivano severamente punite. Allo stesso modo, le case ben tenute e spolverate o quelle trascurate, ricevevano una buona o cattiva sorte, a seconda dei casi.
(…)
Il periodo dell’anno su cui la dea presiedeva in modo particolare era quello invernale, e le erano sacri i dodici giorni e le dodici notti che seguivano il solstizio d’inverno.

Durante questo arco di tempo le giovani non dovevano filare per alcun motivo e per tradizione dovevano lasciar riposare il fuso, altrimenti la dea si sarebbe offesa.

Inoltre, in queste dodici notti la dea faceva visita a tutte le case per portare le proprie benedizioni, ed al suo fianco l’accompagnava sempre la sua amata e fedele ancella, Fulla.”

Tratto da “Le origini della Befana: le Dee di Luce e Fortuna”:
http://www.tempiodellaninfa.net/public/print.php?sid=155
Testo e ricerca di Laura Violet R.

anima e corpo · armonia · bambini · cultura · eventi · Halloween · Leggere · Poesia · Religione · Testimonianze · usanze

* Il giorno che i morti persero la strada

Il giorno che i morti persero la strada di casa

Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi.

Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine.

Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati.

Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.

(da Racconti quotidiani di Andrea Camilleri) – tratto da “Qua e là per l’Italia” – Alma Edizione, Firenze, 2008.

ambiente · amore.autostima · anima e corpo · armonia · bambini · Comunicazione · futuro · Pace · Poesia · stagioni · stare bene · usanze

*La filastrocca dell’altro ferragosto!

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapide,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.
Ferragosto,
di Gianni Rodari
ambiente · amore.autostima · armonia · arte · Comunicazione · cultura · donne · Leggere · Perchè siam donne! · Poesia · sebben che siamo donne · stare bene · Testimonianze

Perchè siam donne: Isabel Allende ha spento 80 candeline


“Non esagero quando dico che sono femminista dal tempo dell’asilo”, scrive in Donne dell’anima mia, affrontando temi tabù, come il rapporto con la sessualità in età avanzata e quello con l’altro sesso.

La regina della narrativa mondiale ha spento 80 candeline. 

La scrittrice sudamericana più popolare di sempre (25 libri tradotti in 42 lingue, più di 75 milioni di copie vendute), Isabel Allende, una ribelle che con il potere di creare storie ha dato un senso al caos degli eventi e ai traumi che hanno costellato la sua vita.

Nata a Lima in Perù nel 1942 e residente in California, Isabel Allende incanta il pubblico latino e mondiale da più di quarant’anni grazie ad opere che parlano di donne ed esperienze di vita vera, includendo elementi storici e pizzichi di mitologia.

E’ la cugina del celebre ex presidente cileno Salvador Allende, morto nel 1973 durante il colpo di stato militare con cui Augusto Pinochet instaurò la sua lungo e dolorosa dittatura terminata solo nel 1990. 

Il Cile è sempre presente nella sua opera

Ha ricevuto tantissimi riconoscimenti internazionali e ben 15 lauree ad honorem.

Nel 2014 Obama l’ha insignita della Medaglia Presidenziale della Libertà degli Stati Uniti.

Sin da piccola comincia a immaginare i luoghi e i personaggi che poi diventeranno i protagonisti dei suoi romanzi: ad esempio la casa del nonno materno, dove abita quando si trasferisce in Cile con la mamma e i fratelli grazie all’aiuto del cugino del padre, il futuro presidente del Cile Salvador Allende.

Questo posto sarà poi evocato nel primo romanzo della scrittrice, La casa degli spiriti, nato da una lunga lettera che Isabel scrisse a suo nonno, che diventerà anche un film

La sua intelligenza, acutezza e forza emergono sin da giovane nel suo lavoro di giornalista. Attraverso la sua rubrica nella storica rivista cilena «Paula» diventa ben presto una figura coraggiosa e rivoluzionaria.

“Quando ero una giornalista gli altri erano la mia storia”; Isabel si sentiva autorizzata a suonare il campanello di una casa, entrarci dentro e fare domande o fermare uno sconosciuto per strada e interrogarlo su cose personali (pensieri).

Vincitrice nel 1988 dell‘American Book Awardsconil romanzo Eva Luna

Come molte altre personalità, nel 2000 ha partecipato alla vasta campagna di sensibilizzazione mondiale “Respect” promossa dall’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite sulle note dell’omonima canzone di Aretha Franklin diversi personaggi noti (fra cui, oltre alla stessa Allende, anche il segretario di stato Madeleine Albright e il premio Nobel, Rigoberta Menchù hanno cantato e ballato

Dopo il Colpo di Stato di Pinochet dell’11 settembre 1973, si trasferisce a Caracas, per poi andare a vivere definitivamente negli Stati Uniti,

Da questo momento in poi, comincia la fase più prolifica della scrittrice.

È il periodo in cui si delinea il suo stile caratteristico, che unisce un linguaggio giornalistico e il realismo magico, la metafora e la brutalità, la responsabilità politica e storica e il romanticismo e la magia, il tutto condito da una acuta lucidità e un senso dell’umorismo dolce e indulgente.

La sua opera è stata classificata nel movimento letterario conosciuto come posboom, definito anche da alcuni critici novisima literatura. In genere le sue opere sono o sembrano autobiografiche, ma lei preferisce definirle “memorias”, “collezioni di ricordi più vicine alla finzione che alla realtà”

Negli ultimi anni, la vita l’ha portata in una nuova ed emozionante direzione: il mondo dei bambini e dei giovani.

Tra le curiosità da annotare quella che inizia un nuovo libro sempre l’8 gennaio, giorno in cui scrisse la lettera al nonno che stava morendo che diventò la bozza per La casa degli spiriti. Nel romanzo “Violeta”, scritto durante l’isolamento per la pandemia, la scrittrice cilena ha fatto i conti con la figura dell’amata madre “Panchita”, nata nel 1920 in piena spagnola e morta a 98 anni. “Sono venuta al mondo un venerdì di tempesta nel 1920, l’anno della peste”, l’incipit della narrazione

Ho letto con passione molti dei suoi libri e per caso ne ho trovato uno che in genere non si trova negli elenchi ufficiali.

Afrodita , pubblicato nel 1997, ( e prontamente acquistato e letto) resta uno dei libri più singolari della scrittrice cilena. Isabel Allende riesce a creare il giusto mix per potersi permettere un libro di cucina, che parla però, soprattutto, di passione, amore ed erotismo.

Mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità… Non posso separare l’erotismo dal cibo e non vedo nessun motivo per farlo.

Afrodita conferma la passione per la vita, per l’amore, per il suo Cile,per la libertà e la cucina e il cucinare sono la somma di sensazioni, immagini , sapori e aromi che soddisfano tutti i sensi

Afrodita raccoglie ricette e racconti, ma anche tanti consigli: dal cucinare nudi, al linguaggio dei fiori, passando per l’ode alla zuppa di grongo.

Salse, antipasti, zuppe, entrées, piatti forti e dolci: niente è stato dimenticato e nulla è stato lasciato al caso, tutte le ricette per stregare i commensali o il/la commensale preferito/a

Non si può resistere a ricette come le Pere ubriache, Taj Mahal, le Charlotte degli amanti o una strepitosa Bavarese del moro.

Isabel Allende, la regina della narrativa festeggia 80 anni – Libri – Narrativa – ANSA

Isabel Allende – Wikipedia

ambiente · amore.autostima · armonia · Comunicazione · cultura · donne · eventi · Leggere · Perchè siam donne! · Poesia · sebben che siamo donne · Testimonianze

Perchè siam donne: Amori e delitti della Contessa Lara

Evelina Cattermole, diventata famosa come Contessa Lara, è stata poetessa e scrittrice di discreta notorietà attiva nella seconda metà dell’Ottocento, sino a quando il 30 novembre 1896 non viene uccisa con un colpo di pistola sparato dal violento amante Giuseppe Pierantoni.

Evelina Cattermole nasce a Firenze il 26 ottobre 1849 da Guglielmo, insegnante di inglese in un istituto tecnico di Firenze, ed Elisa Sandusch.

La prima educazione della giovane avviene sotto la guida del padre Guglielmo che le insegna le lingue: inglese, francese e spagnolo. La madre, impegnata nel mondo musicale, le dà i primi rudimenti di musica.

La ragazza cresce bella, dai modi gentili e dotata di naturali grazia ed eleganza, e la famiglia, intuite le sue passioni letterarie, decide di affidarla alla poetessa Marianna Giarré-Billi.

Passano pochi anni e nel 1867 Evelina Cattermole dà alle stampe la sua prima silloge poetica dal titolo Canti e ghirlande.

La raccolta comincia a circolare per Firenze e la giovane contessa è accolta nei salotti letterari più esclusivi della città.

È in uno di questi circoli che conosce Francesco Saverio Eugenio Mancini, ufficiale dei bersaglieri e figlio di Laura Beatrice Oliva, tra le più grandi poetesse del XIX secolo italiano. I due si innamorano e, dopo alcuni dissidi – la famiglia del ragazzo non è d’accordo con la relazione – il 5 marzo 1871 si sposano.

Evelina segue lo sposo, trasferito per servizio a Roma, Napoli, infine Milano, trovando un appartamento in via Cesare Correnti. A Milano la giovane riceve gli sguardi di tanti uomini che frequentano gli stessi circoli cui partecipa, e dopo un po’ Evelina Cattermole si infatua di uno di loro: un veneziano, Giuseppe Bennati di Baylon, conoscente del marito.

La loro brevissima storia si rivela drammatica: il Mancini scopre i due amanti in flagrante adulterio e sfida il Bennati a duello. A uscire mortalmente ferito dalla sfida è l’amante veneziano; Francesco Mancini vince e si separa dalla moglie avendone perso oramai ogni fiducia.

Evelina Cattermole, infangata la sua immagine dall’opinione pubblica milanese, è costretta dunque al ritorno nella natìa Firenze: è la primavera del 1875. Accade però che il padre, rimasto vedovo, non la accoglie in casa ed Evelina deve cercare una sistemazione propria. I primi periodi del rientro a Firenze sono duri: vicina a lei c’è solo l’anziana nonna, che le dà un tetto dove ripararsi.

Col tempo Evelina riesce a ricostruire i rapporti con il padre e con la gente fiorentina, ritornando a frequentare le tavole culturali della città. La donna è ancora abbastanza giovane e avvenente, e non passa troppo tempo che si ritrova travolta in una nuova relazione con il poeta catanese Mario Rapisardi, soprannominato “il Vate Etneo”. L’uomo, sposato, viene presto scoperto dalla moglie: la tresca con la Cattermole finisce, così come il matrimonio dell’uomo con Giselda Fojanesi che, dal canto suo, trova nuove braccia in cui consolarsi nell’amico, collega e conterraneo dell’ex-marito, Giovanni Verga, il genio dei Malavoglia.

Nel frattempo la contessa continua la sua attività culturale: collabora al quotidiano fiorentino “Fieramosca” e nel 1883 pubblica la sua seconda raccolta di poesie, Versi, con lo pseudonimo di Contessa Lara, il nome con il quale da adesso in poi verrà conosciuta

Nel 1896 Evelina Cattermole, poetessa e giornalista (anche per il Corriere ), fu colpita dal compagno. Prima di morire riuscì a incastrarlo e a evitare che avesse le attenuanti

Alla sua morte un’ondata di commozione scosse tutti, e furono versati fiumi di retorica. Anche coloro che un tempo avevano ridicolizzato il suo modo di far poesia ora la trovavano eccelsa.

Chi meglio di altri allora sembrò capirla fu il giornalista Raffaello Barbiera,collega del Corriere

«Non sempre i versi della Contessa Lara, presi uno a uno, sono modelli supremi come fattura, no; ma nel loro insieme rispondono a parte della vita sociale, della vita moderna sia pur ipocrita, peccaminosa; hanno le nostre miserie; qualche palpito nostro, qualche nostro fremito».

Fonte:

Gli Amori fatali e il Delitto della poetessa Evelina Cattermole – Vanilla Magazine

ambiente · amore.autostima · armonia · arte · cultura · donne · Perchè siam donne! · Poesia · sebben che siamo donne · Testimonianze · umanità

Perchè siam donne: Le tre sorelle Caira, modelle e artiste

Una storia che ci trasporta nella Parigi di fine ‘800, a Montparnasse ,il centro culturale di riferimento per gli artisti più importanti d’Europa.

Una storia di fermento culturale e femminismo  che ha un’origine molto poco parigina.

In quel periodo, intorno all’unità d’Italia, si registra una forte migrazione dalla Valle di Comino verso le grandi capitali europee, molti, arrivati a Parigi, si trovarono a fare gli artisti di strada e poi i modelli.

La storia delle sorelle Caira, partite da Gallinaro , diventate prima modelle a Parigi e poi artiste riconosciute che hanno avuto l’intuizione di aprire “Academie Vitti”, aperta solo alle donne dal 1889 al 1900 mentre le scuole statali erano rivolte solo agli uomini fino al 1900.


Sono tre sorelle, la più grande Maria che nasce a Gallinaro nel 1872 e inizia a fare la modella, posa per fotografi importanti e per scultori noti.

Nel 1889 sposa Cesare Vitti di Casalvieri e aprono insieme la scuola di pittura che resta aperta per 25 anni coinvolgendo insegnanti come Gauguin, il primo, e poi Picasso, Fattori, Papini, forse Apollinaire e avvicinando artisti come Rainer Maria Rilke e Sylvia Beach, la prima donna ad aver aperto una libreria, la Shakespeare and Company.

Anna Caira, la seconda sorella nasce nel 1876 e sposa il nobile Henri des Prureaux ed entra in contatto con i massimi esponenti della cultura di fine ‘800. Prima modella e poi poetessa viaggia per tutta l’Europa insieme al marito.

La terza sorella Giacinta nasce nel 1882 e da modella divenne pittrice. Le tre sorelle avevano un fratello, Antonio Caira che ha posato come modello per la banconota da 100 franchi.


Dal 1850 il modello più ricercato era l’italienne e di italiani disposti a fare questo mestiere, a posare nudi in ambienti freddi e per tante ore, ce n’erano tanti.

Venivano da tutta l’Italia, ma i due centri più rappresentati erano la Valle di Comino e Anticoli Corrado alle porte di Roma, da qui proveniva anche Agostina, la modella più bella del mondo.

Dal 1914 si impone la modella parigina e tramonta il fascino degli italiani. All’inizio del 1900 a Parigi si contano 800 modelli provenienti dalla Valle di Comino e la maggior parte arriva da Gallinaro.

Negli ultimissimi anni è salito alla ribalta il nome di Marianna Mattiocco originaria di Cassino che potrebbe aver posato per Van Gogh.

Questa vicenda affascinante è narrata nel volume ” Madame Vitti” pubblicato di recente da Sellerio.

E’ la storia di tre donne che hanno combattuto il maschilismo del loro tempo, contribuendo alla diffusione dell’Arte in ambito femminile e non solo.

Dare il giusto posto nella storia a queste tre donne e alle loro coetanee che, partendo da condizioni di povertà assoluta, con grande determinazione hanno perseguito i loro sogni fino ad eccellere nelle loro attitudini.

Con grande intuizione hanno individuato grandi maestri del momento per condividere la loro passione per l’espressione artistica e avvalersi del loro contributo per far riconoscere le capacità delle donne .

Una storia al femminile che apre ai temi della libertà di espressione per le donne in ogni campo e in ogni epoca.

Ancora da conquistare!

La donna è stata bloccata per secoli. Quando ha accesso alla cultura è come una affamata. E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è già saturo Rita Levi Montalcini