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Perchè siam donne: Eva Widdowson Crane l’amica delle api

Eva Widdowson Crane (1912-2007) biologa, scrittrice e intellettuale inglese, ha dedicata la sua vita allo studio delle api e all’ apicoltura.

La sua formazione è iniziata con la matematica quantistica, ma successivamente i suoi interessi si sono rivolti alle api a partire da quando, nel 1942, sposò James Crane e le fu donato un alveare, come regalo di nozze.

Si era nel pieno della seconda guerra mondiale, le scorte alimentari scarseggiavano e il miele prodotto dall’alveare poteva essere un valido sostituto dello zucchero, difficile da reperire.

Per Eva Widdowson-Crane fu una folgorazione e, a partire da quel momento, lo studio delle api diventerà la sua occupazione principale.

La sua mentalità scientifica la portò ad affrontare l’argomento dal punto di vista biologico, agricolo ed ecologico, ma se ne occupò anche dal punto di vista storico e antropologico, essendo l’apicoltura una pratica millenaria, diffusa in decine di culture diverse.

Nel 1945 entrò a far parte del comitato di ricerca dell’associazione degli apicoltori britannici e nel 1949 fondò l’International Bee Research Association (IBRA), che contiene il più ampio database mondiale di ricerche sulle api, realizzato dalla studiosa visitando più di 60 paesi, spesso anche in condizioni primitive.

Eva Crane non smise mai di documentarsi e viaggiò senza sosta per condurre le sue ricerche sulla biologia delle api, sulle proprietà organolettiche del miele e sulle forme di apicoltura praticate dalla preistoria al presente.

Nelle sue peregrinazioni in giro per il mondo attraversò oltre sessanta Paesi.

Scoprì, tra l’altro, che gli antichi babilonesi usavano il miele per preservare i cadaveri, che l’apicoltura praticata in alcune zone del Pakistan è identica a quella diffusa nell’antica Grecia e che durante la guerra del Vietnam le api sono state usate come armi dai Viet Cong.

Realizzò anche uno studio meticoloso sulle raffigurazioni di api e miele nelle opere di arte rupestre, analizzando oltre centocinquanta siti preistorici in diciassette Paesi.

Eva Crane scrisse più di 180 pubblicazioni tra saggi, articoli e libri molti dei quali dai 70 ai 90 anni.Honey: A Comprehensive Survey (1975), testo al quale contribuì per diversi importanti capitoli.

Sebbene oggi non venga più stampato rimane uno dei libri più significativi mai scritti sul miele.

Le api impollinatrici sono fondamentali per l’agricoltura e per il mantenimento dell’equilibrio di numerosi ecosistemi e, ancora oggi, i testi di Eva Crane sono un valido riferimento per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla loro importanza, sulle minacce che affrontano e sul loro contributo allo sviluppo sostenibile.

Nel mondo esistono oltre 20000 specie di api, molte delle quali a rischio di estinzione.

Per questo, il 20 maggio è stato istituito, dall’ Assemblea generale dell’ ONU, il World Bee Day: per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questi preziosi impollinatori, per la nostra vita e per quella del pianeta.

fonte di ispirazione:

Dea e Donna: Sacro Femminino | Facebook

Leggi anche:

* Non si può non comunicare… ce lo ricordano le api danzando ! – Laurin42 (wordpress.com)

NB

Il 99% delle api sono tutte femmine
Possiamo dire che il l’organizzazione sociale delle api è un matriarcato, poiché le femmine svolgono un ruolo centrale nella colonia. La maggior parte della colonia è composta da femmine, sono responsabili dell’organizzazione, mantenimento ed espansione della colonia, il ruolo dei fuchi è quello di soddisfare i bisogni riproduttivi della Regina.

In un alveare normale, la covata di fuchi inizia in primavera e i fuchi muoiono in autunno. Manterrànno i fuchi fuori stagione, solo quelle colonie che hanno perso la regina per qualche motivo

Al di là di fecondare la regina, le loro funzioni sono di tenere al caldo e ventilare l’alveare.

Le api non hanno una regina. Le api non capiscono la politica.

Un’ape regina è un’ape femmina che viene nutrita appositamente per essere sessualmente matura. In altre parole, sono in grado di riprodursi. Ce n’è sempre solo una in un alveare. Finché le uova vengono fecondate nascono solo femmine,

All’interno degli alveari ciascuno degli abitanti, ha ruoli diversi per la colonia.

Le api regine sono le api più grandi e più importanti della colonia, poiché sono loro che depongono le uova.

Queste uova attraversano varie fasi di metamorfosi.

Le api femmine nascono da uova fecondate, i fuchi invece da quelle non fecondate.

All’interno dell’alveare ogni ape ha un ruolo ben definito.

Le api operaie sono quelle che svolgono più compiti suddividendosi le mansioni in base alle esigenze dell’alveare.

Dal momento in cui nasce una operaia essa passa attraverso diverse mansioni: fare la cera, pulire, nutrire i piccoli e le regine, le guardiane e, infine, le raccoglitrici.

Invito a meditare e trarre conclusioni!

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Perchè siam donne: Se basta una statua per Margherita ,la signora delle stelle

«Tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione dell’Universo, dell’evoluzione delle stelle, e quindi siamo davvero tutti fratelli. Noi siamo fatti di materia che è stata costruita nell’interno delle stelle, tutti gli elementi, dall’idrogeno all’uranio, sono stati fatti nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, cioé queste stelle molto più grosse del Sole, che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio il risultato di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Per cui noi siamo veramente figli delle stelle».

In un paese che sul piedistallo mette solo gli uomini, Milano inaugurerà il 13 giugno un bronzo, alto quasi tre metri, dedicato a MARGHERITA HACK, così come l’ ha pensato l’artista bolognese Daniela Olivieri.

La scienziata emerge, le mani dorate che si innalzano al cielo, da una galassia dove brillano le stelle, La cerimonia si terrà il 13 giugno alle ore 11 in Largo Richini, davanti all’ Università Statale.

Per il centenario della sua nascita la scienziata tornerà all’università,in un luogo dove Margherita Hack potrà ancora ispirare tanti giovani all’impegno scientifico, politico e civile. “Senza giovani desiderosi di diventare scienziati non c’è futuro per la scienza stessa e il suo destino sarebbe un inevitabile e progressivo deperimento”.

Si abbassa l’età delle ragazze che la scuola desidera avvicinare alle discipline STEM (Science Technology Engineering Mathematics) che costituiscono un insieme di competenze che sono oggi fondamentali per la comprensione di numerosissimi meccanismi alla base della vita civica e sociale.

Tra le scienziate che hanno contribuito a mostrare ai giovani come il metodo scientifico possa essere applicato alla vita quotidiana c’è sicuramente Margherita Hack (1922- 2013).

E’ stata una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana contemporanea ed è nota a livello mondiale per gli importanti studi da lei svolti nell’ambito dell’astrofisica .

Un personaggio unico, spontanea e incurante di apparire( diceva di essere stata dal parrucchiere sola una volta nella vita) atea convintissima e vegetariana, impegnata in ogni campo nel sociale a difesa delle ingiustizie.

La sua è una famiglia particolare: i genitori sono antifascisti e fanno parte della Società Teosofica Italiana, le trasmettono l’amore e il rispetto per gli animali (da qui la scelta vegetariana) e la lasciano libera di scegliere di studiare quello che vuole.

Io sono un esempio di come un’educazione familiare priva di pregiudizi sessuali lasci una bambina libera di seguire le proprie attitudini, senza condizionamenti di sesso”, dichiarava la scienziata.

E anche: “Fin da piccola mi sono trovata in sintonia con tutte le bestie, e soprattutto con i cani e i gatti che erano quelli più facili da incontrare”.

Laureatasi in Fisica e subito ad occuparsi di spettroscopia stellare che sarà il suo campo di ricerca.

Margherita Hack è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico, quello di Trieste, e in breve tempo diventa un eccellenza nel settore a livello internazionale.

Scrive, oltre a centinaia di pubblicazioni scientifiche, testi universitari e libri di divulgazione di grande successo, Il suo linguaggio è immediato, accessibile a tutti, anche quando affronta tematiche scientifiche di non semplice comprensione.

Conquista università, partecipa a talkshow televisivi, entra nelle scuole a dialogare con i bambini di stelle e universo, e proprio per loro pubblica numerosi libri illustrati.

Diventa membro della prestigiosa Accademia Nazionale dei Lincei, lavora con i gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA. Fonda riviste (L’AstronomiaLe Stelle), si impegna in politica, candidandosi e facendosi eleggere molto spesso, per poi dimettersi alla prima seduta.

Quando ai talk show le chiedevano cosa pensasse della possibilità di una vita extraterreste, lei rispondeva che “erano tutte bischerate”.

La scelta di non avere figli.:” Siamo già troppi nel mondo…”

Sempre attenta al tema dei diritti civili, è stata in prima linea per ll riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.

Quando alla soglie dei 90 anni si accinge a fare il rinnovo della patente e le viene negata la vita medica, si arrabbia tantissimo. E protesta pubblicamente.

Seguire le proprie passioni, anche controcorrente, è il segreto per sopravvivere alla noia e alla mediocrità.

Perché nella vita, ma anche nella scienza, bisogna essere ribelli.

Parola di Margherita.

Da non perdere:

Storie di vero amore : Margherita e i suoi gatti. – Laurin42 (wordpress.com)

La buona notizia del venerdì: Margherita Hack sarà la prima scienziata ad avere una statua sul luogo pubblico – Laurin42 (wordpress.com)

Un parco intitolato a Margherita Hack | Attualità CALENZANO (quinewsfirenze.it)

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Gli alberi simboli del mese di Giugno, mese del Sole

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Giugno, denominato anche Mese del Sole o Mese della Libertà,

è il 6º mese dell’anno secondo il calendario gregoriano, ed è il primo mese dell’estate nell’emisfero boreale e il primo dell’inverno nell’emisfero australe; consta di 30 giorni e si colloca nella prima metà di un anno civile.

La denominazione Mese del Sole deriva dal fatto che in corrispondenza del 21º giorno del mese, ovvero nel solstizio d’estate, l’asse terrestre presenta un’inclinazione tale da garantire la massima durata di luce nell’arco di un giorno. In contrasto con il solstizio d’estate, il solstizio d’inverno che cade il 22 dicembre, rappresenta il giorno dell’anno solare più corto, in quanto l’asse terrestre raggiunge un valore di declinazione negativa, rappresentando quindi l’inizio della stagione invernale nell’emisfero boreale.

La traduzione inglese del nome,June, viene usata come nome proprio femminile.

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Jaques Louis Dubois (French. 1768-1843) – Giunone

Il nome Giugno deriva dal mese romano Junius che trarrebbe origine, secondo Ovidio, da juniores: “ i giovani” a cui i romani dedicavano questo mese( avendo Romolo diviso la popolazione romana in due, i maggiori, gli adulti anziani, appunto e i minori, i giovani abili alle armi, così che i primi governassero con la saggezza e i secondi con la forza delle armi.

Secondo altri il nome deriverebbe dal nome della dea giunone Juno, dea della luce, protettrice delle donne, delle nozze e dei parti, sposa- sorella di giove e simbolo della prosperità femminile, a cui il mese era dedicato.

Calendario arcaico romano: Junuis era il quarto mese del calendario e contava 30 giorni

Calendario della repubblica romana: Junius era il quarto mese del calendario e contava 29 giorni

Calendari Giuliano ed Augusteo: Junius era il sesto mese del calendario e contava 30 giorni

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Per gli Ebrei, Sivan è il nono mese del calendario e prenderebbe il nome dal babiulonese Simanu, dura 30 giorni e va da maggio a giugno, Tammùz. Il decimo mese, prende il nome da un personaggio biblico, Dumuzi ha 29 giorni e va da giugno a luglio, il suo nome babilonese era Duzu

Per i Musulmani Rabe’e Al-Thani, che conta 29 giorni, è il qusrto mese del calendario e va da Maggio a Giugno, mentre Jamadiyu’l-Aval ha 30 giorni, è il quinto mese e va da giugno a Luglio

Per i Persiani Khordad, terzo mese del calendario, contava 31 giorni e andava da Maggio a Giugno, mentre Tir, di 31 giorni era il quarto mese e andava da Giugno a Luglio

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Per i celti Simivisonios ( tempo chiaro) ottavo mese del calendario, contva 30 giorni, e andava da Maggio a Giugno, mentre Equos ( tempo dei cavalli) nono mese contava 30 giorni e andava da Giugno a Luglio

Anche i pellerossa d’America adottarono il computo dei mesi al sistema importato dai pionieri, ma i loro mesi erano legati alla Luna e quindi ogni popolo aveva nomi propri per ogni mese dell’anno: Secondo la testimonianza di Alce nero, del popolo Lakota, era Luna che ingrassa, e per gli indiani Chippewa e Ojibwa era Luna della Fioritura

Durante la Rivoluzione Francese il periodo che andava dal 20 Maggio al 18 Giugno fu chiamato Prairial ( Pratile) mentre quello che andava dal 19 Giugno al 18 Luglio prese il nome di Messidor ( Messidoro)

Nel Medioevo il mese di Giugno veniva rappresentato come un giovane che tosa un montone.

Le giornate si allungano fino al giorno 21, Solstizio d’Estate, poi cominciano ad accorciarsi.

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Gli alberi del mese secondo il calendario celtico degli alberi

Questo periodo richiama l’idea del vento incostante e imprevedibile che mette in contatto luoghi e cose che non potrebbero esserlo diversamente, trasportando i semi, sollevando la polvere, portando profumi e odori, ammassando le nubi e disperdendole

La quercia
Parola chiave: potere

Resistente e protettiva, la quercia è la regina delle piante celtiche dove dimorano gli dei del cielo. Per questo le navi, le porte e gli scudi dovevano essere fatti di quercia. Anche la ghianda, considerata seme della scienza divina, aveva funzioni magiche come cibo rituale per i Druidi.

La corteccia di quercia veniva utilizzata anche in medicina come astringente e tonico ed anche come antiveleno in caso di morsi di serpi.

Tranquillo e determinato, il temperamento del nato sotto il segno della quercia non si scompone mai. Sarebbe un ottimo leader se soltanto attenuasse la sua rigidità. Teme il cambiamento, rendendo invece al meglio in condizioni stabili. Ama avventure erotiche brucianti, ben distinte dai legami familiari ritenuti intoccabili.

L’ abete

Abies alba o Abete bianco- la parola latina “alba” significa “perla” – ha il nome adatto alla sua preziosità.

L’abete rappresenta il tempo e l’immortalità, in quanto ha aghi persistenti e pigne che rimangono sempre rivolte verso l’alto anche a maturità. Durante questa fase le scaglie un poco alla volta si aprono e cadono facendo uscire i semi.

Le persone appartenenti a questo segno sanno esprimere con molta creatività la loro intelligenza stimolata dalla curiosità. Gli individui “Abete” sono in continuo movimento. Non si lasciano coinvolgere totalmente ed emotivamente dalle situazioni. Sanno immedesimarsi di volta in volta nella realtà del momento e non hanno bisogno di punti fermi e di certezze.

Possono sembrare superficiali e disinibiti a causa della loro disinvoltura, del loro umorismo e della capacità di trovare la parte comica nelle situazioni tragiche.

Al tipo “Abete” si addicono le attività che richiedono viaggi, contatti e scambi intellettuali. Per le sue capacità d’immedesimazione potrebbe fare l’attore.

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L’animale del mese

La lepre (1 giugno – 28 giugno)

L’antica tradizione Maya attribuisce al segno della Lepre Scoiattolo doti di chiaroveggenza.

Lo Scoiattolo, nella cultura Maya, è simbolo di fertilità e abbondanza.

Comunicativi e vivaci, i nati del segno possono diventare eccellenti professionisti nelle pubbliche relazioni. Hanno idee brillanti e considerano molto importante l’amicizia. Estremamente socievoli e attraenti, sono però incapaci di conservare un segreto. Dato il loro buon carattere hanno moltissimi amici e sono ricercati in compagnia. Attivissimi, riescono spesso a fare più cose contemporaneamente grazie a processi mentali più rapidi rispetto ad altre persone.

Fonti:

http://www.studioemys.it/Pavia.html

http://www.lunario.com/docs/mesepermese/Mesi/

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La buona notizia del venerdì: All’appello di Mussomeli senza medici, ma con le case a 1 euro, arrivano 60 mila richieste dall’Argentina

Mussomeli è un comune italia di circa 12.000 abitanti.del libero consorzio comunale di Caltanisetta. Sorge in una zona collinare interna, a est del fiume Platani, nella Sicilia Centrale a 765 metri sul mare


Si presume che il territorio di Mussomeli sia stato abitato fin dall’epoca preellenica (prima del 1500 a.C.) dai Sicani e dai Siculi, attratti dalla sicurezza offerta dalla conformazione del territorio e dalla fertilità della terra. Ciò è testimoniato da numerose zone archeologiche nelle vicinanze del paese. Qualche migliaio di anni dopo, i Romani scelsero queste terre anche perché svolgevano durante le guerre un ruolo di raccordo tra il centro Sicilia e le coste.
Nel 1370 Manfredi di Chiaramonte inaugurò il Castello Manfredonico Chiaramontano di stile gotico-normanno, costruito su una precedente fortezza araba, che si innalza su una rupe fino a 778 metri: “Il nido D’Aquila”

E’ uno di quesi paesi che rischia di essere abbandonato e il sindaco Giuseppe Sebastiano Catania,uno di quei sindaci che prende iniziative che fanno bene al paese: mette in vendita le case ad un euro , mancano i medici e l’ospedale di zona potrebbe chiudere.

Così si avvale della collaborazione di Erica Moscatello e Javier Raviculè, due quarantenni che lavorano nel settore della consulenza per le pubbliche amministrazioni. Sono arrivati a Mussomeli, spinti anche dalla curiosità e dagli incentivi proposti per trasferirsi in questa zona, e hanno deciso di non muoversi, dopo avere acquistato la loro casa a 1 euro.

Erica e Javier hanno contattato il rettore dell’Università argentina di Rosario, Franco Bartolacci, che ha pubblicato un appello rivolto a tutti i medici del paese

A quel punto si è messa in moto una catena di richieste .

La richiesta più singolare è arrivata da sessantamila medici argentini, un numero di persone che potrebbero riempire uno stadio.

Intanto, i primi trenta argentini hanno già acquistato le loro case a 1 euro (finora ne sono state vendite 342) e si sono trasferiti in Sicilia.

Sono attirati dalla bellezza dei luoghi, dalla qualità della vita e, nel caso dei medici, da uno stipendio di circa 6 mila euro al mese.

Quanto alle case, a Mussomeli gli abitanti sono soltanto 12 mila, ma secondo il sindaco c’è posto per almeno 55 mila persone.

Oltre i medici che hanno impedito la chiusura delle strutture sanitarie indispensabili su tutto il territorio circostante.

Fonte:

Mussomeli, il borgo rimasto senza medici | Non sprecare

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Perchè siam donne: Josephine Cochrane, la donna che nel 1886 inventò la lavastoviglie. Nel 1886!

Ingegno, creatività e tanta voglia di fare Josephine Cochrane è la donna che inventò la prima lavastoviglie, inseguendo il suo sogno.

Era il 1886 e la vedova che viveva a Shelbyville, in Illinois, decise di rimboccarsi le maniche per risolvere un problema che sembrava non interessare l’universo maschile. All’epoca erano stati inventati già diversi macchinari, per cucire o tagliare l’erba, nessuno però aveva pensato a ideare una macchina che aiutasse le donne a lavare i piatti.

Josephine amava tenere cene e invitare gente a casa propria, ma puntualmente restavano moltissime stoviglie da lavare. Lei, che apparteneva a una famiglia nobile, non sopportava l’idea che si dovesse sprecare così tanto tempo per pulire i piatti, con il risultato che spesso la porcellana si scheggiava o rompeva. “Se nessuno ha ancora inventato una macchina per lavare i piatti, lo farò io stessa!”, disse durante una conversazione con le sue amiche e così fece.

Ingegnosa e determinata, Josephine ideò il progetto per una macchina che fosse in grado di  lavare i piatti e arrivò persino a costruirla. L’apparecchio proiettava dei getti di acqua e sapone su piatti e bicchieri, utilizzando un sistema di pompe che veniva azionato manualmente. In quel periodo le stoviglie venivano pulite con acqua fredda e cenere, ma Josephine preferì il sapone. Non solo: dopo aver preso le misure di ogni pezzo dei suoi servizi, disegnò i vari compartimenti, creando una gabbia a forma di ruota.

Il macchinario era costituito da un boiler in rame in cui erano posizionati i compartimenti, in grado di ruotare. Un motore manuale gettava sulle stoviglie contenute in esso dell’acqua calda e saponata, in seguito dell’acqua calda e pulita. Terminato il lavaggio i piatti venivano estratti e si potevano asciugare. Il prototipo della lavastovigliereato da Josephine Cochrane venne presentato per la prima volta nel 1893 alla Fiera Colombiana di Chicago.

Fu un enorme successo e l’invenzione conquistò i visitatori, superando tutte le altre opere. Le amiche della donna rimasero così entusiaste dal macchinario che lo ribattezzarono Lavapiatti Cochrane.

Josephine aveva creato qualcosa di straordinario e iniziarono ad arrivare ordini da tutto il paese, non solo da parte di altre signore, ma anche di alberghi e ristoranti. Il progetto, dopo essere stato brevettato, entrò in produzione in una fabbrica fondata da Josephine, la Garis-Cochran lavastoviglie Machine Company.

Nel 1897 l’inizio della produzione fu un successo e in seguito la società creò altri elettrodomestici. Il destino però non fu altrettanto benevolo con l’inventrice della lavastoviglie che scomparve a 74 anni a causa di un esaurimento nervoso.

L’azienda in seguito cambiò nome e venne assorbita da alcune multinazionali.

Josephine Cochrane, viva la donna che inventò la lavastoviglie (dilei.it)

La Top 10 delle invenzioni di donne che hanno fatto la storia e delineato il nostro futuro (startupitalia.eu)

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* La buona notizia del venerdì: Anna e la sindrome di down.

Anna e la sindrome di down.

I suoi compagni di classe le ‘insegnano’ ad essere autonoma

I giornali anche a scadenza giornaliera, raccontano di storie di ordinaria emarginazione di persone con disabilità.

Bambini che non sanno cosa vuol dire integrazione,  perchè si imbattono in insegnanti e compagni di scuola che non hanno voglia di entrare in contatto con la disabilità.

Che non vanno in gita e non hanno le opportunità che invece, per i normodotati sono un diritto.

A Sarcedo  (Vicenza) invece, grazie alla sensibilità e alla professionalità di chi crede ‘nel sostegno’ come ruolo educativo per soggetti  diversamente abili e non solo, Anna,  con sindrome di Down, frequenta la prima media a Sarcedo ed i suoi compagni hanno imparato a considerare il suo handicap come motivo di crescita e di educazione. Hanno voluto addirittura avere per lei un ruolo attivo. Vogliono aiutarla nella riabilitazione e a diventare indipendente, meta più importante a cui ambire quando sei affetto da certe sindromi.

Come accadde per tutte le ragazzine della sua età sta tastando il terreno dell’autonomia: ogni giorno va a scuola, ci va a piedi, ma non ci va da sola e non sono nemmeno i suoi genitori ad accompagnarla. Perché Anna se ha una particolarità spiccata, che non sia quella impressa dai suoi geni, è quella di attorniarsi dei suoi compagni di classe che le vogliono bene, che a turno e in gruppo di cinque o sei, puntualmente la aspettano ogni mattina davanti al municipio di Sarcedo e poi la ‘scortano’ a scuola.

Da oggi, Anna è ancora più autonoma perchè prende addirittura il bus. Anche in questa ‘impresa’, ha avuto il sostegno dei suoi compagni di classe e di scuola che hanno fatto letteralmente a gara per proteggere la bambina, in quel gesto quotidiano che per qualcuno è normale, ma quando c’è un certo tipo di disabilità di mezzo, risulta straordinario.
Un sapere stare assieme che se fa da antidoto alla sindrome di Anna, crea nel contempo uno spirito di responsabilità nei suoi compagni.

Alcuna forzatura in tutto ciò, perché difficilmente le cose imposte riescono bene, anzi: ben felicemente i suoi compagni hanno colto il segnale dato dall’insegnate di sostegno di Anna e subito si sono mossi per accompagnarla a scuola.

Il Comune paga il servizio

Un bell’ esempio di comunità che non è sfuggito all’occhio accorto e sensibile del sindaco Luca Cortese: “E’ un grande esempio che Anna e i suoi compagni ci stanno dando. Mi dà tanta speranza vedere che insegnante e compagni ci sono per questa bimba”.

Ma non si è fermato alle parole il sindaco Cortese ed è passato ai fatti: “Come amministrazione comunale vogliamo contribuire a dispiegare le ali della libertà personale di Anna, mettendo a disposizione il trasporto comunale scolastico gratuitamente per lei assieme a suoi due compagni ed all’insegnante di sostegno, ogni giovedì, per permetterle di prendere dimestichezza con i mezzi di trasporto – conclude il sindaco Cortese – A Sarcedo non dimentichiamo nessuno, è un progetto semplice con una valenza sociale altissima”.

Paola Viero

http://www.altovicentinonline.it/attualita-2/attualita/sarcedo-anna-e-la-sindrome-di-down-i-suoi-compagni-di-classe-le-insegnano-ad-essere-autonoma/

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo”.

(Maria Montessori)

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Perchè siam donne: Amori e delitti della Contessa Lara

Evelina Cattermole, diventata famosa come Contessa Lara, è stata poetessa e scrittrice di discreta notorietà attiva nella seconda metà dell’Ottocento, sino a quando il 30 novembre 1896 non viene uccisa con un colpo di pistola sparato dal violento amante Giuseppe Pierantoni.

Evelina Cattermole nasce a Firenze il 26 ottobre 1849 da Guglielmo, insegnante di inglese in un istituto tecnico di Firenze, ed Elisa Sandusch.

La prima educazione della giovane avviene sotto la guida del padre Guglielmo che le insegna le lingue: inglese, francese e spagnolo. La madre, impegnata nel mondo musicale, le dà i primi rudimenti di musica.

La ragazza cresce bella, dai modi gentili e dotata di naturali grazia ed eleganza, e la famiglia, intuite le sue passioni letterarie, decide di affidarla alla poetessa Marianna Giarré-Billi.

Passano pochi anni e nel 1867 Evelina Cattermole dà alle stampe la sua prima silloge poetica dal titolo Canti e ghirlande.

La raccolta comincia a circolare per Firenze e la giovane contessa è accolta nei salotti letterari più esclusivi della città.

È in uno di questi circoli che conosce Francesco Saverio Eugenio Mancini, ufficiale dei bersaglieri e figlio di Laura Beatrice Oliva, tra le più grandi poetesse del XIX secolo italiano. I due si innamorano e, dopo alcuni dissidi – la famiglia del ragazzo non è d’accordo con la relazione – il 5 marzo 1871 si sposano.

Evelina segue lo sposo, trasferito per servizio a Roma, Napoli, infine Milano, trovando un appartamento in via Cesare Correnti. A Milano la giovane riceve gli sguardi di tanti uomini che frequentano gli stessi circoli cui partecipa, e dopo un po’ Evelina Cattermole si infatua di uno di loro: un veneziano, Giuseppe Bennati di Baylon, conoscente del marito.

La loro brevissima storia si rivela drammatica: il Mancini scopre i due amanti in flagrante adulterio e sfida il Bennati a duello. A uscire mortalmente ferito dalla sfida è l’amante veneziano; Francesco Mancini vince e si separa dalla moglie avendone perso oramai ogni fiducia.

Evelina Cattermole, infangata la sua immagine dall’opinione pubblica milanese, è costretta dunque al ritorno nella natìa Firenze: è la primavera del 1875. Accade però che il padre, rimasto vedovo, non la accoglie in casa ed Evelina deve cercare una sistemazione propria. I primi periodi del rientro a Firenze sono duri: vicina a lei c’è solo l’anziana nonna, che le dà un tetto dove ripararsi.

Col tempo Evelina riesce a ricostruire i rapporti con il padre e con la gente fiorentina, ritornando a frequentare le tavole culturali della città. La donna è ancora abbastanza giovane e avvenente, e non passa troppo tempo che si ritrova travolta in una nuova relazione con il poeta catanese Mario Rapisardi, soprannominato “il Vate Etneo”. L’uomo, sposato, viene presto scoperto dalla moglie: la tresca con la Cattermole finisce, così come il matrimonio dell’uomo con Giselda Fojanesi che, dal canto suo, trova nuove braccia in cui consolarsi nell’amico, collega e conterraneo dell’ex-marito, Giovanni Verga, il genio dei Malavoglia.

Nel frattempo la contessa continua la sua attività culturale: collabora al quotidiano fiorentino “Fieramosca” e nel 1883 pubblica la sua seconda raccolta di poesie, Versi, con lo pseudonimo di Contessa Lara, il nome con il quale da adesso in poi verrà conosciuta

Nel 1896 Evelina Cattermole, poetessa e giornalista (anche per il Corriere ), fu colpita dal compagno. Prima di morire riuscì a incastrarlo e a evitare che avesse le attenuanti

Alla sua morte un’ondata di commozione scosse tutti, e furono versati fiumi di retorica. Anche coloro che un tempo avevano ridicolizzato il suo modo di far poesia ora la trovavano eccelsa.

Chi meglio di altri allora sembrò capirla fu il giornalista Raffaello Barbiera,collega del Corriere

«Non sempre i versi della Contessa Lara, presi uno a uno, sono modelli supremi come fattura, no; ma nel loro insieme rispondono a parte della vita sociale, della vita moderna sia pur ipocrita, peccaminosa; hanno le nostre miserie; qualche palpito nostro, qualche nostro fremito».

Fonte:

Gli Amori fatali e il Delitto della poetessa Evelina Cattermole – Vanilla Magazine

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Perchè siam donne: Rukmini Devi: dalla teosofia alla danza tradizionale indiana, dalla lotta per la difesa degli animali, alla diffusione del metodo montessori in India e nel mondo, all’impegno politico per migliorare il suo paese.

India, primi anni del Novecento. Il Paese vive sotto la dominazione britannica e si accinge a dover affrontare numerosi cambiamenti.

Rukmini Devi (1904-1986) è una giovane donna proveniente da una famiglia benestante, e cresce circondata dall’arte, dalla musica e dalla cultura. I suoi genitori le permettono di studiare e in particolare la madre, appassionata di musica, garantisce alla figlia una buona formazione.

Da giovanissima, grazie all’influenza del fratello, si avvicina alla teosofia, particolarmente diffusa in quegli anni in Inghilterra.
Dopo aver aderito anche lei alla Società Teosofica Adyar, Rukmini conosce e si innamora di un teosofo inglese, George Arundale, che sposa a soli sedici anni suscitando un notevole scandalo (lui infatti ha quarantadue anni e per molti/e il matrimonio è inconcepibile).
Grazie al legame con Arundale inizia a viaggiare e a conoscere il mondo, soggiornando in tutta Europa.

A vent’anni già è presidente della Federazione indiana dei giovani teosofie presidente della Federazione mondiale dei giovani teosofi, dimostrando di essere una delle prime donne del suo Paese a ottenere degli incarichi di vertice

Rientrata in India, durante un incontro con alcune ballerine russe ed europee (tra cui la celebre danzatrice russa Anna Pavlova), Rukmini riscopre la danza (una disciplina che aveva studiato da bambina) e si impegna attivamente nel recupero di alcune danze tipiche e tradizionali indiane e alla loro diffusione. In particolar modo si dedica al Bharatanatyam, un ballo strettamente legato alla religione che unisce musica, danza e recitazione, cercando di far tornare questa forma d’arte a essere un elemento culturalmente apprezzato e riconosciuto da tutti e tutte. Infatti il Bharatanatyam con il passare dei secoli non solo ha perso la sua funzione religiosa ma è ormai considerato estremamente volgare e fuori luogo da chi è più di tendenza conservatrice. Rukmini modifica alcuni elementi della danza e cerca di modernizzarli, adattandoli a gusti più moderni.

Nel 1956, Rukmini Devi Arundale ricevette il Padma Bhushan, che è uno dei riconoscimenti civile più importante dell’India. per il suo contributo alle arti.

Durante i suoi viaggi fuori dall’India stringe numerosi legami con filosofi/e e pedagogisti/e. Tra tutte, spicca l’amicizia con Maria Montessori: Rukmini infatti è una grande estimatrice dell’educatrice italiana, e insieme al marito Arundale lavora per diffondere il “metodo Montessori” in India, promuovendo l’apertura di diversi centri educativi (sia scuole primarie che secondarie). La vita di questa donna è interamente dedita all’aiuto verso gli altri e le altre, e durante gli anni di lotta per l’indipendenza indiana è una figura fondamentale.

Maria and Mario with the Sarabhais (Nachiappan 1939)

E proprio grazie al suo impegno costante e alle sue battaglie per migliorare il Paese diviene la prima donna a essere parte del Rajya Sabha, il Parlamento indiano, un evento assolutamente inedito per i tempi.
Negli anni Settanta le viene anche proposta la carica di presidente dell’India, ma la donna rifiuta. In ogni caso, per i suoi numerosi impegni rientra tra le cento figure indiane più influenti di sempre.

Tuttavia, tra le sfide meno conosciute affrontate da Rukmini troviamo anche l’impegno per la tutela del benessere animale.

Rukmini, infatti, è inserita nella lista delle attiviste animaliste più conosciute al mondo e attraverso la sua presenza nel Parlamento è promotrice di numerose leggi per gli animali.

Tra queste legislazioni ricordo negli anni Sessanta il Prevention of cruelty to animal act e l’istituzione dell’Animal Welfare Board of India (Awbi), di cui Rukmini è stata la prima presidente. L’Awbi negli anni ha lottato su diversi fronti, tra cui la tutela degli animali da laboratorio e degli animali utilizzati negli spettacoli circensi.
Per il suo lavoro Rukmini ha ricevuto numerose onorificenze, tra cui la Medaglia d’argento della regina Vittoria per le sue iniziative animaliste. Bisogna fare una considerazione: l’India è sempre stato un Paese che tendenzialmente sostiene la non violenza e la compassione nei confronti degli animali, ma allo stesso tempo è tra i maggiori produttori di prodotti animali. Per questi motivi è sempre stata necessaria una attenzione particolare verso la tutela del benessere animale; tuttavia solo Rukmini ha colto questa necessità e ha lavorato ogni giorno per tutelare non solo la vita degli animali ma anche per garantire loro una morte dignitosa e priva di sofferenze.

Rukmini Devi morì il 24 febbraio 1986 a Madras, all’età di 82 anni. Per il suo lavoro, è considerata una delle 100 persone che hanno contribuito a plasmare l’India.

Nelle pieghe del tempo di sono gioielli che brillano comunque e indicano la Via !

Laurin

Fonte:

Storie di donne che non si conoscono. Rukmini Devi (vitaminevaganti.com)

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La calma interiore è la via.

“Si chiama calma e mi costò molte tempeste.

Si chiama calma e quando scompare esco di nuovo a cercarla.

Si chiama calma e mi insegna a respirare, pensare e ripensare.

Si chiama calma e quando la follia la tenta si scatenano venti terribili difficili da dominare.

Si chiama calma e arriva con gli anni quando l’ambizione giovanile, la lingua sciolta e la pancia fredda cedono il posto a più silenzi e più saggezza.

Si chiama calma quando s’impara bene ad amare, quando l’egoismo cede il posto al dare e l’anticonformismo svanisce per aprire il cuore e l’anima, arrendendosi interamente, a chi vuole ricevere e dare.

Si chiama calma quando l’amicizia è così sincera che tutte le maschere cadono e tutto può essere raccontato.

Si chiama calma e il mondo la evita, la ignora, inventandosi guerre che nessuno vincerà mai.

Si chiama calma quando si gode il silenzio, quando i rumori non sono solo musica e follia, ma il vento, gli uccelli, la buona compagnia o il rumore del mare.

Si chiama calma e non si paga con niente, non c’è moneta di alcun colore che possa coprire il suo valore quando diventa realtà.

Si chiama calma e mi è costata tante tempeste e le attraverserei mille volte ancora pur di tornare a incontrarla.

Si chiama calma, la godo, la rispetto e non la voglio lasciar andare.”

Dalai Lama

https://www.macrolibrarsi.it/…/__la-via-della…

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