Sai che significa quando un grillo viene a cantare sotto la tua finestra?
Cri…Cri…Cri…Cri…
Cri…Cri…Cri…
Cri…Cri…Cri…
Buon ferragosto !!!
…ovunque sia la tua finestra!
Love Laurin
puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)
Sai che significa quando un grillo viene a cantare sotto la tua finestra?
Cri…Cri…Cri…Cri…
Cri…Cri…Cri…
Cri…Cri…Cri…
Buon ferragosto !!!
…ovunque sia la tua finestra!
Love Laurin
08/08 il portale del Leone, 09/08 la Luna piena in Aquario, 4 pianeti allineati con la luna, 10/08 nella notte di San Lorenzo sono 100 all’ora le stelle cadenti Perseidi … da girare la testa!
Pitagora affermava che i numeri sono il linguaggio dell’Universo…da far girare la testa…e cosa c’entrano i braccialetti magici ..
“il nove agosto i brahmani di qualunque ceto festeggiano Rakhi Purnima ( legame di protezione) e rinnovano il cordoncino sacro e lo legano al polso dei fratelli affinchè vengano protetti da ogni male: allo stesso tempo colui che riceve il filo si impegna a proteggere la sorella nei momenti difficili.“
Eh si! Mi gira proprio la testa di numeri … e di ricordi…
Ho trascorso tutte le vacanze estive fino all’adolescenza in un piccolo e tranquillo paese del Piemonte in campagna.
Il nonno , il Cavaliere, teneva le redini del piccolo territorio comandando, (così pareva a noi bambini) tutti e tutto, anche le mucche!
Per noi di città, la vita della campagna rappresentava la libertà e stare con i contadini, magari a veder nascere un vitellino, era il mondo magico delle illustrazioni sui libri di scuola.
Le magie erano quotidiane , la natura è tutta da scoprire…
chi aveva mai sentito il canto delle cicale di giorno e dei grilli la notte… e quel odore aspro del fieno appena tagliato, una prelibatezza per le mucche..l’amaro dei fiori degli oleandri che sono velenosi ( ma comunque era da provare)…il blu elettrico delle siepi di campanule che crescevano su ogni rete disponibile…la distesa dei chicchi arancioni del granoturco ad asciugare al sole (che poi si macina per la polenta)
e vabbè che dire della gara a meritare il premio bontà che consisteva nello strato di panna del secchione del latte appena munto…
e tutto questo e molto di più che c’entra con i numeri?
Ogni evento della natura era celebrato in tutto il paese e tutti di qualsiasi età partecipavano:la luna piena per raccontare storie di fate e folletti e fantasmi ; e se vicino alla luna c’erano altre luci vibranti era segno che sarebbero nati bambini ; per la vendemmia più copiosa si organizzava un ballo e venivano anche dai paesi vicini; la processione di credenti e non, per il patrono che aveva fatto un miracolo (?); la caccia alle stelle cadenti perchè erano la pipì degli angeli che arricchisce il raccolto…
Ma il rituale che più mi piaceva era quello della Luna Piena di Agosto!
Le ragazze preparavano braccialetti di fili multicolori e perline per l’occasione.
Quando la Luna era al massimo del suo splendore, sotto quella luce magica che ci si poteva leggere, con i grilli che approvavano all’unisono e le belle di notte si aprivano con il loro intenso profumo, ogni ragazza allacciava al polso delle persone care il braccialetto da lei stessa tessuto, come talismano di protezione per tutto il tempo a venire.
Io lo donavo alla mia mamma…
E lo hanno fatto le mie figlie quest’anno …
La luce della Luna Piena sul mio terrazzo
Buona Luna Piena di Agosto 2025
foto di Laurin
citazione https://www.cavernacosmica.com/luna-piena-9-agosto-in-sravana-impara-ad-ascoltarti/
Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica
io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende…
regala!
Gianni Rodari
E mentre, cullata su un dondolo all’ombra di un albero che muove le sue foglie ritmicamente da un fresco venticello, accompagnata dal dolce canto delle cicale, sorseggiando una bevanda ghiacciata …( fotografia simbolo dell’estate) mi viene spontanea una riflessione…( alla fine dell’articolo!)
“La cicala e la formica” è una favola famosissima, scritta da Esopo e arrivata a noi grazie a Jean de La Fontaine
E’ una favola che fa comodo agli adulti per modellare i bambini secondo le proprie credenze alla concezione di fatica continua per ottenere una vita dignitosa e soddisfacente.
Morale: per raggiungere qualsiasi obbiettivo ti proponi nella vita devi meritartelo lavorando con fatica e abnegazione.
Io sto con le cicale! Sono sempre stata dalla parte delle cicale.
Da piccola le immaginavo nelle loro vesti dorate sul tappeto verde brillante delle foglie cantare ad ogni ora del giorno e anche della notte, come dive, protagoniste indiscusse dell’estate .
E quelle antipatiche delle formiche, sapientone che non guardano mai verso l’alto e come possono sapere che c’è il cielo azzurro e il sole e le stelle ?
E stanno sempre in lunghe file con grandi e pesanti pesi sulle spalle!
Mai, io cicala, mai andrei a chiedere loro aiuto per l’inverno! Meglio cantare una sola estate!
E poi ci saranno degli altri disponibili a darmi qualcosa da mangiare!
Dopotutto rinascerò fra 17 anni soltanto! ( Ho trovato questa singolare notizia facendo una ricerca .)
Ma prima un pò di storia per supportare la mia preferenza.
Per gli antichi Greci, le cicale erano figlie della Terra o, secondo alcuni, di Titone e di Aurora.
Specialmente gli ateniesi le onoravano: Aristofane rammenta le cicale d’oro, ornamento per i capelli degli Ateniesi nobili all’epoca arcaica e nella celebrazione dei Misteri eleusini in onore di Demetra, era uso portare nei capelli una fibula a forma di cicala, così come durante la celebrazione dei misteri di Era a Samos.
Platone, nel dialogo Fedro, espone il mito delle cicale, secondo cui esse sarebbero nate, per mano divina, dalla metamorfosi di antichi artisti, specie nel campo musicale e dell’eloquenza, che avevano smesso di mangiare e accoppiarsi per amore della propria disciplina.
Secondo Apollo la cicala simboleggiava l’iniziazione ai misteri, poiché essa, anziché cantare con la bocca come tutti, emette suoni dalla coda.
La cicala era anche simbolo di purezza: seguendo un’errata credenza ripresa da Plinio il Vecchio in Naturalis Historia, XI, 93-94, si riteneva che le cicale si nutrissero di sola rugiada e ciò faceva sì che il loro corpo non contenesse sangue e non dovessero espellere escrementi, e di qui l’idea della purezza.
Il fatto poi che la cicala viva una sola estate ma le sue larve rinascano in quella successiva direttamente dalla terra ne ha fatto l’emblema di una resurrezione a nuova vita dopo la morte persino presso i cinesi.
Per quanto mi riguarda, quando ho un obbiettivo, un sogno da realizzare, il percorso per raggiungerlo è una parte integrante e affascinante .
E’ la programmazione di tutti i passi, obbiettivi intermedi, che mi fanno arrivare fino in fondo.
Tante esperienze anche tanti cambi di rotta. Ma sempre con l’obbiettivo ben un vista. E con piacere di vivere ogni piccolo passo che da ogni esperienza imparo e mi arricchisco. E ci credo, è una mia scelta, a volte mi sembra di cadere ma il pensiero di raggiungere l’obbiettivo mi fa alzare subito. So che con passione, con amore, con fiducia nelle mie risorse arriverò fino in fondo.
Otterrò quello che voglio.
E’ una mia scelta. Non voglio stare in fila, sarà rischioso? Sarà più divertente e mi scoprirò.
A volte mi è capitato di riconoscere improvvisamente il mio obbiettivo realizzato, tanto ero stata presa dal percorso.
Cara formica “ se ti concentri su una sola stella perderai l’immensità dell’universo” e tu nemmeno sai che ci sono le stelle.
Pensi solo a fare le scorte per una stagione che verrà . E sei sicura che poi quella stagione verrà? Accumuli, accumuli … e se farai indigestione?
E intanto tu hai rinunciato anzi non hai proprio immaginato che ci sia una stagione diversa, che si può esistere in un altro modo, alzando ogni tanto lo sguardo alle stelle, alla luce, a cantare…
Che tristezza ,ma tu non hai nemmeno la gioia di trovare l’obbiettivo raggiunto o meglio non supponi nemmeno che ci sia un obbiettivo diverso.
E già se ti guardassi intorno, se allargassi il tuo punto di vista, già scopriresti una realtà diversa.
Ma come puoi che sei in fila faticando per ottenere un obbiettivo comune ,sì, e l’ha fatto tua madre, e prima tua nonna e la tua bisnonna e… si perde nella notte dei tempi e lo fanno tutti per il nobile bene comune.
Poi arriva improvvisamente un piede grande grande, e a volte nemmeno tanto grande, che cancella tutte le formiche e tutto il tuo lavoro.
E non hai mai cantato una sola estate.
Ma che ne sai come si canta in estate e cosa è l’estate.
Non è un peccato? Non ti sembra una esistenza non vissuta?
Ma che ne sai tu dell’esistenza? Ti hanno insegnato a fare così e ti hanno letto persino le favole per insegnarti a fare così!
Io sto con le cicale!
Riflessione:
E poiché penso che tutto nell’Universo ha un suo perchè… io ho preso un pò qui e un pò là e dalla cicala e dalla formica! Spensierata e determinata nel perseguire i miei obbiettivi!
Love Laurin
Platone era un grande divoratore di fichi, diceva che fanno aumentare l’intelligenza.
Se penso a quanti fichi ho gustato nella mia vita! Sì gustato, che secondo me è impossibile che non ti venga l’acquolina in bocca quando apri questo frutto, carnoso, profumato e vivacemente colorato.
Se poi ti piace la marmellata di fichi è la più semplice : li fai in quattro e li butti in un pentolone per qualche ora con una buccia di limone! Io ne ho fatta chili e chili! E pure mangiata…con gusto! Sarò più intelligente?
Albero e frutto sacro, il fico è l’emblema della vita, della luce, della forza e della conoscenza. Nella tradizione antica il fico riveste quindi un significato di immortalità e di abbondanza. Esso rappresenta anche l’asse del mondo, che collega la terra al cielo.
Leggiamo infatti nel racconto biblico Genesi 3,7:
“Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.”
Il Signore Iddio aveva piantato l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male al centro del giardino dell’Eden, ordinando ad Adamo ed Eva di non mangiarne i frutti se non volevano morire.
La narrazione biblica del peccato originale e della cacciata dall’ Eden si legano al misterioso frutto, che Eva raccolse su invito del serpente ed offrì ad Adamo.
Di quale frutto poteva trattarsi?
Durante tutto il medioevo si conosceva ancora l’identità del frutto in questione: si trattava di un fico, quel dolce frutto estivo che fin dall’antichità si legava all’idea di fertilità, abbondanza e sessualità.
L’albero della conoscenza del bene e del male era dunque un albero carico di fichi, e non di mele, come confermato da molte opere d’arte di età medievale. Osservando ad esempio i rilievi che Lorenzo Maitani scolpì sulle lastre di marmo che oggi rivestono la facciata del duomo di Orvieto, non vi è alcun dubbio che le foglie e i frutti dell’albero incriminato rappresentati nei minimi dettagli sono di un fico.
La stessa pianta torna in due scene nel ciclo della Genesi: in una si vede Dio con il dito puntato verso Adamo ed Eva mentre ordina loro di non mangiare frutti dall’albero al centro del giardino. Nella seconda si vede lo stesso albero sul cui tronco è attorcigliato un serpente, mentre Eva tende il braccio verso quello di Adamo per offrirgli il fico che avrebbe resi entrambi simili a Dio.
Le tracce storiche del fico sembrano risalire al VI secolo a. C. e ancora oggi possiamo trovare rappresentazioni pittoriche degli stessi fichi nei nostri patrimoni storici (La Villa di Poppea-Scavi di Oplonti-Torre Annunziata).
Nell’antica Grecia, era l’albero sacro ad Atena, dea della saggezza e a Dioniso dio del vino, e a Priapo, dio lubrico della fecondità.
Il titano Sykèus, (da syke, fico), per sottrarsi a Zeus che lo stava inseguendo, si sarebbe rifugiato presso la madre Gea, la terra. Questa avrebbe poi fatto sorgere dal suo grembo l’albero che ricorda il nome del suo figlio.
Nell’antichità era proibito esportare fichi considerati un prodotto di prima necessità, e, se frutto di alberi sacri, veniva reputato un sacrilegio.
In Grecia, in certi culti agrari primitivi, esisteva la “rivelazione del fico”, come culto di iniziazione ai segreti della fecondità.
Ad Eleusi, una cittadina vicina ad Atene, sede di un famoso tempio dedicato alla dea Demetra, non poteva mancare il fico sacro, protetto da un portico, come narra Pausania (110-180), scrittore e geografo greco.
“In questa località dicono che Fitalo abbia accolto nella propria casa Demetra e che la dea, in cambio dell’ospitalità, gli abbia donato la pianta di fico. A quanto io dico rende testimonianza l’epigramma che è inscritto sulla tomba di Fitalo: – Qui il signore, eroe Fitalo accolse un tempo la veneranda Demetra, quando per la prima volta ella fece spuntare il frutto della tarda estate, che il genere umano chiama sacro fico: da allora la stirpe di Fitalo ebbe onori immortali -.” (Pausania,Viaggio in Grecia, I, 37, 2) (32)
Si narra che a Platone, essendo un grande estimatore dei fichi, venne dato il nome di “mangiatore di fichi”; inoltre egli sosteneva che cibarsi di fichi contribuiva ad accrescere l’intelligenza.
Anche Plinio si era dimostrato sensibile alle virtù dei fichi ed infatti era solito affermare che mangiare fichi aumentava la forza dei giovani e manteneva la salute degli anziani.
Plutarco narra, riguardo alle origini di Roma, che la cesta con Romolo e Remo, destinati a morire come frutto illegittimo della vestale Rea Silva, non fu trascinata dalla corrente del Tevere, ma si arenò miracolosamente in un’insenatura fangosa, sotto un fico selvatico dove vennero nutriti dalla lupa. La pianta divenuta sacra, in quanto riferita a Marte, padre dei gemelli, era diligentemente curata dai sacerdoti del dio che provvedevano alla sostituzione della pianta ogni volta che questa moriva.
Il fico inteso come albero, nella tradizione ebraica, rappresenta il popolo di Israele. Il fico, inteso come frutto allora rappresenta la legge che il popolo di Israele genera, cioè la Torah che significa legge. Allora la stagione dei fichi è la stagione delle leggi e delle sentenze, cioè il tempo del giudizio.
L’albero di Bodhi (fico sacro, lat. Ficus religiosa), quell’albero, sotto il quale il Buddha ha vissuto il Bodhi (“Illuminazione” o “Risveglio”). Il simbolo dell’albero ha in parte origine anche nei culti pre-buddhisti della fertilità e nell’“Albero della vita“. A volte viene anche raffigurato un trono vuoto sotto all’albero, che, come l’albero stesso, dovrebbe ricordare il risveglio del Buddha.
L’albero della Bodhi è un grande e molto antico fico sacro ,collocato all’interno dell’area in cui oggi sorge il Tempio di Mahabodhi, a Bodh Gaya. Il fico sacro, di cui l’albero di Bodhi è un esemplare, è sacro a induisti, giainisti e buddhisti
Nella mitologia egizia ci si riferisce al sicomoro (Ficus sycomorus); in Egitto si narra che la rinascita di Osiride avviene quando le zolle alla base del sicomoro sacro cominciavano a coprirsi di germogli di grano ed orzo. Il fico sicomoro era insomma considerato un albero cosmico, simbolo di immortalità, di rinascita dalla distruzione. Il suo succo, inoltre, era prezioso perché si riteneva donasse poteri occulti e il suo legno era usato per la fabbricazione dei sarcofagi: seppellire un morto in una cassa di sicomoro significava reintrodurre la persona nel grembo della dea madre dell’albero, facilitando così il viaggio nell’aldilà.
Nel Libro dei Morti, il sicomoro è l’albero che sta fuori dalla porta del Cielo, da cui ogni giorno sorge il dio sole Ra. Esso inoltre era consacrato alla dea Hathor, chiamata anche la “dea del sicomoro”: Dea madre, feconda e nutrice, Hathor abita gli alberi ed è la “signora del sicomoro del sud”, a Menfi; ma è anche la “signora dell’Occidente”, ossia la signora del regno dei morti.
Nel mondo islamico il fico è ritenuto dotato di una certa baraka (letteralmente “benedizione”, intesa nel senso di “potenza spirituale”). Esso infatti si conserva assai bene secco senza bisogno di alcuna aggiunta di sale o spezie. Il fico non manca mai nei rituali di nozze berberi e campagnoli
La novantacinquesima Sura del Corano viene chiamata “Il fico” (At-Tîn) inizia evocando il fico e l’olivo: “Per il fico e l’olivo/ per il monte Sinai/ e per questa contrada sicura!/ Invero creammo l’uomo nella forma migliore,/ quindi lo riducemmo all’infimo dell’abiezione/ eccezion fatta per coloro che credono e fanno il bene: avranno ricompensa inesauribile./ Dopo di ciò cosa mai ti farà tacciare di menzogna il Giudizio?/ Non è forse Allah il più Saggio dei giudici?”.
In India il Ficus bengalensis ed il Ficus religiosa sono ritenuti gli alberi sacri rispettivamente di Visnu e Shiva. In molte tradizioni (ed in particolare sempre in India) sulle sue radici si acciambella il serpente, simbolo che esprime la forza fecondatrice per eccellenza (e la stessa energia-coscienza dell’essere umano– kundalini– non è forse rappresentata come un serpente che si attorciglia attorno alla colonna vertebrale –albero cosmico- a mò di caduceo?).
Nell‘oroscopo degli alberi chi nasce nel periodo del FICO (dal 14 al 23 Giugno e dal 12 al 21 Dicembre) è un individuo molto forte, un po’ testardo, indipendente, non tollera le contraddizioni né le controversie, adora la vita, la sua famiglia, i bambini e gli animali, un po’ volubile con gli altri, ha un buon senso dell’umorismo, ama l’ozio e la pigrizia, possiede talento ed un’intelligenza pratica. Per saldare il loro carattere i nati in questo periodo hanno molta fiducia nella famiglia e nei suoi affetti in modo da poter anche attenuare il loro comportamento autoritario. Per frenare la loro prepotenza devono accompagnarsi a persone gentili e miti come i Pini e le Betulle che possono riuscire a costringerli a mostrare la loro gentilezza.
Del resto:
Platone diceva che fanno aumentare l’intelligenza….…
Alfa Lyrae, la brillantissima Vega, è la stella di questo mese
Io sono curiosa e sono certa che ogni cosa che è lì ha un suo perchè. E una storia. E anche ogni esperienza ha un significato . Che voglio sapere e imparare.
E mi interessano i punti di vista. Che dipendono da tante variabili.
Tempo luogo coscienza. Anni fa ho comprato una enciclopedia di storia comparata..
Tutti vedono le stesse cose sotto lo stesso cielo nello stesso momento.
Tutti chi? Tutti gli esseri umani e pensano e fanno cose diverse da sempre.
Quando? Dove ? Come? Perchè?
Ne ho fatto un gioco a scuola per far conoscere le storie del mondo.
Ognuno ha le sue domande e le sue risposte. Ci si confronta e si impara.
Questa storia di una cultura così lontana ma vicina mi è piaciuta.
Vega appartiene alla costellazione della Lira e insieme a Deneb e Altair forma il famoso “Triangolo estivo”. Alle nostre latitudini è uno degli astri più sfolgoranti, insieme a Sirio, di cui sembra meno brillante solo perché più distante, 27 anni luce, e ad Arturo, di cui sembra invece più brillante perché di intenso colore bianco; Vega è 58 volte più luminosa del Sole.
Fu la prima stella a essere fotografata, all’Osservatorio di Harvard, nel luglio 1850 e il suo diametro uno dei primi ad essere misurato, nel 1963, con l’interferometro di Narrabri, in Australia.
Il suo nome ha origini arabe; gli Arabi immaginarono questa costellazione come un’aquila, dalle ali semichiuse, che porta uno strumento musicale, e la chiamarono Ai Nasr al Waki.
Nel tempo la costellazione fu vista sempre come una lira, e la parola Waki, trasformata in Vega, passò ad indicare la sua stella principale. Circa 14.300 anni fa Vega è stata “stella polare” e tornerà ad esserlo fra circa 12.000 anni, e questo a causa del movimento di precessione dell’asse terrestre.
Vega era dunque una stella importante già nell’antichità e certamente nella preistoria essa veniva usata come indicatore del nord. Ciò forse spiegherebbe come mai Vega fu usata dagli antichi Egizi per l’orientazione dei loro templi.
Zhinu, figlia dell’Imperatore e della Regina del Cielo, era una bravissima tessitrice. Sedeva ogni giorno accanto al suo telaio celeste e tesseva splendidi arazzi con i colori dell’alba e del tramonto. Anche le nubi, nel loro correre sospinte dal vento, si fermavano per ammirare gli splendenti colori nel cielo.
Un sera d’estate, stanca per il lavoro, mentre osservava un ruscello che scorreva vicino al palazzo imperiale, udì da lontano provenire una musica dolcissima. Incuriosita non esitò ad immergersi nelle acque del fiume. Disteso sull’altra sponda il giovane Niulang suonava il flauto riposandosi dalle sue fatiche di guardiano di buoi. I due giovani si conobbero e cominciarono a suonare e cantare insieme.
Ogni giorno Zhinu attraversava il fiume e raggiungeva Niulang. Finirono così per innamorarsi. Per il suo matrimonio Zhinu preparò un bellissimo abito fatto di gocce di rugiada e della luce delle stelle. La notte delle loro nozze era così luminosa che anche le persone che vivevano sulla terra si chiedevano il perchè la Stella Tessitrice avesse un tale splendore che non si era mai visto prima.
Furono sposi talmente felici che dimenticarono completamente il proprio lavoro !
Il cielo si offuscò perchè Zhinu non tesseva più luminosi tramonti ed albe ed il suo telaio era ricoperto di ragnatele. Niulang non custodiva più i suoi buoi che girovagavano senza controllo addentrandosi perfino nella costellazione vicina dello “Staio Settentrionale e Meridionale” facendo così adirare gli dei.
In particolare la Regina del Cielo, madre di Zhinu, si infuriò moltissimo poichè un bue era entrato nella sua camera da letto ed aveva fatto cadere sul pavimento le sue spille d’argento per i capelli. La Regina allora prese una spilla e disegnò una linea attraverso il cielo lungo il ruscello vicino al palazzo. Con questo unico gesto creò un grande fragoroso Fiume d’Argento, il nome che i Cinesi danno alla Via Lattea. La Regina del Cielo decise di separare i due giovani e pose Niulang su una riva del fiume e Zhinu sull’altra.
Zhinu, disperata, piangeva dal mattino alla sera, ma ricominciò a tessere le sue splendide tele. Niulang riprese nuovamente a portare al pascolo i suoi buoi, ma era profondamente triste e nei momenti di riposo non suonava più il suo flauto.
L’Imperatore del Cielo, impietosito dalla disperazione della figlia, decise che un giorno all’anno, il settimo giorno del settimo mese, i due sposi avrebbero potuto incontrarsi. Zhinu chiamò allora in suo soccorso delle gazze che arrivarono in volo dalla terra e formarono un ponte (sopra la stella Deneb nella costellazione del Cigno) attraverso il vasto e profondo Fiume Argentato. Zhinu saltò sulle loro schiene, come un tempo era saltata sulle pietre affioranti nel ruscello per raggiungere l’amato, e trascorse con Niulang un’ intera giornata insieme.
Le persone che vivono sulla Terra, quando il giorno seguente all’incontro dei due innamorati scorgono le gazze, possono notare le loro penne arruffate, segno che la Principessa Tessitrice è saltata sulle loro schiene.
Durante il resto dell’anno Zhinu intreccia i colori del cielo e Niulang pascola i buoi celesti, sognando il giorno in cui potranno incontrarsi di nuovo.
La storia della Principessa tessitrice e del Guardiano di buoi è molto popolare in Cina. Di essa si trovano diverse versioni con piccole varianti nella trama.
In alcune città della Cina ci sono ancora alcune feste dedicate alla Principessa Tessitrice. Esse si tengono nel settimo giorno del settimo mese lunare del calendario cinese (chiamato Qi Xi /the Night of Sevens) alle finestre vengono appesi drappi di colore rosso (il colore delle nozze) ed in questo giorno si celebrano molti matrimoni.
La seguente trascrizione è a cura della Biblioteca dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri.
14 luglio 1789! libertè egalitè fraternitè ! Ma per tutti? E le donne? – Laurin42 (laura-carpi.com)

Che fai tu luna, in ciel ? Dimmi, che fai, silenziosa luna ?
Diceva il poeta…
da sempre il plenilunio mi attrae soprattutto da quando vivo al mare …
“ macchè silenziosa! Ti mando messaggi…e adeguati al momento… ai tuoi momenti…ognuno può cogliere il suo…”
ma… certo! …quindi cosa mi vuoi dire con questa stradona, anzi autostrada che porta a un infinito che ancora non immagino…
“ E’ la strada che hai percorso ultimamente, una signora strada…ricca di esperienze… di scelte ponderate… di emozioni alla massima potenza… di risoluzioni di rapporti del passato…di condivisioni… di affetti ritrovati …di entusiasmi e di incertezze…di scoperte di risorse…
tutti gli aspetti di un sogno che si è realizzato… un desiderio profondo messo da parte senza accorgertene!”
I grandi cambiamenti mettono paura a tutti!
“ Tu non sei tutti! Nessuno è tutti se si sa guardare dentro.
In fondo alla tua strada c’è già il tuo sogno realizzato.
Anzi, ti dico, che si sappia …succede che tu sei nel sogno già e non lo vedi, anzi è già materializzato..e la cosa meravigliosa è che l’hai creato tu…
e tutto intorno a te splende della tua Luce…”
veramente è la tua! di Luce!
“ Io aggiungo solo più luce ! E tu intorno hai luci che splendono come te , per te, che sono lì per te e tu per loro, che credono nei loro sogni e li materializzano, ogni sogno realizzato è l’obbiettivo raggiunto!”
E mentre sento vibrare la luce dentro di me, la Luna mi accompagna a illuminare il sogno realizzato di aver riunito i miei più cari affetti sotto lo stesso tetto in un abbraccio che non ha fine.
Guarda anche tu la luna ! Ha un messaggio per te! Da sempre e per sempre!
Buon Plenilunio di Luglio 2025! Love Laurin!
Foto di Laurin
Mi piace scandire il tempo secondo il calendario lunare. E poi in questo ottavo mese c’è il mio compleanno! E poi solo la parola “agrifoglio” mi rinfresca! Penso all’atmosfera dicembrina, al vento pungente dell’inverno,ai profumi delle caldarroste, alle vibrazioni natalizie… e qui al mare al silenzio dei pesci che vanno in letargo ( forse?) A volte basta una parola …
“Ed ecco l’agrifoglio che è così generoso:
compiacere tutti è il suo intento
ad eccezione di lords e ladies, distaccati da tutto questo,
chiunque inveisca contro l’agrifoglio
d’un balzo sarà appeso su in alto. Alleluia.
Chiunque canti contro l’agrifoglio
Può piangere e torcersi le mani”
Secondo il calendario celtico, l’agrifoglio rappresenta l’ottavo mese dell’anno , Tinne (8 Luglio – 4 Agosto), che comprende la festa celtica di Lughnassadh (Lammas) celebrata il 1° agosto.
Nella tradizione, l’agrifoglio è conosciuto con molti nomi diversi, tra i quali ricordiamo: Hulver, Marruca, Albero degli Spiriti …
Il “Calendario degli Alberi”, usato presso i popoli celti, fissava una certa corrispondenza tra numerose serie di elementi: gli alberi, le lettere dell’alfabeto, i mesi lunari dell’anno, parti del corpo umano,metodi di guarigione e dei.
I sacerdoti celti, i Druidi, utilizzavano le piante anche per scopi magici e terapeutici e il ciclo di 13 alberi corrispondeva alle 13 energie arboree alle quali si associavano anche elementi divinatori che operavano come genii protettori cui rivolgersi in cerca di forza, fortuna o buoni consigli.
Ailm ( abete rosso)
Idho (tasso)
Queste due vocali aprivano e chiudevano l’anno lunare.
Le altre vocali erano adibite a simboleggiare i due equinozi e l’altro solstizio:
Onn, la ginestra, per l’equinozio di primavera,
Eadha, il pioppo bianco, per l’equinozio d’autunno
Ura, il brugo, per il solstizio d’estate.
Le prime tracce del Re agrifoglio risalgono al XII secolo.
Era la trasposizione dell’antica entità chiamata “ Uomo Verde. “.
Capace di donare la fertilità della foresta e delle piante alle donne e al bestiame, l’Uomo Verde è il consorte della Dea madre e si occupa della fioritura della primavera e dell’estate, del rigoglio della terra.
Il volto e i lineamenti dell’Uomo Verde sono formati da foglie e rampicanti.
Trae il vigore dalla terra stessa e rappresenta il ruolo maschile nell’unione sessuale,nella fertilità e nella fioritura della vita e del talento degli uomini. Rappresenta l’innocenza, il procedere senza difficoltà e il successo, soprattutto nell’intraprendere nuove attività.
Considerata dalla tradizione magica pianta di genere maschile perché collegata all’elemento fuoco e al pianeta Marte. Per questo motivo, se era portata addosso, la pianta avrebbe donato fortuna soprattutto agli uomini (il corrispondente femminile è l’Edera). Le si attribuivano protezione, sogni magici e il potere contro il fulmine.
Era considerata la pianta protettiva per eccellenza, capace di difendere e proteggere dai fulmini, dai veleni, dagli spiriti cattivi e dagli stregoni malvagi se veniva piantato intorno alla casa. Se invece si lanciava l’Agrifoglio contro una bestia feroce, questo aveva la facoltà di calmarla immediatamente, anche se l’animale non veniva colpito.
L’acqua di Agrifoglio (infuso o distillato) era spruzzata sui neonati in segno di protezione.
Una ballata medievale dell’Inghilterra, dove l’ agrifoglio è ancora il sempreverde più utilizzato a Natale, ne difende la tradizione: “Chi parla male dell’agrifoglio”, in un baleno verrà impiccato. Alleluia!”
L’origine dell’agrifoglio si ritrova anche in una leggenda dei paesi nordici nella quale si narra che quando Baldur, dio della luce e del sole, morì trafitto da una freccia, cadde proprio su un cespuglio di agrifoglio; allora suo padre, il dio Odino, decise di ricompensare la pianta che aveva ospitato il figlio al momento della morte trasformandola in sempreverde e riempendola di bacche rosse, in ricordo del sangue versato dal figlio.
Un antico rito magico per realizzare un desiderio, consisteva nel raccogliere, dopo la mezzanotte di un venerdì, nove foglie di Agrifoglio nel più completo silenzio, scegliendo una pianta non troppo spinosa. Si dovevano poi avvolgere le foglie in un panno bianco e annodare per nove volte le due estremità del panno. Infine, si riponeva questo sacchetto sotto il cuscino, e quello che si era pensato o desiderato si sarebbe avverato.
L’ agrifoglio rappresenta la sopravvivenza, la speranza, la rinascita.
E’ simbolo di protezione e forza vitale. Appeso sopra le porte impedisce l’ingresso di persone ed energie limitanti.
I nati sotto il segno dell’Agrifoglio hanno questo temperamento che riecheggia il sole: la vitalità, il potere, l’egocentrismo, ma anche la generosità. Nati per comandare, hanno carisma, volontà e autostima da vendere. In amore danno molto: eros, fedeltà e coinvolgimento, ma pretendono altrettanto. Impennate di orgoglio da controllare.
Parola chiave: eroismo
Fonti:
http://www.elfland.it
http://www.daltramontoallalba.it
http://www.inerboristeria.com
E soffro per qualsiasi situazione che può danneggiarne l’esistenza.
Quest’inverno ho coperto e scoperto secondo le temperature la mia crassula ovata più di me stessa ( è una pianta eh) e quando un animale mi guarda sono certa che stiamo comunicando…allo stesso livello.
E che dire del barboncino di mia figlia che mi considera la sua nonna? Del resto lui partecipa come indispensabile membro della famiglia. E ci posso contare sempre … lui sa come fare., attentissimo a tutti gli umori, le attività e gli spostamenti di ognuno. Viene spesso a controllare se ci sono tutti.
E’ un naturale portatore di sincero e disinteressato amore, allegria e felicità.
350 cani bagnini presenti sui nostri lidi sono gli eroi dell’estate anche questo anno , con decine di vite salvate in Italia dai soccorritori a 4 zampe.
Questa estate è stata anche caratterizzata dalle notizie di i salvataggi importanti, messi in atto proprio dalle unità cinofile di salvataggio, più di 350 esemplari di cani da salvataggio in mare, presenti su una quarantina delle spiagge più frequentate del nostro paese,
E’ il primo anno che se ne sente parla così tanto e bisogna dar loro il merito di avere salvato decine di persone durante questi mesi estivi, non si tratta di semplici cani, ma sono animali addestrati con appositi corsi e certificazioni ad intervenire in caso di soccorso in mare, e proprio grazie alla loro resistenza fisica, alle abilità di nuoto e alla loro muscolatura, di riuscire a portare in salvo i bagnanti in pericolo anche in condizioni di mare o peso della persona, che un bagnino umano avrebbe più difficoltà ad affrontare,
La notizia del salvataggio più conosciuta è avvenuta qualche anno fa a Sperlonga, località turistica in provincia di Latina, dove 3 cani di salvataggio e i bagnini hanno portato in salvo 14 persone nella prima settimana di Agosto, di cui 6 adulti e 8 bambini.
Le famiglie stavano facendo il bagno quando le onde si sono ingrossate e le 14 persone si sono trovare in difficoltà, in balia delle onde, non più in grado di tornare a riva, i tre cani di soccorso, Mira, Eros e Mya sono riuscita a concludere il salvataggio in 15 minuti.
Altro salvataggio finito sui quotidiani nazionali la scorsa estate è quello di un ragazza di 15 anni che a Palinuro era stata trascinata al largo e travolta dalle onde e che la stavano facendo affogare, e che è stata salvata dai labrador Luna e Igor, che da anni contribuiscono al pattugliamento del litorale,
Con 350 unità cinofile addestrate e attive sulle nostre spiagge, i piccoli o grandi salvataggi e le situazioni di soccorso sono all’ordine del giorno ed è stato calcolato che sono stati decine gli interventi degli animali con altrettante persone salvate,
Diventare un cane di salvataggio non è un percorso semplice, infatti ogni animali viene addestrato per 18 mesi con un addestramento di base e poi vengono selezionati gli animali che possono effettivamente intraprendere questo percorso e passare poi agli addestramenti più intensivi per le situazioni di salvataggio più estreme,
Grazie a questo tipo di addestramento, ogni anno sempre di più, il numero dei cani di salvataggio è in aumento sui nostri litorali e sono in aumento anche le decine di persone che riescono a salvare ogni estate:
Le abilità delle scuole cinofile per il salvataggio italiane vengono guardate con interesse da tutto il mondo e proprio a Settembre arriveranno a Milano Angel e Oakley, due terranova che arrivano direttamente da Boston e che verranno addestrati dai team della scuola italiana cani da salvataggio prima di finire il loro percorso e iniziare a salvare vite sulle spiagge americane.
I cani (nella foto, Akira, Achille, Rif, Mec e Cloe in spiaggia) salvano una media di 20-30 vite all’anno, tuffandosi in mare persino dagli elicotteri.
Nella categoria dei “ cani bagnino ” rientrano le unità cinofile da salvataggio in acqua.
Si tratta di una branca della Protezione Civile nata da un’idea di Ferruccio Pilenga. In questa categoria troviamo sia i cani bagnino che i cani da salvataggio, dediti alle operazioni di soccorso in montagna o durante disastri ambientali.
Questa categoria di cani non si occupa di ricerca mediante l’olfatto, bensì prevede come obiettivo primario un atto di supporto fisico al soccorritore. Per questo, è importante che si stabilisca una forte connessione tra addestratore e cane bagnino, poiché insieme collaborano per aiutare e recuperare l’infortunato o la persona in difficoltà in acqua.
Il loro obiettivo è quello di nuotare fino al bagnante che chiede aiuto. Per poi vegliare su di lui e portarlo a riva, sia nelle brevi che nelle lunghe distanze.
Le razze più adatte a diventare cani bagnino sono il Terranova, il Labrador Retriever, il Flat-Coated Retriever, il Golden Retriever, il Cane d’acqua portoghese e il Landseer.
Inoltre, ci sono dei requisiti che il cane deve possedere, per poter diventare un cane bagnino:
Fonte
Anche i gatti!
Da piccola nel giardino di mia zia c’era un grandissimo albero di noce. Il 24 giugno lei raccoglieva un cestino di noci verdi verdi e bianche dentro e le tagliava a spicchi. In autunno offriva ai grandi un liquido marrone profumatissimo supervietato a noi bambini. E io mi domandavo come fosse possibile che quelle noci verdi verdi diventassero un liquido così marrone. marrone…
La tradizione vuole che le noci vengano raccolte il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, allorché la maturazione del frutto non è ancora completata ed il mallo risulta verde e tenero. L’antica credenza popolare voleva che la rugiada (guazza) formatasi nella notte tra il 23 e il 24 giugno fosse una panacea per ogni male, specie per i problemi dell’apparato digerente e per i disturbi gastro-intestinali, per i quali il Nocino era considerato un rimedio eccellente.
Le origini del liquore sono incerte. Si sa che esistono versioni di liquore di noci in molti paesi europei, dall’Italia, agli Urali, all’Inghilterra. Documenti romani antichi riportano che i Picti, cioè i Britanni, si radunassero nella notte di mezza estate e bevessero da uno stesso calice uno scuro liquore di noce. Successive fonti riportano che tra i francesi era in uso un liqueur de brou de noix o ratafià di mallo. Probabilmente dalla Francia fece il suo ingresso in Italia, diffondendosi prima nella zona del Sassello e poi nel Modenese.
ricetta su tavola di legno Certosa di Pavia
Il noce mantenne sempre un alone di leggenda, legato alla presenza di streghe e incantesimi, che si comunicò alla preparazione del liquore.
Tradizionalmente, infatti, le noci venivano raccolte nella notte di San Giovanni dalla mano di una vergine che, salita sull’albero a piedi scalzi, staccava solo le noci migliori a mano e senza intaccarne la buccia. Lasciate alla rugiada notturna per l’intera nottata, si mettevano in infusione il giorno dopo. La loro preparazione terminava la vigilia di Ognissanti, cioè la notte di Halloween.
Nella raccolta la tradizione chiede di non usare attrezzi di ferro. Il metallo, infatti, intaccherebbe le proprietà delle piante officinali. È un fatto che i vegetali tagliati con lama di metallo ossidano prima e appassiscono più in fretta di quelli tagliati, ad esempio, con una lama di ceramica. L’usanza è comunque molto antica e già i druidi la seguivano cogliendo il vischio con un falcetto d’oro.
Uomo di scienza, cultura, critico letterario, nazionalista, scrittore attentissimo ai fatti di lingua, igienista, gastronomo, Pellegrino Artusi trascorse la sua vita fra la Romagna e la Toscana.
Autore del famosissimo manuale di alimentazione La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene, che ebbe larghissima popolarità per la sua prosa scorrevole e simpatica, grazie al corretto italiano con cui fu scritto, contribuì all’unificazione linguistica della Nazione. Infatti, nei suoi scritti si percepisce un’idea di Nazione ed il progetto di unificare il futuro dell’idioma italico, basato su tali valori, nel rispetto di tutte le regioni e dei loro passati splendori.
Ecco il nocino del grande Artusi:
“Il nocino è un liquore da farsi verso la metà di giugno, quando le noci non sono ancora giunte alla maturazione. *Noci (col mallo) n. 30; spirito, litri uno e mezzo; zucchero in polvere, grammi 750; cannella regina tritata grammi 2; chiodi di garofano interi 10 di numero; acqua decilitri 1; la corteccia di un limone di giardino a pezzetti.* Tagliate le noci in quattro spicchi e mettetele in infusione con i suddetti ingredienti in una damigiana od un fiasco della capacità di quattro o cinque litri. *Chiudetelo bene e tenetelo per quaranta giorni in luogo caldo scuotendo a quando a quando il vaso. *Colatelo da un pannolino e poi, per averlo ben chiaro, passatelo per cotone o per carta, ma qualche giorno prima assaggiatelo, perché se vi paresse troppo spiritoso potete aggiungervi un bicchier d’acqua”.
Ingredienti e quantità:
Noci col mallo verde 36
Spirito di vino gradi 90 1 litro
Zucchero in polvere 750g
Cannella 2g
Chiodi di garofano n. 10
Acqua 400g
Scorza di limone q.b
…..e un pò di pazienza perchè deve maturare per almeno 6 mesi!
(L’ho fatto assaggiare a mio cugino Emilio che vive in Argentina e lui ,che ha tanti alberi di noci, lo fa per sè e per gli amici!!!)
Fonti:
puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)
Ricerca e filosofia energetica
Se nessuno ti vede mentre lo mangi, quel dolce non ha calorie.
Le belle parole dei saggi e dei poeti di tutto il mondo mi aiutano spesso a dire quello che non so esprimere
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