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*E ora ci sono le energie di Marte, del Toro, di Urano che ci accompagnano verso scelte importanti : mangeremo bene se mangeremo tutti.


Nel giorno che il mondo dedica all’Amore ormai da secoli, quest’anno Marte, Dio della guerra, invece entra nell’archetipo del Toro.

E il Toro sarà il grande protagonista della primavera astrologica, dal momento che in Marzo si verificherà uno dei transiti più chiacchierati del momento, ovvero lo spostamento di Urano, signore del cielo, proprio in questo archetipo, il quale al contrario rappresenta il primo avamposto dell’elemento terra nella ruota dello zodiaco.

Sarà un matrimonio totalizzante o totalitario quello fra due poli tanto distanti, e che sia l’una o l’altra cosa dipenderà ovviamente dalle nostre scelte personali.


Marte tuttavia fa un pò da apripista, e tale suo movimento inizia già a raccontarci qualcosa di importante dal punto di vista Karmico.

Il Toro è uno di quei segni in cui lo spartiacque fra la dimensione più riscattata  di sè stesso e quella più bassa è molto pronunciato.

E’ noto che esistano due tipologie taurine.

C’è il Toro che si sottomette al giogo dell’aratro e lavora con grande sofferenza, senza inventiva, al soldo di qualcuno che lo vessa e decide per la sua esistenza, e quello che invece sfida la morte combattendo nell’arena davanti al Torero, che è munito di spade e coltelli magari,  ma che a volte in modo imponderabile di fronte alla forza fiera dell’animale ha la peggio e finisce incornato.

C’è un toro placido e sottomesso, vittima della sua paura esistenziale, che non osa e tollera ruminando quello che la vita gli mette innanzi,  e quello che non ci sta, che prende in mano la sua esistenza e affronta il pericolo, in primis la sua stessa paura, perchè come sappiamo il vero nemico non ci sta mai di fronte, ma è annidato nelle zone di buio della nostra Anima, nel nostro inconscio.

Nell’inconscio del Toro, per restare in tema, il grande spauracchio si chiama Materia.

Il corpo, il denaro,  la casa, il conto in banca,  la sicurezza economica, il benessere, la sensualità, la bellezza,  il rapporto con il cibo, con la tavola, il sesso come appagamento sensuale e godimento sempre della materia chiaramente. Queste sono le tematiche care al Toro. Allora la sua più incontenibile paura interiore danza come un fantasma sulla possibilità di perdere tutto questo.  Di non averne a sufficienza o di doverne avere di più.  Il Toro è quello che nel grande processo di creazione dell’Universo dalle mani di Dio viene subito dopo l’Ariete, il grande iniziatore. L’ Ariete è talmente tanto carico del fuoco divino, di quell’energia che gli serve per travolgere l’oscurità e conquistare il mondo che non ha tempo per pensare e provare paura. Il Toro che lo segue invece si ferma, lascia germogliare la terra, lascia sbocciare i fiori ( chi non si è mai meravigliato della bellezza delle rose di Maggio?) ma al tempo stesso la sua stanzialità calma e pacifica gli da modo di provare terrore. Terrore di perdersi e di perdere quello che possiede.

Il Toro si identifica ancora potentemente in quello che ha.

IO SONO QUELLO CHE HO. Questo è il monito interiore di questo Archetipo. E’ Dio che si specchia in quello che ha creato, nella materia appunto.

Il mito ci racconta  che esisteva un re a Creta  chiamato Minosse il quale per non privarsi della vacca più bella e grassa da offrire in sacrificio a Nettuno Dio del Mare, decide in segreto di condurne all’altare sacrificale una di valore inferiore, confidando che Nettuno magari chissà… distratto da altro non se ne accorga e vada bene lo stesso.

Minosse vive il conflitto del Toro meno redento, l’attaccamento alla materia. Non riesce a vivere con l’idea che il suo capo di bestiame migliore debba andar sprecato in un’offerta votiva annuale a un tizio che sta nel Mare e non si vede mai.  Esiste o no questo Nettuno a cui deve il balzello?

Il Toro in effetti crede solo a quel che vede. E’ un segno in cui la trascendenza non ha alcuna presa ancora, nè può risuonare in alcun modo. E Nettuno, signore delle profondità marine, di un mondo invisibile ed ignoto, è legato archetipicamente al Segno dei Pesci che della trascendenza e della fusione spirituale è luogo per eccellenza.

Lo scontro fra Minosse e Nettuno è proprio l’oscillazione fra immanente e trascendente. Fra la necessità taurina di restare incollato a quel che si può vedere stimare e misurare e l’evanescenza ultramondana del mare incantato e incantatore in cui tutto è celato e ovattato.

Eppure quella trascendenza a cui Minosse non vuole credere, perchè non manifesta, all’improvviso invece prende corpo. Non si può farla in barba a un Dio. La furia di Nettuno per l’affronto diventa tangibile quando la maledizione che ne deriva si abbatte sulla sposa di Minosse Pasifae e la fa cadere preda di una mostruosa passione per un toro. Dalla passione malata a cui Nettuno l’ha condannata, nascerà il Minotauro. Un mostro che è il segno misurabile dell’ottusità di suo padre. E Minosse lo sa bene, al punto che lo fa chiudere in un labirinto in modo tale che non lo si possa più vedere in giro questo suo grande errore con le gambe. In sottofondo tuttavia in questa storia di avidità e ristrettezza mentale, troviamo un personaggio più defilato ma assai geniale, che è Dedalo.

Dedalo è l’inventore al soldo del Re Cretese che genera soluzioni per ogni rocambolesco caso della coppia reale. E’ quello che costruisce una finta vacca in cui la Regina Pasifae possa nascondersi per congiungersi al toro di cui si è follemente innamorata, ed è anche quello che una volta nato il piccolo mostro dalle sembianze taurine e umane costruisce il labirinto in cui nasconderlo. E’ quello che in poche parole ci mette la pezza quando le cose vanno fuori dai binari.

E qui sta l’ottava alta e riscattata del Toro. Il Toro può creare, inventare, diventare utile e brillante.

Dalla terra che è il suo elemento, che è madre fertile, principio creatore, il Toro attinge la forza della creatività che ne fa spesso un  buon artista e un personaggio in grado di dirigere la propria esistenza, creando soluzioni che migliorino fattivamente anche l’esistenza altrui. Può diventare la roccia su cui tutti possono contare, saldo stabile e padrone delle situazioni, financo combattivo. Dedalo infatti mette a punto anche il modo per andarsene una volta costruito il labirinto. E che modo spettacolare considerando che forgia delle ali per sè e suo figlio! Dedalo così afferma se stesso, non soggiace per sempre ai capricci di un re miope.

Inventa e si libera:

 

 

Ora se Marte con i suoi connotati di energia e fuoco, maestro dell’Ariete, stimolatore di impulso, iniziativa e combattività si va ad infilare sotto la placida pelle del Toro, va da sè che quegli aspetti della nostra esistenza che hanno a che fare con il nostro corpo e il rapporto che ci lega ad esso, la nostra relazione con il denaro, la nostra capacità di costruire e creare benessere attorno a noi riceveranno da un lato un grande impulso energetico ma dall’altro un’inquietudine che potrebbe generare timori e preoccupazioni.

Mettere a soqquadro un menage in cui si è andati avanti magari per anni.

L’undicesima casa astrologica in cui Marte si affaccia entrando in Toro è poi il luogo della collettività, del sociale, dell’umanità nel suo complesso. E’ lo spazio dell’Acquario e del suo altruismo. Risponde alla dicitura: gli altri. La domanda che allora il cielo ci pone in questo momento è cosa fai tu per gli altri? Come ti adoperi per creare benessere? Sei in grado di mettere le pezze sui pasticci del tuo prossimo come fa Dedalo? Ti dai da fare per consentire ai fiori di sbocciare attorno a te? Dove sono le meravigliose rose di maggio che dovrebbero adornare il tuo passaggio nel mondo?

Sei ancora rannicchiato sulle tue esigenze? Sul tuo conto in banca? Sulla tua pancia? Preoccupato del tuo benessere e del tuo orticello? O ti stai rendendo conto che il benessere reale è possibile solo se condiviso? Solo quando diventa il terreno fertile e comune in cui possa crescere anche la vita degli altri come una pianta rigogliosa?

Fra poco non sarà solo Marte a metterci il fuoco sotto le terga da questo punto di vista, quando arriverà Urano, Signore e maestro dell’Acquario, a porre le domande che deve proprio a quel lato più materiale e terreno della nostra esistenza, le cose saranno ancora più rivoluzionarie. Non si terrà più in piedi quello che serve solo a garantire la nostra autosussistenza. Non potremo più ragionare solo nell’ottica di portare il pane a casa e campare un’altra giornata.  Ci verrà chiesto di occuparci della materia nell’ottica della condivisione e dell’altruismo. 

Mangeremo bene se mangeremo tutti.

Allora il transito di Marte ci da modo di iniziare a prendere le misure. Di domandarci se siamo nel posto di lavoro giusto o meno, se certe scelte professionali magari abbiano fatto il loro tempo e vadano riviste in un’ottica maggiormente evolutiva.

L’energia di Marte è la più genuina dello zodiaco, attiva le nostre risorse, porta luce dove prima non c’era anche a costo di costarci arrabbiature. Ma l’ira è sana e va sfruttata quando ci consente di vedere cose che ci erano nascoste, può aiutarci e demolire se c’è bisogno di costruire qualcosa di diverso e più autentico. La difficoltà che ci mette dinanzi Marte è solo quella di accettare il passaggio di una forza fra le più complesse da gestire proprio per la sua stessa impetuosità.

Il primo passo è  senza dubbio accettarla.

Il secondo lo spiega benissimo il grande Eckhart Tolle quando scrive 

Accetta e poi agisci. Qualunque cosa il momento presente contenga accettala come se l’avessi scelta tu. Lavora insieme a questa cosa e non contro di lei…questo trasformerà miracolosamente la tua intera esistenza”.

Lavoriamo insieme a Marte. Non contro di lui in questa fase della nostra storia. 

Accettiamo l’energia che ci arriverà anche in forma di aggressività o rabbia.

Stiamo con queste emozioni, osserviamole.

Questo ci illuminerà la strada alle rivoluzioni di cui Urano sarà presto portatore.

Pace& Amore.

Francesca Spades

http://www.facebook.com/AstrologiaKarmicaPerAnimeConfuse

Le energie delle stelle ci sostengono e ci spingono verso le scelte che fanno della vita la nostra vita.

Tutto si muove e si rinnova, muta ciclicamente, il Cielo è sempre lì a mostrarci il cammino come un libro aperto e i pianeti e le stelle e le galassie sono compagni di viaggio nell’evoluzione.

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*La buona notizia del venerdì: Un borgo amico per con-vivere in modo dignitoso : Cicala in Calabria

Ai piedi della Sila, in Calabria, Cicala è un luogo di aggregazione in cui le persone malate hanno la possibilità di vivere una quotidianità serena, partecipativa e libera : tutti gli abitanti si occupano dei malati

Quelli che ridono, o sono contenti, o son pazzi, o son dementi” questo recita un vecchio proverbio italiano, sintesi perfetta per raccontare il progetto del centro diurno “Antonio Doria” realizzato dall’ Associazione Ra.Gi. Onlus di Catanzaro.

Si tratta di un progetto di ospitalità diffusa che ha trasformato il paese in una grande casa per i pazienti e le loro famiglie, che finalmente possono fare affidamento su una comunità per risolvere i problemi, a cui spesso devono far fronte da soli

Un intero paese votato all’accoglienza delle demenze, dove restituire ai malati una po’ di normalità.

Cicala, un comune di mille anime nella provincia di Catanzaro, che è diventato un’oasi terapeutica grazie all’impegno dell’associazione Ra.gi., che pian piano ha attuato una vera e propria rivoluzione. 

In questo piccolo centro, infatti, i malati sono diventati pazienti di tutti gli abitanti, che danno un piccolo apporto per contribuire alle terapie di coloro che sono affetti da demenza o Alzheimer e che arrivano speranzosi a Cicala.

Il sogno che ha preso forma in questi anni è figlio di un progetto di ospitalità diffusa, che ha trasformato il paese in una grande casa per i malati e le loro famiglie, che finalmente possono fare affidamento su una comunità per risolvere i problemi, a cui spesso devono far fronte da soli.

Per realizzare questo progetto, dapprima è stato aperto un centro diurno per il trattamento degli ospiti, che pian piano hanno avuto accesso all’intero paese in completa libertà.

Quando i malati entrano nei negozi, parlano con i bambini delle scuole o impastano il pane insieme al fornaio, sono sempre affiancati da un operatore che con discrezione ne supervisiona le attività.

In questo modo gli ospiti di Cicala entrano a far parte della comunità e riprendono quelle attività, semplici e quotidiane, che per molti di loro erano diventate montagne troppo alte da scalare.

Il tutto è stato possibile anche grazie alla disponibilità di commercianti ed abitanti che sono stati preparati dai volontari di Ra.gi. a vivere e lavorare in un paesino definito ‘Dementia frendly’, ossia amico delle demenze.

I commercianti, macellai, fruttivendolo, panettieri, baristi, farmacisti parrucchieri, barbieri e fiorai hanno seguito un corso di formazione per 5 mesi su come parlare e relazionarsi con le persone con demenze.

Si tratta di persone normali, non terapisti, gente comune che incontrerà nella quotidianità queste persone e che accompagnate dalla Equipe terapeutica andranno a fare la spesa, passeggeranno, incontreranno persone “normali” andranno a prendere il caffè normalmente.

Il progetto è presieduto da Elena Sodano, che è una grande sostenitrice del metodo della Teci (Terapia espressiva, corporea, integrata), che si fonda su un approccio, con solide basi scientifiche, ma che è anzitutto fisico.

Attraverso questo tipo di terapia a Cicala si punta sull’umanizzazione e la normalizzazione dei pazienti che non vengono sedati.

 

 

L’obiettivo è costruire un approccio più “esistenziale” che assistenziale per gli ospiti.

Convinti dalla bontà del progetto, al fianco dell’associazione Ra.gi. si è schierato anche il comune, col sindaco Alessandro Falvo, e il parroco don Sergio Polito, che insieme stanno lavorando per rendere Cicala un borgo sempre più Dementia friendly. 

La vita deve avere lo stesso valore per tutti – ha dichiarato il sindaco di Cicala -. È per questo che abbiamo sposato l’idea di far vivere in modo dignitoso, libero ed inclusivo le persone affette da demenze e ne siamo orgogliosi”.

https://www.nonsprecare.it/cicala-borgo-amico-demenze?fbclid=IwAR35tUa0p9tFTdVYAaEdXTRgnJCX7qauk1Ny3TldlDlLQ6oNAtcPvXJ8qJQ&refresh_cens

http://www.vita.it/it/article/2018/05/10/a-cicala-il-primo-borgo-calabrese-amico-delle-demenze/146798/

.. e se questo cercare continuo di questi “ malati ” nei cassetti, negli angoli di casa,nelle persone, fosse per trovare un amore mancato se pur inconsciamente per tutta la vita ?

…e se questo dimenticare fosse per cancellare il dolore se pur inconscio dell’amore percepito non meritato per tutta la vita?

e se questi “ malati “ fossero anime insegnanti di amore in questa vita?

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* Giornata internazionale delle donne nella scienza 2019

……

Rita Levi Montalcini * Margherita Hack * Irene Joliot Curie * Ida Tacke Noddack

Gerty Radnitz Cori * Gertrude Belle-Elion * Rosalind Franklin * Emmy Noether

Barbara McClintock* Rosalyn Sussman- Yalow

…..

 

Sebben che siamo donne…

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* Che ritorni presto l’ Era del Cinghiale Bianco

 

 

 

Pieni gli alberghi a Tunisi 
per le vacanze estive 
a volte un temporale 
non ci faceva uscire, 
un uomo di una certa età 
mi offriva spesso sigarette turche, ma 
Spero che ritorni presto 
l’Era del Cinghiale Bianco 
Spero che ritorni presto 
l’Era del Cinghiale Bianco

Profumi indescrivibili
nell’aria della sera
studenti di Damasco
vestiti tutti uguali,
l’ombra della mia identità
mentre sedevo al cinema oppure in un bar, ma
spero che ritorni presto
l’Era del Cinghiale Bianco
Spero che ritorni presto
l’Era del Cinghiale Bianco

https://youtu.be/Ai14HRro0YM
Franco Battiato 1979

L’era del cinghiale bianco” è un brano del 1979 e contenuto nell’omonimo album.

Per questo testo Battiato prende spunto dal saggio: “Simboli della scienza sacra” del 1962 di René Guénon dove, il cinghiale, viene analizzato come elemento della mitologia dei Celti, per la quale era un animale sacro e simbolo dell’autorità spirituale contrapposta all’orso che rappresenta l’emblema del potere temporale, e come figura della tradizione Indù dove oltre a rappresentare il terzo dei dieci avatar di Vishnu, identifica la nostra stessa era e quindi, l’era del cinghiale bianco.

Questa era, per gli Indù, rappresenta una fase mitologica e magica per l’uomo nella quale si raggiunge la conoscenza assoluta in senso spirituale.

L’aspirazione al raggiungimento di una dimensione spirituale è un messaggio che Battiato fa passare anche attraverso il minimo utilizzo delle parole. Il brano, infatti, presenta solo due brevi strofe oltre al ritornello lasciando campo libero alla musica ed al pensiero.

La canzone, tra le altre cose, è stata tradotta anche per il mercato spagnolo per la raccolta “Nomadas” del 1987 con il titolo “La era del jabalì blanco”.

simbologia del cinghiale

Data la diffusione del cinghiale in quasi tutti i paesi della Terra, specialmente in Europa, pressoché tutte le culture lo hanno preso a riferimento come animale sacro o dal forte valore simbolico.

A partire dalla tradizione induista, fino ad arrivare a quelli nordici e orientali: presso tutte queste culture il cinghiale rappresenta l’energia della ferinità selvaggia e il coraggio indomito

Nella mitologia greca il cinghiale fu la quarta prova che l’eroe greco Ercole  figlio di Zeus e Alcmena, dovette affrontare. Dopo aver imprigionato la cerva del Monte Cerineo, in passato sfuggita anche alla dea Artemide, fu inviato dal Re in Arcadia per catturare vivo l’Erimanto, un selvaggio e indomito cinghiale di enormi dimensioni, con zanne grandi quanto le braccia di un uomo, che stava terrorizzando l’intera provincia. Naturalmente Ercole riuscì nell’impresa.

Sempre secondo il mito greco gli dèi dell’Olimpo, durante lo scontro con titani tra cui spiccava il terribile Tifone, fuggirono e per non essere scoperti si trasformarono in animali: Ares, il dio della guerra, scelse di trasformarsi in un cinghiale.

Nei racconti della mitologia vichinga, si narra che il potente dio Loki avesse fatto infuriare Thor, dio del tuono, per aver tagliato, spinto dall’invidia, le bionde trecce a sua moglie Sif. Per sfuggire alla furia di Thor, Loki si fece costruire dei doni da alcuni nani, abili artigiani: essi crearono per lui una chioma d’oro bellissima, una lancia per Odino, supremo capo degli dèi norreni e una nave per Frey (amica di Sif). In possesso di questi tesori, Loki, incontrò due fratelli nani Brokk e Sindri, ritenuti artigiani ineguagliabili, e li sfidò a fabbricare dei tesori come quelli in suo possesso.

Tra le varie cose create dai due nani, Sindri, dopo aver steso sui carboni della fucina una pelle di porco, creò un cinghiale con le setole d’oro che chiamarono Gullinbursti. Il resto della storia per noi non ha molto interesse, se non per il fatto che furono proprio Brokk e Sindri a realizzare il famoso martello di Thor. I guerrieri norreni, in particolare quelli vichinghi, che desideravano ottenere in battaglia la protezione della dea dell’amore Freyia, erano soliti indossare pellicce di cinghiale ed elmi che lo rappresentavano.

Presso i Celti il cinghiale era considerato un animale sacro e dal forte valore simbolico: il selvatico suino, infatti, permetterebbe di comprendere e svelare la sfera spirituale a coloro che gli si avvicinano e rappresenterebbe la forza solare (divina), ossia il principio maschile di forza e coraggio.

Data l’enorme diffusione in Europa (e in Italia) di quest’animale, è normale che esso sia stato utilizzato come simbolo dalle antiche popolazioni del vecchio continente: lo troviamo, infatti, presente nei vessilli dei Romani per rappresentare la legione Legio XX Valeria Victrix, in numerosi stemmi medievali è raffigurato, sia su tela che in forma scultorea, in opere che si rinvengono nelle cattedrali di tutta Europa: in Italia troviamo forme scultoree in moltissime cattedrali, specialmente in Toscana. 

Varie leggende circa la fondazione di città toscane, tra cui Pisa, sono riconducibili al mito del cinghiale bianco.

Nella tradizione post medievale europea il verro selvatico fu accostato varie volte al diavolo e in particolare a Satana  conferendogli un significato negativo legato al peccato originario, alla lussuria, alla carnalità e alla bestialità. 

http://www.latelanera.com/misteriefolclore/misteriefolclore.asp?id=345

 

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* Quando hai deciso di essere tutto quello che non sei ?


“Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,

sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,

sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.


Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei”

Art: “Larmes d’or”, Anne-Marie Zilberman

 

illustrazione di Rafat Olbinski

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* Conosciamo i meccanismi del cuore? Nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.

Tutti dicono che il cervello sia l’organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire.

Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi.

Nei ragionamenti del cervello c’è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.

Rita Levi Montalcini

 

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* La Luna piena diventa rossa e l’eclisse frena l’energia di fuoco del Leone… una pausa per riflettere sulle scelte future… non c’è fretta nell’universo!


Immagina le selve e le radure, l’incanto dei boschi nelle notti di Luna Piena.

Immagina la Luna sulla neve, il lento luccichio azzurrino dei riflessi ghiacciati.

La Luna Piena con la sua luce argentea doveva essere, per chi viveva a stretto contatto con la natura, il momento del mese migliore per la caccia notturna, per uscire illuminati dall’astro della Dea, per avere luce anche nell’oscurità.
Immagina cosa doveva accadere quando, dalla luce della Signora notturna, all’improvviso cadeva di nuovo il buio più totale e la Luna diventava di fuoco, rossa come un rubino nel cielo.

Un buio sgradito, immediato e irreale che nessuno poteva prevedere.
E questa oscurità, questa Luna Rossa, diventava ovviamente presagio di incidenti e sciagure, rendeva difficile la strada per il ritorno a casa, creava ostacoli.

Tutto quello che accadeva in natura si estendeva a tutti i piani dell’esistenza, dentro e fuori, portando incertezza ed energie più pesanti, nascoste, eccessive, fredde, fini improvvise e cambi di situazione inaspettati.

 


Così l’eclissi di Luna con la sua oscurità, ci può portare anche oggi ad affrontare bruschi cambiamenti, tagli improvvisi, emozioni dolorose del passato che riaffiorano.

Non è un momento molto favorevole per intraprendere attività impegnative: meglio restare al caldo delle nostre case e lasciare il più possibile andare quello che deve scivolare via senza attaccarsi e intestardirsi.

Per di più questa Luna cade nel focoso segno del Leone.
Il Leone e’ il segno piu’ fiero dello Zodiaco. Il suo modo di porsi e’ regale, naturalmente elegante e il suo fascino gli permette di stare sempre al centro dell’attenzione. Il Fuoco è l’elemento naturale del Leone, il suo pianeta in domicilio il Sole, che è un pianeta maschile e diurno e può essere benefico o malefico a seconda delle situazioni. Se Leone fosse un tarocco sarebbe La Forza: la donna gentile e intelligente che con la Grazia e la Bellezza riesce a piegare la forza bruta. 

 

La Luna Piena in Leone porta quindi in genere vitalità e decisione, siamo orgogliosi, potenti e generosi. Il Fuoco che si accende dentro di noi stimola anche vanità e orgoglio, coraggio e teatralità. 

Vi ricordate il percorso della Luna questo mese? La Luna era nella sua prima metà crescente sotto al segno dell’Ariete, è stata molto fertile e buona per mettere in pratica davvero tutte le azioni che ci hanno avvicinato alla riuscita.

E quindi, cosa può accadere quando ci troviamo con queste energie che all’improvviso vengono tagliate, oscurate, recise? 

Di sicuro può esserci la percezione più o meno netta di qualcosa che sembrava scorrere che all’improvviso si blocca, un cavallo lanciato al galoppo che si punta sugli anteriori e non vuole più proseguire. C’è il rischio di cadere, sbilanciarsi e perdere l’equilibrio. 

Sarà necessario accogliere tutti gli intoppi come dinamiche distorte del passato, riconoscere che quello che noi faremo terminare e quello che dovrà finire è buona cosa lasciarlo andare il più velocemente possibile. Senza attaccamenti.

Il consiglio per questa Eclissi è: prendetevi tempo per decidere!

Quando le energie si fanno così intense e non sono chiare è necessario fermarsi per riposare e meditare.

Non fate passi avventati e non siate impazienti. 

Anche le forze di questa Eclissi e questa Luna, come tutte le cose della Terra, si andranno a stemperare, avranno una fine e poi un nuovo inizio ancora.

Non c’è mai nessuna fretta nelle ere del cosmo, per l’universo.

Prendetevi i vostri tempi e non affrettate le cose ….

E Buona Eclissi.

Sara

(fonte https://lasorgenteeladea.blogspot.com/)

Ma l’universo è un insieme vivo e pulsante di energie che agiscono, collaborano, scambiano qualità ed intensità in un continuo divenire secondo un ordine implicito da sempre e per sempre. Quindi le energie lunari influenzano e vengono influenzate dalle specifiche qualità di energia di ogni altra costellazione.
E questo vale per i transiti dei pianeti sui nostri pianeti di nascita, delle comete e di ogni galassia.
Le energie delle stelle tutte ci sostengono e ci spingono verso le scelte che fanno della Vita la nostra vita!

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* All’ombra dell’ultimo sole…

https://youtu.be/vI_XpfOw5h0

All’ombra dell’ultimo sole

s’era assopito un pescatore

e aveva un solco lungo il viso

come una specie di sorriso.

Venne alla spiaggia un assassino

due occhi grandi da bambino

due occhi enormi di paura

eran gli specchi di un’avventura.

E chiese al vecchio dammi il pane

ho poco tempo e troppa fame

e chiese al vecchio dammi il vino

ho sete e sono un assassino.

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno

non si guardò neppure intorno

ma versò il vino e spezzò il pane

per chi diceva ho sete e ho fame.

E fu il calore di un momento

poi via di nuovo verso il vento

davanti agli occhi ancora il sole

dietro alle spalle un pescatore.

Dietro alle spalle un pescatore

e la memoria è già dolore

è già il rimpianto di un aprile

giocato all’ombra di un cortile.

Vennero in sella due gendarmi

vennero in sella con le armi

chiesero al vecchio se lì vicino

fosse passato un assassino.

Ma all’ombra dell’ultimo sole

s’era assopito il pescatore

e aveva un solco lungo il viso

come una specie di sorriso

e aveva un solco lungo il viso

come una specie di sorriso.

 

Artista: Fabrizio De André

Data di uscita: 1968

 

I  valori dell’umanità determinano ogni individuo indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla classe sociale, dal colore della pelle…

O no?

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* La buona notizia del venerdì: E se non bastassero 620 km di donne che cambieranno il mondo…succede in India!

 

Una protesta per sostenere la sentenza che ha cancellato il divieto storico di accesso alle donne nel tempio indù di Sabarimala


620 chilometri lungo 14 distretti: nello Stato del Kerala, in India, più di 3 milioni di donne hanno formato una catena umana per affermare il loro diritto di entrare nel tempio indù di Sabarimala. Un vero e proprio muro a sostegno di una uguaglianza di genere ancora poco condivisa.

Lo scorso settembre, infatti, la Corte suprema ha eliminato il bando che vietava l’accesso al tempio di Sabarimala alle donne in età fertile, ma alla decisione del giudice si sono opposti i religiosi integralisti che hanno inscenato violente proteste.

Alla catena di donne hanno preso parte anche studenti e dipendenti statali, tra cui scuole e università statali.

In genere la maggior parte dei templi indù vieta l’ingresso alle donne “solo” nel periodo di ciclo mestruale, mentre il Kerala ospita il santuario Sabarimala del XII secolo, che tradizionalmente vietava alle donne in età mestruale – quindi orientativamente tra i 10 e i 50 anni – di entrare nei propri locali in rispetto della natura celibe della divinità Ayyappan. Questa tradizione fu sancita dalla sentenza della Corte Suprema del Kerala nel 1991. Tuttavia, la stessa Corte suprema indiana ha bloccato il divieto a settembre, affermando che violava le leggi sull’uguaglianza di genere.

La sentenza della Corte Suprema ha attirato l’ira del partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (BJP), i cui sostenitori hanno minacciato e attaccato le donne che cercavano di entrare nel tempio in cima alla collina.


La dimostrazione del “Muro delle donne” dei giorni scorsi è stata organizzata dal governo di coalizione di sinistra del Kerala a sostegno del diritto delle donne di entrare nel tempio. Il Partito comunista dell’India (marxista), che guida la coalizione di governo, ha dichiarato che la manifestazione è stata organizzata per “combattere le forze divisorie” del Bjp e la sua organizzazione di mentori ideologici, la destra Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS).

Un bellissimo esempio, insomma, di cosa voglia dire lottare per i propri diritti.

India, la straordinaria catena umana di 620 km contro il divieto di accesso alle donne in un tempio indù

In corso la protesta degli operai che producono i nostri vestiti dall’altra parte del mondo

 

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* Il fuoco energetico che spinge al cambiamento

Indicare il fuoco energetico che alimenta la natura umana e la spinge alle sue conquiste come violenza ed arroganza non fa che creare sul piano fisico credenze limitanti alle quali la maggior parte di noi si adegua. Spesso le fonti che generano queste credenze si ammantano di appartenenza a detentori della verità.
Così si plasmano i comportamenti e si generano le conseguenti azioni e si creano menti inconsapevolmente schiave del comune andare verso l’obbiettivo del momento, che spesso non riguarda la crescita.

La mente crea ed i pensieri condivisi si materializzano e creano la “ realtà”.

Ma l’umanità ha una coscienza che ha generato una civiltà fondata sui valori dell’essere umano, amore, armonia, fratellanza, pace, dignità, rispetto…
Questa coscienza ci spinge a indirizzare il fuoco energetico nell’immaginare un futuro ricco di esperienze costruttive dettate dai nostri valori.
Liberiamoci dalle credenze limitanti che ci vengono continuamente imposte dalle speculazioni scientifiche, religiose, sociali, che separano.

L’umanità è un gruppo in cammino.

La mente crea.

Il futuro dipende da ciò che immaginiamo.Tutti insieme.
Perchè il pensiero crea e più è condiviso più diventa la realtà che tutti vogliamo.

Continuiamo a lavorare per il cambiamento, subito, tutti insieme.

Love
L

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