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* La buona notizia del venerdì: I murales che riducono l’inquinamento

LA STREET ART RENDERÀ PIÙ GREEN LE NOSTRE CITTÀ

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Street artists di fama internazionale uniti contro l’inquinamento. 

12 città italiane dal 2 al 9 giugno saranno invase dalla street art a sfondo naturalistico per omaggiare il Pianeta in tutte le sue forme.

I murales saranno realizzati con una speciale pittura che attraverso l’energia della luce è in grado di ridurre gli agenti inquinanti presenti nell’aria fino all’88,8%.

In pratica, dipingendo 100 mq con questa pittura si riducel’inquinamento dell’aria pari a un’area di 100 mq coperta da alberi ad alto fusto.

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L’idea è del colosso Ikea e fa parte del progetto “Ikea loves earth” che prevede appunto una street art performance collettiva che coinvolgerà artisti del calibro di EDF Crew, Giulio Vesprini, NEVE, Orticanoodles, PAO, Poki&ANC, reFRESHink, Santy, SCAP – Sud Colorato A Pezzi, Tellas, UNO, ZED1 che dipingeranno i muri delle città celebrando la Terra e la natura.

Nel mese di giugno Ikea si trasforma in un vero e proprio centro creativo che vedrà il lancio della prima edizione diStreet Art Performance, un evento di due giorni dedicato all’arte e alla sostenibilità.

I comuni che parteciperanno all’iniziativa sono Afragola, Bari, Baronissi, Carugate, Catania, Collegno, Milano, Parma, Rimini, Roncadelle, Sesto Fiorentino, Villesse.

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Oltre all’urban performance, per il 10 e 11 giugno sono poi previsti seminari tematici, workshop e laboratori per bambini per insegnare fin da piccoli l’importanza di agire nel quotidiano in maniera più sostenibile. In queste immagini, le anteprime delle opere di street art che verranno realizzate dagli artisti. 

http://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/20391-street-art-citta-ikea-loves-earth

http://www.curioctopus.it/read/8491/14-capolavori-di-street-art-cosi-realistici-da-togliere-il-fiato

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*La buona notizia del venerdì: 10mila alberi come regalo di nozze


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Not diamond or gold, bride in MP wants 10,000 saplings as wedding gift

Trasformare un matrimonio in una vera e propria celebrazione della natura: è quello che ha fatto una giovane sposa indiana, chiedendo, come unico dono per le sue nozze, che venissero piantati diecimila piccoli alberi: cinquemila nel cortile della casa dei suoi genitori e altrettanti presso la residenza dei suoi futuri suoceri.

La protagonista di questo storia romanticamente green è la ventiduenne Priyanka Bhadoriya, laureata in scienze naturali e residente in un’area rurale del Madhya Pradesh, nell’India centrale.

Secondo una tradizione diffusa in quella particolare regione del Paese asiatico, in occasione delle nozzela famiglia dello sposo è tenuta a fare dei doni speciali alla sposa. Doni che, in genere, consistono in gioielli, abiti o denaro. Inizialmente, quindi, la singolare richiesta di Bhadoriya ha spiazzato il promesso sposo, Ravi Chauhan, e la sua famiglia, che pensavano di acquistare per lei qualcosa di molto più convenzionale. Ma la ragazza è stata irremovibile nella sua scelta.

Il matrimonio è stato celebrato venerdì scorso, proprio in occasione del Giorno della Terra.

“Ho piantato piccoli alberi a partire dall’età di 10 anni.” – ha raccontato Bhadoriya al quotidiano indiano Hindustan Times –“Quando ho saputo che il mio matrimonio era stato fissato nella stessa data del Giorno della Terra, sono stata felice di ricordare il mio legame emotivo con l’ambiente.”

“Sono felice di sapere che è più preoccupata per l’ambiente che per la sua ricchezza personale.” – è stato invece il commento dello sposo, che, passata la sorpresa iniziale, ha esaudito la richiesta della ragazza.

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Bhadoriya aveva espresso la sua volontà qualche giorno prima delle nozze, quando la sua futura cognata si era recata da lei per conoscere le sue preferenze in materia di ornamenti e abiti, in modo che la famiglia dello sposo potesse farle un regalo in linea con i suoi gusti.

“I suoceri sono stati sorpresi nel sentire che la sposa desiderava delle piante invece di oro e diamanti.” – ha raccontato Brijesh Singh, il fratello maggiore di Bhadoriya – “Inizialmente, hanno pensato che chiedesse solo alcuni alberi, ma lei ha chiarito che voleva 10.000 alberelli al posto dei gioielli.”

La coppia di sposi ha piantato personalmente tre piccoli alberi nel villaggio natale della giovane donna, prima di partire per il paese in cui vive la famiglia del neo-marito: un gesto che, nelle loro intenzioni, è solo il primo di una lunga serie.

“Abbiamo piantato due alberelli di mango, in quanto è una pianta naturalmente associata alla devozione.” – hanno infatti spiegato –“E pianteremo dei piccoli alberi ogni anno, in occasione dell’anniversario del nostro matrimonio.”

Non possiamo che augurare a questa giovane coppia green di poter vivere insieme molti anniversari felici, all’insegna dell’amore coniugale, certo, ma anche dell’amore per la natura.


http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/20080-matrimonio-alberi

http://www.hindustantimes.com/bhopal/not-diamond-or-gold-bride-in-mp-wants-10-000-saplings-as-wedding-gift/story-ord5M88y8QtG0yrNGlMUFM.html

Piplantri: il villaggio Indiano in cui si piantano 111 alberi ogni volta che nasce una bambina

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* La buona notizia del venerdì: Il sindaco di Londra è pachistano

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Poco dopo la mezzanotte di ieri, il quarantacinquenne Sadiq Khan, immigrato pachistano di seconda generazione e candidato del partito Laburista a ‘primo cittadino’ di Londra è divenuto il primo sindaco mussulmano della capitale britannica, ponendo così fine agli otto anni di amministrazione del partito Conservatore.

In una City Hall (sede del municipio di Londra e della London Assembley) gremita di supporter Khan è intervenuto visibilmente emozionato, ricordando le sue umili origini e dichiarando “Sono così orgoglioso che Londra abbia scelto la speranza e non la paura, l’unità piuttosto che la divisione, sarò il sindaco di tutti i Londinesi.”

Sadiq Khan, già parlamentare e ministro dei trasporti del partito Laburista, ha battuto il suo oppositore Conservatore Zac Goldsmith di oltre 300.000 voti, ottenendo più di un milione e trecentomila preferenze, più di qualsiasi altro sindaco nella storia della capitale da quando il ruolo di sindaco di Londra è stato creato nel 2000.

Quinto di otto figli, Sadiq Khan è nato in una famiglia di umili origini, i genitori, emigrati dal Pakistan si insediano a Londra alla fine degli anni sessanta dove il padre trova lavoro come autista d’autobus e la madre come sarta.  Cresciuto in una casa popolare nei sobborghi di Londra riesce ad iscriversi all’University of North London dove studia legge, diventando poi avvocato

impegnato nella difesa dei diritti civili e delle cause dei più deboli. Nel 2005 diviene parlamentare per la circoscrizione di Tooting, venendo nominato ministro dei trasporti nel 2009, divenendo così il primo mussulmano a partecipare ad una riunione di gabinetto.

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Complici l’avvicinarsi del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’unione Europea ed il fatto che le elezioni del 5 maggio fossero il primo banco di prova per il nuovo leader Laburista Jeremy Corbyn, la campagna elettorale per divenire sindaco di Londra è stata caratterizzata da termini e scontri particolarmente accesi per gli standard inglesi. La contrapposizione tra i due candidati è stata piena di suggestioni per il paese per una serie di motivi. In primis perché contrapponeva un europeista convinto (Khan) ad un sostenitore della Brexit (Goldsmith), un ex immigrato povero ad un miliardario figlio di una delle famiglie più potenti della Gran Bretagna, istruito nelle istituzioni più prestigiose del regno di sua maestà. Inoltre perché entrambi i candidati erano e continuano ad essere apertamente in rotta con i rispettivi capi di partito, con Sadiq Khan che critica Corbyn in quanto troppo estremista e Zac Goldsmith che si oppone a Cameron in quanto troppo assoggettato all’Europa.  Infine perché lo scontro tra i due candidati ha spesso assunto toni estremamente duri data le differenti religioni dei due candidati, mussulmano Khan, ebreo Goldsmith.

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Fattore determinante nella vittoria di Sadiq Khan è stata la capacità di portare avanti una campagna volta all’unione e all’inclusione, potendo così contare sull’appoggio trasversale delle minoranze che a Londra parlano più di 300 dialetti linguistici diversi, specialmente nelle periferie.  Lo stesso non si può dire per la strategia politica di Goldsmith che ha sì riscosso successo tra i Britannici doc e la comunità ebraica ma che non è stata capace di unire, scegliendo di perseguire una campagna elettorale eccessivamente razziale, accusando Khan di avere legami con l’estremismo islamico e cercando di fare leva sul risentimento anti-islamico delle comunità Sikh e Hindu, scelta che come testimoniano i dati di ieri non ha pagato.

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Proprio in quest’ottica le prime parole pronunciate da Khan ieri ottengono un valore ancora più significativo: “Sono, un europeo, un britannico e un inglese. Sono di religione Islamica, di origini asiatiche e di cultura Pachistana, sono un padre e un marito. Io sono un Londinese”.

Siamo tutti esseri umani e, da questo punto di vista, siamo uguali.

Noi tutti vogliamo la felicità e non vogliamo soffrire.

Se consideriamo questo fatto, troveremo che non ci sono differenze tra persone di diversa fede, razza, colore, cultura.

Tutti noi abbiamo questo comune senso di felicità.
Dalai Lama Tenzin Gyatso


Chi vede tutti gli esseri nel suo stesso Sé, ed il suo Sé in tutti gli esseri, perde ogni paura.
(Isa Upanishad)

http://www.2duerighe.com/esteri/72687-sadiq-khan-un-mussulmano-city-hall.html

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* La buona notizia del venerdì: 3 settimane in ufficio e una ovunque nel mondo

3 settimane in ufficio e una ovunque nel mondo.

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Come la vedete se una settimana al mese potete lavorare in qualunque luogo del mondo?

Questa è la filosofia della vita in ufficio di Mike Del Ponte, fondatore dell’azienda americana di filtri per l’acqua Soma.

L’illuminazione per stimolare il lavoro felice gli è venuta durante un suo viaggio a Tokyo. E’ stato in quella occasione che Del Ponte si è reso conto di come una settimana di lavoro fuori ufficio possa dare una notevole spinta all’ispirazione e alla produttività.
“Work from Anywhere Week” è il nome di questa settimana in cui si lavora in ogni luogo del mondo. Mike Del Ponte ha deciso di adottare questo metodo per dare un po’ di respiro ai propri dipendenti e consentire loro di attingere alla propria creatività.

Mentre si trovata a Tokyo, Del Ponte ha avuto la necessità di lavorare e per questo si è rifugiato in un caffè dopo l’altro per mandare qualche mail e fare qualche telefonata. Del resto, pensateci, ci basta una connessione wi-fi e un device.

In quella settimana il manager ha realizzato di aver lavorato con un’alta concentrazione e di aver portato a termine i suoi impegni pur godendosi il tempo libero esplorando Tokyo.
Una volta rientrato negli Stati Uniti, Del Ponte ha proposto la settimana di lavoro ovunque a tutti i suoi dipendenti per tre mesi.

Niente ufficio ma anche niente incontri o riunioni se non fondamentali e irrinunciabili. L’esito è stato sorprendente sotto tutti i punti di vista: le persone si sono organizzati le giornate come volevano senza penalizzare in alcun modo la propria produttività.

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Lo stesso Del Ponte ha partecipato all’esperimento trascorrendo la sua settimana a Melbourne e lavorando al mattino in un caffè e dal pranzo alle 15 in un altro caffè. A quel punto chiudeva tutto e si godeva la città in bici o a piedi.

I tre mesi sono stati una vera scoperta per tutti: più ispirazioni per i dipendenti, più produttività e più entusiasmo. 

L’effetto è stato certamente positivo e ha spinto le persone a gestire meglio il proprio tempo. Oltretutto è un ottimo metodo per non lavorare con il pilota automatico come spesso avviene in azienda.Tutto fa pensare ad un approccio più human al lavoro.

Ecco in breve i benefici della settimana di lavoro ovunque evidenziati da Del Ponte dopo l’esperimento:

  • Flessibilità– Potersi organizzare e gestire il tempo come meglio si crede cambia totalmente la predisposizione al lavoro.
  • Ispirazione – Nuovi posti e nuove atmosfere. Spostarsi consente di trovare il modo di ispirarsi dove si sta meglio.
  • Produttività – Poter scegliere luogo e orari ha determinato un incremento della concretezza.
  • Pianificazione riunioni – Questo esperimento ha dato alle persone la consapevolezza che non tutti i meeting sono necessari al 100%

Che ne pensate di questa settimana di lavoro ovunque?
La introdurreste nella vostra azienda?

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http://uk.businessinsider.com/soma-employees-meditate-together-2015-2?r=US&IR=T

http://thatsgoodnewsblog.com/3-settimane-ufficio-ovunque-nel-mondo-lesperimento/

http://collectivehub.com/2016/04/why-you-should-you-have-a-work-from-anywhere-week/

https://www.jobyourlife.com/blog/zen-lavoro/approfondimenti/

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* La leggenda del mandorlo in fiore

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Il mandorlo è un albero bellissimo e dal profondo significato. Già a marzo si veste in festa con i suoi meravigliosi fiori, è il primo albero a fiorire e proprio per questo è simbolo di rinascita e di resurrezione.

Preannuncia la bella stagione che sta per arrivare e fiorisce così, come all’improvviso ad annunciare che il gelo e il buio dell’inverno è ormai al termine. I suoi rami sembrano innalzarsi al cielo per dare il benvenuto festosi e profumati alla primavera imminente.

Nella mitologia greca il significato del mandorlo è attribuito alla speranza e alla costanza e i suoi semi commestibili, le mandorle, sono da sempre considerati divini perchè protettori della verità (il loro guscio forte e duro custodisce il seme-verità conoscibile solo se si riesce a spaccare la scorza).

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Legata al mandorlo vi è un’antichissima leggenda, una storia d’amore mitologica: la storia di Fillide e Acamante.

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Acamante, eroe greco, si trovava in viaggio verso Troia. Durante una sosta a Tracia conobbe la principessa Fillide. Appena i due si videro nacque un amore profondo. Acamante dovette però lasciare la sua amata per andare a combattere a Troia. Fillide lo aspettò per 10 anni ma quando venne a conoscenza della caduta di Troia e non vedendo l’innamorato tornare pensò che fosse morto e si lasciò morire di dolore.

La dea Atena impietosita dalla storia degli innamorati trasformò Fillide in un mandorlo e quando Acamante, in realtà ancora in vita, venne a conoscenza di questa trasformazione, si recò nel luogo dove c’era l’albero e lo abbracciò con amore e con dolore. Fillide sentì quell’abbraccio e fece spuntare dai rami dei piccoli fiori bianchi

L’abbraccio dei due innamorati si mostra ogni inizio di primavera a testimoniare l’amore eterno tra i due.

Alle tradizioni arcaiche folcloristiche della Spagna appartiene una leggenda araba secondo la quale il califfo musulmano Abd al-Rahman III fece piantare dei mandorli sul terreno collinare attorno al suo palazzo nel villaggio di Madinat-al-Zahra (Medina Azahara), nei pressi di Cordova. Egli voleva restituire il sorriso all’amata moglie Azahara, che soffriva di nostalgia, alla vista dei fiori bianchi assomiglianti al candido manto di neve della Sierra Nevada, che lei un tempo poteva ammirare dalla propria abitazione a Granada.

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Il Mandorlo, il cui nome scientifico è Prunus dulcis è una pianta appartenente alla famiglia delle Rosaceae e il seme che produce viene comunemente chiamato Mandorla. Il Mandorlo, originario dell’Asia sud occidentale, è un piccolo albero che può raggiungere i 5 metri di altezza e presenta radici a fittone, un fusto liscio e di colore grigio, foglie lunghe fino a 12 cm e piccoli fiori che vanno dal bianco al rosa. 

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La fioritura del Mandorlo avviene, generalmente, all’inizio della stagione primaverile ma, in zone a clima più mite, possiamo veder sbocciare i suoi fiori anche tra gennaio e febbraio. Il Mandorlo selvatico venne introdotto in Italia dai Fenici diffondendosi poi in quasi tutto il continente europeo meridionale. A differenza del Mandorlo coltivato, quello selvatico presenta, nel frutto, una forte tossicità dato che contiene glucoside amigdalina che, in conseguenza di danni subiti al seme, si trasforma in acido cianidrico. In seguito all’addomesticamento, il Mandorlo iniziò a produrre semi commestibili. Infatti, secondo alcuni studi, i Mandorli furono uno dei primi alberi da frutto a essere coltivati grazie “all’abilità dei frutticoltori a selezionare i frutti. Così a dispetto del fatto che questa pianta non si presta alla propagazione tramite pollone o tramite talea, esso doveva essere stato addomesticato perfino prima dell’invenzione dell’innesto”. 

La prima testimonianza del Mandorlo domestico è stata rinvenuta nella tomba di Tutankamon in Egitto risalente al 1325 a.C. circa. Con molta probabilità il Mandorlo fu importato in Egitto direttamente dall’oriente.

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Il Mandorlo è il simbolo della nascita e della resurrezione. È il primo albero a sbocciare in primavera e perciò simboleggia il rinnovarsi della natura, dopo la sua morte invernale. Il suo significato esoterico è strettamente legato al suo frutto, la Mandorla.
La Mandorla rappresenta il segreto, il mistero che va conquistato rompendo il suo guscio, che protegge il seme.
Alcuni riti sacri comportano il fare indigestione di Mandorle, che si ritiene apportino sapienza. Infatti la Mandorla, essendo nascosta, incarna l’essenza spirituale, la saggezza. 

La Mandorla per la sua forma ovoidale è collegata alla matrice, come simbolo di fecondità, di nascita primordiale dell’Universo.
Come riproduzione dell’uovo cosmico, ha la caratteristica simbolica di rappresentare un spazio chiuso e protetto; delimita lo spazio sacro separandolo dallo spazio profano, essa forma così uno spazio chiuso; protettrice che separa il puro, l’originario, dall’impuro.

http://www.mitiemisteri.it/esoterismo/alberi/simbologia_del_mandorlo.html

http://www.giardinaggio.net/fiori/significato-dei-fiori/fiore-di-mandorlo.asp#ixzz41qndLIRv

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* La buona notizia del venerdì: ragazzi che vogliono cambiare il mondo, l’isola di Budelli

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Salviamo l’isola di Budelli con il crowdfunding e trasformiamola in un paradiso per teenager. Questa l’idea di 23 studenti di seconda media della scuola di Mosso in provincia di Biella per salvare l’isola dell’arcipelago sardo deLa Maddalena.

Dopo la rinuncia del magnate Michael Harte, l’isola di Budelli potrebbe tornare nuovamente all’asta. Per evitare che anche stavolta, venga assegnata in mano a privati, i ragazzi hanno lanciato suFb la campagna “Non si s-Budelli l’Italia”.

Se lo Stato non ha i soldi, allora li mettiamo noi

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Siamo gli allievi e gli insegnanti della classe 2B della scuola media di Mosso, un piccolo comune montano della provincia di Biella, in Piemonte. Ieri abbiamo letto sul giornale, con il nostro prof, le notizie sull’isola di Budelli. Ci è venuta l’idea di mettere in piedi questo progetto: una grande colletta su internet (crowdfunding) per permetterci di acquistare l’isola, per far sì che rimanga italiana e incontaminata. Vorremmo che fosse l’isola di tutti gli studenti d’Italia. Abbiamo calcolato che se ogni studente delle scuole italiane mettesse 50cent, avremmo subito i fondi necessari. Naturalmente accettiamo contributi anche da chi non è studente!, si legge sullapagina Fb creata ad hoc.


Gli stessi studenti a favore dell’isola di Budelli hanno versato 75 euro, donando 5 centesimi per ciascuno dei 1500 abitanti del loro paese. Ma l’obiettivo è più ambizioso: se ogni studente italiano versasse 50 centesimi per salvare l’isola e la sua meravigliosa spiaggia rosa, si riuscirebbero a racimolare tre milioni di euro, la stessa cifra con la quale il magnate neozelandese se l’era aggiudicataall’asta.

Insieme al problema dei soldi, gli studenti stanno pensando anche al passo successivo, cioè come valorizzare questo splendido luogo. Il timore più grande, quando Harte aveva ottenuto l’isola di Budelli, era quello che volesse trasformare il luogo in resort e villaggi di lusso rovinando per sempre questo territorio incontaminato.

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Ad accogliere con entusiasmo l’iniziativa anche Giuseppe Bonanno, presidente dell’Ente Parco de La Maddalena:che così commenta l’iniziativa: “L’idea migliore è quella degli studenti di Biella, che hanno iniziato a mettere 50 centesimi a testa e hanno lanciato la campagna «Non si sBudelli l’Italia» sui social network”. 

La piattaforma per la raccolta fondi non è ancora attiva ma ci sono già i primi commenti di chi vorrebbe fare una donazione. Scrivono da una scuola di Alghero: “Abbiamo saputo della vostra meravigliosa iniziativa e vorremo aderirvi. Vorremo ulteriori informazini per poterla realizzare nel migliore dei modi”. E gli studenti di Mosso rispondono: “Appena attivata la piattaforma lo comunicheremo. Iniziate pure comunque la raccolta di fondi. grazie!”.

Un’iniziativa lodevole in linea con quanto l’Ente Parco ha da sempre voluto e progettato per l’Isola simbolo dell’Arcipelago di La Maddalena: una proprietà diffusa e pubblica, che renda il patrimonio ambientale un valore per tutti e non un beneficio di pochi. Particolarmente significativo è il livello di consapevolezza, messo in campo dai ragazzi lanciando questa iniziativa, si legge in un comunicato. 

L’Ente Parco promette di sostenere l’iniziativa e di adoperarsi per rendere possibile una visita all’isola di Budelli.

La volontà espressa dai giovani cittadini restituisce speranza rispetto a quella che è la nostra idea di valorizzazione del territorio. Il crowdfunding promosso e posto all’attenzione dell’opinione pubblica potrebbe, in ogni modo rappresentare una garanzia, oltre che per l’acquisto, anche per istaurare un modello di gestione diffusa che trasformerebbe l’isola di Budelli in un laboratorio permanente di educazione ambientale e di gestione partecipata, i cui primi attori e protagonisti sarebbero i ragazzi. Proporrò al Consiglio dell’Ente la realizzazione di un gemellaggio permanente tra il Parco e la Vostra scuola, conclude Bonanno.

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Gli studenti pur non sapendo ancora se il loro sogno diventerà realtà, guardano al futuro e pensano a un paradiso per teenager il tutto nel rispetto dell’ambiente e lontani da logiche di speculazioni di privati.

In bocca al lupo e#salviamobudelli!

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.( Paulo Coelho)

http://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/19370-isola-budelli-ragazzi

http://www.repubblica.it/ambiente/2016/02/13/news/sardegna_budelli_magnate_neozelandese_annuncia_rinuncio_all_acquisto_dell_isola-133340340/

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* La buona notizia del venerdì : La soluzione è l’orto sul tetto

 

Come riutilizzare i rifiuti organici che si producono nei negozi?

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In Brasile la soluzione è l’orto sul tetto.

Il centro commerciale Shopping Eldorado di San Paolo ricicla i propri rifiuti organici per produrre concime per coltivare l’orto.

La maggior parte dei centri commerciali del mondo invia i rifiuti organici in discarica, ma non si tratta di certo della soluzione migliore dal punto di vista ecologico. Creare un orto sul tetto consente di riutilizzare i rifiuti in modo intelligente.

L’idea per il progetto dell’orto sul tetto del centro commerciale Shopping Eldorado è nata nel 2012 e ora grazie a questa iniziativa gli oltre 400 kg di rifiuti organici prodotti ogni giorno vengono trasformati in compost da utilizzare per concimare il tetto verde.

Grazie al compost naturale, sul tetto del centro commerciale di San Paolo si coltiva un orto biologico molto produttivo. Dagli scarti dei 10 mila pasti serviti ogni giorno nel centro commerciale si ricavano 14 tonnellate di concime naturale ogni mese.

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Nell’orto sul tetto si coltivano melanzane, zucchine, zenzero, pomodori, lavanda, melissa, menta e molti altri ortaggi e erbe aromatiche che vengono tutti utilizzati nei ristoranti delle cucine del centro commerciale. Chi lavora in cucina può salire sul tetto e raccogliere gli ingredienti freschi di cui ha bisogno ogni giorno. Erbe aromatiche e ortaggi vengono coltivati senza pesticidi.

Il tetto verde ha anche altri vantaggi. Infatti consente di regolare in modo naturale la temperatura all’interno del centro commerciale e di ridurre il consumo di energia per l’utilizzo dell’aria condizionata. E’ inoltre attiva la raccolta dell’acqua piovana e dell’acqua filtrata dai condizionatori che viene utilizzata per irrigare o per i servizi igienici.

Grazie a questo progetto il centro commerciale di San Paolo ricicla il 25% dei propri rifiuti mensili e si propone di andare oltre.

Entro il 2017 infatti ha fissato l’obiettivo di ridurre a zero i rifiuti organici diretti in discarica.

L’idea di riciclare i rifiuti per concimare l’orto sul tetto ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Speriamo che possa essere imitata anche altrove nel mondo.

Anche negli Stati Uniti si è assistito a un vero e proprio boom degli orti sul tetto.

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Oltreoceano il fenomeno è in espansione. I contadini urbani sono alla ricerca di nuovi spazi sui tetti, in città, per continuare a coltivare.

A Detroit, città dell’automobile, e Cleveland, gli agricoltori cercano di conquistare i terreni dismessi, mentre a New York e a Chicago gli appassionati guardano sempre più in alto.

Dove gli spazi usuali sono assenti, si punta ai tetti, preferendo quelli che sono già verdi.

Il movimento dei tetti verdi è cresciuto soprattutto negli ultimi anni ed alcune città li hanno messi al centro dei loro piani di sostenibilità.

A Chicago, almeno 359 tetti sono ora coperti da vegetazione. Ciò garantisce numerosi benefici ambientali, dalla riduzione dei consumi energetici, alla purificazione dell’aria dalle emissioni inquinanti.

A Chicago, la scorsa estate, un tetto verde è stato trasformato nel più importante esempio di orto sul tetto della città. Ha una superficie di oltre 1000 metri quadri ed è l’orto sul tetto più grande del Midwest, secondo il Chicago Botanic Garden. Il tetto verde è stato trasformato in terreno produttivo, grazie ad un miglioramento del suolo ed al suo arricchimento con sostanze nutritive.

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I membri di Windy City Harvest Farmers coltiveranno cavoli, carote, peperoni, fagioli, bietole, pomodorini, numerose erbe aromatiche e altri ortaggi adatti a crescere su di un tetto. Trasformando un tetto verde in un orto si ottengono ulteriori vantaggi, oltre a risparmio energetico e termo-regolazione naturaledegli edifici.

Si creano nuovi spazi in cui coltivare i propri ortaggi e nuovi luoghi di incontro e di socializzazione per i condomini. Le dimensioni di un orto sul tetto possono variare a seconda dello spazio disponibile. La semplice coltivazione in vasopuò essere un primo passo, che permette di evitare il trasporto di grandi quantità di terreno e l’installazione di sistemi di irrigazione dove ciò non risulta possibile.

In Italia non sono ancora molto numerosi.

Uno dei casi esemplari, è l’orto nato sul tetto della Biblioteca di Firenze.

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Altre notizie:

http://www.greenbiz.it/rifiuti/imballaggi/14634-amburgo-bottiglie-capsule-caffe

 

http://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/11420-orti-urbani-tetti-verdi

http://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/19305-orto-sul-tetto-negozi-brasile

http://www.teladoiofirenze.it/firenze-life-style/bibliorto-lorto-sul-tetto-della-biblioteca-fiorentina/

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* La buona notizia del venerdì: Bambini che vogliono cambiare il mondo

 

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Essere giovani e avere voglia di cambiare il mondo, per renderlo un posto migliore: è questo lo spirito che ha spinto una ragazza brasiliana di diciassette anni, Sayuri Magnabosco, a sviluppare un’alternativa biodegradabile agli imballaggi in polistirolo, che sono diffusissimi negli scaffali dei supermercati di tutto il mondo ma che sono anche tra le prime cause dell’inquinamento degli oceani e della mortalità della fauna marina.

Sebbene sia tra i materiali più utilizzati nella produzione delle vaschette con cui vengono confezionati alimenti quali la carne, la frutta e le verdure, il polistirene o polistirolo è altamente inquinante, in quanto non si degrada, contaminando l’ambiente per un periodo lunghissimo, che può andare dai 100 ai 300 anni.

Dopo aver riflettuto sul problema, Sayuri Magnabosco, una giovanissima studentessa di Curitiba, ha avuto la brillante idea di sostituire gli imballaggi in questo materiale con delle vaschette a base di bagassa, un residuo della lavorazione della canna da zucchero, costituito dalla parte fibrosa e dalla scorza della canna.

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Nel giro di appena un anno, grazie al sostegno di sua madre e dei suoi insegnanti, Sayuri è riuscita a dimostrare che la sua idea poteva essere effettivamente realizzata e, utilizzando proprio la bagassa, ha ottenuto dellevaschette biodegradabili, del tutto simili a quelle in polistirolo ma, al contrario di esse, atossiche ed ecosostenibili. Una volta gettate via, infatti, le vaschette di Sayuri degradano nell’arco di poche settimane e, essendo commestibili, non recano danni agli animali che dovessero ingerirle.

Le prime vaschette sono state realizzate in casa, in modo amatoriale ma ingegnoso, separando la bagassa dalla canna con un comune estrattore di succo, mescolandola poi con farina di grano e acqua e dando infine alla pasta la forma desiderata. I pezzi sono stati messi ad asciugare nel forno, fino al raggiungimento della giusta consistenza.

Ora l’obiettivo di Sayuri è rendere il suo progetto replicabile su una scala più ampia, cercando di porre le basi per la produzione industriale degli imballaggi in bagassa.

Nel frattempo, la ragazza sta anche lavorando alla realizzazione di un forno solare, in modo che il processo di produzione delle vaschette diventi ancora più sostenibile.

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Negli ultimi due anni, la sua idea ha fatto il giro del mondo, accendendo i riflettori su di lei e portandola a conquistare anche dei riconoscimenti prestigiosi: nel 2014 ha vinto il primo premio alla III edizione della Fiera per l’Innovazione in Scienza ed Ingegneria (FIciencias), un contest latinoamericano, mentre nel 2015 è risultata tra i finalisti delle cosiddette Olimpiadi dei Geni, che si tengono a New York.

Riconoscimenti che premiano non solo la creatività e l’ingegno, ma anche la tenacia con cui Sayuri ha portato avanti la sua idea, fino a farla diventare realtà.

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La bagassa è un residuo di estrazione proveniente dalla lavorazione per frantumazione e spremitura della canna da zucchero ( Saccharum officinarum) costituito dalla parte fibrosa e dalla scorza della canna.

La bagassa si produce già nel primo ciclo di spremitura e frantumazione della canna, quello nel quale, a pressioni crescenti, si riesce ad ottenere l’estrazione del 90% del saccarosio presente nella canna.

Come sottoprodotto conosce vari usi: in passato, veniva anche utilizzato fresco, in zootecnia, come alimento per animali, secondo un uso non più in voga.Un uso immediato, previa essiccazione, è quello che lo vede impiegato come combustibile, anche nelle stesse raffinerie dello zucchero di canna, che, in questo modo, possono diventare energeticamente autosufficienti.

Altri usi industriali lo vedono entrare come materia seconda in cicli produttivi per la produzione della carta, al pari di materiali di riciclo. La fibra viene anche usata nella produzione di pannelli truciolati destinati all’industria del mobile.Insieme ad altri scarti agricoli, può essere utilizzato nella produzione del furfurale, un composto organico usato come solvente e come esaltatore organolettico nell’industria alimentare.

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Bagassa

http://www.greenme.it/vivere/speciale-bambini/18849-ragazza-imballaggi-biodegradabili-polistirolo

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* La buona notizia del venerdì: Il primo Gattoparco in Italia

Milano si fa sempre più attenta alle esigenze dei suoi cittadini. 

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La ristrutturazione di due storiche palazzine comunali per realizzare spazi di aggregazione e servizi legati al mondo della bicicletta, la bonifica di un’area verde abbandonata da anni, e la nascita del primo “gatto-parco’ d’Italia, sono i più importanti benefici assicurati dal Piano Integrato d’Intervento – recentemente approvato dalla giunta di Palazzo Marino – riguardante le aree tra via Barsanti, via Autari e Ripa di Porta Ticinese.

Il progetto prevede la riqualificazione di tutta la zona, con l’edificazione di circa 6.700 metri quadrati di residenze, 400 metri quadrati di edilizia convenzionata e 800 metri quadrati di uffici e negozi di prossimità.

Quale dotazione di servizi il piano prevede inoltre: la sistemazione della viabilità, con l’allungamento di via Autari e il suo collegamento a via Lombardini; il recupero edilizio e funzionale delle due palazzine di proprietà comunale in Ripa di Porta Ticinese, complessivamente di 600 metri quadrati, dove sorgeranno nuovi spazi e servizi riguardanti il mondo delle due ruote; la bonifica di un’area verde dismessa di 6.400 metri quadrati adiacente al parco Baden Powell, dove – secondo quanto richiesto anche dal Consiglio di Zona 6 – nascerà un giardino condiviso, per il quale è già stato presentato e approvato un progetto sperimentale di gestione da parte dell’associazione ‘Gatto viziato‘.

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In questo giardino i gatti domestici – che di solito sono costretti a vivere in uno spazio chiuso – accompagnati dai loro padroni, potranno correre, giocare e saltare in spazi recintati a prova di fuga.  

Oltre a una rete esterna, con un doppio cancello, ci saranno dei recinti più piccoli, che delimiteranno le aree dove portare il proprio gatto e giocare con lui.

Stiamo ancora studiando che cosa potremo inserire nello spazio” aggiunge Peletti. Probabilmente ci saranno istallazioni sulle quali i gatti potranno arrampicarsi.

Vietato l’accesso ai gatti randagi, per loro sono state organizzate colonie e spazi dedicati. Quindi sarà prevista un’area per felini affetti da Fiv e Felv così da impedirne la discriminazione, ma anche per veicolare la conoscenza della malattia. Il parco prevede zone coperte e siepi di contenimento, per proteggere dalle azioni di disturbo.

Ma il parco non è solo per i gatti, è per tutti” conclude Peletti spiegando che sono previsti anche incontri sulla cultura felina dedicati ai bambini e agli amanti dei gatti con esperti, veterinari e comportamentalisti. 

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La creazione di nuovi spazi pubblici si dimostra il filo rosso con cui l’amministrazione prosegue nella sua opera di valorizzazione del territorio. 

Grazie alla collaborazione con i privati dichiara l’assessore all’Urbanistica, Alessandro Balducci – recupereremo due vecchi edifici comunali e bonificheremo un’area dismessa da molti anni, rendendoli aperti e fruibili con progetti davvero innovativi. Milano continua ad essere una città modello, che sperimenta nuove pratiche per riqualificare il tessuto urbano“.

Gli spazi pubblici, vero tessuto connettivo per la città e preziosa infrastruttura per le comunità, hanno bisogno di funzioni che siano qualificanti.

In questa direzione – aggiunge Gabriele Rabaiotti, presidente del Consiglio di Zona 6 – abbiamo lavorato insieme alle associazioni del quartiere pensando a nuovi servizi legati al mondo della bicicletta e al primo parco dedicato ai gatti”.

Notizie correlate:

“La moschea di Instanbul che apre la porta ai gatti”

http://www.ilgiorno.it/milano/gatto-parco-1.1661644

http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/01/20/news/gattoparco_milano-131684004/?ref=fb#gallery-slider=125511848

http://www.gattolandia.org/index.php?pid=7

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* Mi chiamo Catalina e sono una cometa … ed ho due code!

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È ormai ricordata come la cometa di Natale e di code ne ha ben due.

Il suo vero nome è C/2013 US10 o Catalina e il prossimo 17 gennaio passerà alla distanza minima dalla Terra per poi dirigersi verso i confini delSistema Solare, per cui non rimane ancora moltissimo tempo per assistere al suo passaggio.

Non perdiamo l’occasione di ammirare questa splendida cometa a due code, che con un po’ di fortuna e con un cielo sgombro da nuvole e da inquinamento luminoso potrebbe essere visibile anche a occhio nudo.

Durante il suo viaggio nelle regioni più interne del sistema solare, la cometa Catalina è stata al perielio, la distanza minima dal sole, a novembre. Adesso invece la cometa si sta avvicinando sempre di più alla Terra.

Catalina e da inizio dicembre è osservabile in piena notte e prima dell’alba con un piccolo telescopio o un binocolo.

 

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Catalina è una cometa non periodica del Sistema Solare, individuata il 31 ottobre 2013 dal Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona. Ha toccato il perielio (il punto dell’orbita di massimo avvicinamento al Sole) il 15 novembre 2015; prima di allora era stata visibile per mesi solo nell’emisfero australe.

Il suo piano orbitale è inclinato di 149° rispetto a quello dell’eclittica (il piano dell’orbita terrestre), un dato che ne rivela  la provenienza dallaNube di Oort, l’enorme inviluppo di corpi ghiacciati che avvolge il nostro sistema planetario

Il suo periodo di rivoluzione intorno al Sole doveva essere originariamente di alcuni milioni di anni, ma la probabile collisione con un altro corpo celeste ha fornito a C/2013 US10 l’energia necessaria per “scappare” dalla nostra stella (orbita iperbolica).

Si tratta quindi del suo primo e unico passaggio all’interno del Sistema Solare e di un’occasione irripetibile per poterla scrutare insieme alle sue due code: una composta da gas ionizzati e l’altra da polveri di varie dimensioni.

La sua magnitudine staziona tra il 5 e il 6, il che la rende tecnicamente visibile a occhio nudo. Tuttavia, per centrare l’obiettivo è consigliabile almeno un binocolo, a meno che il cielo non risulti molto scuro.

Per trovare Catalina bisogna puntare lo sguardo a est: il 24 dicembre è entrata nella costellazione del Bifolco (Bootes), passando vicino alla luminosa stella Arturo il 1 gennaio 2016.

Il 17 gennaio la cometa sarà a “soli” 108 milioni di chilometri dalla Terra: in quella data farà capolino nel cielo dalle ore 22, nei dintorni dell’Orsa Maggiore.

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” Pallidi fantasmi del cielo, vagano le comete nella notte buia del deserto siderale. Talvolta il Sole ne afferra qualcuna con la sua forza di attrazione. Appare allora ai nostri telescopi un tenue fiorellino lontano che brilla nel firmamento spiegando l’argenteo strascico.

Benvenuta nei nostri territori, ospite fugace.Qualcuno forse ti guarda con diffidenza e vorrebbe imputare a te la responsabilità delle avventure umane., ma io ti credo innocente. Sei tenue, diafana fatta di luce; forse in alcune grandi anfore si potrebbero racchiudere, compressi e liquefatti i gas che fluttuano nella raggera della tua chioma e della tua coda. Non può venire male da te.

Vorrei sapere qualcosa di te, celeste pellegrina dei cieli, e delle tue sorelle.La tua storia per esempio. Da dove vieni? Dove vai? Chi ti ha ordinato un lungo vagabondaggio nello spazio come all’inseguimento di una meta che sempre fugge davanti a te? Cosa hai visto nei millenari pellegrinaggi? Ora come una celeste libellula voli intorno al rogo ardente del Sole; ma non ti brucerai mai le ali, potrai fuggire ancora attraverso l’infinito. Fra pochi giorni ti vedremo come uno spettro lontano, ti dileguerai nel mistero della notte senza fine.”

Fonti:

http://www.greenme.it/informarsi/universo/18933-cometa-catalina-terra-come-osservare

http://www.focus.it/scienza/spazio/come-vedere-catalina-la-cometa-di-natale

Leggi anche sulle comete:

https://lauracarpi.wordpress.com/2011/07/09/seconda-stella-a-destra-questo-e-il-cammino/