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La buona notizia del venerdì: Al Colosseo ora c’è l’imperatore Nerone che parla con noi e risponde a tutte le domande!

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Roma, il Parco archeologico del Colosseo (ParCo) ha lanciato Nerone, il proprio chatbot: è tra le primissime istituzioni culturali dello Stato ad adottare un progetto simile. Si tratta di un software che simula ed elabora le conversazioni umane consentendo agli utenti che vi si rivolgono di interagire con i dispositivi digitali come se comunicassero con una persona reale, in modo intuitivo, rapido e tempestivo.

 Nerone, software di intelligenza artificiale nelle vesti dell’imperatore Giulio-Claudio, è stato progettato per accompagnare il pubblico nella richiesta di informazioni sugli orari di apertura del PArCo e per approfondire le notizie storiche sui tanti monumenti e siti che di esso fanno parte.

Il progetto, ideato e promosso dal Parco archeologico del Colosseo con la cura e gestione di Federica Rinaldi e Astrid D’Eredità, è il risultato di una collaborazione internazionale con l’azienda italiana Machineria srl, attiva nella produzione di contenuti e automazioni per istituzioni culturali, e l’azienda francese Ask Mona, leader nella creazione di strumenti di conversazione, intelligenza artificiale e analisi dei dati.

A partire da febbraio 2023 le relazioni online con il pubblico del PArCo saranno quindi gestite non più soltanto attraverso i canali social (Facebook, Twitter, Instagram) e le mail o telefonate dirette al servizio URP, ma finalmente anche facendo ricorso a un nuovo strumento informatico, sviluppato ad hoc per le necessità del luogo della cultura più visitato d’Italia, disponibile accedendo alla home page del sito internet del Colosseo.

Nella versione sviluppata dal PArCo a condurre lo scambio di informazioni, con l’intento di migliorare l’esperienza dei visitatori, è Nerone raffigurato con la toga e con la corona radiata, così come rappresentato in alcune emissioni monetali degli anni del suo principato. Questa immagine è divenuta da subito la scelta iconografica più forte e coinvolgente, esito anche di sondaggi e interviste a campioni di pubblico in una raccolta di suggestioni e fondamentali prime impressioni. Nell’angolo in basso a destra dello schermo del pc, dello smartphone o del tablet, il personaggio sorride in piedi davanti all’Anfiteatro Flavio (che il vero imperatore non conobbe mai) e si presenta cordialmente agli utilizzatori del chatbot. L’interfaccia appare come una finestra di conversazione simile a una app di messaggistica in cui l’interlocutore fornisce le indicazioni utili e non risparmia qualche battuta sagace sulla sua storia e sui suoi tempi. Nerone è in grado di offrire informazioni di servizio e gestire oltre cento possibili scenari, fornendo risposte in più lingue: inglese, italiano e francese. Uno strumento di interazione con il pubblico che consente di attivare un dialogo continuo e costante con il PArCo.

“Il Parco archeologico del Colosseo è un’Istituzione viva e in continua evoluzione”, dichiara Alfonsina Russo, direttrice del Parco Archeologico del Colosseo. “Il nostro obiettivo è facilitare e migliorare l’esperienza di visita degli utenti, adeguandoci a nuovi codici e linguaggi per entrare in contatto con un pubblico vasto e in particolare con le nuove generazioni. Per questo promuoviamo con impegno una costante integrazione della nostra proposta culturale con le potenzialità dell’innovazione tecnologica”.

Già nella prima fase di sperimentazione avviata agli inizi di gennaio e senza alcuna promozione la piattaforma ha registrato in soli 25 giorni un utilizzo da parte di 3400 utenti, oltre 160 al giorno.

Lo studio dettagliato delle domande e quesiti ha aiutato a comprendere i temi ricorrenti e a sviluppare una griglia di risposte che, insieme a ulteriori approfondimenti tematici, costituisce la base delle conversazioni che il chatbot “Nerone” avvia rispondendo alla prima domanda posta dagli utenti, riconoscendo le parole chiave in essa contenute.

I primi dati percentuali indicano la scelta della lingua di conversazione che per il 58,8% è l’italiano, per il 33,4% l’inglese e per l’7,8% il francese. Per quanto riguarda invece i contenuti il 69,7% degli utenti chiede informazioni sui biglietti, l’11,7% sugli orari, il 7,9% sugli itinerari, il 2,6% chiede di parlare con un essere umano, venendo così dirottato sulla mail istituzionale.

Un dato sorprendente, infine: il 29% degli utenti si diletta in chiacchiere con Nerone.

Roma, il Colosseo lancia Nerone, il chatbot che interagisce con gli utenti (finestresullarte.info)

E a Firenze puoi chattare con il David di Michelangelo:

La buona notizia del venerdì: Chattare con un’opera d’arte si può? A Firenze con il David di Michelangelo! – Laurin42 (wordpress.com)

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Perchè siam donne: Cosa c’entra il surrealismo, Dalì e Coco, con la più geniale e anticonformista e visionaria stilista del primo novecento: Elsa Schiaparelli.

Un abito non è solo stoffa: un abito è un pensiero”.

Così affermava Elsa Schiaparelli.

Elsa Schiaparelli, insieme a Coco Chanel, viene considerata una delle più influenti figure della moda nel periodo tra le due guerre. Dagli abiti ispirati al surrealismo alla creazione del rosa shocking

Elsa Luisa Maria Schiaparelli nasce a Roma il 10 settembre 1890 in una famiglia d’intellettuali e studiosi. Lei stessa apprende la filosofia ma, quando decide di dedicarsi alla poesia, i genitori ritengono tale inclinazione inopportuna, e la mandano in convento.

Nel 1913 parte per Londra: qui conosce il teosofo William de Wendt de Kerlor che sposa e da cui ha una figlia Maria Luisa Yvonne Radha detta Gogo, ma, nel 1922, chiede il divorzio.

Elsa  nel 1930 viene in contatto con gli artisti dell’avanguardia dadaista, da Marcel Duchamp al fotografo Man Ray, fino a Francis Picabia: amica della moglie di quest’ultimo, con lei fa ritorno in Europa, più esattamente a Parigi.

E’ proprio nel suo appartamento parigino realizza i pullover neri con dei motivi trompe-l’oeil a contrasto e inventa, così, la lavorazione a doppio nodo, o bow-knot, per concretizzare i decori sulle maglie che ingannano l’occhio. Rivoluziona così la concezione del maglione come indumento da lavoro , pratico senza forma.

E nel 1928 apre Schiaparelli -pour le sport in cui vengono prodotti capi sportivi d’alta moda e costumi da bagno.

In principio quello che noi oggi chiamiamo rosa shocking era identificato come rosa Schiaparelli. Una tonalità di rosa con un rosso carminio ad esaltare il tono del bianco

Creato da Elsa per l’uscita del suo profumo Shocking de Schiaparelli, avvenuta nel 1937. Il colore è definito «luminoso, impossibile, sfacciato, inappropriato, vivificante, come tutta la luce e gli uccelli e i pesci del mondo messi insieme, un colore della Cina e del Perù ma non dell’Occidente»

Gli abiti  di Elsa sono spesso legati a doppio filo con le suggestioni provenienti dal mondo della pittura, della scultura e dell’avanguardia culturale che caratterizza Parigi negli anni ’30.

Le creazioni più famose sono nate dall’interesse di Elsa Schiaparelli per il Surrealismo e i suoi esponenti, che frequenta e con cui collabora.

Su tutti va ricordato il sodalizio professionale tra Elsa e Salvador Dalì, il quale confluisce nella storica collezione A/I 1937-1938: le creazioni sono vere opere artistiche

Tra gli abiti che Elsa realizza insieme a Dalì c’è il celebre Lobster dress, l’abito aragosta indossato da Wallis Simpson, che si rifà a un altrettanto famosa idea dell’artista e la giacca da circo con bottoni in ceramica a forma di acrobati.

Non solo abiti: Elsa Schiaparelli per il profumo Roy Soleil chiama ancora a rapporto l’estro di Dalì, che ne progetta il flacone.

L’abito a cassetti è un chiaro riferimento all’opera surrealista di Dalì “Venere di Milo”del 1936. E’ un tailleur nero con tasche, appunto, a cassetto. Celebrazione della bellezza e dei misteri nascosti della figura femminile.

L’abito a scheletro è il pezzo forte della sua collezione del 1938. Il vestito è un lungo tubino nero realizzato in crêpe di cotone, dove uno scheletro idealizzato è scolpito sulla stoffa del busto e sulla gonna. Il disegno fu fatto proprio da Salvator Dalì: nella sua bozza le ossa delle gambe sarebbero dovute essere unite al bacino per mezzo di nodi a catena tipici dei gioielli.

Tra gli accessori della collezione autunno inverno 1937/1938 il più originale c’è di sicuro il cappello a forma di scarpa Elsa si era ispirata ad una sciarpa di Gala, la moglie di Dalì e sua grande amica.

Elsa Schiaparelli e il cappello a forma di scarpa sono citati nei manuali di arte, oltre che in quelli di moda. Un’intuizione semplicemente geniale che è anche il sunto della brillante ironia di Elsa e dello spirito visionario di Dalì.

La Maison Schiaparelli nata nel 1928 è oggi ancora attiva.

Elsa Schiaparelli ha lasciato al mondo della moda creazioni molto originali ,innovative, anticonformiste, fantasiose, uniche nel loro genere che possono essere considerate tranquillamente prove d’artista.

Nello stesso tempo ha avviato contatti commerciali con l’industria manifatturiera pur disegnando capi avanguardistici, anticipando così gli stilisti moderni, che all’aspetto artistico uniscono anche quello commerciale.

E oggi succede a Milano :

Abito “testa di mucca” stile Schiaparelli sfila a Milano per promuovere alternative alla pelle – greenMe

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La mente è un bene o è limitante?

E’ la mente che ci distingue dagli altri esseri viventi.
Per viventi intendo tutta la manifestazione, dal granello di sabbia, agli animali, ai vegetali, ai minerali, fino alle stelle, pianeti, soli e galassie, tutto ha una coscienza.
E con la mente noi usiamo il libero arbitrio, la capacità di scelta.
Ma la coscienza di noi stessi, degli altri, dell’ambiente, ce l’abbiamo?
E soprattutto abbiamo una visione del futuro che ci comprenda tutti?
E’ un obbiettivo che riguarda tutto il mondo.
Love
Laurin

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* La lingua degli astri è Musica e Canto scrive Giordano Bruno

 

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 La lingua degli astri è Musica e Canto scrive Giordano Bruno.

In Europa siamo divisi dalle diverse lingue e “uniti” da una moneta unica che dipende dal feo tiranno come lo chiamava Bruno.

È il tempo lineare “unico”, la base del debito crescente… Esiste davvero il “feo tiranno”? In natura non esiste; lo ha inventato una “conoscenza” che ignora il ruolo cruciale della coscienza, “conoscenza” che per paradosso, dipende dalla coscienza.

La coscienza è fatta di emozioni e sensazioni che uniscono i popoli nel crescente bisogno di un rinnovamento pacifico e profondo. Non serve un “nuovo paradigma” come dicono alcuni. Basta riconoscere i modi di comunicare della Natura Organica: sono movimenti e bisogni che gli esseri umani possono soddisfare con la coscienza della propria immortalità. Ci sono infatti crescenti indizi che l’universo osservato sia un ologramma e che lo sia anche il corpo fisico dell’essere umano.

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La vera identità, la COSCIENZA, è la VITA, la FORZA che anima il corpo, ma non è una proprietà del corpo.

Morire è come spogliarsi di un abito” afferma Giordano Bruno. 

“La morte è un dissolversi dei vincoli tra il corpo fisico, composto di atomi, e il corpo diafano e sostanziale, composto di vera LUCE…” 

È il vero Sé, l’Autore che non si vede. Chi Lo cerca però Lo sente come coscienza, essenziale per dare realtà alla… “realtà”.

Quale realtà? Finalmente quella che vogliamo e non più quella in preda alla follia che vediamo.

Credere solo a ciò che è visibile nello spazio e nel tempo è stupidità manifesta dice Bruno che spesso usa la poesia per esprimere la Magia Naturale connessa a tutte le cose, corpi e cervelli umani inclusi. Questi comunicano e operano secondo canoni perenni che hanno espresso bellezza, saggezza e armonia nel corso di tutta la storia, i canoni della REALTA’ REALE – l’Infinito Universo – che comprende infiniti mondi intelligenti e non è l’ologramma osservato da occhi, telescopi e sonde spaziali.

Musica e Canto sono un tributo a Giordano Bruno e un contributo utile alla sfida del “feo tiranno” – il tempo lineare unico – senza lotte o sterili manifestazioni. La consapevolezza di essere immersi in una realtà virtuale – una matrix – oggi si può coniugare con la coscienza di sempre, espressa da tutti i grandi saggi della storia.

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L’umanità cosciente della propria immortalità può testimoniare che il “tiranno” non esiste affatto e liberarsi con gioia, trasparenza e felicità da un inganno millenario del quale siamo in fondo tutti responsabili.

Un VENTO possente oggi soffia sulla superficie della terra e spinge le menti umane oltre le loro vecchie frontiere. Molti Lo sentono e sentono anche che “non c’è nazione, non c’è nessuno da uccidere e per cui morire, non c’è religione”, come cantava John Lennon.

Il VENTO è la coscienza – etica naturale – di cui i media non parlano ed è molto più diffusa della corruzione e della criminalità di cui invece parlano. La coscienza è legata alla volontà di realizzare il sogno, un mondo senza confini né limiti. Pure quelli delle risorse sono falsi, dovuti al credo nel “feo tiranno”.

La scienza riconosce le immani energie contenute nel “vuoto” che permea ogni corpo, ma… non le sa usare. L’umanità le ha sempre manifestate nell’arte, nella musica, nell’amore.

La volontà di contribuire a un’era di prosperità, si esprime in pratica e nei fatti in quel VENTO di rinnovamento che travolge tutti i limiti, svelando la loro falsità.

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Roma – la caput mundi che ha coltivato il motto antico “divide et impera” –

può essere il rovescio di ciò che ha finora rappresentato. 

ROMA può divenire AMOR e comunicare con il linguaggio universale: la MUSICA.

Oh AMORE, che mi fa discernere la verità superiore, 
apre le porte di diamante e nere,
consente al mio vero Sé di penetrare i miei occhi; 
Egli è nato per vedere, vivere e sostenere, Egli ha regno eterno.

L’AMORE mostra quanto di paradiso e di inferno 
c’è sulla Terra; rende le immagini apparenti reali, 
raccoglie le forze e, puntando dritto come una freccia, 
ferisce e riempie il cuore, svelando il vero Sé …

Causa, Uno e Principio eterno da cui l’Essere,
la Vita infinita e tutti i Moti dipendono,
l’AMORE è diffuso ovunque, ha lunghezza, larghezza
e profondità come dicono, è in terra e in cielo…

 

Giordano Bruno

(una parte del poema di Bruno dedicato all’Amore, inserito nei suoi libri,De la Causa, Principio et Uno e Gli Eroici Furori)

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L’eresia di Giordano Bruno riguarda la Coscienza dell’Uomo,

la Sua infinita potenza, schiava di un potere

che approfitta del Suo oblio e della Sua credulità

negli idoli falsi: dio , denaro, debito.

 

Giuliana Conforto ” L’Eresia di Giordano Bruno”  Noesis Edizioni

http://www.giulianaconforto.it/?p=2736

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La buona notizia del venerdì: Al Niguarda di Milano è carnevale anche per i neonati del reparto TIN

Una ranocchietta tutta verde che riposa beata, una tartarughina accoccolata, una margherita bianca e gialla che aspetta di essere colta, un Pinocchio con un papillon blu, una salopette rossa, una maglietta gialla. Un gufetto riposa sulla spalla dell’infermiera che lo coccola. Una coccinella, tutta rossa e nera, stringe i pugnetti sotto la copertina. Un girasole giallo giallo dorme della grossa.

Succede nel reparto di Terapia intensiva neonatale (Tin) dell’ospedale Niguarda. Qui anche i «bebè piuma» si sono «mascherati» in occasione del martedì di Carnevale.

I costumini sono stati realizzati a mano dalle volontarie dell’Associazione Cuore di Maglia.

E questo succede ogni anno a Carnevale (ma non solo) si trasformano in stiliste d’eccezione.

E così, malgrado le difficoltà che devono affrontare questi piccoli pazienti, le preoccupazioni dei loro genitori, le limitazioni del Covid, non è mancato il tradizionale appuntamento colorato, anche grazie all’aiuto dell’associazione Neo-Amici della Neonatologia del Niguarda.

Nella Tin vengono ricoverati i nati prematuri, che qui ricevono le prime cure. Si tratta di un reparto di terapia intensiva a tutti gli effetti, ma a misura di bebè. Insieme ai piccoli, anche le mamme rimangono in ospedale per tutto il tempo necessario.

Il Niguarda è un punto di riferimento in Lombardia in questo campo e ogni anno accoglie circa 350 prematuri, quasi uno al giorno.

La sopravvivenza supera il 90 per cento, e l’impegno di medici, infermieri e specialisti del reparto non è venuto mai meno durante l’emergenza coronavirus.

L’Associazione Cuore di Maglia ha alle spalle una storia tenera e potente costruita giorno dopo giorno dai volontari sparsi in tutta Italia che realizzano a maglia morbidi cappellini, scarpine, dudù e copertine, per avvolgere, scaldare e colorare i piccini ricoverati in più di 90 reparti italiani di Terapia Intensiva Neonatale.

Siamo vicini a bambini e genitori. Comprendiamo le problematiche delle TIN, e ci sentiamo parte della vita che lì scorre lenta, con emozioni intense che non risparmiano nessuno.

Lavoriamo per sostenere e favorire la CARE, il protocollo di cura e accudimento che contribuisce allo sviluppo dei piccoli e facilita le relazioni genitoriali nell’ambiente alieno della terapia intensiva.

La nostra storia viaggia di città in città, i nostri fili colorati uniscono persone e cuori di ogni età legati dalla passione per il lavoro a maglia e dalla generosità”

Cuore di Maglia veste i bambini delle Terapie Intensive di tanti ospedali italiani, ma anche in molti paesi africani, indiani, greci e tailandesi

„Se c’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.“ Maria Montessori

Fonti:

Associazione Cuore di Maglia – I volontari dell’associazione Cuore di Maglia sparsi in tutta Italia, realizzano capi a maglia per scaldare e coccolare i bambini ricoverati in più di 90 reparti italiani di Terapia Intensiva Neonatale.

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Perchè siam donne: Quando le donne non erano autorizzate a lavorare in giardino

Jane Webb Loudon era nata nel 1807 a Birmingham in una famiglia benestante.

Perse entrambi i genitori nell’adolescenza e aveva vent’anni quando pubblicò “La Mummia”, il primo dei suoi racconti di fantascienza, probabilmente ispirato a “Frankenstein” di Mary Shelley, del 1818.

In esso, Jane ha descritto la resurrezione della mummia del faraone Cheope nel 22° secolo. Il faraone risorto viaggia in mongolfiera dall’Egitto all’Inghilterra e interferisce negli affari politici del paese. Oltre ai progressi sociali, anche le nuove scoperte tecnologiche facilitano la vita nel romanzo. Per esempio, le lettere sono consegnate da palle di cannone e in agricoltura, un aratro a vapore facilita il lavoro.

Il libro, ambientato nel XXII secolo, fu molto apprezzato da John Loudon, botanico esperto di giardinaggio, che lo recensì sul “Gardener’s Magazine”.

Quando i due si incontrarono, lui si meravigliò che fosse stata una donna a scrivere quel libro, si innamorarono, dopo pochi mesi si sposarono e ebbero una figlia. Jane scoprì allora nuovi interessi: aiutava il marito nei lavori in giardino e collaborava con lui alla stesura dei suoi libri. La botanica era per lei una materia sconosciuta, ma vi si applicò con passione e imparò i fondamentali molto velocemente.

Assistendo il marito nella realizzazione dell’ “Enciclopedia del Giardinaggio”, si rese conto che la maggior parte dei libri sull’argomento all’epoca, con i loro molti termini tecnici, erano difficilmente comprensibili ai profani, e quindi a quel tempo soprattutto alle donne. Decise allora di scrivere libri di botanica di taglio divulgativo, con un linguaggio accessibile a tutti.

Dopo “Gardening for Ladies and Companion to the Flower Garden” (1840), il suo “Botany for Ladies” (1842) ebbe un grande successo e vendette oltre 200mila copie. È a questa pubblicazione che in quegli stessi anni iniziò per la prima volta a diffondersi la passione per il giardinaggio tra le donne dell’alta società.

Seguirono altri libri, tutte opere standard di giardinaggio vittoriano.

I libri di Jane hanno ispirato le donne di tutto il paese, e il giardinaggio è diventato un hobby importante. Oltre ad acquisire le conoscenze tecniche, Jane si era formata come autodidatta come pittrice di piante e illustrava lei stessa i suoi libri . I suoi disegni di bouquet di fiori erano spesso copiati e adornavano vassoi, tavoli e paralumi.

John Loudon morì nel 1843 lasciando moglie e figlia in ristrettezze economiche. Jane poteva contare solo sul suo lavoro. Nel 1849 diresse la rivista “The Ladies’ Companion at Home and Abroad” e continuò a pubblicare altri saggi di botanica sempre illustrati da lei stessa.

I suoi lavori hanno insegnato alle donne come creare giardini armoniosi, ad occuparsi personalmente della scelta delle piante e della loro salute, in un periodo in cui questa attività non era loro autorizzata.

E non solo ad occupare il loro tempo in modo creativo ma a realizzarsi in un ambito riservato solo agli uomini.

Morì nel 1858, poco prima di compiere 52 anni. I suoi libri hanno reso il giardinaggio un hobby alla portata di tutti e tutte le inglesi e non solo.

Le opere di Jane Webb Loudon con le loro illustrazioni botaniche sono ancora oggi molto apprezzate. La National Art Library di Londra ospita molte delle sue opere.

 © Meisterdrucke

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E’ arrivato carnevale, chi sta bene e chi sta male…è sempre tempo di maschere …o no?

“Mi metterò una maschera da
pagliaccio,
per far credere a tutti che il sole è
di ghiaccio.
Mi metterò una maschera da
imperatore,
avrò un impero per un paio d’ore:
per voler mio dovranno levarsi la
maschera,
quelli che la portano ogni giorno
dell’anno…
E sarà il carnevale più divertente,
veder la faccia vera di tanta gente…”

(Gianni Rodari)
” Nel lungo tragitto della vita,  incontrerai tante maschere e pochi volti”
Luigi Pirandello
E tu la metti o la togli la maschera per carnevale?
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La buona notizia del venerdì: Mabasta!dice Mirko al Bullismo !

Lui è Mirko.

Nasce a Copertino, in Puglia, nel 2001.

Ha 9 anni, mette un piede in classe, si blocca, tende l’orecchio. Qualcuno in corridoio si sta facendo delle gran risate. Mirko è curioso, fa dietrofront, si avvicina al gruppetto disposto in cerchio. Hey, fate ridere anche me! Al centro c’è un bambino, è immobile, lo sguardo basso, le lacrime sulle guance. Mirko non fa in tempo ad aprire bocca che uno del gruppo si fionda sul piccolo e gli tira giù i pantaloni. Il suo pianto è coperto dagli sghignazzi del branco. Mirko li sente rimbombare nelle orecchie, il suo cuore prende a battere forte, il respiro aumenta. Stringe i pugni, si butta nel mucchio e aiuta il compagno a rivestirsi. Poi affronta gli altri a muso duro. Non azzardatevi mai più a fare una cosa simile! Quelli lo guardano increduli, qualcuno alza le spalle, qualcun altro se la svigna. Solo uno di loro resta dov’è. Mirko si fa avanti, sono faccia a faccia. Quello non regge, abbassa lo sguardo, sussurra. Mi dispiace. Mirko vorrebbe dirgliene tante, invece fa solo una cosa, lo abbraccia. Va bene così, è meglio così. Nei giorni successi, lo incontra nei corridoi. Il bambino agita la mano, gli sorride. Mirko ricambia, è contento.

Il tempo passa. Mirko ha 14 anni, guarda la televisione, sta bevendo. L’acqua gli va di traverso. Raccontano di una ragazza che ha tentato il suicidio perché veniva presa regolarmente di mira dai compagni. La sua mente torna subito dentro la sua vecchia scuola, in quel corridoio. La rabbia, il petto che scoppia, le mani che prudono. Quelle emozioni combattono, si scontrano, si mischiano, alla fine ne esce un sorriso.

Chiaro, luminoso, pieno di speranza. Il giorno dopo, Mirko condivide i suoi pensieri con i compagni. Parlano, si confrontano, tutti insieme sono d’accordo. Basta voltarsi dall’altra parte, bisogna fare qualcosa.

Oggi Mirko ha 20 anni, ha fondato con gli amici un’associazione (Mabasta – Movimento Anti Bullismo e Cyberbullismo) che vuole prevenire il bullismo.

Gira le scuole di tutta Italia, tende una mano alle vittime, ma anche ai carnefici.

Ha vinto anche un premio.

Il 14 ottobre 2021 Mirko è risultato nella Top 10 del “Global Student Prize” (premio “Nobel” degli studenti), come uno dei 10 studenti più impattanti al mondo.

GlobalStudentPrize Chegg Inc. Varkey Foundation:

MABASTA – Movimento Anti Bullismo Animato da STudenti Adolescenti

VISION

GIOVANI + SERENI = GIOVANI + FELICI

GIOVANI + FELICI = GIOVANI MIGLIORI

GIOVANI MIGLIORI = MONDO MIGLIORE

Fonte:

Agnesewanda decarlo

https://www.digithon.it/startups/1321/mabasta-movimento-anti-bullismo-animato-da-studenti-adolescenti#:~

Leggi anche:

https://lauracarpi.wordpress.com/2019/03/15/la-buona-notizia-del-venerdi-piccoli-attivisti-crescono-il-mondo-lo-salveremo-noi/

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Perchè siam donne: le maestre vetraie di Murano oltre il pregiudizio comune che il mestiere del vetraio non sia adatto alle donne

Chiara Lee Taiarol e Mariana Oliboni, hanno fondato una fornace sradicando un pregiudizio comune: che il mestiere del vetraio non sia adatto alle donne. Succede a Murano! Una delle isole più affascinanti di Venezia !

A MuranoEl Cocal Glass Studio – il nome si ispira alla figura del gabbiano, detto appunto Cocàl in veneto – è un luogo d’arte e di coraggio, una fornace fondata da due amiche, Chiara Lee Taiarol e Mariana Oliboni, che in pieno lockdown hanno deciso di concretizzare un sogno.

A unirle è la passione per il vetro e la volontà di imprimere un nuovo corso all’arte vetraria muranese, risollevandola da una crisi profonda che ha portato, negli ultimi anni, alla chiusura di moltissime fornaci. “Amo il vetro da quando, a sei anni, visitai Murano. Ricordo che dissi a mia mamma: ‘questo è il lavoro più bello del mondo, se diventasse il mio giuro che non mi lamenterei mai!’. Ma il vero incontro con il vetro l’ho avuto a 22 anni, quando iniziai a lavorare in una vetreria in Australia. Ho viaggiato poi negli Stati Uniti, a Seattle, per apprendere tecniche e accumulare esperienza, e quando sono rientrata in Italia non è stato semplice trovare lavoro, anche a causa dei pregiudizi sulle donne in questo settore. La pandemia ha poi complicato ulteriormente le cose, quindi mi sono decisa a dare il via a questo progetto”, racconta Chiara.


Insieme a lei c’è Mariana, musicista. È sua l’idea di unire vetro e musica realizzando strumenti musicali che mescolano la tradizione secolare di un territorio ricco di storia con la modernità della musica elettronica. “La figura della donna in questo campo è vista in modo particolare: a Murano è molto difficile, per le donne, entrare nella realtà della fornace, che è vista come un luogo maschile, dove si usa la forza. Noi però crediamo fermamente che niente possa impedire ad una donna di seguire la propria vocazione e riteniamo che passione e dedizione siano sufficienti a realizzare qualsiasi tipo di progetto”, spiega. “È un lavoro non semplice, presuppone una grande tolleranza al calore e anche una grande motivazione. Spesso non viene tollerata l’idea di una donna che lavora in fornace. Per noi, però, più che la forza fisica sono importanti le idee”, prosegue Chiara.


Dal cortocircuito tra le passioni di Chiara e Mariana nascono oggetti di uso comune, come vasi e bicchieri, ma anche sculture, installazioni luminose e opere che “portano un po’ di divinità nelle nostre vite” come le “Veneri Preistoriche”, una serie di statuette dalle forme sinuose che rievocano la bellezza delle antiche divinità madri.

Qui, l’importante è seguire una ricerca libera e fluida. “Il vetro è una materia viva, spiega Chiara, “e nel lavorarlo ci mettiamo un pezzo del nostro cuore. Ci piacerebbe condividere questa passione con tante giovani donne e non solo”. Oggi, insieme a Chiara e Mariana, lavora anche una giovane stagista. “Bisogna credere in quello che si fa, nella propria passione. Non importa dove si arriverà, quello che conta è il percorso”.

A Murano, una fornace di sole donne fa rinascere l’arte vetraria muranese – The Wom

La lavorazione del vetro di Murano ha il suo pregio e la sua fama nella ricercatezza e nella rarità che sono caratteristiche del procedimento stesso. Per questo motivo non può essere realizzata da semplici artigiani, ma da veri e propri maestri del settore, con una lunga tradizione alle spalle

Una lavorazione che richiede delle tecniche particolari con molti passaggi e molto complesse.

La tecnica della soffiatura è probabilmente quella che ci è più famigliare in quanto è utilizzata per produrre gran parte delle opere di Murano.

Da secoli i maestri vetrai veneziani proteggono e tramandano l’arte della lavorazione del vetro che risale addirittura alle tecniche di lavorazione del vetro di epoca romana e bizantina. Sarà poi tra il 1400 e il 1800 che l’arte di trattare il vetro tipica di Murano si svilupperà e prenderà la forma che oggi conosciamo e apprezziamo.


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Luna Piena in Leone : apriamo il Cuore a nuove ed entusiasmanti esperienze !

La Luna Piena in Leone è portatrice di nuove idee , scelte coraggiose e sviluppi speciali.

La Luna piena del 5 febbraio 2023 è nel segno del Leone!

I due giorni precedenti la Luna Piena possono sfidare la prospettiva della realtà ordinaria, e sono ideali per liberare emozioni ed energie represse. La funzione è quella di bilanciare le posizioni del Sole e della Luna, che in questo caso comportano l’integrazione tra la coscienza individuale e quella di gruppo.

Durante la Luna Piena l’energia raggiunge il suo apice, rendendoci ricettivi all’espressione diretta e ad azioni talvolta impellenti. Questo è uno dei motivi per cui la Luna Piena è ideale per partecipare a rituali, eventi o pratiche in cui è possibile dare spazio alle proprie emozioni in condizioni di sicurezza e protezione.

La Luna Piena è un periodo vibrante e stimolante, che rivela le dinamiche nascoste dell’interazione tra le polarità. L’energia viaggia al massimo durante questi giorni, stimolando l’intero corpo fisico e i suoi riflessi multidimensionali.

Il ciclo lunare, iniziato con la Luna Nuova , raggiunge il culmine con la Luna Piena. Il segno in cui la Luna si trovava durante la Luna Nuova, che in questo caso è l’Acquario, definisce l’intento di base. Quindi, il ciclo lunare acquariano presenta temi come: libertà, indipendenza, comunità, inventiva, amicizia, innovazione, cambiamento, sinergia…

II segno del Leone rappresenta il Re forte e coraggioso che esprime se stesso e la propria unicità: vuole che ci sentiamo legittimati ad essere noi stessi, che ci esprimiamo liberamente e che condividiamo noi stessi con il mondo., lasciando andare la personalità, demolendo il castello di illusioni che abbiamo costruito nel tempo e dando spazio alla nostra essenza affinché possa esprimersi in totale libertà. Lasciandola libera ci fonderemo con il tutto, sentiremo la connessione con altre anime, il legame con tutte le forme di vita.

La Luna è opposta a Sole in Acquario: l’asse Leone-Acquario mette a confronto l’individualità con il collettivo, ricordandoci che sì siamo tutti uguali (Acquario) ma che nessuno è uguale all’altro (Leone), quindi ci chiede di esprimere la nostra identità e unicità davanti agli altri.
E la Luna si trova sola in una metà dello zodiaco, mentre tutti gli altri pianeti si trovano nella metà opposta, come se il cielo in questo momento ci stesse dicendo che non è importante ciò che facciamo ma ciò che sentiamo, ricordandoci di abitare le nostre emozioni profonde, di lasciar esprimere il sentire profondo, della nostra anima.

Come entrare in connessione con la nostra anima? Evitando le attività mentali e dando priorità a quelle che invece ci fanno portare l’attenzione sul sentire.
Perché proprio come il ruggito del leone, questa luna ci chiede di essere coraggiosi nel mettere noi stessi, il nostro lavoro, le nostre relazioni e le nostre passioni sotto i riflettori. Ci chiede di celebrare chi siamo, chi e cosa amiamo, e perché.

Lasciamo che la Luna illumini la nostra strada, facendoci vedere quali sono le strade da seguire e quelle da abbandonare, perché ci farà vedere chiaramente dove dobbiamo concentrarci se vogliamo crescere ulteriormente, anche se magari sarà in un modo del tutto inaspettato.

In una Luna Piena, ciò che è stato concepito con la Luna Nuova, richiede di essere manifestato o espresso. Quindi è molto utile rivedere le nostre intuizioni e visioni di due settimane fa, durante la Luna Nuova.

Le energie di Acquario e Leone combinate in questa Luna Piena gettano luce sulla nostra coscienza globale e su come la nostra identità e i relativi doni si integrano con il collettivo. La focalizzazione è su come creare un ponte tra il sociale e il personale.

L’esatta posizione del Sole e della Luna ( nella propria carta natale può indicare la natura delle dinamiche della Luna Piena. Ci si può attendere sviluppi originali, imprevedibili o significativi in quelle aree, ma anche silenzio…

Quelli che amano il silenzio trovino altra gente che ama il silenzio e creino silenzio e pace gli uni per gli altri.” (Thomas Merton, Sole in Acquario, Luna in Leone)

L’energia della Luna Piena ci confronta inevitabilmente con il tema delle relazioni e tutto quanto è inconscio in quella sfera. Non è possibile fare a meno di avere relazioni, non importa se crediamo di essere in una relazione o meno. Voler “essere in una relazione” è un’intenzione assurda, perché siamo sempre in qualche relazione. Quel che conta allora è diventare coscienti della natura delle relazioni che abbiamo già e svilupparle al meglio.

Se riconosco le relazioni in cui mi trovo già e decido di guarirle e lavorare su di esse, allora, se necessario ed onorevole, potrò passare a nuove relazioni o le stesse vecchie relazioni potranno trasformarsi e diventare nuove relazioni.

La Luna Piena in Leone si allinea con un cambio di paradigma che permette potenzialmente di percepire cosa accade oltre il velo della realtà ordinaria.

Il Leone ci insegna che tutto è possibile e ci invita a non dubitare mai di noi e del nostro sentire, spronandoci ad ascoltare il nostro cuore e ad andare con fiducia verso i nostri sogni e desideri; ci aiuta a riconnetterci al nostro centro irradiante, alla nostra fonte originaria dell’energia e della creatività, e a trovare il coraggio di mostrarci nella nostra unicità, tirando fuori ciò che siamo in verità.

Quindi che il nostro sole interiore possa realizzarsi ed esprimersi pienamente e in modo autentico!

Il Cielo Astrologico mette a nostra disposizione un progetto, il cui scopo è quello di aprire il Chakra del Cuore e attivare il Centro dell’Essere.

Cosa farne, come usarlo, dove posizionarci rispetto ad esso, è lasciato alla nostra individuale discrezione e stato di coscienza.

Questo è il momento di esprimere il nostro potenziale creativo e artistico e comunicare ciò che ci dona passione, le visioni, ideali, non importa quanto esse siano alternative, liberare energie stagnanti e blocchi, fare un salto quantico nella visione del futuro,, affrontare ciò che si ha a lungo rimandato, sfidando le paure e seguendo il cuore.

E’ il momento mettere in primo piano ciò che si è, sentendosi liberi di essere se stessi

Ricordiamoci che le nostre risorse sono infinite e che tutto è possibile !