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Perchè siam donne:Ma quali streghe! La Scozia chiederà scusa a tutte le donne mandate al rogo e con un atto parlamentare!

La Scozia potrebbe presto chiedere scusa alle migliaia di donne giustiziate come streghe

Leggendo questa notizia ci si chiede perchè SOLO la Scozia?

Gli storici affermano che circa 3.837 persone furono accusate di stregoneria ai sensi del Witchcraft Act scozzese, rimasto in vigore per quasi 200 anni.

Durante questo periodo, la stregoneria era considerata un crimine mortale e i condannati venivano strangolati a morte e poi bruciati sul rogo in modo che non ci fosse un corpo da seppellire.

Due terzi dei sospettati subirono questo destino, una cifra enorme per un paese così piccolo.

Alcune delle tante altre donne accusate di stregoneria e quindi giustiziate sul rogo:

Janet Douglas, Lady Glamis 1537 bruciata nel Castello di Edinburgo

Helen Duncan (1897-1956) arrestata per spiritismo nel 1941

The Bo’ness Witches Annabel Thomson, Margaret Pringle, Margaret Hamilton, William Craw, Bessie Yickarg giustiziate per essere adepte del diavolo

Janet Horne accusata di stregoneria e bruciata nel 1727

Isobel Gowdie nel 1662 confessò liberamente(?) di essere seguace del diavolo e avere la capacità di trasformare in animali i bambini

Le streghe di Macbeth identificate e giustiziate secondo le cronache dell’epoca che si riferivano alla nota tragedia di Shakespeare nel 1587

North Berwick Witches sospettate di complotto diabolico per affondare le navi del re Giacomo VI di Scozia nel 1567

Janet Cornfoot imprigionata e uccisa con un folto gruppo di altre a Pittenweem, un villaggio di pescatori della Scozia, nel 1705

I sospetti venivano anche imprigionati e torturati per ottenere confessioni in attesa del processo e alle donne non veniva permesso di parlare in propria difesa.

“Uno dei primi modi per dimostrare l’accusa di stregoneria era di presentare l’imputata al processo come quella che definivano una ‘donna litigiosa’.

Ciò significa che se eri una persona nota per discutere, ad esempio, sulla quantità di carne che ti aveva dato il macellaio o se discutevi con i vicini o se eri generalmente una persona schietta, ciò sarebbe stato usato contro di te come una prova di stregoneria”. ha spiegato Claire Mitchell guida del gruppo Witches of Scotland .

La Mitchell ha condotto una campagna per la riabilitazione di quante furono accusate di stregoneria tra il 1563 e il 1736, per le quali vorrebbe ottenere delle scuse ufficiali e un monumento nazionale.

Re Giacomo VI di Scozia, che regnò dal 1566 al 1625, si considerava un esperto di stregoneria e nel 1597 scrisse il testo filosofico “Daemonologie”.

Durante il suo regno, la caccia alle streghe fu particolarmente brutale.

Soltanto nel 1736 fu finalmente riconosciuto che la stregoneria come reato non esisteva e la legge venne abolita.

“Penso che questi processi alle streghe abbiano avuto grandi ripercussioni”, ha detto Claire Mitchell. “Per un periodo di oltre 200 anni, le donne hanno avuto paura”.

“Avevano paura di distinguersi. Avevano paura di esprimere le loro opinioni e questo ha tenuto le donne in uno stato di paura. E deve aver influenzato la psiche delle donne, che hanno trasmesso questa paura ai loro figli” 

Il parlamento scozzese potrebbe presto prendere in considerazione la cancellazione del reato di stregoneria per migliaia di persone, per lo più donne, che furono processate e giustiziate secoli fa per stregoneria.

La parlamentare scozzese Natalie Don ha scritto sui social media che sta preparando un disegno di legge per chiedere scusa a coloro che sono stati “condannati e giustiziati”..

Riconoscere gli errori e soprattutto non continuare a giustificarli come determinati dai corsi della storia, può essere un valido spunto per confrontare e rivedere gli atteggiamenti di oggi che ancora hanno le stesse motivazioni. Discriminare ciò che non si comprende per pura ignoranza.

Soprattutto per quello che riguarda le donne ancora vittime di una società patriarcale che non riesce a liberarsi di molti stereotipi del passato.

Oggi in Scozia ci sono alcune ricerche e pubblicazioni sull’argomento ma si tratta solo di cronache dell’epoca anche se possono essere utili per arricchire il materiale del progetto di legge.

Ma il gruppo “Witches of Scotland” afferma che “ricordano le streghe, piuttosto che presentare una richiesta di scuse a coloro che hanno perso la vita”.

Il gruppo vuole che l’argomento sia oggetto di discussione e riflessione pubblica e che abbia lo scopo di sollecitare una dichiarazione di scuse del parlamento scozzese..

Il gruppo spera che l’8 marzo 2022, Giornata internazionale della donna, si parli anche di questo argomento:

Liberamente tratto da:

La Scozia potrebbe presto perdonare migliaia di donne giustiziate come streghe | Euronews

Home | Witches of Scotland

10 of the most wicked witches in Scottish history – Scottish Field

illustrazione di Olivia Del Bufalo
Nella cultura celtica, come in quella gaelica, la donna è stata sempre considerata figura importante e determinante nel sostegno e nella conduzione del Clan e della comunità. Alla pari o più dell’uomo.
Le donne celte e le gaeliche erano addette alla cura dei malati, avevano conoscenza di medicina erboristica e perfino il potere della chirurgia. In alcune culture nordiche la medicina era competenza esclusiva delle femmine del clan.
Colei che raccoglieva, seccava ed estraeva principi vitali dalle erbe, era considerata creatura soprannaturale e degna del rispetto e spesso della venerazione del gruppo. Il ruolo della Wicca era quello di curare e guarire e questo era considerato una facoltà divina.
(E’ facile associarlo poi alla stregoneria)
Eventi divini venivano considerati anche i cicli della natura ed in una società ancora rurale era  di vitale importanza prevederli e celebrarli con rituali propiziatori.
La donna sacra, la wicca  diviene artefice di sopravvivenza per il gruppo.
Ella cura la preparazione dei riti propiziatori per avere la benevolenza della Dea Madre.
Ella ha la facoltà di interpretarne i segni per la divinazione.
Ella è una guida spirituale, la sua magia è indirizzare le vite degli altri.
La wicca non è, come la strix latina, a contatto con i demoni, ma è la figlia eletta della Dea.
( E’ facile associarla poi alla stregoneria )
Tutti questi riti pagani, passati nella cultura mediterranea dominata dalle fedi monoteiste, sono stati  in seguito interpretati come eventi di stregoneria malefica e, ritenuti manifestazioni del “ diavolo”, condannati all’estinzione attraverso la purificazione con il  Fuoco.
Molti dei riti celtici legati alla wicca sono arrivati fino a noi attraverso i secoli e oggi la religione wiccan si sta diffondendo tra le donne, soprattutto nei paesi di lingua inglese.

Per saperne di piu sul concetto di stregonaria:

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* Oggi come ieri come domani tutto ciò di cui abbiamo bisogno è Amore!

« Non potresti estinguere tutto l’amore dell’universo se lo assorbissi da oggi fino alla notte dei tempi.L’amore è tutto ciò che esiste. L’amore è la comunicazione universale. È l’energia che ha creato l’universo e lo mantiene in vita. Tutta la materia è forgiata dall’amore, una foglia esiste perchè c’è l’amore. »

1dolce

Love, Love, Love

Love, Love, Love

Love, Love, Love

There’s nothing you can do that can’t be done

Nothing you can sing that can’t be sung

Nothing you can say but you can learn how to play the game

It’s easy

Nothing you can make that can’t be made

No one you can save that can’t be saved

Nothing you can do but you can learn how to be you in time

It’s easy

All you need is love

All you need is love

All you need is love, love

Love is all you need

All you need is love

All you need is love

All you need is love, love

Love is all you need

Nothing you can know that isn’t known

Nothing you can see that isn’t shown

Nowhere you can be that isn’t where you’re meant to be

It’s easy 

All you need is love

All you need is love

All you need is love, love

Love is all you need

All you need is love (All together, now)

All you need is love (Everybody)

All you need is love, love

Love is all you need (love is all you need)

All we need is Love

Fonti :

«  Il libro di Emmanuel » Pat Rodegast/ Judith Stanton

«  All you need is Love » John Lennon / The Beatles 25 giugno 1967

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La buona notizia del venerdì: Più mielina nel cervello, più capacità intellettuali, più creatività,più elasticità mentale, più praticità nelle scelte…Evviva la terza età!

Il direttore della George Washington University School of Medicine sostiene che il cervello di una persona anziana è molto più pratico di quanto si creda comunemente. A questa età, l’interazione degli emisferi destro e sinistro del cervello diventa armoniosa, il che espande le nostre possibilità creative. Ecco perché tra le persone con più di 60 anni puoi trovare molte personalità che hanno appena iniziato le loro attività creative.

Naturalmente, il cervello non è più veloce come in gioventù. Tuttavia, guadagna in flessibilità. Pertanto, con l’età, è più probabile che prendiamo le decisioni giuste e siamo meno esposti alle emozioni negative. Il picco dell’attività intellettuale umana si verifica intorno ai 70 anni, quando il cervello inizia a funzionare a pieno regime.

Nel tempo aumenta la quantità di mielina nel cervell
o, una sostanza che facilita il rapido passaggio dei segnali tra i neuroni. Per questo motivo, le capacità intellettuali aumentano del 300% rispetto alla media.

Interessante anche il fatto che dopo i 60 anni una persona può utilizzare i due emisferi contemporaneamente ( come i delfini!) Ciò consente di risolvere problemi molto più complessi.

Il professor Monchi Uri, dell’Università di Montreal, ritiene che il cervello dell’anziano scelga la strada che consuma meno energia, elimina il superfluo e lascia solo le giuste opzioni per risolvere il problema.

È stato condotto uno studio che ha coinvolto diverse fasce di età. I giovani erano molto confusi quando superavano i test, mentre quelli con più di 60 anni prendevano le decisioni giuste.

Ora, diamo un’occhiata alle caratteristiche del cervello tra i 60 e gli 80 anni. Sono davvero rosa.

1. I neuroni nel cervello non muoiono, come dicono tutti intorno a te. Le connessioni tra di loro semplicemente scompaiono se non ci si impegna nel lavoro mentale.

2. La distrazione e l’oblio sorgono a causa di una sovrabbondanza di informazioni. Pertanto, non è necessario che tu concentri tutta la tua vita su sciocchezze inutili.

3. A partire dai 60 anni, una persona, quando prende decisioni, non usa un emisfero contemporaneamente, come i giovani, ma entrambi.

4. Conclusione: se una persona conduce uno stile di vita sano, si muove, svolge un’attività fisica praticabile ed è pienamente attiva mentalmente, le capacità intellettive NON diminuiscono con l’età, semplicemente CRESCONO, raggiungendo un picco all’età di 80-90 anni.

Quindi non abbiate paura della vecchiaia.

Sforzatevi di svilupparvi intellettualmente. Imparate nuovi mestieri, fate musica, imparate a suonare strumenti musicali, dipingete quadri! Danzate! Interessatevi alla vita, incontrate e comunicate con gli amici, pianificate il futuro, viaggiate come meglio potete. Non dimenticate di andare in negozi, caffè, spettacoli. Non state zitti da soli, è distruttivo per chiunque. Vivete con il pensiero: tutte le cose belle sono ancora davanti a voi!

FONTE: New England Journal of Medicine.

a qualcuno vogliamo pure ispirarci…o no?

Per tutti gli amici tra i 60, i 70 e gli 80 anni in modo che possano essere orgogliosi della loro età.

E grazie del contributo dell’amico Carlo.

leggi anche.

* l buona notizia del venerdì :Internet scaccia depressione: i “silver surfer” (navigatori non più giovanissimi)che navigano stanno meglio – Laurin42 (wordpress.com)

* La buona notizia del venerdì: In Europa nascono i parchi giochi per anziani. E in Italia? – Laurin42 (wordpress.com)

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Perchè siam donne: Dancing grannies, nonne danzanti o damas…signore di mezza età per un nuovo modello di vecchiaia

Vengono chiamate “damas” e scendono nelle piazze per danzare. Nonostante le critiche, queste donne cinesi stanno costruendo i nuovi canoni della vecchiaia.

Sono vestite con abiti coloratissimi e due volte al giorno, la mattina e la sera, occupano le piazze del paese per ritrovarsi e danzare a ritmo di musica rigorosamente ad alto volume.

Le “dancing grannies”, le #nonnedanzanti, sono un fenomeno diffuso in tutta la #Cina da oltre vent’anni e ripetutamente finiscono sui giornali, anche internazionali, per le reazioni che scatenano tra gli abitanti del quartiere. Per lo più si tratta di azioni di protesta contro la musica assordante.

Suscitano ilarità, tenerezza, ammirazione, così come possono sembrare eccessive, folkloristiche, libertine o semplicemente fastidiose.

Il tema veramente interessante, però, ruota intorno alla domanda: perché hanno questa visibilità sui media e fanno così discutere? Riassumendo si potrebbe dire che il motivo è che non abbracciano i canoni socialmente accettati in Cina, ovvero quelli della signora di mezza età, sessualmente non più appetibile, ritirata tra le mura domestiche, servile e a disposizione, dedita alla cura dei nipoti e dell’economia famigliare.

“Dama”, che letteralmente vuol dire “grande mamma”, è il termine con cui furono definite le signore di mezza età che nel 2013, in Cina, iniziarono ad investire tutti i risparmi nell’acquisto di oro dopo che il prezzo era crollato provocando, secondo alcuni, una sorta di tsunami che fece tremare addirittura Wall Street. 

Ma se la questione dell’oro è oramai quasi completamente dimenticata, il termine “dama” ha invece acquisito un significato tendenzialmente dispregiativo.

Teng Wei, direttrice del Centro studi culturali contemporanei della South China normal university, ha studiato da un punto di vista sociologico il valore semantico di questa parola, definendola: “Un’utile scorciatoia per descrivere le donne di mezza età che si rifiutano di adottare i modi aggraziati e materni che la società cinese si aspetta alla loro età. Quasi tutte le donne recalcitranti che vanno avanti con gli anni corrono il rischio di essere etichettate come ‘damas’. Spesso si trovano ritratte come pettegole, egoiste e del tutto prive di gusto, oltre ad essere il capro espiatorio di tutta una serie di mali sociali”.

La conclusione di Teng Wei è decisamente netta: “Quando usiamo ‘dama’ come insulto, ciò che stiamo realmente facendo è suggerire che ci sia qualcosa di intrinsecamente sbagliato nell’essere una donna di mezza età. È discriminatorio, classista, ed è ora di smettere”.

La maggior parte delle “nonne danzanti” è comunque “consapevole che i loro sforzi per creare un nuovo tipo di vecchiaia sembrano ridicoli ad altri. Creando un’estetica di genere dell’invecchiamento che riflette e risponde alle loro esperienze generazionali, queste donne ci stanno sfidando a ideare un nuovo modello di vecchiaia. Le ‘damas’ hanno dimostrato che è possibile tracciare un nuovo corso nel viaggio della vita. Quando le persone più giovani immaginano se stesse più anziane, ora c’è una gamma più ampia di possibilità”.

Oltre a non collimare con il modello cinese di invecchiamento, però, l’interesse della stampa internazionale denota una distanza simile con il modello occidentale, solo con una nota aggiuntiva di esotismo. In altri termini, quello che è emerge è che la dimensione della vecchiaia è da reinventare a livello globale e “le nonnine danzanti” stanno contribuendo a questo processo.

Molte società stanno rapidamente invecchiando e la “Silver economy”, ovvero l’economia che investe nella terza età come generazione di consumatori di primo ordine, ha aperto alla possibilità di scegliere come invecchiare.

Esistono #dancinggrannies anche in altri paesi, come il gruppo di Milwaukee negli Stati Uniti.

Ma il ballo è solo un’opzione tra mille e la ricerca di una nuova identità riguarda tanto le donne quanto gli uomini. Il punto è che sono sempre di più le persone che vogliono tornare ad essere protagoniste della propria vita, al di là dell’età anagrafica, dell’imbarazzo e del giudizio che possono suscitare negli altri per le loro condotte inaspettate.

Stanno aprendo delle strade e lo stanno facendo per tutti, non solo donne!

Cosa ci insegnano le “nonne danzanti” che in Cina infastidiscono i vicini (lifegate.it)

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La buona (?)notizia del venerdì: La Svezia addestra i corvi a raccogliere i mozziconi di sigaretta!

Ma sono le persone che dovremmo educare!

Una start-up svedese ha addestrato un gruppo di corvi per raccogliere la spazzatura che noi siamo troppo pigri per buttare nel cestino

È più facile addestrare gli animali a raccogliere la nostra spazzatura che educarci a non disperderla nell’ambiente?

O almeno, questo è quanto sembra apprendendo la notizia di un’azienda svedese di pulizia e raccolta rifiuti, che ha “ammaestrato” un gruppo di corvi a raccogliere e smaltire correttamente i mozziconi di sigaretta in cambio di cibo.

Accade a Södertälje, a due passi dalla capitale Stoccolma: qui è stato installato uno speciale macchinario che fornisce un po’ di cibo agli uccelli per ogni cicca depositata al suo interno.

Ogni anno sulle strade svedesi vengono abbandonati più di un miliardo di mozziconi di sigaretta (62% di tutti i rifiuti): raccoglierli e smaltirli costa all’amministrazione pubblica circa 20 milioni di corone svedesi (circa 19 milioni e mezzo di euro). Questo ingegnoso sistema di raccolta permetterebbe di risparmiare molto denaro per le campagne di pulizia delle strade e delle aree urbane – fino al 75% dei costi totali.

Gli ideatori del progetto Corvid Cleaning affermano convinti che non si tratta di una costrizione per i corvi, che non cono trattenuti in cattività ma che partecipano su base “volontaria”, allettati dalla prospettiva di poter ricevere del cibo senza fatica.

Allo scopo sono stati addestrati i corvi della Nuova Caledonia (Corvus moneduloides), scelti per la loro intelligenza e la loro capacità di ragionamento che li rendono particolarmente adatti a svolgere questa mansione: i più giovani sono in grado di apprendere dagli esemplari che già sono stati addestrati (facendo risparmiare tempo e fatica agli addestratori umani) e c’è un minor rischio che ingeriscano spazzatura per sbaglio.

Ma la follia del progetto non si ferma qui, purtroppo: gli ideatori vogliono portare i corvi anche in altri ambienti, in altre città svedesi, a riparare i danni provocati dalla stupidità umana e dalla totale mancanza di rispetto nei confronti della natura. 

L’iniziativa è la parabola triste dei tempi in cui viviamo, in cui al posto di trovare una soluzione ai nostri errori nei nostri comportamenti, chiediamo aiuto alla natura e agli animali (che nella creazione dei rifiuti non hanno colpe).

Speriamo quantomeno chi inquina, sporca e distrugge l’ambiente in cui vive possa essere spinto ad una riflessione che lo porti a modificare i propri comportamenti.

I mozziconi di sigarette sono i rifiuti più scartati al mondo, rappresentando oltre 766.000 tonnellate di rifiuti tossici ogni anno, con impatti diffusi e gravi sull’ambiente e sulla salute umana.

La denuncia arriva dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) che, insieme al Segretariato della Convenzione quadro dell’Oms per la lotta al tabacco, hanno lanciato una campagna per sensibilizzare e incoraggiare l’azione di contrasto alle microplastiche contenute nei filtri delle sigarette.

Ogni anno, l’industria del tabacco produce miliardi di sigarette che vengono consumate dai fumatori in tutto il mondo.

Queste sigarette contengono filtri composti principalmente da microplastiche chiamate fibre di acetato di cellulosa. Se non smaltiti correttamente, i mozziconi di sigaretta vengono scomposti da fattori come la luce solare e l’umidità e rilasciano microplastiche, metalli pesanti e molte altre sostanze chimiche, con un impatto sulla salute e sugli ecosistemi.

I mozziconi di sigaretta sono anche i rifiuti di plastica più comuni abbandonati sulle spiagge e ciò aumenta la presenza di microplastica negli ecosistemi marini. Infatti, se ingerite, le sostanze chimiche che compongono le microplastiche causano, a lungo termine, la morte degli organismi marini, tra cui uccelli, pesci, mammiferi, piante e rettili. Inoltre, spiegano le due agenzie delle Nazioni Unite, queste microplastiche entrando nella catena alimentare possono causare cambiamenti nella genetica e danni nello sviluppo del cervello.

Dunque la campagna pensata dalle due organizzazioni Onu vuole, attraverso i social media, coinvolgere influencer, ambasciatori di buona volontà e giovani campioni dello sport per aumentare la consapevolezza sui danni causati dalle microplastiche.

La domanda è: siamo sicuri che gli “animali “sono loro ( gli animali ovviamente)

Purchè il “risparmio” sia impiegato nella educazione al rispetto dell’ambiente!

La Svezia addestra i corvi a raccogliere i mozziconi, ma sono le persone che dovremmo educare – greenMe

I mozziconi di sigaretta inquinano più della plastica monouso e non fanno germogliare i semi – greenMe

«Nel mondo ci sono 766.000 tonnellate di mozziconi» (msn.com)

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Perchè siam donne: Mary Smith che sveglia tutti e tutti i giorni

Questa è Mary Smith.

Mary Smith di mestiere faceva la Knocker-up (o knocker-upper). La sveglia umana, insomma.

Ogni giorno della sua vita, domeniche comprese (da un certo momento in poi), si alzò alle tre del mattino per cominciare a scarpinare le strade operaie di Londra.

Il suo lavoro consisteva in svegliare i lavoratori, per mandarli a lavorare.

Mary inventò un singolare sistema di sveglia, sparando con una piccola cannuccia dei fagioli alla finestra del cliente.

Per più di trenta’anni, dal 1930 in poi, Mary, dai marciapiedi, bussò – a modo suo – alle finestre delle classi umili, che non potevano permettersi una sveglia meccanica, e nemmeno di mancare al lavoro.

Per sei penny alla settimana, Mary garantiva l’alzata dell’interessato (l’accordo prevedeva che non sarebbe andata via da quel marciapiede fino a quando costui non avrebbe risposto, e in modo convincente).

Ce ne furono altri, ma Mary fu una delle più longeve, in quell’arte (in quel mestiere).

In molti raccontano che per ciascuno di loro quei fagioli eseguivano un ritmo percutivo diverso, nel rimbalzare sul vetro. Mai troppo invadente. Severo e musicale. Che li faceva alzare di buonumore.

Mary Anne Smith cedette il posto – e il suo attrezzo, la cerbottana – alla figlia Molly, alla fine dei suoi giorni, che lo portò avanti fino a metà degli anni ’70.

Si dice sia stata l’ultima Knocker-up di Londra.


Quella del Knocker-up era una professione che fu famosissima per circa un secolo in Gran Bretagna e Irlanda, svolta da un uomo (o donna) che passava in tutte le strade del proprio quartiere a svegliare gli operai che dovevano presentarsi a lavoro. Questo “bussatore -in alto”, nome che deriva dal bastone tipicamente usato per raggiungere le finestre delle case al primo o secondo piano, sopperì ad un deficit tecnologico ben preciso: la sveglia

Prima chiamata della mattina del 24 gennaio 1929: Charles Nelson di Hoxton, a East London, durante il suo quotidiano lavoro di bussatore, che svolse per 25 anni. Svegliava lavoratori come medici, commercianti ed autisti.

Se infatti queste ultime erano già state inventate, il prezzo di un orologio con allarme era completamente inaccessibile alla classe operaia (e non solo) che doveva recarsi a lavoro, ed il Knocker-up garantiva ai proprietari delle fabbriche che gli operai si presentassero, puntuali, alla propria postazione.

I “Battitori” non svegliavano soltanto gli operai, ma tutti quei lavoratori che dovevano alzarsi al mattino presto, compresi anche medici, insegnanti e classi sociali più agiate dei semplici operai.

Nonostante oggi consideriamo le sveglie degli oggetti assolutamente banali, sino agli anni ’50 del XX secolo queste erano poco affidabili e assai costose, ed i Knocker-up ebbero lavoro sino a circa la metà del secolo scorso.

Ogni mattina, quando ancora il sole non era sorto, il bussatore girava le vie di tutto il quartiere per svegliare i suoi abitanti che dovevano andare a lavorare. Il bastone che utilizzava era solitamente in Bambù, a volte con un peso alla sua estremità.

Nel caso in cui i lavoratori fossero al primo piano ovviamente la “sveglia umana” bussava semplicemente alla finestra, però lo faceva egualmente con un bastone per rendere il suono più sgradevole (e risvegliante).

Nel bel mezzo della rivoluzione industriale inglese, avvenuta fra il 1760 e il 1890 circa, i Knocker-up erano numerosissimi, e spesso erano persone anziane che si occupavano di svegliare i più giovani per il lavoro.

In città come Manchester, a fortissima vocazione produttiva, alle prime luci dell’alba un esercito di Knocker-up per decenni svegliò la popolazione, che si recava in fabbrica a lavorare. Accadeva a volte, soprattutto nelle città più piccole, che il Knocker-up fosse un poliziotto, che arrotondava la paga con il Penny settimanale che ogni lavoratore gli corrispondeva.

Graphite & Digital Media, 11″ x 14″, 2016.

I Knocker-up entrarono nell’immaginario collettivo inglese come gli spazzacamino o gli spazzini, e anche Charles Dickens, nel suo “Great Expectation”, ne da una descrizione approfondita.

Fonte: Vanilla Magazine

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Una lampadina e dodici modi per cambiarla

  • Quanti Ariete sono necessari per cambiare una lampadina?

Solo uno, però ci vogliono molte lampadine.

– * Quanti Toro sono necessari per cambiare una lampadina?

Nessuno, al Toro non piace cambiare niente.

– *Quanti Gemelli sono necessari per cambiare una lampadina?

Due, probabilmente. Aspettano fino al weekend, ma alla fine la lampadina è al centro dell’attenzione, parla francese e dà luce del colore preferito a chi entra nella stanza.

– *Quanti Cancro sono necessari per cambiare una lampadina?

Solo uno, ma dovrà mettersi in terapia per superare il trauma.

– *Quanti Leone sono necessari per cambiare una lampadina?

Un Leone non cambia lampadine, al massimo le tiene ferme mentre il mondo gira intorno a lui.

– *Quanti Vergine sono necessari per cambiare una lampadina?

Vediamo: uno per preparare la lampadina, un altro per prendere nota di quando la lampadina si è fulminata e della data in cui fu acquistata, un altro per decidere di chi è la colpa se la lampadina si è bruciata, dieci per ripulire la casa mentre gli altri cambiano la lampadina.

– *Quanti Bilancia sono necessari per cambiare una lampadina?

In realtà non saprei. ..penso che dipenda da quando la lampadina ha smesso di funzionare. Forse uno solo è sufficiente se si tratta di una lampadina qualsiasi, due se la persona non sa dove trovare una lampadina nuova. E quale sarà la migliore? molti dubbi e molte ansie!

– *Quanti Scorpione ci vogliono per cambiare una lampadina?

E chi può saperlo? Perché volete saperlo? Siete forse della polizia?

– *Quanti Sagittario sono necessari per cambiare una lampadina?

Il sole brilla, c’è bel tempo, abbiamo tutta la vita davanti e voi vi preoccupate per una stupida lampadina?

– *Quanti Capricorno sono necessari per cambiare una lampadina?

Nessuno. I Capricorno non cambiano lampadine perché con una buona e sana chiacchierata la lampadina capirà che è più logico che si cambi da sola.

– *Quanti Acquario sono necessari per cambiare una lampadina?

Arrivano frotte di Acquario, in competizione per stabilire chi di loro sarà l’ unico capace di ridare la luce al mondo.

– *Quanti Pesci sono necessari per cambiare una lampadina?

Perché, è forse mancata la luce?

(non si conosce l’autore)

Fonte:

(20+) Dove Si Incontrano Gli Arcobaleni | Facebook

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Perchè siam donne: A Bologna c’è Isabella Seragnoli e il suo Mast

A Bologna c’è un posto molto bello.

Un posto dove i bambini possono vedere i film come al cinema, senza che le loro famiglie debbano spendere niente.

Oggi in questo posto ho visto bambini con le mamme bionde e piene di gioielli e altri bambini con le mamme col capo coperto dal velo, e altri bambini ancora seduti in mezzo alle loro mamme e ai loro papà che avevano gli occhi di chi è nato in Estremo Oriente.

Ed è stato bello vedere che tutti questi bambini, almeno per una volta, erano perfettamente uguali, che tutti potevano passare la domenica a guardare un film al cinema, senza che questo momento gravasse sul bilancio delle loro famiglie: perché non tutte le famiglie possono regalare ai propri bambini un pomeriggio al cinema.

Ma per fortuna a Bologna c’è una signora molto buona, qualcuno la definirebbe una filantropa, si chiama Isabella Seragnoli.

Io non l’ho mai incontrata, ma questa signora buona ha regalato a Bologna e ai suoi bambini la magia del cinema. Lo ha fatto creando un posto bellissimo dove ci sono mostre aperte a tutti, dove si tengono incontri e presentazioni di libri, e dove i bambini (ma anche gli adulti) possono guardare film che non vedranno in tv senza mai pagare un solo euro.

Possono anche avere biscotti e brick di acqua, cioccolata e the senza dover mai tirare fuori un solo spicciolo.

Questo posto si chiama Mast ed è il regalo più bello che Isabella Seragnoli ha fatto nella sua generosa vita: la cultura ai bambini. ♥️

Fonte:

Deborah Dirani | Facebook

Il “MAST. Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia” di Bologna è un grande centro polifunzionale che si estende per più di 25.000 m² e che ospita al suo interno – oltre a diversi spazi espositivi – anche un auditorium da 400 posti, una academy dedicata alla tecnologia, un asilo nido, una palestra, un ristorante e un caffè, e laboratori per bambini.

Si trova nella prima periferia bolognese, nel quartiere Santa Viola.

È stato creato dalla Fondazione MAST dell’imprendrice Isabella Seragnoli, presidente e azionista unica di Coesia, un gruppo che controlla diverse aziende di packaging e della meccanica tra le quali la GD, che la sua sede storica proprio accanto al MAST.

Isabella Seragnoli nasce in una famiglia di industriali bolognesi: i fratelli Enzo e Ariosto (rispettivamente padre e zio di Isabella) hanno strutturato l’impero del packaging e posizionandosi nel giro di pochi anni ai vertici mondiali del settore. È all’inizio degli anni 2000 che Isabella prende le redini delle svariate società di famiglia diventando presidente ed azionista unico di Coesia.

Ad oggi l’impero di Coesia vanta una forza lavoro di oltre 7mila dipendenti dislocati in oltre 38 paesi e si prevede un fatturato 2019 che supererà 2,2 Mld di euro.

Tuttavia la forza di Isabella è anche riversata nella minuziosa cura per i propri dipendenti, il welfare aziendale: con lei alla guida si sono strutturate nuove mense “moderne” con al centro l’educazione al buon cibo e alla sana alimentazione (ricordiamo che Isabella ha conseguito la Laurea in Dietologia); pacchetti per le famiglie con il nido e summer camp per i figli; pacchetti per la formazione personale, oltre alle agevolazioni per palestre ed eventi culturali.

Quest’ultimo punto è ulteriormente sviluppato con il progetto della fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), un luogo dove la principale mission è stimolare le nuove generazioni a molteplici interessi nel campo dell’imprenditoria, della tecnologia e dell’arte meccanica.

Isabella quindi pone l’investimento sulle persone come suo obiettivo di vita.

I suoi dipendenti, quindi, sono importantissimi per lei, ma ancora di più coloro che sono in difficoltà. Tramite la sua omonima Fondazione, Isabella riesce a sviluppare e a vincere importanti battaglie a sostegno dei malati non guaribili (gli Hospice dislocati in Emilia), dei disturbi del comportamento alimentare (Centro Gruber); sostiene finanziariamente l’ampliamento dell’Istituto di Ematologia del Policlinico di Bologna e la ristrutturazione di Istituti medici a Pisa; supporta gli sviluppi di nuovi programmi per la ricerca clinica e preclinica (corsi universitari in collaborazione con ASMEPA e UNIBO) a Bologna.

La voglia di Isabella di approfondire e sviluppare i «temi della filantropia nasce probabilmente anche da un trauma personale», dovuto alla scomparsa del fratello, morto per una leucemia a 16 anni: un momento fondamentale per Isabella, che la porterà ad essere una delle più importanti “mecenati sociali” dell’Emilia.

Le imprese, sia materiali che immateriali, di Isabella, ci aiutano a comprendere ancora di più l’importanza di Donne come lei, capaci di avere una salda responsabilità sociale verso il territorio e una visione imprenditoriale che non si limiti unicamente a numeri e dati, ma che converga sulla cura dei propri dipendenti, perno di ogni sana Impresa.

Isabella Seragnoli: esempio limpido di sana imprenditoria italiana.

ISABELLA SERAGNOLI: IMPRENDITRICE, FILANTROPA, DONNA ESEMPIO PER TUTTI – Studio Grimaldi (studiogrimaldipfi.it)

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La Luna piena del Lupo in Cancro svela le nostre più profonde emozioni per motivarci alle scelte future

La Luna piena in Cancro del 17 gennaio eserciterà un fortissimo influsso. Anticamente chiamata la Luna del lupo, animale simbolo delle notti di Luna piena, farà trionfare le emozioni e la sensibilità, trovandosi nella casa del Cancro, segno d’Acqua dominato dalla Luna.

Con tutta la sua intensità questa Luna ci spinge a recuperare le emozioni, dirigere sentimenti e intenti verso tutto ciò che è sensibilità e percezione, pazienza e dolcezza.

Prima ci siamo occupati di quello che c’era da fare.

Adesso è il momento di occuparci di tutto quello che c’è da sentire di lasciarci motivare dalle emozioni. Scegliere e fare con il cuore!

Anche se il Sole, Venere e Plutone sono sempre in Capricorno,segno del rigore e della puntualizzazione.

Tutti gli intenti pratici e le cose concrete che abbiamo iniziato con la scorsa Luna Nuova devono prima essere terminate. Anzi: con questa Luna Piena troveranno la loro espansione e realizzazione.

Ne abbiamo bisogno prima di tuffarci nelle emozioni: perché lo spirito di concretezza dei pianeti si fa ancora molto sentire.

Entriamo però nell’ottica che abbandonare un progetto non è un fallimento ma semplice accettare che non è ancora il momento giusto così possiamo concentrare meglio le nostre energie. Su ciò che veramente vogliamo .

Guardiamoci allo specchio e chiediamoci: «cosa voglio creare?». Non cosa vogliono gli altri che diventiamo, non cosa si aspetta il mondo che realizziamo un giorno. Chiediamoci di cosa abbiamo bisogno ora. Accettare un bisogno,vuol dire anche riconoscerci, ascoltarci e dare un nuovo ordine alle nostre priorità.

«Da grandi poteri derivano grandi responsabilità»: così suggerisce questa prima Luna Piena dell’anno

Un momento in cui riflettere sugli obiettivi che ci siamo dati all’inizio dell’anno, per capire quanto a lungo possiamo sostenere quello sforzo.

Nella Luna in Cancro opposta al Sole in Capricorno leggiamo una tensione tra ciò che ci siamo ripromessi di costruire e i nostri bisogni più profondi:

Il Sole in Capricorno richiama proprio un desiderio di costruzione responsabile, conscia delle proprie capacità, che non deve però dimenticarsi di coltivare la parte più profonda dei nostri bisogni primari, rappresentata dalla Luna in Cancro.

Il Sole è accompagnato da Plutone in questo momento, un pianeta che rappresenta potenza e trasformazione, e spinge con molta energia a valutare

le scelte per il raggiungimento degli obbiettivi che sono indispensabili per la crescita della coscienza individuale e soprattutto collettiva.

Questa Luna Piena è un momento in cui, osservando i progressi che abbiamo fatto, potremmo chiederci se siano ancora gestibili e sostenibili sul lungo periodo. Rallentiamo, soffermiamoci su quello che stiamo sentendo e ascoltiamo i nostri bisogni: siamo comunque nella posizione di scegliere e prendere le giuste decisioni e procedere con coraggio.

E.Mercurio è sempre in Acquario.

Il pensiero continua ad espandersi contemplando un mare di nuove possibilità, scavando cunicoli e aprendo varchi dove prima sembrava ci fossero blocchi.

E Marte, da tempo in Sagittario, continua a scuoterci in determinazione e volontà. Ora è come se all’improvviso sapessimo di poter raggiungere i nostri obbiettivi.

E lo vogliamo fare!

Con la consapevolezza di fare la cosa giusta.

E soprattutto con il cuore!