In provincia di Palermo ha aperto i battenti il primo parco giochi italiano inclusivo e social free, dove sono messi al bando cellulari e dispositivi elettronici come i tablet! Un luogo unico che invita a divertirsi e ad essere più sociali e meno social
“Riponi qui il tuo smarphone e dedica del tempo ai tuoi bimbi” si legge in un cartello sopra gli armadietti, dove bisogna lasciare i cellulari per entrare al parco. Un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria che fa del nuovo parco giochi diBalestrate(in provincia di Palermo) un luogo unico.
In quest’area coloratissima, appena inaugurata, ci si diverte giocando, saltando e chiacchierando.
C’è spazio per le risate e le corse, ma non per gli smartphone, che spesso non ci fanno godere a pieno i momenti di svago con i nostri bambini.
Il nuovo parco giochi, progetto promosso dall’associazione Genitori balestratesi e realizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale, sorge in un’area di mille metri appartenente alla scuola elementare Aldo Moro ed è recintata.
Per realizzare questo parco urbano social free, con altalene e scivoli, nel corso di 5 anni sono stati raccolti 30mila euro, donati da cittadini e negozi di Balestrate.
Questo parco nasce con l’obiettivo di lanciare un segnale, a genitori e bambini, di attenzione e cura dei beni pubblici. – spiega l’ideatore Riccardo Vescovo – Non usare social e smartphone significa riflettere sull’importanza della realtà che ci circonda, riscoprire i valori autentici della vita. Un invito a essere più sociali e meno social.
Il parco, inaugurato lo scorso martedì, si è già rivelato un vero successo. Sono centinaia i visitatori ogni giorno.
Per bambini e genitori è una grande novità – commenta Piera Testaverde, presidente dell’associazione Genitori balestratesi – I piccoli sono molto attenti a seguire il divieto, anche gli adulti trovano piacevole staccare la spinta per qualche ora. Abbiamo inserito anche dei giochi di una volta per favorire a nonni e bambini di stare insieme.
E’ vero che i cellulari e altri ” imbrogli”, diceva mia nonna, hanno reso possibile la comunicazione immediata a distanze impensabili , e a vedere contemporaneamente luoghi e persone senza muoversi dalla nostra comoda poltrona
Ma ciò che unisce dei potenti mezzi social anche divide.
E più che una comoda abitudine diventa una dipendenza.
Si crea un filtro inconscio tra noi e la realtà circostante , la realtà è
quella virtuale. Si tratta sempre della giusta misura nell’uso.
Sì, se il gattino in questione è dipinto su una parete dell’Insula delle Muse, una delle Case Decorate di Ostia antica.
Si trova precisamente in uno dei due piccoli corridoi (detti “alae”) che fiancheggiavano l’ambiente più grande e più importante della casa, il tablinum.
La parete di questo corridoio in età adrianea (117-134 d.C.) fu affrescata con una serie di pilastri gialli che incorniciano dei pannelli a fondo bianco: in essi si inserisce di volta in volta un animale diverso: oltre al gatto infatti si trovano raffigurate anche capre e altri animali.
Il Teatro che ancora oggigiorno viene usato per spettacoli estivi
Il cuore dell’attività economica di Ostia era un’area, coperta da portici, nota come 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗖𝗼𝗿𝗽𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 e faceva parte del complesso costruito da Agrippa negli anni ’20 a.C.
Fu durante il regno di Domiziano che fu costruito un tempietto sull’asse principale della piazza, con il teatro e il colonnato ricostruiti da Commodo. La maggior parte dei mosaici della fine del II secolo sono ancora al loro posto e ciò che è notevole sulla loro conservazione sono le informazioni che ci danno degli uomini d’affari che vi lavoravano: dagli spedizionieri provenienti da varie parti del mondo conosciuto, dalle città dell’Africa, della Sardegna e della Gallia.
Le iscrizioni lasciate ci danno un’idea di coloro che hanno fatto parte della storia di Ostia, individui provenienti dall’Egitto, dalla Spagna, ecc. Anche se il loro soggiorno a Ostia è stato breve, le prove della loro esistenza sopravvivono, molti molti anni dopo.
E’ il migliore esempio a portata di mano per conoscere i criteri di architettura dei romani e della distribuzione delle attività in una città romana. Le abitazioni, le botteghe, le terme, le vie di comunicazione e il teatro danno una idea di come vivevano gli antichi romani.
Consigliatissimo per una gita educativa all’aria aperta.
Non molti conoscono il nome di Helen Hulick (1908-1989), un’educatrice statunitense che applicò terapie innovative e, per l’epoca, rivoluzionarie, nell’insegnamento rivolto ai bambini con problemi di udito e linguaggio.
Tuttavia, i giornali americani parlarono molto di lei per un episodio che, pur dimostrando il suo carattere anticonformista, non aveva nulla a che vedere con il suo lavoro di educatrice.
Tutto ha inizio il 9 novembre del 1938, giorno in cui la ventottenne Helen Hulick viene convocata presso il tribunale di Los Angeles come testimone, dopo aver subito un furto con scasso in casa propria.
Se di lì a poco Helen finisce sul Los Angeles Times, però, non è perché le sue parole siano riuscite ad aiutare la giustizia, né perché sia stato identificato il responsabile della rapina, tutt’altro: protagonisti della vicenda mediatica che la riguarda diventano nientemeno che i suoi pantaloni.
L’educatrice dell’infanzia originaria della Pennsylvania, infatti, si presenta davanti alla corte in una tenuta che è solita indossare anche fra i banchi di scuola, luogo in cui si è già distinta per i suoi meriti.
Nel notare il suo abbigliamento, tuttavia, il giudice responsabile del suo caso, tale Arthur S. Guerin, resta turbato e decide di sospendere l’udienza, intimando a Helen Louise Hulick Beebe – questo il suo nome all’anagrafe – di tornare in aula cinque giorni dopo con abiti più consoni.
Eppure, il 14 novembre, Helen mantiene la promessa già fatta al giornale locale, a cui aveva dichiarato: “Dite al giudice che farò valere i miei diritti. Se mi ordina di mettermi un vestito, non lo farò. Mi piacciono i pantaloni. Sono comodi”.
La reazione di Guerin non tarda allora ad arrivare. “L’ultima volta che si è presentata in questa Corte, vestita come oggi e inclinando la testa all’indietro, ha attirato più attenzione da spettatori, prigionieri e presenti in tribunale che lo stesso processo”, dichiara infatti ad alta voce. E prosegue: “Le era stato richiesto di tornare con un abbigliamento consono per il processo. Oggi è tornata con i pantaloni, sfidando apertamente la Corte e il suo dovere di condurre il processo in maniera ordinata. Questo è il momento di prendere una decisione al riguardo, e la Corte ha il potere di mantenere quella che considera una condotta esemplare”.
Di conseguenza, conclude Guerin, “la Corte le ordina di tornare domani con un abito accettabile. Se insiste nell’indossare i pantaloni, le verrà impedito di testimoniare perché ciò ostacolerebbe la procedura giudiziale. Ma si prepari a essere punita secondo le leggi di questa Corte”.
Ma neanche questo secondo avvertimento scoraggia Helen, che per ottenere maggiore protezione anche sul piano legale chiede il sostegno dell’avvocato William Katz – il quale davanti alla corte aveva già dimostrato grazie a quattro volumi di sentenze la liceità dell’educatrice di portare i pantaloni, senza ottenere comunque il benestare del giudice.
“Indosso pantaloni da quando ho quindici anni e possiedo solo un abito elegante nel mio armadio”, spiega allora Helen al suo legale. “Tornerò in pantaloni e, nel caso in cui mi metta in prigione, spero che il mio gesto serva a liberare per sempre le donne da questo divieto di indossarli”.
L’indomani, quindi, la testimone mantiene la propria linea di condotta e viene condannata da Guerin a scontare cinque giorni di carcere e a indossare di conseguenza la divisa delle detenute, ovvero un vestitino di jeans.
Nel frattempo, però, il suo avvocato fa leva sulle lettere di protesta ricevute dal tribunale per rivolgersi alla Corte d’Appello, ottenendo da quest’ultima il permesso ufficiale per la sua cliente e per tutte le altre donne degli Stati Uniti di indossare i pantaloni nel corso di un processo.
Si tratta di un passo avanti non indifferente nel processo di emancipazione femminile, mosso non da ultimo da motivi igienici, e che fra l’altro si verifica mentre è già scoppiata la seconda guerra mondiale.
Quanto al furto subito da Helen la seduta in cui si ascolta la testimonianza della donna viene intanto posticipata al 17 gennaio 1939, data in cui l’educatrice appare davanti al giudice con “un abito più femminile”, a dimostrazione del fatto che una simile etichetta non vuol dire poi granché e che a contare è, piuttosto, la libertà di ogni donna di scegliere liberamente cosa indossare in qualunque circostanza.
Del resto nella storia della moda la donna per poter indossare liberamente i pantaloni è arrivata solo alla fine dell’800. Infatti con i primi movimenti di emancipazione le donne iniziarono a indossare i pantaloni e ad andare in bicicletta. Amelia Bloomer fu la prima a destare scandalo indossandoli a metà ‘800. Per la società dell’epoca era scandaloso indossarli, anche se Amelia li portava in stile orientale stretti alla caviglia e ampi e coperti da un abito al ginocchio. La leggendaria attrice Sarah Bernhardt li indossò sul palco i primi del ‘900 e la scrittrice francese Colette si mostrò in pantaloni per il lancio del suo romanzo Claudine.
Retrogrado non è un insulto . E neanche una parolaccia.
Quindi la retro-gradazione è un moto planetario che si verifica in genere proprio in questa stagione.
Un pianeta retrogrado è unpianeta la cui traiettoria sembra essere invertita guardandolo dal punto di vista della Terra.
In realtà, la traiettoria di un pianeta non cambia, è una differenza di velocità di rotazione che produce questo effetto visivo.
Gli antichi astrologi credevano che quando un pianeta diventava retrogrado, stava viaggiando attraverso il mondo sotterraneo, portando alla luce la conoscenza nascosta e attingendo a più delle qualità dell’ombra che tendiamo a ignorare.
Tutti i pianeti e asteroidi diventano retrogradi, a periodi, eccetto Sole e Luna.
Io ci vedo un momento necessario di riflessione e di verifica della validità delle nostre recenti esperienze e degli effetti che ci aspettiamo nel futuro.
Non necessariamente per cambiare o trovare difetti, o giudicare il passato, a volte solo per riprendere fiato, diceva mia nonna, e vederci più chiaro. che il ritmo di noi umani è sempre troppo accelerato.
Secondo il mio punto di vista è interessante come l’energia di quel dato pianeta si rapporta con il segno zodiacale , è lì che possiamo cogliere il messaggio. Perchè è una indicazione su dove e come è necessario agire , o mutare rotta o consolidare, e vale per l’umanità come gruppo sociale e per ogni singolo nell’ambito della sua vita
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Marte il pianeta della spinta e dell’ambizione, dell’ azione, della volontà, della rabbia, della direzione è retrogrado in Gemelli, il segno della comunicazione e ci starà fino a marzo 2023.
Gemelli è il segno più significativo della capacità di relazionarsi. E’ fondamentale per Gemelli raccogliere le esperienze di vita basate sui movimenti di relazione e connessione.
Gemelli cambia, muta e riadatta quanto è necessario all’evoluzione della coscienza umana, sia nelle vite individuali che che in quella collettiva di tutta l’umanità. L’instabilità serve a creare l”esigenza di trovare armonia nei cambiamenti repentini, nella superficialità dei rapporti umani e nella mancanza di coesione di gran parte dell’umanità
Quando Marte sosta in Gemelli aumenta le tensioni tra le coppie di opposti Ma la tensione ha uno scopo molto positivo in quanto provoca in entrambe la parti una chiarezza sulla necessità del conflitto e quindi una visione condivisa della risoluzione.
Le parole e la comunicazione assumono un nuovo potere e possono essere usate sia positivamente che negativamente.
La comunicazione favorisce i contatti umani, genera conoscenza e confronto di esperienze, porta a formulare nuovi sistemi di vita, stimola l’espansione della ricerca, genera cooperazione, fa lavorare la mente a trovare nuove dinamiche di convivenza.
E’ un aspetto molto significativo che nella seconda parte dell’anno agiterà le menti e tutto il tema della comunicazione.
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Urano è retrogrado in Toro
Urano è in Toro dal 15 maggio 2018 e proseguirà attraverso il segno fino al 27 aprile 2026.
E’ il pianeta delle rivoluzioni, dei cambi radicali, dell’imprevisto, della rottura degli schemi e delle strutture esistenti, al fine di permettere al nuovo di entrare .
Se Urano rompe le strutture condizionanti che sono l’attuale sicurezza
orain Toro ci chiede di superare i nostri limiti personali, di diventare ciò che abbiamo scoperto di essere, di arrenderci a ciò che siamo, accettandoci senza più scuse.
A livello collettivo mette in gioco il tema dei valori personali, delle sicurezze materiali (denaro e beni materiali) e di quelle affettive.
Toro è il segno della vita terrestre, le risorse naturali, l’agricoltura, il lavoro, il cibo, le risorse personali, i valori, l’economia, i mercati, la finanza e tutto ciò da cui facciamo dipendere le nostre sicurezze.
In Toro si impara ad attribuire il peso corretto delle cose, ai valori della vita, alla giusta priorità delle esperienze, lavorando soprattutto sulle risorse, sul valore che diamo ai possessi , su tutto ciò che conta veramente.
Proprio in Toro siamo chiamati a trasformare il nostro passato per poter consolidare un nuovo modo di essere e di vivere.
E’ il terreno che ha bisogno in questo momento storico del cambiamento di rotta, la transizione da un vecchio schema di vita ad uno nuovo
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Giove retrogrado in Ariete dal 22 luglio al 23 novembre ed entra definitivamente nel segno nel 2023.
Questo corpo celeste, il più grande del nostro sistema dopo il Sole, transita in un Segno 12 mesi, spostando di volta in volta l’attenzione su una tematica precisa, stabilendo così un campo di apprendimento collettivo.
Giove è generalmente considerato il pianeta della luce, dell’espansione e, proprio come può espandere l’abbondanza, i nostri desideri e sogni, può anche espandere le cose che non vogliamo guardare, le cose che spingiamo via, perché sono scomode da affrontare
Giove retrogrado ci fa rallentare per non perdere di vista i dettagli – cosa tenere e cosa lasciar andare per costruire una nuova strada,
E’ una via che ci porta verso la manifestazione di ciò che da sempre sogniamo di essere.
E’ dunque necessario operare bene e con onestà intellettuale, e ovviamente di cuore!
Giove in Ariete può dare la capacità di infondere ed ispirare nella vita delle persone una maggiore consapevolezza , un desiderio di insegnare e condividere, di stimolare la percezione, di collegare pensieri estranei e divergenti, a condividere l ‘insegnamento che deriva da ogni esperienza nell’ottica di apportare miglioramenti in tutta l’umanità
Ariete è il simbolo dell’inizio, quello che avvia le cose e le origina. È il segno dell’autoaffermazione, il primo stadio del cammino evolutivo dell’essere umano attraverso il ciclo dello Zodiaco. E’ con l’Equinozio il momento in cui la Luce prende il sopravvento sul buio invernale. Caratteristica del segno è la forza e il coraggio, anche di andare oltre gli schemi precostituiti. una grande forza mentale e spirituale per affrontare nuove sfide e risollevarsi in fretta dopo un ostacolo. L’Ariete va avanti per la sua strada con testardaggine e orgoglio, talvolta con troppo impeto nella scelta della strada giusta. Ma è pronto a cambiare direzione.
Con l’ingresso definitivo di Giove in Ariete nel 2023 potremmo cominciare a vedere un altro lato delle cose, o forse, potremmo cominciare a renderci conto che il nostro destino si sta espandendo, spingendoci in una direzione più ampia.
In Ariete dal 19 luglio fino a dicembre 2022 c’è anche Chirone
l’asteroide delle questioni irrisolte che ci portiamo dietro ,sarà retrogrado, un moto che lo muoverà dagli attuali 16 agli 11 gradi di Ariete.
Chirone è il guaritore ferito, colui che ci fa sentire il bisogno di integrare ciò che abbiamo perso, di guarire e di correggere tutto ciò che non funziona, quei traumi antichi che vivono dentro di noi.
Quando Chirone retrograda diventa introspettivo, cerca cioè soluzioni e risposte dal di dentro, portandoci a credere in noi e nella forza della nostra volontà .
Possediamo tutti gli stessi poteri di Chirone. Dentro ognuno di noi, abbiamo la capacità di prendere i nostri punti dolenti e trasformarli in una fonte di potere.
Con Chirone in Ariete , siamo ancora più supportati nel trovare la forza, la fiducia e il coraggio che possono sorgere quando ci troviamo faccia a faccia con i nostri problemi irrisolti e li guardiamo come punti di potenziale.
Cogliamo gli insegnamenti che ne abbiamo avuto, non ci sono fallimenti ma risultati che possono mettere in luce le nostre risorse.
Del resto sono proprio quelle esperienze che ci hanno arricchito di energia verso le nostre future scelte.
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Saturno in Aquario fino al 23 ottobre
Aquario è il segno che più rappresenta l’umanità in evoluzione e lo sviluppo della coscienza sociale.
L’acqua di Aquario è l’acqua della conoscenza, che spinge verso rive e mete ignote per l’evoluzione dell’umanità intera .
Aquario spinge alla crescita costruttiva dello stato e delle civiltà attraverso invenzioni, miglioramenti nella società e l’esaltazione di speciali virtù sociali. Questo può avvenire anche attraverso rivoluzioni e rovesciamenti di abitudini e comportamenti condivisi ma obsoleti del vivere comune, per affermare la nascita di un nuovo tipo di essere umano e di nuovi ideali che lo stato rifiuta o combatte.
in Acquario Saturno spinge a lavorare con impegno per creare quelle strutture sociali e connessioni che potranno radicare le nuove idee archetipiche dell’era della coscienza umana.
In Acquario Saturno conferisce una capacità intrinseca di collegare le idee provenienti dal passato che hanno dato prova della loro utilità con i concetti del futuro che si stanno svelando.
In questa posizione Saturno spinge l’umanità intera a superare ideologie e concetti restrittivi che in gran parte sono stati socialmente condizionati o ereditati dal passato. Soprattutto se c’è un attaccamento tenace a queste idee e comportamenti che limitano la crescita della consapevolezza a livello sociale.
Ecco perchè le energie saturnine vengono percepite come una costrizione o una punizione, è solo che ci si oppone al cambiamento e non se vede l’oltre.
Saturno, retrogrado, offrirà un opportunità di riflettere, rivedere e ristrutturare qualsiasi aspetto fondamentale della vita ,il percorso professionale, il rapporto con il denaro, i modelli obsoleti che ci danno certezze,.
Saturno mira a insegnare le lezioni che alla fine porteranno a nuove basi, confini e impegni che serviranno a rafforzare le relazioni e stabilire confini sani.
Saturno agisce si a livello di gruppo umanità sia a livello del singolo. Del resto ognuno di noi è responsabile dell’orientamento di tutto il gruppo essendone parte operante.
E vale la pena ricordare che Saturno non transige!
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Nettuno inizia il suo moto retrogrado in Pesci fino al 4 dicembre 2022, giorno in cui riprenderà il suo moto diretto fino alla fine del 2022.
Pesci è l’ultimo segno del percorso dello Zodiaco e simbolo del ciclo evolutivo compiuto dell’essere umano nella materia, che nelle acque universali persegue la ricerca dell’equilibrio tra mente e cuore, saggio e sognatore, a volte tra le stelle a volte nell’oscurità, alla ricerca di soluzioni spesso effimere nell’oltre . Per uscirne purificato e rigenerato a iniziare con Ariete un altro giro di esperienze formative.
Nettuno , elemento Acqua, versa acqua di vita nell’oceano della materia e così illumina il mondo interiore umano. Tende allo scopo di condurre l’umanità alla consapevolezza di essere gruppo che si evolve attraverso un concetto di amore universale. Anche provocando quelle crisi di riorientamento che fanno passare l’individuo dal livello personale al livello collettivo.
Affrontare le paure personali che generano la violenza in ogni genere di comunicazione, guardare oltre l’apparenza per riconoscere i valori che permettono una convivenza sana tra tutti, superare i pregiudizi che inevitabilmente coinvolgono il nostro personale stile di vita e le nostre scelte, mutare l’atteggiamento che ci spinge a vedere il mondo in bianco e nero dividendolo per pure contrapposizioni: buono o cattivo. Giusto o sbagliato. Noi o loro.
Nettuno retrogrado effettivamente può aiutare a dare un senso alle cose e ottenere una prospettiva e una chiarezza più profonde sulle situazioni in atto. In effetti, questo è un allineamento molto positivo, che potrebbe anche vedere grandi ricompense o progetti creativi in arrivo.
Plutone in Capricorno fino a ottobre 2022
E’ il pianeta della trasformazione. Agisce su intere generazioni perchè compie la sua orbita intorno al Sole in 250 anni e sosta in ogni segno zodiacale dai 15 ai 20 anni.
Plutone distrugge la forma per farne nascere un’altra ,é il pianeta della spiritualità, al desiderio dell’esplorazione del non conosciuto, del non visibile, dell’incomunicabile
E’ anche il pianeta degli ideali. Per un ideale si discute, si lotta, ci si aggrega, si forma un gruppo, ci si danno delle regole, si lavora per il gruppo, si impara e si insegna, si riceve e si dà, con amore
Una delle cose più notevoli del moto retrogrado di Plutone ora è che si allineerà ancora una volta perfettamente con il Plutone natale degli Stati Uniti, aiutando a scavare e portare alla luce eventuali scheletri o ombre nell’armadio.
Capricorno é il segno della determinazione, programma con intelligenza ogni passo del suo percorso, guidato da una grandissima ambizione e forza di volontà. Ha la capacità di affrontare situazioni difficili e complesse, sopportandone il peso e uscendone vittorioso.
La perseveranza che caratterizza questo segno infatti lo aiuta spesso a raggiungere tutti gli obiettivi prefissati, costruendo il proprio destino passo dopo passo in un piano ben preciso.
È anche interessante notare che questa è la terza volta che Plutone sarà retrogrado nel segno del Capricorno. Ciò significa che si sta preparando dopo oltre 10 anni per concludere il suo viaggio in questo segno di terra. Quando questo viaggio volge al termine, le sue lezioni si intensificheranno.
Plutone è una forza trasformativa e governa il ciclo della morte e della rinascita. Mentre in Capricorno ha lavorato duramente per portare il cambiamento a potenti società, governi, intuizioni finanziarie consolidate e il mondo delle grandi imprese, tutte aree toccate dalla combinazione di Plutone e Capricorno.
Plutone ha ancora molto da fare ovviamente, ma si spera che quando Plutone se ne andrà, il collettivo userà i poteri di Plutone per apportare trasformazioni positive in queste aree.
Plutone Retrogrado non è nulla da temere, è la nostra opportunità per liberare lentamente e costantemente il percorso, reinventare cose che sono diventate stagnanti e continuare a salire di livello nel nostro viaggio attraverso questa incarnazione. È probabile che ci troviamo pronti per iniziare una nuova fase della nostra vita, liberi da qualunque ombra passata su cui abbiamo lavorato .
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Tutto si muove nel Cosmo e niente per caso. Tutto è energia che alimenta il cammino dell’evoluzione. Tutti i corpi celesti ,e non ,sono il risultato della loro qualità di energia. I pianeti che viaggiano con noi nel nostro piccolo sistema solare trasmettono ognuno la propria qualità e i loro campi di azione sono le costellazioni che sono la rappresentazione delle tappe di coscienza dell’essere umano.
Possiamo immaginare questo fitto interscambio di traiettorie energetiche di tutti i colori e siamo continuamente guidati e sostenuti nelle nostre necessarie scelte di vita La maggiore parte inconsapevoli . Eppure non ci viene chiesto niente, solo dato. La spinta a realizzare i nostri obbiettivi, il coraggio di cambiare strada, la capacità di guardare oltre, l’abitudine a trarre insegnamenti da ogni esperienza, la fiducia nelle nostre risorse
A chi sa cogliere la qualità dei messaggi ma a tutti la possibilità.
Io penso che ogni configurazione celeste è al posto giusto al momento giusto e dà indicazioni adatte a superare o potenziare le scelte di ogni essere vivente.
Dell’umanità intera e di ogni singolo componente.
Love Laurin
(Sono solo spunti di riflessione e ricerca che per ognuno vale la posizione nelle case della carta natale)
Ciò che è spezzato diventerà intero. / Ciò che è curvo diventerà diritto. / Ciò che è vuoto diventerà pieno. / Ciò che è consumato diventerà nuovo. / Chi ha poco otterrà. / Chi ha molto verrà ingannato”.
L’invenzione dell’automobile fu tra le scoperte tecnologiche più importanti della fine del XIX secolo, per gli enormi vantaggi e cambiamenti che avrebbe apportato nella cultura della società moderna. Numerosi ingegneri tedeschi, inglesi, italiani, cercarono di realizzare un prototipo di carrozza, mediante l’uso di un motore a scoppio.
Ma se la creazione dell’automobile si deve al genere maschile, è altrettanto giusto dire che la persona che rese celebre tale invenzione, che compì il primo viaggio su lunga distanza e cercò di migliorarne le sue funzionalità, fu una donna.
Bertha Benz moglie di Carl Benz fondatore della Mercedes-Benz.
Bertha nacque il 3 maggio1849 da una facoltosa famiglia di Pforzheim nel Granducato di Baden.
Conobbe Karl Benz durante un’escursione organizzata dal club “Eintracht”, quando lui, che all’epoca era un ingegnere senza un soldo, sali’ sulla carrozza di Bertha e della madre e iniziò ad esporre le sue idee riguardo a delle carrozze che si muovevano “senza cavalli”.
Bertha si impuntò nel suo volere di sposarlo, tanto che ancora prima del loro matrimonio, avvenuto nel 1872, per quasi due anni investì la sua dote nella compagnia di Benz. Fu proprio grazie al fatto che fosse una donna non sposata che le diede il diritto di farlo: una volta sposata, infatti, secondo la legge tedesca dell’epoca, una donna perdeva ogni diritto di agire come investitore.
Karl finì il proprio lavoro sul primo modello di quella che oggi chiamiamo automobile nel dicembre 1885.
Bertha contribuì moltissimo nel design della “Motorwagen”, ad esempio isolando i fili e inventando i pedali di freno di pelle a supporto di quelli in legno, nel caso questi non bastassero. Inoltre, identificò moltissime aree di miglioramento, come ad esempio l’alimentazione di benzina, che in seguito Karl migliorò. Il fatto che fosse una donna sposata le impedì di ottenere brevetti sulle proprio invenzioni, che di fatto vennero quindi attribuite a Karl.
Oltre a questi contributi, non si può non menzionare il continuo supporto finanziario e morale che Bertha diede al marito.
l 29 gennaio 1886, dopo anni di duro lavoro, Karl Benz registrò il brevetto per la prima automobile. Eppure, nessuno sembrava interessato all’acquisto. Per Karl cominciò un periodo di sconforto e depressione, e per Bertha questa fu la spinta ad intraprendere, il 5 agosto 1888, il primo viaggio in automobile della storia.
Berta, allora trentanovenne, venne accompagnata dai due figli Eugen e Richard, che all’epoca avevano quindici e tredici anni rispettivamente, in un viaggio di circa 106 km (66 miglia) da Mannheim a Pforzheim ,ufficialmente per “andare a trovare sua madre”.
Lo scopo reale del viaggio era la pubblicizzazione dell’automobile inventata da Benz, e la dimostrazione che la macchina nei quali entrambi avevano investito e sognato tanto, era effettivamente un mezzo di trasporto conveniente e promettente per il grande pubblico. Con tale prova, Bertha voleva re-infondere coraggio al marito e dimostrargli che il mancato successo era solo dovuto a una cattiva pubblicità del mezzo.
Bertha prese l’automobile “Modello III” senza dir nulla al marito, rubandogli la “patente di guida” (che all’epoca era solo un foglietto firmato dal Granduca di Baden che autorizzava Karl a utilizzare il suo veicolo sulle strade del Granducato) e partendo con i due figli all’alba, spingendo l’auto per i primi centinaia di metri per evitare che il rumore potesse svegliare il marito e fargli capire cosa stavano facendo.
Il viaggio fu tutt’altro che confortevole: più di 100 km di strade non asfaltate, pensate per carrozze trainate da cavalli al più, senza indicazioni stradali e senza rifornimenti di benzina. Per quello, Bertha dovette fermarsi spesso a comprare l’etere di petrolio, un solvente petrolifero che serviva per far funzionare il motore (la capacità di rifornimento di questo primo modello di auto era, tra l’altro, di soli 4,5 L). Questo solvente era disponibile nelle farmacie, e la prima tappa usata per fare rifornimento fu la farmacia della città di Wiesloch che e’ tutt’oggi considerata la prima “stazione di rifornimento” del mondo.
Durante il viaggio, ebbe modo di constatare e annotare ciò che aveva bisogno di miglioramenti.Lei stessa trovò accorgimenti per superare i disagi dovuti a piccoli incidenti di percorso: ad esempio, dovette sbloccare l’alimentazione della benzina con il fermaglio del suo cappello e usare la propria giarrettiera come materiale isolante.
Un maniscalco la aiutò a riparare una catena, e quando i freni a legno iniziarono a cedere, Bertha si fermò da un ciabattino per sostituirli con dei freni in pelle. Il sistema di refrigerazione a evaporazione causò non pochi problemi, tanto che il trio dovette provvedere al rifornimento di acqua per questo sistema ad ogni fermata che venne fatta. soli due cambi che la macchina aveva a disposizione non erano sufficienti per affrontare le salite, dunque i figli dovettero spesso spingere la macchina sui dislivelli.
Quando arrivarono dalla madre era sera, e Bertha mando’ un telegramma al marito per informarlo del successo del viaggio. Tornò a Mannheim qualche giorno dopo, facendo una strada diversa da quella di andata.
Il viaggio attirò moltissima attenzione: sia in Germania che in tutto il mondo i giornali pubblicarono la storia di questo viaggio, facendo sì che l’auto venisse effettivamente vista come un mezzo di trasporto che poteva competere con treni e cavalli (all’epoca, gli unici due mezzi di trasporto che garantivano una connessione tra città a centinaia di km di distanza entro qualche decina di ore).
Inoltre, dopo il viaggio Bertha riportò a Karl tutti i problemi avuti per poter implementare i miglioramenti necessari, ad esempio l’introduzione di un ulteriore cambio, più corto, per affrontare le salite, o freni in pelle per migliorare la potenza di frenata.
Nel 2008, la Berttha Benz Memorial Route è stata ufficialmente riconosciuta come strada di eredità industriale dell’umanità, perché segue il primo viaggio del mondo percorso in automobile.
Oggi è possibile seguire quel percorso di 194 km partendo da Mannheim fino a Pforzheim e ritorno.
“Non esagero quando dico che sono femminista dal tempo dell’asilo”, scrive in Donne dell’anima mia, affrontando temi tabù, come il rapporto con la sessualità in età avanzata e quello con l’altro sesso.
La regina della narrativa mondiale ha spento 80 candeline.
La scrittrice sudamericana più popolare di sempre (25 libri tradotti in 42 lingue, più di 75 milioni di copie vendute), Isabel Allende, una ribelle che con il potere di creare storie ha dato un senso al caos degli eventi e ai traumi che hanno costellato la sua vita.
Nata a Lima in Perù nel 1942 e residente in California, Isabel Allende incanta il pubblico latino e mondiale da più di quarant’anni grazie ad opere che parlano di donne ed esperienze di vita vera, includendo elementi storici e pizzichi di mitologia.
E’ la cugina del celebre ex presidente cileno Salvador Allende, morto nel 1973 durante il colpo di stato militare con cui Augusto Pinochet instaurò la sua lungo e dolorosa dittatura terminata solo nel 1990.
Il Cile è sempre presente nella sua opera
Ha ricevuto tantissimi riconoscimenti internazionali e ben 15 lauree ad honorem.
Nel 2014 Obama l’ha insignita della Medaglia Presidenziale della Libertà degli Stati Uniti.
Sin da piccola comincia a immaginare i luoghi e i personaggi che poi diventeranno i protagonisti dei suoi romanzi: ad esempio la casa del nonno materno, dove abita quando si trasferisce in Cile con la mamma e i fratelli grazie all’aiuto del cugino del padre, il futuro presidente del Cile Salvador Allende.
Questo posto sarà poi evocato nel primo romanzo della scrittrice, La casa degli spiriti, nato da una lunga lettera che Isabel scrisse a suo nonno, che diventerà anche un film
La sua intelligenza, acutezza e forza emergono sin da giovane nel suo lavoro di giornalista. Attraverso la sua rubrica nella storica rivista cilena «Paula» diventa ben presto una figura coraggiosa e rivoluzionaria.
“Quando ero una giornalista gli altri erano la mia storia”; Isabel si sentiva autorizzata a suonare il campanello di una casa, entrarci dentro e fare domande o fermare uno sconosciuto per strada e interrogarlo su cose personali (pensieri).
Vincitrice nel 1988 dell‘American Book Awardsconil romanzo Eva Luna
Come molte altre personalità, nel 2000 ha partecipato alla vasta campagna di sensibilizzazione mondiale “Respect” promossa dall’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite sulle note dell’omonima canzone di Aretha Franklin diversi personaggi noti (fra cui, oltre alla stessa Allende, anche il segretario di stato Madeleine Albright e il premio Nobel, Rigoberta Menchù hanno cantato e ballato
Dopo il Colpo di Stato di Pinochet dell’11 settembre 1973, si trasferisce a Caracas, per poi andare a vivere definitivamente negli Stati Uniti,
Da questo momento in poi, comincia la fase più prolifica della scrittrice.
È il periodo in cui si delinea il suo stile caratteristico, che unisce un linguaggio giornalistico e il realismo magico, la metafora e la brutalità, la responsabilità politica e storica e il romanticismo e la magia, il tutto condito da una acuta lucidità e un senso dell’umorismo dolce e indulgente.
La sua opera è stata classificata nel movimento letterario conosciuto come posboom, definito anche da alcuni critici novisima literatura. In genere le sue opere sono o sembrano autobiografiche, ma lei preferisce definirle “memorias”, “collezioni di ricordi più vicine alla finzione che alla realtà”
Negli ultimi anni, la vita l’ha portata in una nuova ed emozionante direzione: il mondo dei bambini e dei giovani.
Tra le curiosità da annotare quella che inizia un nuovo libro sempre l’8 gennaio, giorno in cui scrisse la lettera al nonno che stava morendo che diventò la bozza per La casa degli spiriti. Nel romanzo “Violeta”, scritto durante l’isolamento per la pandemia, la scrittrice cilena ha fatto i conti con la figura dell’amata madre “Panchita”, nata nel 1920 in piena spagnola e morta a 98 anni. “Sono venuta al mondo un venerdì di tempesta nel 1920, l’anno della peste”, l’incipit della narrazione
Ho letto con passione molti dei suoi libri e per caso ne ho trovato uno che in genere non si trova negli elenchi ufficiali.
Afrodita , pubblicato nel 1997, ( e prontamente acquistato e letto) resta uno dei libri più singolari della scrittrice cilena. Isabel Allende riesce a creare il giusto mix per potersi permettere un libro di cucina, che parla però, soprattutto, di passione, amore ed erotismo.
Mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità… Non posso separare l’erotismo dal cibo e non vedo nessun motivo per farlo.
Afrodita conferma la passione per la vita, per l’amore, per il suo Cile,per la libertà e la cucina e il cucinare sono la somma di sensazioni, immagini , sapori e aromi che soddisfano tutti i sensi
Afrodita raccoglie ricette e racconti, ma anche tanti consigli: dal cucinare nudi, al linguaggio dei fiori, passando per l’ode alla zuppa di grongo.
Salse, antipasti, zuppe, entrées, piatti forti e dolci: niente è stato dimenticato e nulla è stato lasciato al caso, tutte le ricette per stregare i commensali o il/la commensale preferito/a
Non si può resistere a ricette come le Pere ubriache, Taj Mahal, le Charlotte degli amanti o una strepitosa Bavarese del moro.
In Italia, fra la manovalanza degli scavi, le ragazze sono ben il 70 per cento. Le Indiana Jones di oggi imbracciano pala e piccozza e lavorano per intere giornate esposte al tempo a volte inclemente. Formidabili nello studio, si armano di pazienza certosina per far parlare del passato ogni piccolo frammento.
E sono precise: una qualità fondamentale, perché ogni reperto studiato e preservato è un prezioso legame con la nostra storia e le nostre radici.
«L’archeologo non è solo uno scavatore: per fare carriera, occorre essere sul mercato con tanti titoli. Servono pubblicazioni scientifiche, ricerche, partecipazioni a convegni» spiega Marina Castoldi, docente e direttrice della Scuola di specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Milano. «Ai miei studenti consiglio sempre di non focalizzarsi su un singolo aspetto, ma di occuparsi di più tematiche».
Le cacciatrici del passato devono avere molte frecce al proprio arco. Uno sbocco professionale ambito è il ruolo di funzionario in una soprintendenza o di conservatore in un museo. In entrambi casi, i concorsi non sono frequenti e i posti scarseggiano. Un’altra strada molto selettiva è la carriera accademica, per diventare ricercatore e professore associato. In alternativa, molte giovani scelgono la libera professione, chi negli scavi d’emergenza, chi come guida e divulgatrice, chi come consulente.
Conciliare la vita personale con il lavoro è spesso complicato: scavi, cantieri, viaggi implicano lunghe assenze da casa. Ma qualcuna ce l’ha fatta. Anche con l’aiuto di partner solidali.
Chiara Corbino,43 anni, di professione archeologa medievista e archeozoologa : a caccia di antichi animali
Agnese Lojacono, 30 anni, di professione archeologa classica e dottoranda all’università di Milano : una vita tra i cocci
Selene Busnelli, 30 anni, di professione archeologa specializzata in Preistoria e Protostoria : a colpi di piccone
Antonella Antonazzo, 43 anni, archeologa classica subacquea : la bellezza giace sul fondo
Tiziana D’Angelo
Donna, giovane e direttrice. A soli 28 anni, l’archeologa Tiziana D’Angelo è stata nominata capo del Parco Archeologico di Paestum e Velia.
Nel suo curriculum ci sono alcune tra le università più prestigiose del mondo. Dopo aver studiato a Pavia, infatti, Tiziana D’Angelo si è trasferita a Oxford nel 2007 e ad Harvard nel 2013, dove ha perfezionato i suoi studi grazie a un dottorato in Archeologia Classica, con una tesi sulle tombe dipinte dell’Italia meridionale in epoca classica ed ellenistica.
Ha lavorato agli Harvard Art Museums, al Getty Research Institute di Los Angeles, al Deutsches Archäologisches Institut di Berlino e al Metropolitan Museum di New York.
E non è tutto qui: ha anche insegnato a Cambridge e a Nottingham.
E’ uno dei più giovani responsabili di musei e parchi archeologici in Italia.
Tiziana D’Angelo ha avuto modo di godere della bellezza di Paestum già da piccola, insieme alla sua famiglia.
«Poi ci sono tornata periodicamente. Collaboravo per le mostre con Gabriel Zuchtriegel (l’ex direttore del sito archeologico di Paestum e ora direttore degli scavi archeologici di Pompei ) e quindi ho mantenuto un legame con il sito.
Ma mai avrei immaginato che sarei tornata qui come direttrice. È un sogno».
Paestum vuol dire molto per lei, vista la sua specializzazione in archeologia magnogreca nell’Italia preromana. La prima volta che lo visitò era il 2012 e la direttrice era Marina Cipriani. Studiò le tante stele dipinte e qui custodite e cominciò molte collaborazioni con l’ex direttore Gabriel Zuchtriegel.
Sicuramente procederà con i progetti già attivati.
Primo fra tutti,il piano di riqualificazione dell’ex stabilimento Cirio, a sud delle mura antiche, che va recuperato al più presto e ospiterà spazi espositivi, attività didattiche ed eventi.
Poi,si sposterà a Velia,dove va riattivato tutto il suo sistema museo, aprendo al pubblico la galleria sotterranea dell’ex stazione Velia Scavi, ex deposito archeologico.
Quindi intraprenderà nuove campagne di scavo, purché abbiano tutte una ricaduta immediata sulla ricerca.
Tra i suoi obiettivi c’è quello della creazione di nuovi poli e spazi espositivi nei siti archeologici di Paestum e Velia.
“Pochi sono consapevoli dei tempi eccezionali che stiamo vivendo … pochi ma sufficienti per aiutare se stessi e l’intera umanità.
Sono quelli che i Vangeli e film come “Matrix” chiamano gli Eletti, ovvero quelli che cercano la verità.
Gli eletti si sentono diversi fin dalla nascita, non si adeguano alla “realtà” di questo mondo, vorrebbero cambiarlo ma non sanno come fare
Imboccare la via dell’evoluzione è per costoro un “cambiare”, che è in realtà diventare se stessi.
È Essere, ovvero: riflettere nel mondo il proprio messaggio genetico in tutta la sua integrità.
Tuttavia “per imboccare la via” dice Morpheus che “sapere non basta”. Bisogna aprire la porta interna, sciogliere quella barriera che è la paura di essere diversi e quindi non accettati dagli altri.
Gli Eletti sono pochi, ma non pochissimi.
Forse alcuni milioni o decine di milioni.
Sparsi come il sale ovunque nel pianeta, immersi in “realtà” familiari e sociali che negano tutto ciò che gli Eletti sentono.
La SFIDA E CREDERE IN SE STESSI, osare, essere diversi, rispettare le proprie abilità, sviluppare i propri talenti, non adattarsi al sistema che organizza ogni attimo della così detta “vita”.
Gli Eletti sono “enzimi” di una trasformazione planetaria che consentirà a tutti libertà, prosperità, unità e comunione con la Natura”.
Ci sono riferimenti alla refrigerazione di frutta, latte e miele sia negli antichi testi sia nelle cronache delle scoperte archeologiche più note.
Pensate che nella Bibbia Isacco offre ad Abramo latte di capra misto a neve e si narra che Alessandro Magno, durante le sue campagne in India, pretendesse un continuo rifornimento di neve da consumare mescolata a miele e frutta durante le lunghe marce e la preparazione delle battaglie.
Alcuni studiosi fanno risalire l’origine del gelato a circa 3.000 anni prima di Cristo, in estremo Oriente, precisamente in Cina.
In seguito alle invasioni mongoliche, il gelato sarebbe poi approdato in Grecia e in Turchia, diffondendosi negli altri Paesi del bacino del Mediterraneo.
Gli antichi faraoni egizi, tra le portate più ambite dei loro sontuosi banchetti, annoveravano primitive forme di granite e la stessa Cleopatra offrì con successo a Cesare ed Antonio frutta mescolata a ghiaccio.
Gli antichi Romani si distinsero ben presto grazie alle loro “nivatae potiones”, veri e propri dessert freddi.
Il generale Quinto Fabio Massimo inventò una ricetta molto simile a quella del sorbetto. La parola sorbetto sembra tragga origine proprio dall’arabo scherbet = dolce neve oppure dall’etimo, sempre arabo, sharber = sorbire, da cui passando attraverso la lingua turca, sarebbe stato coniato il termine chorbet.
Marco Polo, verso la fine del XIII secolo, al termine del suo famoso viaggio in Asia, portò dalla Cina nuove idee per il congelamento artificiale, grazie ad una miscela di acqua e salnitro.
Nel corso del Medioevo invece i sorbetti insieme ad altri cibi raffinati finirono addirittura di sparire dalle mense perchè ritenuti simbolo del peccato.
Il trionfo di questo dolce freddo sulle tavole dei ricchi avviene, tuttavia, nel Cinquecento, in seguito allo sbarco in Europa d’ingredienti provenienti dai nuovi continenti: frutta, piante nuove, aromi e spezie, tè, caffè, cacao.
Fu Caterina de’ Medici che diffuse oltralpe un dessert semifreddo a base di crema dolce, dopo aver sposato il futuro re Enrico II di Francia nel 1533. Questo dessert assomigliava molto al gelato attuale.
Fino ad allora il gelato seppur nella sua forma di crema ghiacciata era stato prerogativa solo dei più ricchi, per la difficoltà di conservare il ghiaccio d’estate ma verso il 1560 un medico spagnolo che viveva a Roma, Blasius Villafranca, scoprì che, aggiungendo salnitro alla neve e al ghiaccio, si poteva congelare molto più rapidamente qualsiasi cosa: fu questa la scoperta che segnò l’inizio di tutto e trasformo il ghiaccio e la neve in quello che oggi chiamiamo gelato dando il via ad una produzione destinata, siamo convinte, a non finire mai.
Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato ‘moderno’, che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Golosa innovazione che si deve all’architetto Bernardo Buontalenti. Altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Francesco Procopio dei Coltelli che, trasferitosi a Parigi alla corte del Re Sole, aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo caffè Procope.
Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.
Il primo gelato industriale su stecco, il Mottarello al fiordilatte nasce in Italia nel 1948. Subito dopo, negli anni 50, arriva il primo cono con cialda industriale il mitico Cornetto. Gli anni 70 e la diffusione del frezeer domestico battezzano invece il primo secchiello formato famiglia, ilBarattolino.
Fino ad arrivare al primo biscotto famoso diventato un gelato di successo, il bicolore Ringo.
Gelato e…psicologia
Da una ricerca sulle scelte del gelato e la psicologia umana, la psicologa Viviana Finestrella, esperta in tematiche nutrizionali dice:
“Il gelato è un alimento che si gusta in maniera semplice e diretta (senza posate, e non c’è bisogno di sedersi a tavola) che quindi permette alla persona di “spogliarsi” degli aspetti formali e vivere un momento di piacere senza imporsi rigidità e controllo, atteggiamenti che invece predominano in altri momenti e periodi dell’anno (in inverno, ad esempio, quando si è al lavoro). Il gelato contribuisce a disattivare (quanto meno ad abbassare) le nostre difese (in altre parole…”scioglie il Super-Io!”) e a vivere in maniera più autentica e genuina, anche nelle relazioni.
Ci sono le prove, lo hanno verificato i ricercatori dell’Istituto di psichiatria di Londra, secondo i quali il gelato «accende» gli stessi centri del piacere nel cervello stimolati da una vincita di denaro o dall’ascolto della musica preferita.
Dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei?
– Il Cono con cialda è scelto da chi predilige un’esperienza sensoriale completa non negandosi nulla, costituito dalla parte cremosa e da quella croccante del cono, contando comunque sulla sicurezza di un appagamento finale (la parte terminale di cioccolato). Chi mangia il cono di solito è un tipo Voglioso.
– Lo Stecco: a prima vista chi mangia questo tipo di gelato è una persona intraprendente, che ama curiosare nella moltitudine di gusti possibili, ma allo stesso tempo si tratta di un tipo Insicuro… Questa persona ha bisogno che rimanga qualcosa di tangibile, lo stecco appunto, con cui giocare o anche solo da tenere in bocca.
– Il Ghiacciolo: si addice ad una personalità Effimero/Indipendente, a colui che preferisce un piacere da gustare immediatamente, convinto che non c’è nulla da aspettare (come nel cono). Questo tipo di persona tollera poco la frustrazione dell’attesa.
– Il Biscotto: per chi ha bisogno di grande rassicurazione: è quasi la merenda preparata dalla mamma, dove c’è di tutto, anche la parte di biscotto che rimanda al bisogno di un surplus di nutrimento affettivo. Non è croccante né duro, è un piacere adatto al bambino.
– La Coppetta: scelta di solito dal tipo Controllato/Misurato. È l’unico gelato “contenuto”, e quindi non libero, neanche nella modalità di assunzione dovendo utilizzare il cucchiaino. Il formato preferito da chi non riesce a lasciarsi andare fino in fondo e concedersi un piacere (che a volte “sporca” le mani o i vestiti), e da chi deve mantenere le buone maniere, anche con se stesso.
– Le Praline: sinonimo di personalità Moderno/Attuale. Si tratta infatti di una scelta un po’ “mordi e fuggi”, caratteristica dei nostri tempi, molto veloci. Sono il gelato di chi ama portarsi una “scorta” di benessere, un piacere più piccolo, non dilagante, ma ripetuto nel tempo, da gustarsi in contesti diversi, tra cui quello lavorativo.
Che sia un croccante cono, uno stecco o una coppetta, il gelato ci regala sempre un attimo di felicità: è veramente magico come ci faccia tornare bambini … Anche solo per un minuto!
Il nuovo telescopio spaziale della Nasa si chiamerà Nancy Grace Roman, come l’astronoma considerata la “mamma” del telescopio spaziale Hubble.
Il telescopio spaziale JWT avrà il compito di cercare i pianeti che si trovano in altri sistemi solari e di investigare i misteri astronomici, come l’energia oscura che occuperebbe il 70% dell’universo e la cui esistenza è stata ipotizzata per spiegare l’espansione dell’universo.
C’è lei, Nancy Grace Roman,astrofisica del Goddard Space Flight Center della NASA dietro le meraviglie del #JWST.
Il telescopio da 10 miliardi di dollari, il più grande e potente osservatorio extraterrestre mai costruito dall’umanità.
Da quando JWST è stato lanciato, era il giorno di Natale del 2021, lei e il suo team hanno lavorato senza sosta per preparare l’osservatorio a fornire scoperte rivoluzionarie sulle prime galassie dell’universo, sugli esopianeti vicini e molto altro.
“Dammi un telescopio e ci faró qualcosa di buono” ha sempre detto.
Non fa mistero dell’importanza per lei della genealogia femminile nella scienza, di avere cioè madri nella sua professione.
Nancy Grace Roman (1925-2018) è stata la prima donna a ricoprire una posizione dirigenziale alla NASA e ha sviluppato i concetti alla base del telescopio spaziale Hubble, il primo dei grandi osservatori spaziali della Nasa.
All’età di undici anni, Nancy aveva già mostrato interesse per l’astronomia formandone un club tra i suoi compagni di classe in Nevada. Lei e i suoi compagni di classe si riunivano una volta alla settimana per conoscere dal vero le costellazioni studiate sui libri.
Come la maggior parte delle donne nelle scienze a metà del ventesimo secolo, Nancy si è trovata di fronte ai problemi legati al predominio maschile nella scienza e nella tecnologia e ai ruoli percepiti come appropriati per le donne in quel periodo di tempo.
In quel periodo era scoraggiata dalla maggior parte delle persone a dedicarsi all’astronomia In un’intervista Nancy ricordò di aver chiesto al suo consulente scolastico se poteva seguire l’algebra al secondo anno invece che il latino: “Mi guardò dall’alto in basso e mi derise, “Che tipo di donna avrebbe preferito la matematica al posto del latino?”, questo è stato il tipo di accoglienza che ho ottenuto durante la maggior parte del mio cammino”.
E’ stata una delle pochissime donne della NASA e l’unica donna con una posizione dirigenziale. Ha frequentato corsi chiamati “Women in Management” in Michigan e alla Pennsylvania State University per conoscere le questioni riguardanti l’essere una donna in una posizione manageriale. Tuttavia, Nancy ha dichiarato in un’intervista del 1980 che i corsi erano insoddisfacenti e affrontavano gli interessi delle donne piuttosto che i problemi delle donne.
Nel corso della sua carriera, è stata anche un’attiva relatrice ed educatrice pubblica e una sostenitrice del ruolo delle donne nella scienza.nell’American Association of University Women.
Ci ha lasciato per raggiungere le sue origini nell’universo il 26 dicembre 2018 a causa di una lunga malattia.