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* Una storia di gatti al ristorante

Miiiiiiioh!…Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!



Poso la forchetta… mi metto in ascolto…
Miiiiiiioh!…Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!
E’ un gattino che miagola! Dove può essere?
” Cameriera, lo sente anche lei questo miagolio? Sembra venire da lì, dalla cucina…”
” Stia tranquilla , signora, ora vado a vedere…”
Miiiiiiioh!…Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!
“Abbiamo cercato dappertutto, sotto i mobili, nella dispensa, persino nel forno, non si sa mai dove vanno a ficcarsi questi gattini… sì, sì, una gatta randagia ha partorito proprio l’altro giorno, pensi un po’ sul tetto del ripostiglio…”
Miiiiiiioh!…Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!
” Lo sento anche io! Guardiamo sotto i tavoli…”
” Ecco mi sembra che venga da lì…no,qui è la porta delle toilettes…”
” Qui, qui…lo sento proprio qui!”
” Ma signora, lì c’è il muro divisorio con la cucina,,,”
” Eppure io lo sento qui, proprio qui…”
Miiiiiiioh!…Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!
” Viene dal muro!…”
” Ma signora, come è possibile! Senti un po’, al cuoco, vieni a sentire….”
Miiiiiiioh!…Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!
Ma vuoi vedere che sta nell’intercapedine?Toc..toc…toc…
Un silenzio agghiacciante!
Faccio un buco nel cartongesso Bum..Bum..Bum…
Un buco scuro…niente!
“Mettiamo una ciotola di latte!”
Spunta un coso coperto di polvere e di gesso, un occhio azzurro, un altro pesto…si tuffa nella ciotola, come un aspirapolvere al massimo la vuota, coda tremante…
Miiiiiiioh!…Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!Miiiiiiioh!
Poi si lancia verso il pantalone più vicino, si arrampica fino ad un posto comodo e con un gran sospiro si addormenta vibrando rumorosamente di fusa…
” Ma sarà bene portarlo dal veterinario… Io vado e tu?”
” E pensare che dice di non sopportare gli animali! “

E’ una storia vera!

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* Roba da … gatti!

Un asilo a forma di gatto

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Ci troviamo a Karisruhe, in Germania.

L’artista francese Tomi Ungerer , noto illustratore e scrittore francese nato a Strasburgo nel 1931, famoso soprattutto per i suoi libri per bambini,e l’architetto Ayla-Suzan Yondel hanno ideato questo progetto davvero fori dal comune.

Ungerer, in un suo libro, scrive: “Era un cacciatore spietato, in giro giorno e notte. Non lo fermava neppure il maltempo. Piper catturava tre topi in un giorno. Due con le zampe anteriori e uno con la bocca”.

Piper, il gatto dei suoi libri, ora è immortalato in questo edificio che ha proprio le sembianze del felino. L’asilo, dove i bimbi possono apprendere e giocare, è illuminato dalla luce solare che filtra dagli occhioni dell’animale, i quali fungono da grandi finestre.

Le jardin d’enfants Die Katze”, questo il nome dell’asilo, è stato costruito per celebrare l’amicizia tra Francia e Germania, al confine tra la regione del Baden-Württemberg e dell’Alsazia.

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Ogni giorno questo asilo a forma di gatto accoglie centinaia di bambini che entrano nell’edificio attraverso la bocca del gatto, trascorrono il tempo nelle stanze interne e escono dalla coda o da uno scivolo argentato presente sul retro.

Pare che i bambini che frequentano questo asilo a forma di gatto siano entusiasti di andarci ogni giorno, per imparare e per giocare. Dal punto di vista della sostenibilità, la struttura è sormontata da un bel tetto verde.

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Gli occhi tondi del gatto non sono delle semplici decorazioni. Si tratta infatti di vere e proprie finestre che illuminano i due piani dell’edificio con la luce naturale. All’interno i bambini vengono accolti in aule con disegni colorati appesi alle pareti.

Nell’asilo a forma di gatto ci sono anche una stanza che fa da guardaroba, una cucina, una sala da pranzo e delle aree gioco, che si trovano a livello delle zampe. Al piano superiore una sala giochi permette ai bambini di sbirciare fuori dalle finestre a forma di occhi.

E infine, ecco la coda, a forma di tubo, con tanto di scivolo metallico per arrivare all’uscita.

 

 

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* La buona notizia del venerdì: In Indonesia cure mediche gratis in cambio di rifiuti da riciclare

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Garbage Clinical Insurance, ecco un progetto probabilmente unico al mondo che in Indonesia permette di ottenere cure mediche gratuite grazie ai rifiuti.

I cittadini di Malang che non possono permettersi un’assicurazione sanitaria in questo modo possono comunque ottenere le cure di cui hanno bisogno.

L’idea è nata dal dottor Gamal Albinsaid, 24 anni, medico indonesiano che ha voluto trovare una soluzione per fornire assistenza sanitaria alle persone bisognose e cercare nello stesso tempo di risolvere anche il problema dei rifiuti.

Il problema dei rifiuti e della povertà riguarda soprattutto i villaggi rurali dell‘Indonesia, dove la popolazione si ammala e non ha a disposizione il denaro necessario per curarsi. Gamal allora ha deciso di fornire assistenza sanitaria gratuita alle persone utilizzando i rifiuti come risorsa finanziaria.

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Ha dunque creato la società Global Clinical Insurance che si occupa di vendere alle imprese che riciclano i rifiuti la spazzatura raccolta dai pazienti. Il denaro guadagnato dalla vendita viene utilizzato per pagare le medicine e l’assistenza sanitaria delle persone che si sono impegnate nel progetto.

Quello che portiamo avanti è un modello che si propone di ottenere un positivo impatto sociale – dice il fondatore, Gamal Albinsaid -. L’obiettivo è anche il profitto, ma non a scopo di lucro. I ricavi generati vengono reimpiegati per finanziare il nostro programma”.

Fino a questo momento l’iniziativa ha aiutato migliaia di persone che altrimenti non avrebbero accesso al sistema sanitario.

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Nel 2013 Gamal ha vinto un importante premio di 50.000 sterline come giovane imprenditore per la sostenibilità, dato che il suo progetto favorisce sia il rispetto dell’ambiente che la salute e l’aiuto ai bisognosi,il “Prince of Wales Young Sustainability Entrepreneur Prize” consegnatogli dal Principe di Galles.

Gli aspiranti a questo riconoscimento sono stati ben 500 da 90 paesi nel mondo.

Le persone povere in questo caso pagano le cure mediche con le risorse che hanno a disposizione, cioè i rifiuti, di cui i villaggi rurali indonesiani abbondano. I rifiuti organici vengono trasformati in compost, mentre plastica e cartone vengono riciclati.

Può darsi che un’idea simile, ora in corso per le cure mediche, possa essere estesa anche all’istruzione, in modo che anche i bambini più poveri abbiano la possibilità di andare a scuola.

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Leggi anche:

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Plastic Man: l’uomo che in India trasforma i rifiuti di plastica in nuove strade
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Fonte.

http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/16554-rifiuti-in-cambio-cure-gratis

 

 

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*I Ciliegi innamorati

tutto interconnesso

 

 

Due ciliegi innamorati, nati distanti,

si guardavano senza potersi toccare.

Li vide una Nuvola, che mossa a compassione,

pianse dal dolore e agitò le loro foglie…

ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.

Li vide una Tempesta, che mossa a compassione,

urlò dal dolore e agitò i loro rami…

ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.

Li vide una Montagna, che mossa a compassione,

tremò dal dolore e agitò i loro tronchi…

ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.

Nuvola, tempesta e Montagna ignoravano,

che sotto la terra, le radici dei Ciliegi

erano intrecciate in un abbraccio senza tempo”

( Anonimo giapponese)

Tutto è interconnesso

fonte: dal Web

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*La buona notizia del venerdì:Nonna Leo apre un home restaurant a 96 anni

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Si chiama Leonilda Tomasinelli ma da tutti è conosciuta come Nonna Leo, ha 96 anni e per il suo compleanno si è regalata l’apertura del suo “Home restaurant”, proprio a casa sua.

Vive a Genova nel quartiere di Albaro da dove aprire le porte della sua abitazione per deliziare il palato dei clienti. 

Troppo spesso sento dire che è troppo tardi per prendere in mano la propria vita.

E a dirlo sono 40enni o 50enni.

Poi scopri storie come quelle di Nonna Leonilda e allora tutta la prospettiva cambia. Nonna Leo, come le piace farsi chiamare, ha 96 anni e ha deciso di impegnarsi in un progetto di sharing economy.

Davvero, non sto delirando. Complice la passione per la cucina e la tradizione, la nonnina genovese ha avviato un home restaurant nel cuore di Genova.

Le ricette vere, quelle della tradizione culinaria italiana, spesso si perdono. Ecco perché Nonna Leo ha deciso di dare voce a questi segreti della cucina con un progetto che personalmente amo alla follia.

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Nonna Leonilda, supportata dal nipote Fabrizio, ha messo in piedi un home-restaurant. 

Lei cucina per i suoi ospiti in cambio di un contributo alla spesa o una piccola cifra. L’idea è proprio quello della sharing economy: condividere cibo genuino fra sconosciuti a casa propria.

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“Oggi le cene in casa sono una delle tante facce della sharing economy, un’economia di condivisione e socializzazione – spiega il nipote Fabrizio – grazie agli home-restaurant si condivide cibo genuino fra perfetti sconosciuti, contribuendo alla spesa o facendo pagare una piccola cifra all’ospite. Tutto viene fatto alla luce del sole perché il contatto fra chi apre un home-restaurant e chi vuole venire a mangiare in quell’abitazione si stabilisce sul web”. 

Di questi progetti abbiamo già sentito parlare in altre città, ma quello di Nonna Leo ha qualcosa in più. Per prima cosa perché lei ha 96 anni e poi perché le sue ricette arrivano anche dalla tradizione dell’Ottocento.

Cosa cucina la nonna genovese? Seppie con i piselli, stoccafisso accomodato, panissa, polpettone, torta Sacripantina, castagnaccio, focaccia al formaggio, coniglio alla genovese. Solo per citare qualche piatto.

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“Le mie ricette? Sono un segreto, non ve le dirò mai. Se volete assaggiare i miei piatti, però, potete venire a trovarmi nel mio home-restaurant”.

 Una nonnina social con tanto di sito internet, pagina facebook, twitter, google plus, instagram, youtube e pinterest.

Se vi trovate a passare da Genova (la casa di nonna Leo è in zona Albaro) approfittatene per vivere questa esperienza unica.

Potete prenotare la vostra cena attraverso il sito web di Nonna Leo o il suo profilo Nonna Leonilda.

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E’ la realtà della sharing economy, una forma di organizzazione socio-economica basata sull’accesso anziché sul possesso, sull’utilizzo anziché sull’acquisto.

Un modello di business da non confondere con il no-profit, perché non si basa sul volontariato ma sull’eliminazione dei soggetti intermediari grazie alla community e sulle opportunità del do-it-yourself.

Perno del sistema è l’Internet delle Cose: 13 miliardi di sensori che collegano tra loro persone, oggetti e dati e consentono di avere subito ciò che vogliamo e solo per il tempo in cui ci serve.

Secondo Collaboriamo.org, database sull’economia collaborativa, il13% degli italiani ha già utilizzato almeno un servizio di sharing

Fonti:

http://thatsgoodnewsblog.com/home-restaurant/

http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/nonna_leo_apre_ristorante_casa_96_anni_foto/notizie/1299503.shtml

http://www.wired.it/economia/business/2014/12/11/condividi-fai-cosi-sharing-economy-conquista-litalia/

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* I gatti di Ernest

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Il più grosso di tutti si chiama Dorian Grey.

E non è difficile capire il perché, con quella chioma da leone color grigio perla, con cui altezzoso sfugge agli occhi dei curiosi. Ma negli anni c’è stata anche Marilyn Monroe, bellissima e sinuosa come la diva di Hollywood. E poi Mark Twain ed Emily Dickinson, Ava Gardner e James Joyce. Persino una Sophia Loren.

Sono i gatti di Ernest Hemingway, che liberi e sereni ancora oggi abitano la casa che l’autore del ”Grande Gatsby” comprò a Key West, in Florida, nel 1928, per abitarvi con la sua seconda moglie Pauline Pfeiffer.

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Qui lo scrittore realizzò molti dei suoi libri, da ”Morte nel pomeriggio” a ”Per chi suona la campana”. Si dedicò alla pesca, ai vini e iniziò a sognare l’Havana.

Ma soprattutto qui accolse Snow White, Biancaneve, amatissima micia ricevuta in dono dal capitano di una nave, con una caratteristica davvero speciale: aveva sei dita per zampa. I cuccioli dei suoi cuccioli oggi sono ancora lì, nel giardino di Key West: 56 discendenti, 23 dei quali polidattili (ovvero, con un numero superiore di dita in una zampa), curati e coccolati dello staff che gestisce la Casa Museo di Hemingway.

Per loro, un angolo riservato con tante cucce, una gabbietta che riproduce la casa padronale in miniatura quando hanno bisogno di cure speciali. E anche un piccolo cimitero felino, inaugurato al tempo dallo stesso Hemingway. Tutti hanno un nome e lo staff ha proseguito la tradizione dello scrittore ribattezzando ogni nuovo nato come i Grandi della Letteratura, dello Spettacolo o della Scienza. Ecco allora che tra un miagolio e un’azzuffata, negli anni qui sono nati Edgar Allan Poe, Errol Flynn, Susan Hayward, Pablo Picasso e Simone De Beauvoir.

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Ad un micio in piazza dedicò persino uno dei suoi primi racconti: ”Gatto sotto la pioggia (Cat in the Rain)”. Ma i vicini raccontano che la sua colonia arrivò anche a 50-60 esemplari.

E i gatti sono protagonisti, ancora oggi, sulle tendine all’uncinetto delle finestre, nello studio con le porcellane conservate accanto alla macchina da scrivere. E poi in soggiorno, con i gatti francesi in cristallo di piombo Lalique che Pauline regalò al marito per il loro anniversario. Fino alla camera da letto, con il panciuto gatto in ceramica firmato da Pablo Picasso.

”Ai gatti – diceva – riesce senza fatica ciò che resta negato all’uomo: attraversare la vita senza fare rumore”.

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Ernest Hemingway vinse il premio Nobel nel 1954 grazie al libro “Il vecchio e il mare”, libro che poi divenne anche un celebre film con Spencer Tracy come protagonista.

Hemingway amava moltissimo i gatti. Scrisse in una lettera ad un caro amico: “I gatti dimostrano di avere un’assoluta onestà emotiva. Gli esseri umani, per una ragione o per l’altra, quasi sempre riescono a nascondere i propri sentimenti. I gatti no.

Nel romanzo “Isole nella corrente”, pubblicato postumo e che viene considerato dai critici il più autobiografico dei suoi libri, Hemingway descrive il protagonista, Thomas Hudson, che riposa teneramente abbracciato al suo micio.

Si legge: “Aveva il gatto allungato sul petto e tirò una leggera coperta su tutti e due e aprì e lesse le lettere e bevve a piccoli sorsi un bicchiere di whisky annacquato che tra un sorso e l’altro rimetteva per terra.” E poi ancora: 

E poi ancora: “Il gatto faceva le fusa, ma lui non lo sentiva perché le fusa del gatto erano mute, e allora lui teneva una lettera in mano e toccava la gola del gatto con un dito dell’altra.”

Esiste una foto che ha fatto il giro del mondo e che ritrae lo scrittore seduto nello studio, con la luce che entra dalla grande vetrata alle sue spalle e che illumina la scrivania, piena zeppa di carte, fascicoli, cartelle, taccuini. Hemingway è davanti alla macchina da scrivere e con una mano accarezza un gatto che cammina sui fogli. La coda del micio è tenuta alta, con la punta ripiegata nell’atteggiamento amichevole di chi saluta ed è quindi facile immaginare la scena. Hamingway sta lavorando quando uno dei suoi gatti viene a fargli visita, salta sul tavolo e lo saluta, magari cercando tra le carte un posticino dove addormentarsi.

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Lo scrittore allora interrompe quello che sta facendo per contraccambiare le attenzioni del piccolo amico.

E chissà quante volte sarà capitata una cosa del genere dal momento che, come si è detto, i mici che abitavano con lui era ben 57.

 

Fonti:

http://www.micimiao.it/Hemingway.htm

http://www.ansa.it/lifestyle/notizie/passioni/animali/2014/10/13/a-key-west-tra-i-gatti-a-sei-dita-di-ernest-hemingway_1fb8bb3f-0d99-4722-9776-3f9e36295de2.html

http://www.gattosiamese.altervista.org/pagina-53659.html

 

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* 10.000 uova di Pasqua in Germania

 


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Per 50 anni ha colorato uova con i suoi figli. 

E un bel giorno Volker Kraft decide di appenderle tutte e 10.000 sul suo melo.

Uno spettacolo coloratissimo e un’emozione che unisce una famiglia.

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Volker Kraft, un pensionato che vive nella città tedesca di Saalfeld, in Turingia, ha appeso 10.000 uova di Pasqua decorate ad un albero di mele che si trova nel giardino della sua casa e che da tempo è diventata un’attrazione per i turisti.

Per appendere le decorazioni all’albero, riporta il giornale tedesco Tagesspiegel, ci sarebbero volute tre settimane.

Iniziavamo a lavorare alle nove del mattino e proseguivamo fino al tramonto”, racconta Kraft. 

 

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In tedesco Pasqua si dice Ostern.

Il termine tedesco che indica la Pasqua è Eostre, che deriva dal nome dell’antica divinità germanica della primavera, dea della fertilità. Infatti l’uovo di Pasqua simboleggia la fertilità.

La Pasqua in Germania ha mantenuto uno spiccato carattere pagano, di festeggiamento dell’arrivo della primavera e del rinnovarsi della natura. Durante questo periodo si decorano le case: le finestre vengono abbellite con disegni di coniglietti, uova e altri motivi; nei vasi si mettono alcuni rami che vengono poi addobbati. Chi ha tempo, poi, decora i gusci delle uova, attività che per i bambini rappresenta sempre un gran divertimento!

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La domenica di Pasqua i bambini vanno a ricercare le uova di cioccolato che il “coniglietto” pasquale – il simbolo della festa – nasconde nel giardino o in casa. Il pranzo pasquale è quasi sempre a base di agnello.

Per simboleggiare la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, nelle campagne – specialmente nella Germania settentrionale – i contadini fanno dei fuochi per bruciare tutti i rami secchi che trovano: si attribuisce, infatti, all’acqua e al fuoco la proprietà di purificare, di favorire la fertilità dei campi e di sventare i malefici. Particolare curioso è che il “fuoco di Pasqua” deve essere acceso con mezzi naturali, cioè con la silice o strofinando due pezzi di legno, o con una grossa lente; qualche volta i lumi delle chiese vengono spenti e poi riaccesi con la fiamma di questo “fuoco sacro”. Le ceneri, poi, vengono sparse per i campi per propiziare il buon raccolto.

http://www.lapasqua.com/germania.html

 

 

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* La buona notizia del venerdì: La felicita’ al potere: il primo libro di Mujica, presidente povero dell’Uruguay

La felicita’ al potere: il primo libro di Mujica, presidente povero dell’Uruguay

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Dal presidente che ha stupito il mondo per la sua capacità di vivere in modo frugale e di rinunciare a gran parte del proprio stipendio arriva un libro dedicato al tema della felicità.

Si tratta di “La felicità al potere“, il primo libro di Pepe Mujica.


E’ il primo libro al mondo, un saggio, che porta la firma di colui che negli ultimi cinque anni è stato alla guida dell’Uruguay come presidente.

In Italia è pubblicato dalla casa editrice Eir. Qui Mujica racconta la propria esperienza personale. Viverequattordici anni nelle condizioni più disumane che un uomo possa sopportare come ostaggio di una dittatura feroce, fino a dimenticare il proprio volto: ecco il tema centrale attorno a cui il libro ruota per descrivere la strada lastricata di ostacoli che è necessario percorrere per raggiungere la felicità.

Mujica ha rinunciato al 90% del proprio stipendio da presidente per vivere felice e dedicare il proprio tempi alla terra e al rapporto con gli altri. La vita semplice e le sue gioie hanno superato il desiderio di potere, o meglio, di gestire il potere per il proprio esclusivo tornaconto.

A quasi 80 anni Mujica viene considerato il presidente più famoso del mondo ma anche un personaggio molto scomodo per la classe politica internazionale, in quanto ha dimostrato che fare politica non significa necessariamente dover vivere nel lusso e sfruttare soldi pubblici per mantenere uno status economico elevato.

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Più volte lo hanno definito “il presidente povero” ed ora è lui stesso a raccontare e ripercorrere la propria storia in un libro rivolto a tutti, a partire dai cittadini della sua nazione. Mujica è l’esempio vivente di come si possa essere presidente, fare politica e pensare al bene comune senza brame di potere.

Il libro contiene un’intervista esclusiva rilasciata a Montevideo a Cristina Guarnieri, direttrice della casa editrice Eir, nonché i discorsi più importanti e famosi del Presidente, fra cui spicca il discorso sulla felicità – che dà il titolo al libro – proferito dal Presidente al G20 in Brasile nel giugno 2012.

Infine, è corredato da una biografia romanzata di Mujica, ideata da Massimo Sgroi e approvata dalla presidenza, da alcune pagine che Mujica ha scritto di suo pugno per questa prima edizione italiana, dalla Prefazione di Omero Ciai, giornalista di Repubblica e da una Postfazione di Donato Di Santo, responsabile politico dei rapporti Italia-Sud America.

Si tratta di un libro che vale davvero la pena di leggere per conoscere meglio la storia e le opinioni di un presidente decisamente fuori dagli schemi. 

 

http://greenme.it/vivere/arte-e-cultura/libri/15828-libro-mujica-felicita-potere

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* I gatti di Doris

se un pesce

è la personificazione, l’essenza stessa

del movimento dell’acqua

allora il gatto è  diagramma e modello

della leggerezza dell’aria


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Nella vita di Doris Lessing i gatti hanno sempre avuto un ruolo molto importante. 

Ci ha sempre convissuto, ha imparato presto a conoscerli. Il primo gatto risale ai tempi della Persia, quando aveva tre anni. poi da bambina, in Sudafrica, dove ne era letteralmente circondata: i selvatici, che andavano tenuti lontani da quelli di casa, e i domestici, che a loro volta subivano il richiamo del bush. da allora una lunga confidenza ha unito la scrittrice ai felini, in un rapportarsi sempre intenso, felice in certi casi, drammatico in altri.

A Londra ha avuto animali più cittadini, ormai adeguatisi alla vita umana e abituati a relazionarsi con i padroni. e qui i sentimenti si fanno ancora più profondi e complessi. In particolare con i due con cui viveva, uno grigio e l’altro nero, dalle psicologie così diverse tra loro. 

Di molti dei gatti conosciuti descrive carattere, temperamento, gusti e, con la stessa lucidità con cui ha analizzato se stessa e la società umana nei suoi libri, ha saputo guardare al mondo felino, alle qualità che lo fanno insieme simile e dissimile al nostro.

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( feltrinelli – wikipedia)

” era davvero molto bella

era al suo meglio quando se ne stava seduta sul letto e guardava di fuori. le zampe anteriori color crema, leggermente striate, erano ripiegate all’ingiù, una accanto all’altra, per terminare su due estremità argentee.

le orecchie, lievemente frangiate, con la parte bianca che sembrava d’argento, si alzavano e si muovevano, indietro, in avanti, tese ad ascoltare e a percepire. e ad ogni nuova cosa percepita, il muso si girava leggermente, vigile. la coda si muoveva, in un’altra dimensione, quasi che la punta cogliesse dei messaggi che altri organi non riuscivano ad afferrare. sedeva in posa, leggera come l’aria, guardando, ascoltando, sentendo, respirando con tutta sè stessa, con il pelo, con i baffi, con le orecchie – con ogni parte di sè, attraverso una delicata vibrazione. se un pesce è la personificazione, l’essenza stessa del movimento dell’acqua, allora il gatto è diagramma e modello della leggerezza dell’aria.

“oh, gatta” le dicevo o per meglio dire invocavo “bellissima gatta !  gatta splendida ! dolcissima gatta ! gatta di seta ! gatta che sembri un morbido gufo, gatta con le zampe come farfalline, gatta preziosa come un gioiello, prodigiosa gatta!” gatta, gatta, gatta, gatta.

sulle prime lei mi ignorava poi girava la testa, morbidamente arrogante, e a ciascuno di questi elogi, per ognuno di essi,  separatamente, socchiudeva gli occhi. poi, quando avevo finito, sbadigliava, intenzionalmente, con atteggiamento fatuo, mettendo in mostra una bocca rosa come un gelato e la rosea lingua arricciolata.

oppure, di proposito, si accucciava e mi seduceva con lo sguardo. io fissavo quegli occhi a forma di mandorla contornati da un sottile tratto di matita scura, attorno al quale si inarcava un secondo tratto color  crema.

sotto ciascuno di essi una pennellata più scura. verdi, occhi verdi, che nell’ombra si facevano color oro scuro, fumoso: una gatta dagli occhi scuri. ma alla luce diventavano verdi, un verde smeraldo limpido e freddo. dietro i bulbi trasparenti degli occhi, guizzi di ali di farfalla, venate e lucenti. ali che parevano gioielli – l’ essenza stessa delle ali. …

negli occhi della gatta grigia si rintracciava la verde lucentezza delle ali di una farfalla di giada, come se un artista avesse detto: che può esservi mai di altrettanto grazioso, di altrettanto delicato di un gatto? e quale creatura dell’aria può mai essere affine ad un gatto? ma la farfalla, naturalmente! e là, in fondo agli occhi di un gatto, giace questo pensiero, un pensiero solo accennato con un mezzo sorriso; nascosto dietro la frangia delle ciglia, dietro la sottile palpebra, interna, bruna, e i sotterfugi della civetteria felina.

gatta grigia, perfetta, magnifica, regale; gatta grigia con tracce di leopardo e di serpente; con cenni di farfalla e di gufo; leone in miniatura con artigli d’acciaio per uccidere; gatta grigia piena di segreti, di affinità, di misteri …”

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Doris Lessing, Premio Nobel per la letteratura nel 2007. 

Doris Lessing era una gattara di quelle forti, come T. S. Eliot ed Hemingway, e sui mici ha scritto vari libri. Voleva sempre vicini i suoi gatti quando scriveva e a Londra, nel quartiere di Hampstead in cui viveva, lei era la gattara ufficiale della zona: la sua casa era diventata un rifugio sicuro per gatti randagi e cuccioli che scavalcavano alla ricerca di cibo. E Doris Lessing non faceva mai mancare nel suo giardino una ciotola d’acqua e una di crocchette.

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Uno dei suoi libri ha per titolo “Gatti molto speciali “(in Italia è pubblicato da Feltrinelli) e in esso Doris Lessing vi racconta la sua vita con i gatti, a partire dall’africa. La scrittrice ci parla dei gatti, descrivendoci i loro amori, le paure e riesce a farlo entrando nella psicologia dei questi splendidi animali.

Oltre a Gatti molto speciali, Doris Lessing ha scritto anche” particularly cats and rufus the survivor (contenuto nell’edizione della Feltrinelli di “gatti molto speciali”e “ la vecchiaia di el magnifico”(pubblicato in Italia da Archinto) che era il gatto con cui la scrittrice aveva un rapporto speciale, come ebbe a raccontare ella stessa:

” quello con cui ho comunicato meglio era “el magnifico”, un gatto di grande intelligenza. passavamo molto tempo a guardarci, toccarci.”

 

Fonti:

http://www.petsblog.it/post/67947/