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L’anno nuovo come sarà’!

eh già! come tutti gli anni anche il 2023 sarà come noi lo faremo!

Ecco…

immagina…

amore *compassione *pace* felicità *fortuna *denaro *abbondanza *lavoro *creatività *benessere *salute *serenità *tolleranza *amicizia .….

e il tuo pensiero crea !

Love Laurin

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Auguri auguri auguri 2022

Si dice che a Natale, bisogna essere più buoni. 😌😌😌

Uffa!🥳🥳🥳


Ma che ne direste di essere tutti un po’ più cattivi a Natale e più buoni il resto dell’anno? Oppure essere semplicemente noi stessi al meglio?😊😊😊

E ricordarci che ogni giorno possiamo ridere, cantare e trovare la vita piena di tante sorprese che ce la fanno apprezzare. 🤩🤩🤩

Perchè come siamo e saremo dipende da noi.😁😁😁
Comunque so che gli auguri fanno sempre piacere ! Per cosa fate voi! 😘😘😘

Io auguro a tutti di vivere i propri sogni! E non solo per oggi ma per tutti i giorni che verranno !🌈🌈🌈

Love Laurin 42

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La buona notizia del venerdì: Anche quest’anno in Islanda si regalano libri. Paese che vai bella usanza che trovi!

succede in Islanda

 

In Islanda i libri sono scambiati come regali alla vigilia di Natale così puoi passare il resto della notte a letto leggendo e mangiando cioccolata.
La tradizione fa parte di una usanza chiamata “Jolabokaflod” o “un libro per Natale”,
perchè l’Islanda ,che pubblica il maggior numero di libri pro capite di tutto il mondo, vende la maggior parte dei libri tra Settembre e Novembre proprio perchè siano comprati per le imminenti vacanze.
Facciamolo anche noi !
“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito … perché la lettura è un’immortalità all’indietro”
(Umberto Eco)
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La buona notizia del venerdì: anche per questo anno il giocattolo sospeso!

L’iniziativa è nata a Napoli nel 2015, fino a diventare il format con il quale è stata poi inventata la spesa sospesa, altra straordinaria catena della solidarietà. 

Il punto di partenza della catena della solidarietà è sempre lo stesso: un piccolo gesto, però di grande potenza, con il quale ci ricordiamo degli altri.

È così nel caso del caffè sospeso, al quale poi sono seguiti tanti altri prodotti acquistati e lasciati a beneficio di chi viene dopo di noi: un pranzo, una pizza, un gelato, l’ingresso in uno stabilimento balneare.

E adesso a macchia d’olio, in tutta Italia, anche il giocattolo sospeso.

Come funziona il giocattolo sospeso? 

Esistono una serie di negozi che vendono giocattoli, libri e prodotti per bambini, ai quali chiunque può rivolgersi per donare.

Poi i regali vengono raccolti dall’amministrazione comunale e distribuiti con la collaborazione della rete delle associazioni di volontariato che assistono le famiglie bisognose.

Si possono donare giocattoli e libri, specie durante le vacanze di Natale e in occasione della Befana, anche online, senza muoversi di casa.

Basta accedere alla piattaforma unpaniereperte, andare nella sezione dedicata ai giocattoli, e procedere con l’acquisto del dono scelto.

Si paga, si compra e si regala: e con un piccolo gesto un bambino sarà felice.

Giocattolo sospeso a Firenze

Un’altra città dive il format del giocattolo sospeso ha avuto un grande successo è Firenze, dove il motore dell’iniziativa sono due donne, Silvana e Laura Dreoni, titolari di un negozio nel quale si vendono giocattoli da quasi un secolo. Anche in questo caso la regia del giocattolo sospeso è nelle mani dell’amministrazione comunale che ha aperto una piattaforma (www.comune.fi.it/giocattolosospeso) dove i commercianti possono iscriversi e partecipare al progetto e i donatori possono conoscere i punti vendita ai quali rivolgersi per fare il loro regalo.  I donatori hanno due possibilità: comprare il giocattolo, che poi i negozianti incartano e consegnano al comune, oppure lasciare dei soldi che sarà sempre l’amministrazione comunale a destinare, per l’acquisto di giocattoli da consegnare a istituti per l’assistenza dei poveri oppure a case-famiglia.

Giocattolo sospeso a Milano

I giocattoli, i libri (compreso il best seller della biografia del calciatore Zlatan Ibrahimovic con il suo autografo), le magliette di giocatori di calcio e di pallacanestro, sono state raccolte a cura della regione Lombardia. Della distribuzione se ne sono occupati i volontari della Croce Rossa e della Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori.

Giocattolo sospeso a Gorizia

L’amministrazione comunale di Gorizia ha adottato il format napoletano, aggiungendo alcuni dettagli in più per renderlo anche più facile per i donatori. Sono previsti dei buoni di cinque euro ciascuno che i consumatori possono acquistare e destinare al giocattolo sospeso. E nell’elenco dei negozi aderenti all’iniziativa non ci sono soltanto quelli che vendono giocattoli, ma anche librerie, salumerie, e persino qualche barbiere. Nel 2020 sono stati oltre 700 i bambini della città di Gorizia che hanno ricevuto il giocattolo sospeso.

Giocattoli sospesi in Basilicata

A Matera è stato aperto un vero e proprio sportello, presso gli uffici del comune, dove tutti possono lasciare giocattoli , nuovi e usati, per bambini di famiglie bisognose. L’unica condizione è che siano funzionanti. Lo sportello è aperto tutti i giorni, dalle 9.30 alle 13.

Giocattolo sospeso in Italia

Il giocattolo sospeso è una forma di solidarietà a rete diventata sempre più contagiosa. Ecco la lista dei comuni, dove l’iniziativa è attiva con ottimi risultati.

  • Caserta
  • Aosta
  • Pisa
  • Pontedera
  • Frascati
  • Ragusa
  • Reggio Calabria

leggi anche: Riciclo giocattoli, dove si possono donare

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Perchè siam donne: Non si può non ricordare Pippi Calzelunghe, l’antitesi delle eroine stereotipate delle fiabe

Da quel giorno di quasi sessant’anni fa (il 1945 è l’anno di pubblicazione di Pippi) milioni di mamme nel mondo scoprono un’amica: è Astrid Lindgren la “mamma” di Pippi Calzelunghe, una scrittrice che accarezza i sogni di milioni di bambine e le aiuta a farli diventare veri.

Fino ad allora non si era mai vista un’eroina così diversa dagli stereotipati personaggi delle fiabe, principi e principesse, cenerentole e biancanevi , maghe cattive e stregoni buoni.

I capelli arancioni stretti in due trecce rigide che se ne stanno ritte in fuori, di qua e di là dalla testa; il naso a patata spruzzato di lentiggini. E, sotto il naso, la bocca grande, con una fila di denti bianchissimi e forti.

Una bambina così non la vedi tutti i giorni eppure senti che è vera; che ha qualcosa che assomiglia al fondo indomesticato e inespresso che hanno quasi tutte le bambine del mondo. Ha un vestito stranissimo che s’è cucito da sola: la sua idea sarebbe stata farlo blu, ma poi la stoffa non bastava e allora è stata costretta a metterci qua e là delle toppe rosse. Un paio di calze lunghe, una marrone e l’altra nera, copre le sue gambe magre. Le scarpe sono nere, e lunghe esattamente il doppio dei suoi piedi.

Pippi ha nove anni e abita alla periferia di una minuscola città. E’ orfana e vive sola.

Vicino alla sua casa abitano due bambini graziosi, educati e obbedienti: Tommy e Annika. Loro, ogni mattina verso le otto, si incamminano verso la scuola, con i libri sotto braccio. Nel frattempo Pippi cavalca il suo cavallo (perché ne ha uno: bianco a pois neri) o mette e toglie al signor Nilsson (la sua scimmia) il suo vestitino.

Una così non s’era mai vista spuntare dalle pagine di un libro di favole. E da quel giorno ogni bambina del mondo poteva finalmente fare spazio, nella sua fantasia, alla possibilità di non dovere aspettare per forza, per svegliarsi dal sonno, il bacio di un principe azzurro su un cavallo bianco.

Fare spazio alla possibilità non più di lottare contro un universo cattivo fatto di streghe, matrigne e sorellastre, ma di riuscire a tirare fuori la creatività, a dispetto di un mondo di adulti arido e incastrato nelle regole.

Perché se Pippi, a scuola, vuole disegnare un cavallo e si accorge che nel quaderno non ci sta, allora riempie il banco e poi la parete. Chi l’ha detto che deve entrare per forza nel quaderno a quadretti? Perché Pippi è fortissima, così tremendamente forte che in tutto il mondo non esiste un poliziotto forte come lei. Così forte che può sollevare un cavallo, se appena lo vuole. E mandare in fuga i ladri e vivere da sola senza che nessuno possa farle del male.

La magia di Astrid Lindgren è che lei racconta alla maniera discontinua e autentica delle persone piccole: a volte è incoraggiante e disinvolta – come nelle avventure di Pippi – a volte è silenziosa e sensibile – come nelle storie quotidiane della piccola città di Bullerbyn (Tutti noi bambini di Bullerbyn del 1946).

Nata a Vimmerby, in Svezia, il 14 novembre 1907, è diventata famosa come scrittrice di libri per l’infanzia insieme alle treccine e alle lentiggini rosse di Pippi Calzelunghe, che negli anni Settanta arriva anche sui nostri teleschermi.

Da noi poco si sa di quel che è successo dell’ingegno e del talento di questa “signora delle fiabe” negli anni successivi. Sappiamo però che nei suoi ultimi due libri, I fratelli Cuordileone (Bröderna Leonhjärt, del 1973 e Ronja Rövardotter del 1981), è passata a trattare temi seri come la morte e il male visti dalla parte dei piccoli.

Si sa anche che da entrambi è stato tratto un film.

Si sa, in ultimo, che qualche anno fa tutti i bambini e le bambine svedesi hanno aperto una sottoscrizione che ha raccolto una cifra pari a quella del Premio Nobel e gliel’hanno consegnata.

Una sorta di regalo sincero per risarcirla del fatto che la giuria del Nobel è sempre fatta di adulti troppo adulti.

Fonte :Omaggio a Astrid Lindgren

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La buona notizia del venerdì: A Roma la fabbrica del cioccolato

A San Lorenzo un posto da scoprire

Si chiama Said (Società Anonima Industria Dolciumi) ed è una vera chicca della capitale. Questa antica fabbrica di cioccolato, infatti, si trova solo a Roma in Italia. Le altre sono a Londra e a Dubai.

È un’antica fabbrica di cioccolato che è stata inaugurata nel 1923 e che da allora propone dei dolci deliziosi e dei piatti incredibili all’interno del ristorante accanto, il B-SAID. Ci siete mai andati?

È stata aperta per la prima volta nel quartiere di San Lorenzo,a pochi passi dal cimitero Verano, ma la sua fama la porta ad essere conosciuta perfino a Londra e DubaiTutti impazziscono per i suoi dolci.

La fabbrica nacque nel 1923 grazie ad Aldo de Mauro che iniziò a collaborare con uno stabilimento svizzero per la produzione della cioccolata. Infatti, in principio il nome del marchio era Zurich.

In epoca fascista è stata però costretta a cambiare nome e a diventare la Società Anonima Industria Dolciumi, meglio conosciuta come SAID.

Negli anni è stata poi ristrutturata più volte. Una prima volta durante la seconda guerra mondiale, perché era stata colpita dai bombardamenti e una seconda volta in periodi più recenti.

Oggi è una struttura che produce ed offre del delizioso cioccolato e che accanto ospita un ristorante che prepara dei piatti davvero incredibili.

È un posto davvero accogliente, che con la sua calda atmosfera invita le persone ad entrare e gustare dell’ottimo cioccolato.

È qualcosa di favoloso, che viene inserito anche nei piatti del ristorante B-Said, il lato B della fabbrica. Si tratta di un bistrot che è stato inaugurato nel 2006 e che propone dei piatti veloci, gustosi, che spesso contengono del cioccolato.

Tra le proposte spiccano il pasticcio di polenta e formaggio, che viene servito con una croccante granella al cioccolato, e una tartare di manzo, che viene ricoperta dal cioccolato in scaglie. Non mancano poi i piatti della tradizione romanesca, come una buona pasta alla gricia o una lasagna bianca ai carciofi.

Ovviamente però le portate più gustose sono i dolci. Nel locale viene proposto di tutto, dalle fondute di cioccolato alle scenografiche sacher.

A quanto pare però la SAID non è la sola fabbrica di cioccolato presente nella Capitale. Sembra che infatti che nel 2017 ne sia stata realizzata una che ricorda molto il bellissimo film di Tim Burton, “la Fabbrica di Cioccolato”.

Si trovava nei padiglioni di Fiera di Roma ed era un vero villaggio di cioccolato, che era stato costruito per svelare ogni segreto sulla deliziosa barretta marrone. Al suo interno custodiva la più grande cascata di cioccolato d’Europa, che aveva fatto sicuramente invida a Willie Wonka.

Era qualcosa di tanto incredibile quanto delizioso. Svelava ogni cosa sul cioccolato, dal procedimento della raccolta, alle tecniche di lavorazione. Probabilmente è stato la fabbrica – museo più delizioso di sempre.

La particolarità di questo posto è che puoi cenare comodamente nel regno della cioccolata. Quindi, non solo un negozio dove i più golosi possono trovare cioccolata di tutti i tipi – le creme spalmabili, idee regalo, scorzette di agrumi – ma anche un ristorante accogliente.

Il bar è aperto per una gustosa merenda o per l’happy hour. La cioccolata, neanche a dirlo, è l’elemento principale del menu. Consigliamo di provare la Said cake e il cappuccino grande con i tre cioccolati. I prezzi sono un po’ alti ma la qualità non si può mettere in discussione.

A Roma puoi mangiare in una fabbrica di cioccolato – Secret Roma

Le migliori cioccolaterie di Roma | Negozi Di Roma

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* Un gelato può cambiare il tuo umore…..dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei…


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Ma quando è stato inventato il gelato?

Ci sono riferimenti alla refrigerazione di frutta, latte e miele  sia negli antichi testi sia nelle cronache delle scoperte archeologiche più note.
Pensate che nella Bibbia Isacco offre ad Abramo latte di capra misto a neve e si narra che Alessandro Magno, durante le sue campagne in India, pretendesse un continuo rifornimento di neve da consumare mescolata a miele e frutta durante le lunghe marce e la preparazione delle battaglie.

Alcuni studiosi fanno risalire l’origine del gelato a circa 3.000 anni prima di Cristo, in estremo Oriente, precisamente in Cina.

In seguito alle invasioni mongoliche, il gelato sarebbe poi approdato in Grecia e in Turchia, diffondendosi negli altri Paesi del bacino del Mediterraneo.

Gli antichi faraoni egizi, tra le portate più ambite dei loro sontuosi banchetti, annoveravano primitive forme di granite e la stessa Cleopatra offrì con successo a Cesare ed Antonio frutta mescolata a ghiaccio.

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Gli antichi Romani si distinsero ben presto grazie alle loro nivatae potiones”, veri e propri dessert freddi.
Il generale Quinto Fabio Massimo inventò una ricetta molto simile a quella del sorbetto. La parola sorbetto sembra tragga origine proprio dall’arabo scherbet = dolce neve oppure dall’etimo, sempre arabo, sharber = sorbire, da cui passando attraverso la lingua turca, sarebbe stato coniato il termine chorbet.

Marco Polo, verso la fine del XIII secolo, al termine del suo famoso viaggio in Asia, portò dalla Cina nuove idee per il congelamento artificiale, grazie ad una miscela di acqua e salnitro.

Nel corso del Medioevo invece i sorbetti insieme ad altri cibi raffinati finirono addirittura di sparire dalle mense perchè ritenuti simbolo del peccato.

Il  trionfo di questo dolce freddo sulle tavole dei ricchi avviene, tuttavia, nel Cinquecento, in seguito allo sbarco in Europa d’ingredienti provenienti dai nuovi continenti: frutta, piante nuove, aromi e spezie, tè, caffè, cacao.

Fu Caterina de’ Medici che diffuse oltralpe un dessert semifreddo a base di crema dolce, dopo aver sposato il futuro re Enrico II di Francia nel 1533. Questo dessert assomigliava molto al gelato attuale.

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Fino ad allora il gelato seppur nella sua forma di crema ghiacciata era stato prerogativa solo dei più ricchi, per la difficoltà di conservare il ghiaccio d’estate ma  verso il 1560 un medico spagnolo che viveva a Roma, Blasius Villafranca, scoprì che, aggiungendo salnitro alla neve e al ghiaccio, si poteva congelare molto più rapidamente qualsiasi cosa: fu questa la scoperta che segnò l’inizio di tutto e trasformo il ghiaccio e la neve in quello che oggi chiamiamo gelato dando il via ad una produzione destinata, siamo convinte, a non finire mai.

Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato ‘moderno’, che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Golosa innovazione che si deve all’architetto Bernardo Buontalenti. Altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Francesco Procopio dei Coltelli che, trasferitosi a Parigi alla corte del Re Sole, aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo caffè Procope.

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Il primo gelato industriale su stecco, il Mottarello al fiordilatte nasce in Italia nel 1948. Subito dopo, negli anni 50, arriva il primo cono con cialda industriale il mitico Cornetto. Gli anni 70 e la diffusione del frezeer domestico battezzano invece il primo secchiello formato famiglia, ilBarattolino. 

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Fino ad arrivare al primo biscotto famoso diventato un gelato di successo, il bicolore Ringo.

Gelato e…psicologia

Da una ricerca sulle scelte del gelato e la psicologia umana, la psicologa Viviana Finestrella, esperta in tematiche nutrizionali dice:

Il gelato è un alimento che si gusta in maniera semplice e diretta (senza posate, e non c’è bisogno di sedersi a tavola) che quindi permette alla persona di “spogliarsi” degli aspetti formali e vivere un momento di piacere senza imporsi rigidità e controllo, atteggiamenti che invece predominano in altri momenti e periodi dell’anno (in inverno, ad esempio, quando si è al lavoro). Il gelato contribuisce a disattivare (quanto meno ad abbassare) le nostre difese (in altre parole…”scioglie il Super-Io!”) e a vivere in maniera più autentica e genuina, anche nelle relazioni.

Ci sono le prove, lo hanno verificato i ricercatori dell’Istituto di psichiatria di Londra, secondo i quali il gelato «accende» gli stessi centri del piacere nel cervello stimolati da una vincita di denaro o dall’ascolto della musica preferita.

Dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei?

Il Cono con cialda è scelto da chi predilige un’esperienza sensoriale completa non negandosi nulla, costituito dalla parte cremosa e da quella croccante del cono, contando comunque sulla sicurezza di un appagamento finale (la parte terminale di cioccolato). Chi mangia il cono di solito è un tipo Voglioso.

Lo Stecco: a prima vista chi mangia questo tipo di gelato è una persona intraprendente, che ama curiosare nella moltitudine di gusti possibili, ma allo stesso tempo si tratta di un tipo Insicuro… Questa persona ha bisogno che rimanga qualcosa di tangibile, lo stecco appunto, con cui giocare o anche solo da tenere in bocca.

 – Il Ghiacciolo: si addice ad una personalità Effimero/Indipendente, a colui che preferisce un piacere da gustare immediatamente, convinto che non c’è nulla da aspettare (come nel cono). Questo tipo di persona tollera poco la frustrazione dell’attesa.

Il Biscotto: per chi ha bisogno di grande rassicurazione: è quasi la merenda preparata dalla mamma, dove c’è di tutto, anche la parte di biscotto che rimanda al bisogno di un surplus di nutrimento affettivo. Non è croccante né duro, è un piacere adatto al bambino.

La Coppetta: scelta di solito dal tipo Controllato/Misurato. È l’unico gelato “contenuto”, e quindi non libero, neanche nella modalità di assunzione dovendo utilizzare il cucchiaino. Il formato preferito da chi non riesce a lasciarsi andare fino in fondo e concedersi un piacere (che a volte “sporca” le mani o i vestiti), e da chi deve mantenere le buone maniere, anche con se stesso.

Le Praline: sinonimo di personalità Moderno/Attuale. Si tratta infatti di una scelta un po’ “mordi e fuggi”, caratteristica dei nostri tempi, molto veloci. Sono il gelato di chi ama portarsi una “scorta” di benessere, un piacere più piccolo, non dilagante, ma ripetuto nel tempo, da gustarsi in contesti diversi, tra cui quello lavorativo.

Che sia un croccante cono, uno stecco o una coppetta, il gelato ci regala sempre un attimo di felicità: è veramente magico come ci faccia tornare bambini … Anche solo per un minuto!

Miami, Florida, USA --- Woman and young girl on outdoor patio eating ice cream --- Image by © Ocean/Corbis

Fonti:

http://lifepretaporter.it/il-gelato-storia-curiosita-e-psicologia/

http://www.istitutodelgelato.it/

Gelato sospeso: anche quest’anno puoi lasciare pagato il gelato ai bambini meno fortunati

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La buona notizia del venerdì: Sonni tranquilli con le bambole della preoccupazione

Una piccola bambolina in abiti tradizionali a cui raccontare tutto quello che ci angoscia: la soluzione all’insonnia che arriva dai Maya

Spesso, quando ci mettiamo a letto, la nostra mente è ancora affollata dallo stress accumulato durante la giornata, dalle preoccupazioni per il giorno successivo, dall’incombenza di scadenze o urgenze di cui bisogna occuparsi.

È chiaro che, con una disposizione d’animo tanto agitata, prendere sonno e dormire tranquilli per tutta la notte è praticamente impossibile. Ci vorrebbe qualcuno a cui raccontare i problemi che ci attanagliano e ci tolgono il sonno, qualcuno che si prendesse carico delle nostre preoccupazioni per permetterci di riposare bene.

Anche gli antichi Maya avevano le loro preoccupazioni e avevano trovato un metodo geniale per metterle momentaneamente da parte e dormire sonni tranquilli.

Questo metodo, arrivato fino ai giorni nostri, è rappresentato dalla presenza di una Muñeca quitapena sotto il nostro cuscino.

Potremmo tradurre questo nome con “bambola della preoccupazione”: si tratta di una piccola bambolina (alta appena tre o quattro centimetri) realizzate a mano dagli artigiani indigeni che attualmente popolano gli altipiani del Guatemala, costituite da un’anima in legno e fil di ferro e agghindate con colorati abiti della tradizione Maya

Il “rituale” è molto semplice: prima di mettersi a letto, si prende in mano la bambolina e le si confessano paure, preoccupazioni, ansie e progetti che ci tengono la mente occupata, poi la si sistema sotto al cuscino e ci si addormenta.

Nella notte, la piccola bambola attrarrà a sé le nostre preoccupazioni e ci concederà un riposo sereno.

Ma non solo: secondo alcuni indigeni, le bambole della preoccupazione hanno il magico potere di risolvere i nostri problemi, trasformandoli in amuleti.

Non ci sono prove scientifiche dell’effettiva efficacia della Muñeca quitapena come rimedio all’ansia e alle preoccupazioni: ciò che di certo può aiutarci a dormire sonni tranquilli è il fatto di nominare ad alta voce tutto quello che ci stressa e, in questo modo, farlo uscire dalla nostra mente in una sorta di sano “transfert” indirizzato alla piccola bambola.

Un processo molto simile a quello messo in atto dai bambini che raccontano al proprio peluche preferito o all’amico immaginario ciò che li angoscia, liberando la mente

Fonte:

Le tradizionali “bambole della preoccupazione” realizzate dagli indigeni del Guatemala per portarci sonni più tranquilli – greenMe

Avete provato con il vostro gatto? Chi vi capisce e vi consola più del vostro gatto? Un gatto è indispensabile!

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* La buona notizia del venerdì: Anna e la sindrome di down.

Anna e la sindrome di down.

I suoi compagni di classe le ‘insegnano’ ad essere autonoma

I giornali anche a scadenza giornaliera, raccontano di storie di ordinaria emarginazione di persone con disabilità.

Bambini che non sanno cosa vuol dire integrazione,  perchè si imbattono in insegnanti e compagni di scuola che non hanno voglia di entrare in contatto con la disabilità.

Che non vanno in gita e non hanno le opportunità che invece, per i normodotati sono un diritto.

A Sarcedo  (Vicenza) invece, grazie alla sensibilità e alla professionalità di chi crede ‘nel sostegno’ come ruolo educativo per soggetti  diversamente abili e non solo, Anna,  con sindrome di Down, frequenta la prima media a Sarcedo ed i suoi compagni hanno imparato a considerare il suo handicap come motivo di crescita e di educazione. Hanno voluto addirittura avere per lei un ruolo attivo. Vogliono aiutarla nella riabilitazione e a diventare indipendente, meta più importante a cui ambire quando sei affetto da certe sindromi.

Come accadde per tutte le ragazzine della sua età sta tastando il terreno dell’autonomia: ogni giorno va a scuola, ci va a piedi, ma non ci va da sola e non sono nemmeno i suoi genitori ad accompagnarla. Perché Anna se ha una particolarità spiccata, che non sia quella impressa dai suoi geni, è quella di attorniarsi dei suoi compagni di classe che le vogliono bene, che a turno e in gruppo di cinque o sei, puntualmente la aspettano ogni mattina davanti al municipio di Sarcedo e poi la ‘scortano’ a scuola.

Da oggi, Anna è ancora più autonoma perchè prende addirittura il bus. Anche in questa ‘impresa’, ha avuto il sostegno dei suoi compagni di classe e di scuola che hanno fatto letteralmente a gara per proteggere la bambina, in quel gesto quotidiano che per qualcuno è normale, ma quando c’è un certo tipo di disabilità di mezzo, risulta straordinario.
Un sapere stare assieme che se fa da antidoto alla sindrome di Anna, crea nel contempo uno spirito di responsabilità nei suoi compagni.

Alcuna forzatura in tutto ciò, perché difficilmente le cose imposte riescono bene, anzi: ben felicemente i suoi compagni hanno colto il segnale dato dall’insegnate di sostegno di Anna e subito si sono mossi per accompagnarla a scuola.

Il Comune paga il servizio

Un bell’ esempio di comunità che non è sfuggito all’occhio accorto e sensibile del sindaco Luca Cortese: “E’ un grande esempio che Anna e i suoi compagni ci stanno dando. Mi dà tanta speranza vedere che insegnante e compagni ci sono per questa bimba”.

Ma non si è fermato alle parole il sindaco Cortese ed è passato ai fatti: “Come amministrazione comunale vogliamo contribuire a dispiegare le ali della libertà personale di Anna, mettendo a disposizione il trasporto comunale scolastico gratuitamente per lei assieme a suoi due compagni ed all’insegnante di sostegno, ogni giovedì, per permetterle di prendere dimestichezza con i mezzi di trasporto – conclude il sindaco Cortese – A Sarcedo non dimentichiamo nessuno, è un progetto semplice con una valenza sociale altissima”.

Paola Viero

http://www.altovicentinonline.it/attualita-2/attualita/sarcedo-anna-e-la-sindrome-di-down-i-suoi-compagni-di-classe-le-insegnano-ad-essere-autonoma/

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo”.

(Maria Montessori)