amore.autostima · armonia · Comunicazione · cultura · donne · eventi · futuro · Leggere · Pace · Perchè siam donne! · Riflessioni · sebben che siamo donne · Testimonianze · umanità

Perchè siam donne: Liza Djakonova è stata la prima femminista russa

Prima che la nozione di femminismo diventasse popolare, Liza scriveva nel suo diario:“

Non mi serve che le donne abbiano pari diritti con gli uomini, che lavorino negli uffici statali o governino il Paese. No, ci sono abbastanza uomini per quello. Ma bisogna dare alle donne una sfera d’azione più ampia, i diritti generali dell’essere umano; dare il diritto allo sviluppo dell’intelletto e del cuore, a quelle di loro che non hanno l’opportunità di sposarsi, e il diritto di guadagnare soldi per conto proprio. E se tra quelle donne appaiono alcuni intellettuali e talenti straordinari, non opprimerle, dar loro i mezzi per uno sviluppo libero… Suppongo che ci saranno comunque abbastanza donne che vorranno sposarsi”.

Liza Djakonova, nata nel 1874, sorella maggiore di una grande famiglia, non voleva seguire le usanze dell’epoca di sposarsi non oltre i 19 anni e le speranze della madre che la voleva sistemata finanziariamente. Lei amava solo leggere e studiare.

Liza aveva conseguito il diploma in un ginnasio di Jaroslavl (272 chilometri a nordest di Mosca), e voleva continuare a studiare e ottenere una buona istruzione e un lavoro.

Ma prima dei 21 anni Liza non poteva accedere ai corsi di istruzione senza il consenso della madre, né usufruire della piccola eredità che il padre le aveva lasciato. E non avendo nemmeno né padre né marito!

La sua passione conquistò il direttore dei corsi di San Pietroburgo che le permise di frequentare.

Nonostante tutte le difficoltà, Liza ebbe la fortuna di ricevere la migliore educazione che la Russia potesse offrire alle ragazze in quell’epoca. Cosa che non la favorì comunque nella ricerca di un lavoro stabile.

Determinante per la sua formazione fu la lettura delle opere di Lev Tolstoj, scrittore che aveva un’autorevolezza indiscutibile su tutti i suoi contemporanei.

Soprattutto un romanzo attraeva i lettori dell’epoca “ Sonata a Kreutzer” che era stato censurato e ufficialmente bandito per gli argomenti scabrosi che trattava.

Non tanto per la vicenda di gelosia, ma perchè Tolstoj negava il senso positivo del matrimonio, esprimendo giudizi sulla unione di un uomo e una donna, benedetti dalla tradizione cristiana.

Per Tolstoj l’amore nel matrimonio e solo un atto fisiologico che obbedisce all’istinto, è vizio e lussuria; e da perfetto asceta egli sacrifica volentieri la perpetuità della specie a questa perpetuità del male”.

Liza lesse in segreto il libro, che esercitò una profonda impressione su di lei.

Scrisse persino un articolo “Sulla questione della donna”, dove sosteneva che “il cristianesimo ha sostenuto la schiavitù delle donne su base religiosa”.

Era inimmaginabile che una ragazza della sua epoca , molto religiosa da giovane, potesse superare tutti gli stereotipi e l’educazione delle donne, solo attraverso la cultura e le riflessioni sul suo diario.

La fine del XIX secolo fu contrassegnata dal crescere del movimento rivoluzionario e da un numero di donne rivoluzionarie che in realtà sostenevano i rivoluzionari maschi, piuttosto che condurre la lotta per sé. Liza fu sì affascinata dal loro coraggio ma poi quasi tutte poi si sposavano. Contravvenendo, secondo lei , ai loro obbiettivi di libertà ed emancipazione femminile.

Per questo si trasferì a Parigi.

Gli appunti di Liza intitolati “Diario di una donna russa” furono pubblicati all’inizio del XX secolo, dopo la sua morte misteriosa a 27 anni: il suo corpo fu trovato tra le montagne del Tirolo austriaco nell’estate del 1902

Liza Djakonova aprì da sola, in Russia, la strada al femminismo. Non poteva sopportare che le donne trovassero la ragione della loro vita solo nel matrimonio, e che fosse loro impedito di svilupparsi autonomamente; studiando e trovandosi un lavoro.

Fonte:

Come una donna di provincia divenne la prima femminista russa – Russia Beyond – Italia (rbth.com)

”.Perchè siam donne e per noi non esistono confini ! Il mondo è la nostra casa!

ambiente · amore.autostima · armonia · Comunicazione · cultura · donne · evoluzione · futuro · Leggere · Pace · Perchè siam donne! · sebben che siamo donne · Testimonianze

Perchè siam donne: Dall’Ucraina un contributo all’emancipazione delle donne. Era il 1896!

le hanno dedicato un francobollo e una via nella città di Chernivtsi

Ol’ha Kobyljans’ka è nata il 27 novembre 1863 a Gura Humorului, in Bucovina settentrionale, territorio allora facente parte dell’Impero austro-ungarico. Era la quarta dei sette figli di Maria Werner, una polacca di origini tedesche, e di Julian Jakovyč Kobyljans’kyj, un impiegato statale che lavorava per l’amministrazione austriaca.Uno dei lontani parenti della madre era il poeta tedesco Zacharias Werner.Uno dei fratelli di Olha, Stepan Yulianovych, divenne un pittore-ritrattista, un altro, Yulian Yulianovych, divenne un filologo e fu autore di numerosi libri di testo in latino.

Nel 1868, all’età di cinque anni, si trasferì a Suceava, dove il padre aveva trovato un impiego, e quando questi andò in pensione, andò a risiedere con la famiglia nella tenuta dei genitori della madre a Dymka, un villaggio della Bucovina settentrionale.

Cresciuta in una famiglia in cui si parlava polacco e tedesco, Kobyljans’ka fu principalmente un’autodidatta; frequentò regolarmente solo per quattro anni la scuola pubblica elementare in lingua tedesca di .Fin dalla prima infanzia imparò a suonare il pianoforte e si distinse per il suo talento di attrice amatoriale di teatro.

Parlava correntemente ucraino, polacco e tedesco. Scrisse in quest’ultima lingua i suoi primi lavori, a partire dal 1880.

Nel 1891 Olha si trasferì a Cernivci, nel cuore della Bucovina, dove visse fino alla sua morte In questa città conobbe la poetessa Lesja Ukrainka la scrittrice ed attivista femminista Natalija Ivanivna Kobryns’Ka, lo scrittore e attivista socialista Ivan Franko e altri esponenti del panorama letterario del tempo, che contribuirono a formare il suo orientamento politico e culturale.

I membri del Congresso degli scrittori ucraini a Lviv (1898): Ol’ha Kobyljans’ka è seduta al centro in prima fila

In particolare Natalija Kobryns’ka, la prima teorica del movimento femminile ucraino e Sofija Okunevs’ka, la prima laureata e prima donna medico dell’impero austro-ungarico, la incoraggiarono a migliorare la lingua ucraina e ad usarla nella sua produzione letteraria, e la spinsero ad impegnarsi nel movimento femminista in Bucovina.

Nel 1894 Olha prese parte dell’Associazione delle donne rutene in Bucovina , e incluse il programma nel suo articolo “Intorno all’idea del movimento femminista.”

Le sue successive opere in lingua ucraina vennero accolte positivamente dalla critica, che le tributò numerosi riconoscimenti, spingendola a identificarsi con la letteratura ucraina.

Ol’ha fu autrice di otto romanzi e di numerose opere minori in prosa, fra cui diversi racconti sulla Prima Guerra Mondiale, una rarità della quale non si è mai parlato! Una donna ucraina che ha scritto su una delle più grandi catastrofi del secolo.

Uno dei suoi lavori più importanti è stato il romanzo Carivna (Principessa), pubblicato inizialmente sul quotidiano Narod (Il popolo) nel 1896. Nel 1896 scrisse Arystokratka, seguito da Impromptu phantasie da Valse mélancolique nel 1898.

Valse mélancolique, è molto moderno e attuale, racconta di quattro donne indipendenti che vivono insieme condividendo l’amore per l’arte e rifiutando i ruoli tradizionali imposti . Sono donne forti, autosufficienti, orgogliose e indipendenti che cercano di affermarsi nel mondo , e che non hanno paura di rimanere celibi, perché cercano principalmente la felicità e l’armonia fisica e spirituale. Controverse sono le interpretazioni di questo romanzo da parte della critica. Alcuni hanno definito quest’opera come un “romanzo spirituale femminile”. Altri lo hanno ritenuto un romanzo all’avanguardia sull’amore omosessuale, basato in parte sulle esperienze personali

Nel 1901, dopo una lunga relazione sentimentale con il critico letterario Osyp Makovei, Ol’ha incontrò la poetessa ucraina Lesja Ukrainka (1871-1913), con la quale stabilì un forte legame, coltivato soprattutto a livello epistolare.

Carivna (La principessa), il primo romanzo femminista ucraino

Venne pubblicato nel 1896 nel principale quotidiano Narod (Il popolo). La sua versione definitiva, in ucraino, rivela l’influenza del Romanticismo tedesco, in particolare delle idee di Friedrich Nietzsche, ma anche delle opere della scrittrice francese George Sand

Il romanzo racconta la storia di una ragazza, Natal’ka, che dopo la morte dei suoi genitori si vede costretta a vivere con gli zii e i loro quattro figli. La vita nella nuova famiglia è caratterizzata dalla lotta per vedersi riconosciuto il diritto di leggere e scrivere, e dal dispotismo della zia.

Alcuni critici dell’epoca paragonarono questa storia a quella di Cenerentola, ma Kobyljans’ka respinse questa interpretazione sottolineando i contenuti filosofici del suo romanzo. Scritto sotto la forma di diario, il racconto in prima persona è alternato da un dialogo dinamico con altre voci sconosciute introdotte dai numerosi frammenti di ricordi, sogni, conversazioni immaginarie.

L’eroina è un personaggio molto forte che cerca il suo posto nel mondo; non vuole accettare le regole sociali che vorrebbero ridurla al rango di semplice moglie, ma vivere la propria vita.

Per rendersi indipendente perfeziona la sua conoscenza delle lingue e trova un occupazione che la rendono autonoma . Inoltre mette in gioco le sue passioni di cantante e di scritttrice che le daranno la sicurezza economica desiderata.

Gli stereotipi imposti dalla società patriarcale e la condizione delle donne sono i principali argomenti del romanzo.

L’emancipazione delle donne si raggiunge attraverso l’istruzione e il lavoro femminile retribuito alla pari degli uomini .

Questo è il messaggio di Ol’ha Kobyljans’ka . Era il 1896!

Ol’ha Julianivna Kobyljans’ka – Wikipedia

ambiente · Comunicazione · cultura · donne · eventi · evoluzione · Leggere · Perchè siam donne! · sebben che siamo donne · Testimonianze · umanità

Perchè siam donne: Eleonora D’Arborea, la prima e unica donna a ricoprire il ruolo di giudicessa

Eleonora nasce a Molins de Rei (Catalogna, regno di Aragona, ),intorno al 1347 e trascorre la giovinezza ad Oristano.

Il padre Mariano viene eletto dalla Corona de Logu come primo giudice del Giudicato occidentale della Sardegna.(un’assemblea dei notabili, prelati, funzionari delle città e dei villaggi) ed è per lei un modello di esemplare stratega e condottiero.

La sua educazione è volta a creare una donna colta e raffinata e destinata a fare un matrimonio di convenienza.

Ma Eleonora si appassiona alla storia del suo paese impegnato nella guerra di indipendenza dal regno di Aragona e si orienta con grande perizia nella movimentata vita politica del ‘300 basata su alleanze, intrighi,contratti e matrimoni .

Sarà decisivo il suo comando per l’indipendenza dell’Arborea e, soprattutto, cambierà per sempre la storia del diritto del suo paese, aggiornando un codice, la “Carta de Logu”, che resterà in vigore fino al 1827.

Eleonora sceglie di far redigere la Carta in arborense, chiaro segno del suo intento di farne conoscere il contenuto al popolo (carta de logu = carta del popolo).

La Giudicessa introduce concetti giuridicamente arditi per quei tempi, di una sconcertante attualità.

Sancisce che tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge (siamo nel 1300!). Dà importanza al valore soggettivo del reato distinguendo chi uccide con animo delliberadu e pensadamenti da chi lo fa senza intenzione.

Regola lo stupro. Che poteva riguardare donna maritata o fidanzata. Nel primo caso il violento veniva colpito con una multa. Nel secondo caso oltre alla multa e sussidiariamente al taglio del piede, aveva l’obbligo di sposare la donna ma solo si plaquiat a sa femina.

Regola l’adulterioSi alcunu homini entrarit pro forza a domo de alcuna femina cojada et non l’happat happida carnalmenti paghi lire cento e se non paga entro quindici giorni abbia mozzo l’orecchio.


Regola il
bruciare delle stoppie, che ancora oggi in Sardegna provoca gravissimi incendi. Le stoppie debbono essere bruciate prima del giorno di S. Maria chi est a die octo de capudanni, l’otto settembre.

Regola il testamento. La cultura del giudicato è molto scarsa, mancano i notai, Eleonora quindi abilita i parroci e gli scrivani di curatoria a ricevere i testamenti affinchè il volere dei defunti venga sempre rispettato.

Regola ancora le aggressioni, i furti, l’usura, i falsi, le negligenze dei giudici, le testimonianze, le usucapioni, la caccia, la pastorizia, le questioni fiscali, il commercio e tutto ciò che riguarda la vita giuridica, amministrativa e sociale del giudicato.

Ma una grande e terribile piaga si propaga in quegli anni in Sardegna, la peste, che nel 1403 si porta via anche Eleonora, la regina guerriera, la saggia legislatrice.


Gli stessi spagnoli, suoi grandi nemici, le renderanno omaggio estendendo la Carta de logu a tutta la nazione sarda.

“Il futuro dell’umanità sarà migliore, quando alle donne verranno date le opportunità che si meritano. Non ho dubbi, sul fatto che riusciranno a eccellere in qualsiasi attività.(Rita Levi Montalcini)

Eleonora d’Arborea | enciclopedia delle donne

E’ sarda la prima giurista che emanò la prima Costituzione – Tiscali Cultura

amore.autostima · anima e corpo · armonia · arte · Astrologia · Comunicazione · Energia · eventi · evoluzione · Giordano Bruno · Leggere · pensare positivo · punti di vista · Riflessioni · Testimonianze · universo

* L’ Universo di Giordano Bruno

Giordano+Bruno+Infinity

L’universo di Giordano Bruno non ha centro.

Sul finire del XVI secolo Giordano Bruno (Nola 1548 – Roma 1600) nel “De l’infinito universo et mondi” (1584) espose la tesi dell’infinità dell’universo e dell’infinità numerica dei mondi.

bruno-75a

In antitesi al geocentrismo tolemaico,egli afferma l’infinità dell’universo che non ha centro; ogni suo punto è al tempo stesso centro e periferia. Il centro ha senso solo se considerato in relazione di un punto di vista particolare negando, quindi, l’esistenza di qualsiasi posizione privilegiata. Afferma, inoltre, che esistono altri mondi.

“Io dico l’universo tutto infinito, perché non ha margine, termine, né superficie.
Dico l’universo non essere totalmente infinito, perché ciascuna parte che di quello possiamo prendere è finita, e de’ mondi innumerabili che contiene, ciascuno è finito”.

“Se il punto non differisce dal corpo, il centro da la circonferenza, il finito da l’infinito, il massimo dal minimo, sicuramente possiamo affirmare che l’universo è tutto centro, o che il centro de l’universo è per tutto; e che la circonferenza non è in parte alcuna, per quanto è differente dal centro; o pur che la circonferenza è per tutto, ma il centro non si trova in quanto che è differente da quella.”

umbris3

Sono sottoposti:

a Saturno,la vita, l’edificio, la dottrina,il mutamento;

a Giove l’onore,la ricchezza, l’indumento desiderato;

a Marte la guerra,il carcere, il matrimonio, il nemico;

al Sole la speranza la luce,la fortuna,gli eredi;

a Venere,l’amico,l’unione,l’amata,la via il viandante;

a Mercurio il linguaggio, la perdita, il denaro,il timore;

alla Luna il sogno, il palazzo , il furto.

Negli animi umani è insita una virtù che muta le cose: a questa si sottomettono le altre cose, quando si esprime un grande eccesso di odio, amore e sentimenti che per prova manifesta hanno la forza di vincolare e di alterare con grande efficacia.

E’ comunemente accertato che l’influenza esercitata sui moti dell’animo è la radice più profonda da cui germina per l’uomo la capacità di alterare non solo il proprio corpo,ma anche tutte le altre cose cui si rivolge,purché si tratti di realtà a lui inferiori, e soprattutto se saprà valersi di un’ora e di un ordine celeste propizi….

(liberamente tratto dal De Magia Mathematica)

Leggi anche:

https://lauracarpi.com/2016/02/18/la-lingua-degli-astri-e-musica-e-canto/

https://lauracarpi.com/2019/02/18/17-febbraio-1600-giordano-bruno/

amore.autostima · anima e corpo · armonia · buone notizie · Comunicazione · cultura · felicità · futuro · Leggere · pensare positivo · punti di vista · scienza · stare bene · Testimonianze

La buona notizia del venerdì: Più mielina nel cervello, più capacità intellettuali, più creatività,più elasticità mentale, più praticità nelle scelte…Evviva la terza età!

Il direttore della George Washington University School of Medicine sostiene che il cervello di una persona anziana è molto più pratico di quanto si creda comunemente. A questa età, l’interazione degli emisferi destro e sinistro del cervello diventa armoniosa, il che espande le nostre possibilità creative. Ecco perché tra le persone con più di 60 anni puoi trovare molte personalità che hanno appena iniziato le loro attività creative.

Naturalmente, il cervello non è più veloce come in gioventù. Tuttavia, guadagna in flessibilità. Pertanto, con l’età, è più probabile che prendiamo le decisioni giuste e siamo meno esposti alle emozioni negative. Il picco dell’attività intellettuale umana si verifica intorno ai 70 anni, quando il cervello inizia a funzionare a pieno regime.

Nel tempo aumenta la quantità di mielina nel cervell
o, una sostanza che facilita il rapido passaggio dei segnali tra i neuroni. Per questo motivo, le capacità intellettuali aumentano del 300% rispetto alla media.

Interessante anche il fatto che dopo i 60 anni una persona può utilizzare i due emisferi contemporaneamente ( come i delfini!) Ciò consente di risolvere problemi molto più complessi.

Il professor Monchi Uri, dell’Università di Montreal, ritiene che il cervello dell’anziano scelga la strada che consuma meno energia, elimina il superfluo e lascia solo le giuste opzioni per risolvere il problema.

È stato condotto uno studio che ha coinvolto diverse fasce di età. I giovani erano molto confusi quando superavano i test, mentre quelli con più di 60 anni prendevano le decisioni giuste.

Ora, diamo un’occhiata alle caratteristiche del cervello tra i 60 e gli 80 anni. Sono davvero rosa.

1. I neuroni nel cervello non muoiono, come dicono tutti intorno a te. Le connessioni tra di loro semplicemente scompaiono se non ci si impegna nel lavoro mentale.

2. La distrazione e l’oblio sorgono a causa di una sovrabbondanza di informazioni. Pertanto, non è necessario che tu concentri tutta la tua vita su sciocchezze inutili.

3. A partire dai 60 anni, una persona, quando prende decisioni, non usa un emisfero contemporaneamente, come i giovani, ma entrambi.

4. Conclusione: se una persona conduce uno stile di vita sano, si muove, svolge un’attività fisica praticabile ed è pienamente attiva mentalmente, le capacità intellettive NON diminuiscono con l’età, semplicemente CRESCONO, raggiungendo un picco all’età di 80-90 anni.

Quindi non abbiate paura della vecchiaia.

Sforzatevi di svilupparvi intellettualmente. Imparate nuovi mestieri, fate musica, imparate a suonare strumenti musicali, dipingete quadri! Danzate! Interessatevi alla vita, incontrate e comunicate con gli amici, pianificate il futuro, viaggiate come meglio potete. Non dimenticate di andare in negozi, caffè, spettacoli. Non state zitti da soli, è distruttivo per chiunque. Vivete con il pensiero: tutte le cose belle sono ancora davanti a voi!

FONTE: New England Journal of Medicine.

a qualcuno vogliamo pure ispirarci…o no?

Per tutti gli amici tra i 60, i 70 e gli 80 anni in modo che possano essere orgogliosi della loro età.

E grazie del contributo dell’amico Carlo.

leggi anche.

* l buona notizia del venerdì :Internet scaccia depressione: i “silver surfer” (navigatori non più giovanissimi)che navigano stanno meglio – Laurin42 (wordpress.com)

* La buona notizia del venerdì: In Europa nascono i parchi giochi per anziani. E in Italia? – Laurin42 (wordpress.com)

ambiente · armonia · Comunicazione · cultura · donne · eventi · Leggere · sebben che siamo donne · Testimonianze · umanità

Perchè siam donne: Mary Smith che sveglia tutti e tutti i giorni

Questa è Mary Smith.

Mary Smith di mestiere faceva la Knocker-up (o knocker-upper). La sveglia umana, insomma.

Ogni giorno della sua vita, domeniche comprese (da un certo momento in poi), si alzò alle tre del mattino per cominciare a scarpinare le strade operaie di Londra.

Il suo lavoro consisteva in svegliare i lavoratori, per mandarli a lavorare.

Mary inventò un singolare sistema di sveglia, sparando con una piccola cannuccia dei fagioli alla finestra del cliente.

Per più di trenta’anni, dal 1930 in poi, Mary, dai marciapiedi, bussò – a modo suo – alle finestre delle classi umili, che non potevano permettersi una sveglia meccanica, e nemmeno di mancare al lavoro.

Per sei penny alla settimana, Mary garantiva l’alzata dell’interessato (l’accordo prevedeva che non sarebbe andata via da quel marciapiede fino a quando costui non avrebbe risposto, e in modo convincente).

Ce ne furono altri, ma Mary fu una delle più longeve, in quell’arte (in quel mestiere).

In molti raccontano che per ciascuno di loro quei fagioli eseguivano un ritmo percutivo diverso, nel rimbalzare sul vetro. Mai troppo invadente. Severo e musicale. Che li faceva alzare di buonumore.

Mary Anne Smith cedette il posto – e il suo attrezzo, la cerbottana – alla figlia Molly, alla fine dei suoi giorni, che lo portò avanti fino a metà degli anni ’70.

Si dice sia stata l’ultima Knocker-up di Londra.


Quella del Knocker-up era una professione che fu famosissima per circa un secolo in Gran Bretagna e Irlanda, svolta da un uomo (o donna) che passava in tutte le strade del proprio quartiere a svegliare gli operai che dovevano presentarsi a lavoro. Questo “bussatore -in alto”, nome che deriva dal bastone tipicamente usato per raggiungere le finestre delle case al primo o secondo piano, sopperì ad un deficit tecnologico ben preciso: la sveglia

Prima chiamata della mattina del 24 gennaio 1929: Charles Nelson di Hoxton, a East London, durante il suo quotidiano lavoro di bussatore, che svolse per 25 anni. Svegliava lavoratori come medici, commercianti ed autisti.

Se infatti queste ultime erano già state inventate, il prezzo di un orologio con allarme era completamente inaccessibile alla classe operaia (e non solo) che doveva recarsi a lavoro, ed il Knocker-up garantiva ai proprietari delle fabbriche che gli operai si presentassero, puntuali, alla propria postazione.

I “Battitori” non svegliavano soltanto gli operai, ma tutti quei lavoratori che dovevano alzarsi al mattino presto, compresi anche medici, insegnanti e classi sociali più agiate dei semplici operai.

Nonostante oggi consideriamo le sveglie degli oggetti assolutamente banali, sino agli anni ’50 del XX secolo queste erano poco affidabili e assai costose, ed i Knocker-up ebbero lavoro sino a circa la metà del secolo scorso.

Ogni mattina, quando ancora il sole non era sorto, il bussatore girava le vie di tutto il quartiere per svegliare i suoi abitanti che dovevano andare a lavorare. Il bastone che utilizzava era solitamente in Bambù, a volte con un peso alla sua estremità.

Nel caso in cui i lavoratori fossero al primo piano ovviamente la “sveglia umana” bussava semplicemente alla finestra, però lo faceva egualmente con un bastone per rendere il suono più sgradevole (e risvegliante).

Nel bel mezzo della rivoluzione industriale inglese, avvenuta fra il 1760 e il 1890 circa, i Knocker-up erano numerosissimi, e spesso erano persone anziane che si occupavano di svegliare i più giovani per il lavoro.

In città come Manchester, a fortissima vocazione produttiva, alle prime luci dell’alba un esercito di Knocker-up per decenni svegliò la popolazione, che si recava in fabbrica a lavorare. Accadeva a volte, soprattutto nelle città più piccole, che il Knocker-up fosse un poliziotto, che arrotondava la paga con il Penny settimanale che ogni lavoratore gli corrispondeva.

Graphite & Digital Media, 11″ x 14″, 2016.

I Knocker-up entrarono nell’immaginario collettivo inglese come gli spazzacamino o gli spazzini, e anche Charles Dickens, nel suo “Great Expectation”, ne da una descrizione approfondita.

Fonte: Vanilla Magazine

anima e corpo · armonia · cultura · Leggere · Poesia · punti di vista · Riflessioni · scuola · stare bene · Testimonianze

Il 3 Gennaio 1892 nasceva John Ronald Reuel Tolkien

Tutto ciò che dobbiamo decidere è cosa fare con il tempo che ci viene dato!”

La frase di J. R. R. Tolkien è un a citazione de “Il Signore degli Anelli” rivolta da Gandalf (lo stregone grigio) a Frodo (Hobbit) nelle caverne di Moria. Un invito a decidere su cosa fare della propria vita. Scegliere la via del male, oppure agire in nome del bene. La vita pone delle scadenze, ma soprattutto delle scelte. Ci pone sempre nella condizione di decidere, anche quando pensiamo di non avere scelte. Tante donne e uomini anche di fronte al rischio della vita non si sono mai piegati alla malvagia sete del potere. Non hanno scelto l’ingorda voglia di dominare o essere superiori agli altri. Hanno scelto di dedicare la loro vita per il bene degli altri. E il monito di Gandalf al buon Frodo è dettato proprio dalla profonda stima nei riguardi dell’amico Hobbit che deve dimostrare l’assoluto forza di saper rinunciare alle tentazioni dell’anello

Il Signore degli Anelli (The Lord of the Rings) è un romanzo scritto da J. R. R. Tolkien scritto  tra il 1937 e il 1949.

Fu pubblicato in tre volumi tra il 1954 e il 1955. Un libro che ha venduto oltre 150 milioni di copie e lo rendono una delle opere letterarie di maggior successo del XX secolo.

La storia  inizia dove si era interrotto Lo Hobbit, il romanzo precedente, e Tolkien usa lo stratagemma dello pseudobiblium per collegare le due storie.

( Uno pseudobiblion (dal composto greco ψευδής/ψευδές, falso, e βιβλίον, libro) o pseudobiblium (al plurale pseudobiblia) è un libro immaginario citato come vero in un’opera letteraria. )

Entrambi i romanzi risultano una trascrizione di un volume immaginario, il Libro Rosso dei Confini Occidentali, un’autobiografia scritta a quattro mani da Bilbo Baggins, protagonista de Lo Hobbit, e dal nipote e cugino Frodo, l’hobbit nipote di Frodo protagonista del Signore degli Anelli.  Il Signore degli Anelli racconta della missione di nove Compagni, la Compagnia dell’Anello, partiti per distruggere l’Anello del Potere, un’arma che renderebbe invincibile il suo creatore il mago malvagio Sauron se tornasse in possesso dell’anello.  

John Ronald Reuel Tolkien nasce nel 1892 a Bloemfontein, in SudAfrica, da genitori inglesi. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruola nei Lancashire Fusiliers e combatte sul fronte occidentale. Finita la guerra prosegue gli studi all’Exeter College, conseguendo nel 1919 il titolo di Master of Arts. Inizia allora l’attività di docente di Lettere a Leeds e la collaborazione alla redazione dell’Oxford English Dictionary. Nel 1925 viene nominato professore di Filologia Anglosassone al Pembroke College di Oxford e nel 1945 gli viene affidata la cattedra di Lingua Inglese e Letteratura Medioevale del Merton College, dove insegna fino al suo ritiro dall’attività didattica avvenuto nel 1959.

Durante il periodo di insegnamento Tolkien inizia a scrivere.

Nel 1937 pubblica “Lo Hobbit“, racconto fantastico ambientato in un fiabesco e lontanissimo passato inglese, avente per protagonisti piccoli esseri molto simili agli uomini, con le stesse paure e le stesse emozioni degli esseri umani. Essi sono affiancati da tutta una folta compagine di altri esseri fantastici, che ricordano inequivocabilmente i vari aspetti della natura umana, attori di una vera e propria cosmogonia.

Attorno al nucleo originario di quest’opera che l’autore andrà sviluppando nel decennio successivo il suo regno immaginario che lo renderà famoso e celebre in tutto il mondo, quello delle “Terre di Mezzo”, che prenderà soprattutto nella trilogia de “Il signore degli anelli“, la sua opera più importante.

Scritta in una lingua molto ricercata che imita la purezza dell’inglese medievale, la trilogia si compose inizialmente di tre distinti volumi: “La compagnia dell’anello” (1954), “Le due torri” (1955) e “Il ritorno del re” (1955), che verranno poi riuniti nel 1956 in un unico libro.

Libri da leggere e rileggere in varie stagioni della vita che hanno influenzato una intera generazione e sono sempre fonte di riflessione.

FONTE:

“Dobbiamo decidere cosa fare col tempo che ci viene dato” di JRR Tolkien (libreriamo.it)

amore.autostima · armonia · bambini · buone notizie · Comunicazione · cultura · Energia · futuro · Leggere · pensare positivo · punti di vista · Riflessioni · scuola · Testimonianze

* La buona notizia del venerdì: La Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts aprirà i battenti a Torino

La scuola di Harry Potter nel capoluogo piemontese: un sogno che potrebbe diventare realtà

E se a Torino aprisse la scuola di Magia e Stregoneria più famosa al mondo? Siamo certi, la fila per visitare il Castello di Hogwarts sarebbe infinta, del resto questo è il sogno di migliaia di appassionati dell’iconica serie di racconti Harry Potter.

Le avventure del giovane mago, ambientate nell’immaginario Mondo magico, potranno essere vissute anche nel nostro Paese. Se infatti il treno di Harry Potter, in partenza da Genova, non era abbastanza, i fan della serie potranno esultare alla notizia della possibile apertura del Castello di Hogwarts a Torino.

Sembra proprio che il capoluogo piemontese allestirà la scuola di magia e stregoneria dei maghi protagonisti dei romanzi fantasy scritti da J. K. Rowling.

Il progetto è stato presentato alla Camera di Commercio di Torino, attualmente in valutazione, con la Fondazione Fitzcarraldo, proposto tra le attività dell’Osservatorio Culturale del Piemonte.

La scuola di Magia e Stregoneria di Harry Potter potrebbe prendere vita all’interno della struttura dell’OGR, le Officine Grandi Riparazione.

Questa struttura è un’enorme complesso industriale di fine Ottocento situato a Torino. Le officine sono da sempre considerate un’eccellenza nel campo della manutenzione di vagoni ferroviari e locomotive. È proprio qui che dovrebbe nascere la scuola di magia del mago più famoso al mondo.

Un castello di Hogwarts tutto italiano che renderebbe il capoluogo piemontese la meta di eccellenza di tutti gli amanti della seria fantasy. E se l’idea di progetto si trasformasse in realtà siamo certi che sarebbe un successo. Basta infatti dare un’occhiata all’evento dello scorso Maggio organizzato all’interno della Reggia di Venaria per comprendere l’interesse delle persone attorno al Mondo magico.

Master of Magic World infatti fu un vero successo: la manifestazione dedicata alle arti magiche ha raccolto migliaia di persone provenienti da tutto il mondo.

Ma non solo, Torino l’anno scorso, proprio in occasione del Capodanno ha trasformato le sue strade e i monumenti storici e culturali in un vero e proprio mondo fantasy. Laboratori di arte magica, spettacoli e racconti di storie fantastiche: il capoluogo piemontese ha tutte le carte in regola per ospitare il castello di Hogwarts di Harry Potter.

Che Torino diventi preso la capitale italiana della magia? Probabilmente lo è già, ma il castello di Harry Potter alle OGR potrebbe essere la ciliegina sulla torta.

Tutti questi sette libri di J.K.Rowling rappresentano un percorso di crescita personale non solo del protagonista Harry Potter , ma di tutti i personaggi .

I racconti mostrano come valori fondamentali quali amicizia, fratellanza, amore, lealtà e fiducia, rispetto dellla diversità possono essere perseguiti e rafforzati nel proprio percorso individuale di crescita. E tutte le prove da superare sono mirate ad acquisirli..

Ad esempio il primo libro narra delle vicende per la conquista della Pietra Filosofale, e il significato reale di questo oggetto è il simbolo della tentazione continua dell’essere umano a spingersi oltre, anche verso ciò che gli viene proibito.

Ma in ogni libro e in ogni avventura appare chiaro il valore che porta a raggiungere il livello di ognuno di noi nel percorso da bambino, adolescente e in ultimo adulto.

Le paure da superare sono volta in volta simboleggiate dai vari mostri, che vengono regolarmente sconfitti con coraggio e determinazione, qualità che tutti possediamo quasi sempre inconsapevoli.

Come la “magia” dell’Incantesimo Patronus che altro non è che la nostra luce interiore la cui intensità è rappresentata dalla forma animale che la contraddistingue.

Vedrei questi libri come letture in classe , uno per fascia di età, un anno dopo l’altro, che ogni valore acquisito è proprio di quel passaggio.

Del resto non è forse la vita una avventura continua e la Magia la nostra capacità di andare oltre ed affrontarne le sfide?

Castello di Hogwarts a Torino

https://www.sololibri.net/castello-di-Hogwarts-torino.html

anima e corpo · astronomia · cultura · eventi · evoluzione · Leggere · natura · Pace · Religione · stagioni · Testimonianze · usanze

Buon Samhain ! Buon Inizio!

Se si guarda solo all’apparenza si può perdere il vero significato di ogni cosa.
Dietro il business di questa ricorrenza, si celebra il capodanno celtico e l’incontro, solo per una notte, tra il mondo dello spirito e quello della materia.
Perchè da lì veniamo e lì ritorniamo ogni volta, ogni vita.
E’ la festa dell’inizio di un nuovo ciclo delle stagioni e, come si sa, i popoli antichi ne seguivano i mutamenti determinati dalla Grande Dea, Madre e Creatrice di tutto l’universo.

Terra e Cielo interagiscono e l’essere umano è una parte della manifestazione come i minerali, le piante gli animali, le stelle, i pianeti , i soli. Il nuovo anno porterà altri frutti, altri doni della Natura, del Cielo.
La Dea diventa strega per il cristianesimo che limita la magia della natura identificando la donna come materia terrena. Dio, lo spirito, è un entità maschile.

Buon Samhain, dunque, a tutti quelli che guardano oltre l’apparenza!
Love L

anima e corpo · armonia · arte · Astrologia · Canzoni · Comunicazione · cultura · donne · Halloween · Leggere · Poesia · Testimonianze · usanze

* Non solo Halloween! All Hallows Eve !

All Hallows Eve

samhain_by_jinxmim-d5cwf2p

STREGA O DEA ?

Nella cultura celtica, come in quella gaelica, la donna è stata sempre considerata  figura importante e determinante nel sostegno e nella conduzione del clan e della comunità. A volte alla pari dell’uomo.
Le donne celte e le gaeliche erano addette alla cura dei malati, avevano conoscenze di medicina erboristica ed avevano perfino il potere della chirurgia.
In alcune culture nordiche la medicina era addirittura competenza esclusiva delle femmine del clan.
Colei che raccoglieva, seccava ed estraeva principi vitali dalle erbe era considerata creatura soprannaturale e degna del rispetto e spesso della venerazione del gruppo.
Il ruolo della wicca era quello di curare e guarire, e questo era considerato una facoltà divina.
.
( E’ facile associarlo poi alla stregoneria )

Eventi divini venivano considerati anche i cicli della natura ed in una società ancora rurale era  di vitale importanza prevederli e celebrarli con rituali propiziatori.
La donna sacra, la wicca  diviene artefice di sopravvivenza per il gruppo.
Ella cura la preparazione dei riti propiziatori per avere la benevolenza della Dea Madre.
Ella ha la facoltà di interpretarne i segni per la divinazione.
Ella è una guida spirituale, la sua magia è indirizzare le vite degli altri.
La wicca non è, come la strix latina, a contatto con i demoni, ma è la figlia eletta della Dea.
( E’ facile associarla poi alla stregoneria )
Tutti questi riti pagani, passati nella cultura mediterranea dominata dalle fedi monoteiste, sono stati  in seguito interpretati come eventi di stregoneria malefica e, ritenuti manifestazioni del “ diavolo”, condannati all’estinzione attraverso la purificazione con il  Fuoco.
Molti dei riti celtici legati alla wicca sono arrivati fino a noi attraverso i secoli e oggi la religione wiccan si sta diffondendo tra le donne, soprattutto nei paesi di lingua inglese.halloween
Un momento importante delle celebrazioni celtiche magiche era proprio il passaggio tra il 31 ottobre ed il 1 novembre,quella notte che la cultura anglosassone ha trasformato nella festa di Hallowe’en, All Hallow’ Eve, cioè vigilia di Ognissanti.
In realtà questa era la festa più importante di tutto il calendario celtico che si svolgeva secondo i ritmi della natura e delle stagioni, Samhain , la notte più lunga e buia dell’anno con cui ha inizio anche la metà oscura dell’anno.
Era la celebrazione di Samhair, divinità che rappresentava la notte e la morte insieme.
Tutte le gesta epiche e le grandi battaglie della mitologia celtica e gaelica,dall’Irlanda alla Scozia al Galles si svolgono nella notte di Samhair.
In quella notte iniziava l’epoca del lungo buio invernale, segnava la fine dei raccolti e della pastorizia: le nebbie gelide scendevano sulle highlands, la luce del sole riscaldava solo per poche ore.
La gente dei clan si stringeva vicino ai focolari a narrare di gesta e leggende e , secondo la regola della wiccan, le leggi che governavano la vita erano sospese.
Samhair chiamava a sé, in quella notte, le anime dei morti e queste solo in questa occasione avevano la possibilità di entrare nel corpo di un vivente e riappropriarsi della vita.
Il mattino seguente veniva acceso un grande fuoco al centro del villaggio o del castello, e quel fuoco rappresentava il nuovo scorrere delle stagione e della vita verso la primavera.
Simboli: intagliate, mele , spirali continue che indicano l’infinità del ripetersi dei cicli, falò, candele alla finestra.
Erbe : Rape, Ghianda, quercia, mele, cedro giallo, salvia, foglie secche, noci.
Decorazioni : zucche intagliate, ghirlande di fettine di mele, ghirlande di foglie secche da appendere alla porta o al muro, melograni.
Candele: Arancione verde nero bianco.
Incenso: mirra, patchouli, cannella, aghi di pino

Letture:
sul movimento neopagano :
“La danza a spirale” di Starhawk –  Macroedizioni
“La quinta cosa sacra” della stessa autrice

per approfondire:
“ La Dea bianca “ di Robert Graves – Adelphi
“ When God was a Woman” di Merlin Stone – Mariner Books
Illustrazione di Olivia Del Bufalo
immagine di inizio: Jinxmim.deviantart.com
 
Leggi anche. “Che c’entra la zucca?