“Bully a plant” è l’esperimento ideato da Ikea a Dubai in occasione della Giornata contro il bullismo, celebrata in Medio Oriente , come campagna di sensibilizzazione dei ragazzini sulla violenza verbale e fisica, un progetto che ha dimostrato in modo semplice ed efficace quanto il bullismo ed ogni altra forma di maltrattamento anche solo verbale sappiano insinuarsi sottopelle e distruggerci dall’interno.
Per il progetto Ikea ha preso due piante della stessa specie e le ha posizionate in una scuola: si tratta di esemplari praticamente uguali per caratteristiche, età e trattamento botanico. Le due piantine sono state curate allo stesso modo e hanno ricevuto la stessa quantità di acqua, luce e fertilizzante.
L’unica differenza sta nelle parole e nell’atteggiamento degli alunni nei loro confronti: se da un lato c’erano coccole, carezze, complimenti e parole di incoraggiamento, dall’altro solo commenti negativi, angherie, insulti e offese. I bambini dunque dovevano prendersi cura della prima pianta, rivolgendole lodi e complimenti, e trattare male la seconda, sottoponendola a continuo maltrattamento verbale.
I ragazzini potevano comunicare direttamente le loro parole a ciascuna delle piante, poste in teche separate. E’ stato anche chiesto loro di registrare quello che dicevano alle piante, sia di persona che attraverso i social network, e di farlo poi “ascoltare” alle piante, in modo che le loro voci potessero essere ascoltate 24 ore su 24. Dietro di loro uno schermo spiegava le intenzioni dell’esperimento, sottolineando come anche le piante sono dotate di sensi simili a quelli degli esseri umani.
Dopo 30 giorni di questo trattamento tutti sono stati chiamati a guardare con i loro occhi le conseguenze sulle piante.
I risultati erano evidenti e sbalorditivi: la prima pianta, che aveva ricevuto solo complimenti, continuava a crescere e presentava una chioma verde e rigogliosa, mentre la seconda, la pianta “bullizzata”, lottava per restare viva e appariva malata, con le foglie secche, opache e penzolanti.
E così succede a tutti gli esseri viventi! E’ il caso di riflettere! E non solo sulle parole dette!
Il linguaggio è solo il 7% della comunicazione !
Noi comunichiamo con il nostro corpo, lo sguardo , la postura, il nostro stato d’animo. E questo vale in tutto il mondo e per tutto ciò che è vivente, esseri umani, piante, animali, anche l’acqua!
Del resto siamo un organismo unico con la Terra, ogni nostra azione riguarda e influisce su tutto il nostro intorno.Sentiamoci responsabili!
«La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.»
Costituzione della Repubblica Italiana, art. 9
Sarà mirato allo studio dei beni culturali e alla loro conservazione, con tanto di esperienze sul campo: a Firenze, per la prima volta, un liceo classico proporrà un indirizzo per i Beni culturali. I
n un momento in cui la cultura sembra essere messa parecchio da parte, la Toscana, culla del Rinascimento, rilancia e punta alle nuove generazioni.
Siamo al Liceo classico Cavour Pacinotti del capoluogo toscano che, in collaborazione con l’Istituto per l’arte e il restauro Palazzo Spinelli, inaugurerà dal prossimo anno un programma specificamente rivolto, come si legge nella nota, “all’acquisizione di competenze e capacità multidisciplinari necessarie alla conoscenza, identificazione, protezione, comunicazione e valorizzazione del patrimonio mondiale culturale e naturale”.
D’altronde, in un Paese come l’Italia, perché non averci pensato prima? Secondo l’ultimo studio ISTAT, attualmente sono 4.889 i musei e gli istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico (nello specifico: 4.026 musei, gallerie e collezioni, 293 aree e parchi archeologici e 570 monumenti e complessi monumentali).
Quasi la metà del patrimonio museale (46,1%) si trova nelle regioni del Nord, il 27,4% al Centro e il 26,4% al Sud e nelle Isole. Le regioni con il maggior numero di istituzioni museali sono proprio la Toscana (528), l’Emilia-Romagna (482), la Lombardia (409), il Piemonte (398) e il Lazio (364). Un Comune italiano su tre (29,8%) ospita almeno un museo o un istituto similare e in Toscana, per esempio, la quota di Comuni dotati di almeno una struttura di raccolta e di esposizione al pubblico arriva al 66,8%.
Il nuovo Liceo ad indirizzo Beni Culturali
Punto di forza del liceo, spiega la nota, sarà una costante partecipazione alle attività culturali del territorio, attraverso visite mirate ai musei e alle collezioni pubbliche o private, prevedendo delle attività nei laboratori di restauro, nei cantieri e nelle botteghe artigiane.
“Il corso è stato strutturato secondo materie proprie del percorso classico (italiano, greco e latino), che, insieme alle scienze naturali, matematica e fisica ed allo studio intensivo di una lingua straniera (inglese), integrano discipline che vanno dall’area normativa e governativa alle scienze culturali, umane e sociali, dalla storia dell’arte alla conservazione e restauro dei beni materiali, immateriali e del paesaggio, dalle dinamiche di gestione economico-finanziaria e di comunicazione all’utilizzo di nuove tecnologie integrate, alla valorizzazione dei contesti culturali e del territorio. Oltre alle lezioni frontali, il Liceo Classico dei Beni culturali punterà molto alle esperienze ” sul campo”, ovvero alla partecipazione ad attività culturali sul territorio presso musei, collezioni pubbliche e private, laboratori di restauro, cantieri e botteghe artigiane, ma anche convegni e seminari di approfondimento.”
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La cultura non è un bagaglio infinito di nozioni.
La cultura non si misura, non si pesa, non luccica.
La cultura si insegna. La cultura è un atteggiamento.
E’ l’amore per la conoscenza, è la passione per scoprire oltre l’evidenza, è l’ esigenza di collegare piccole nozioni in un disegno mentale, è la gioia di vederci più chiaro, di indagare, di non dare nulla per scontato.
E’ un ‘avventura che inizia con piccoli pezzi a comporre un puzzle che comprende tutta l’umanità, la sua evoluzione,le sue conquiste, la sua espressione in ogni campo, i suoi valori, i suoi principi.
La cultura rende l’essere umano libero di pensare con la propria testa e di argomentare le sue scelte.
Tutti gli esseri umani hanno diritto all’istruzione!
E Google ha deciso di regalare uno dei suoi doodle alla celebre botanica ed esploratrice francese che nel 1766 lasciò la Francia per una spedizione esplorativa diventando la prima donna a girare il mondo.
Jeanne Baret salpò a bordo della nave Étoile conquistando poi il primato di prima esploratrice del mondo.
La botanica nacque il 27 luglio 1740 ad Autun nella Francia centrale. Grazie a un’educazione rurale, divenne abile nell’identificare le piante e ottenne il riconoscimento come specialista locale in medicina delle piante.
All’inizio del 1760 iniziò a lavorare per il noto botanico Philibert Commerson.
Quando la Francia organizzò la sua prima circumnavigazione del globo nel 1765, Commerson fu invitato come botanico del gruppo.
Le leggi francesi allora non permettevano alle donne di salire sulle navi della marina, quindi pur di partire come assistente di Commerson, Jeanne si vestì da uomo. La coppia insieme raccolse oltre 6.000 esemplari di piante durante il viaggio.
Alla fine, i membri dell’equipaggio scoprirono a Tahiti che Jeanne era una donna travestita da uomo e lei e Commerson terminarono il loro viaggio sull’isola di Mauritius nel 1768. Jeanne rimase lì per anni prima di fare ritorno nella sua Francia, data che segnò il completamento ufficiale della sua circumnavigazione della Terra.
Per celebrare questa donna eroica e coraggiosa che dopo mille peripezie è riuscita a girato il mondo in nome della scienza, Google oggi le ha dedicato un doodle.
Secondo l’opinione comune, a Jeanne Baret si deve la scoperta della bellissima bouganville mentre l’equipaggio era fermo in Brasile. Per questo nel doodle è raffigurata con una vite in bouganville in fiore.
“Jeanne Baret ha preso un campione di questa vite fiorita mentre viaggiava in Brasile. Ho sempre adorato questa pianta e volevo assolutamente includerla” ha spiegato l’autore del doodle.
Nel 2012, Jeanne Baret ricevette finalmente l’onore botanico che le sfuggì durante la sua vita, quando una pianta del genere Solanum – che include patate, pomodori e melanzane – ricevette il nome di specie baretiae.
Spesso viviamo così concentrati sulla nostra routine che non solo non ci accorgiamo del balcone del vicino pieno di fiori e tantomeno della nostra città e del territorio che la ospita.
Mi è capitato di scoprire chicche d’arte accompagnando in numerose visite a Roma, che di chicche ne è stracolma, i miei alunni di scuola media, per avvicinarli alla storia dell’arte dei vari periodi .
E incontrando dopo anni gli stessi alunni ho avuto la soddisfazione di scoprire di averli coinvolti nella riconoscere la Bellezza.
La Bellezza è nell’ apprezzare le diverse espressioni artistiche, coglierne il significato e l’emozione dell’autore, è trovare la passione di ricercare armonia nelle più svariate forme.
La Bellezza è un abitudine di pensiero.
Ogni angolo di Italia è “ un museo a cielo aperto “ , basta voltare l’angolo o fare pochi chilometri per trovare e provare tante meraviglie dei tempi passati e di ogni periodo storico.
In questo infinito e unico patrimonio artistico del nostro paese ci sono meraviglie della creatività di artisti del paesaggio che nella natura hanno trovato la loro espressione. Mare, montagna, boschi, pianura, dove rami, pietre, tronchi, sassi diventano arte.
I “parchi artistici” offrono esperienze culturali d’avanguardia e la possibilità di scoprire il misterioso legame che intercorre tra arte contemporanea e paesaggio.
I giardini dell’arte, in tutta Italia, sono spazi meditativi e punti d’osservazione inediti densi di capolavori donati alla comunità da mecenati lungimiranti innamorati del talento.
Così, fruire di un’esperienza artistica diventa una “passeggiata” per immergersi in opere faraoniche e visionarie create da artisti internazionali.
E diventa una educazione alla Bellezza, al rispetto della Bellezza, a trarre ispirazione dalla Bellezza.
Perchè la vita stessa sia Bellezza!
Così ho pensato di segnalare queste bellezze che magari si trovano proprio dietro casa . Ogni volta che mi capita di incontrare foto e articoli e descrizioni di una o dell’altra ( bellezza)
Questo rientra nell’intenzione del mio appello del 1 giugno per riempire i social di BELLEZZA!
Mentre Amazzonia e Australia bruciano, in Europa le selve crescono.
Boschi e foreste sono i «custodi» del Pianeta. Forniscono ossigeno, cibo, acqua, contrastano l’avanzata del deserto, sono l’antidoto all’erosione del suolo. Catturano e trattengono gli inquinanti: gli alberi, da soli, hanno il potenziale per assorbire circa un decimo delle emissioni globali di carbonio. Nel tronco, nelle radici, nel suolo. Lo stoccano, fungendo da deposito naturale. Un ettaro di foresta può sequestrare fino a 5 tonnellate di CO2 all’anno.
Il 2019 è stato non solo il secondo anno più caldo dal 1800 ma anche l’annus horribilis per il verde del Pianeta, dal disastro della foresta amazzonica ai 10 milioni di ettari cancellati dagli incendi in Australia (pari quasi al nostro intero patrimonio nazionale).
Ma Europa e Italia sono in controtendenza rispetto ai dati globali di deforestazione.
Ogni anno le foreste nel vecchio Continente crescono di una superficie di 9500 chilometri quadrati, l’equivalente di 1 milione e duecentomila campi di calcio.
E l’Italia, che all’inizio del secolo scorso era quasi denudata, è uno dei Paesi che ha visto e vede crescere di più (1 milione di ettari in 30 anni, 800 metri quadrati al minuto) la propria superficie forestale che oggi copre il 36 per cento della superficie totale.
Diversi i fattori: campagne di rimboschimento, processi spontanei di ritorno della foresta in campi e pascoli non più coltivati o utilizzati che però significano anche spopolamento dei territori e quindi il venir meno di un presidio, prezioso per la protezione da disastri ambientali quali frane e alluvioni.
Il 2020 sarà l’anno delle foreste. Piantare alberi è la parola d’ordine. Ma dal Forest Stewardship Council (Fsc), ong internazionale che dal 1993 promuove la gestione responsabile delle foreste, avvertono: «Vanno anche salvaguardati gli alberi esistenti». Perché gli effetti delle azioni di ripristino o reimpianto di alberi «potranno essere valutati e misurati solo tra decenni» precisa il direttore di Fsc Italia, Diego Florian.
Certificare la foresta, attestando che se ne usano le risorse (dall’acqua al legno) in modo rispettoso, non è un obbligo ma «è un potente strumento di comunicazione anche commerciale», precisa Davide Pettenella, professore di economia e politica forestale all’Università di Padova.
A tracciare la radiografia del patrimonio verde nazionale è il terzo Inventario forestale nazionale (Incf), realizzato dall’Arma dei Carabinieri (e fino al 2016 dal Corpo Forestale dello Stato) con il supporto scientifico del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi della economia agraria). Patrimonio ricco, dunque, ma fragile. Si pensi ai danni degli incendi boschivi dolosi che in 40 anni hanno interessato oltre 4 milioni di ettari di bosco in Italia.
«La foresta senza di noi sta bene, ha i suoi meccanismi di crescita, resilienza, difesa – spiega Giorgio Vacchiano, ricercatore e docente in gestione e pianificazione forestale all’Università Statale di Milano – dagli eventi estremi. Siamo noi che abbiamo bisogno di lei. Ci offre servizi ecosistemici che ci siamo abituati a considerare gratuiti».
La foresta ci può dare molto. «Ma non senza pianificazione, perché gli alberi crescono a ritmo lento rispetto ai ritmi della nostra vita. A questo servono i piani di gestione che devono analizzare la vulnerabilità della foresta ai cambiamenti climatici, per esempio regolando il numero delle piante, privilegiando le specie che reagiscono meglio alla siccità. Il caso della tempesta Vaia (ottobre 2018, nel Nordest ndr) è emblematico. Troppi i boschi di abete rosso, figli della gestione di un secolo fa, una monocultura di piante con radici superficiali che per effetto del vento sono schiantate una dopo l’altra».
Strategico è il tema della proprietà delle foreste: in Italia, per oltre due terzi, privata. «Abbiamo capito – dice Paola Brambilla, presidente Wwf Lombardia e neo-coordinatrice della commissione Via-Vas (Valutazione impatto ambientale) del Ministero dell’Ambiente – che l’uomo deve seguire la natura e non viceversa. Sarà la scienza dei processi ecologici a entrare nei processi normativi. E stiamo lavorando per estendere i cosiddetti “usi civici” patrimonio di poche realtà (per esempio, in Val di Fiemme, Val di Fassa, Asiago) a più vasti territori. Così che le comunità possano intervenire anche dove i boschi frazionati tra mille proprietari sono in abbandono».
Cruciale, infine, è la tutela delle foreste vetuste. In Italia alcune sono patrimonio Unesco dell’umanità.
Rare e preziosissime vestali della biodiversità: «Sono poche in Europa. E nel nostro Paese – conclude il professor Renzo Motta, docente all’Università di Torino e presidente della Società Italiana di Selvicoltura e di Ecologia Forestale (Sisef)- solo una piccola parte di quelle sottoposte a vincolo naturalistico hanno caratteristiche di vetustà. La presenza di legno morto e di insetti saproxilici che vivono o si nutrono nel legno morto sono i miglior indicatori di una foresta vetusta. Ma solo negli ultimi 50 anni abbiamo acquisito informazioni ecologiche per comprenderne l’importanza».
Apriamo le danze con un transito coinvolgente e passionale come solo Marte sa dare, voglia di iniziare nuovi percorsi e lottare per i propri ideali, quest’anno poi questa carica energetica non si sofferma per un solo mese ma ci accompagna fino a Gennaio dell’anno nuovo, quasi come a suggerire che la Primavera non è solo una stagione ma può diventare uno stato mentale.
Un transito che si oppone con tutte le sue forze all’energie a cui siamo stati sottoposti negli ultimi mesi : decadimento, malattia, debolezza, distanza, Marte ci strappa da quell’oblio per ricordarci che vivere è l’esperienza più completa dell’esistenza.
Questo suo ingresso con energie in fase di trasfigurazione come il transito di Saturno retrogrado esprime la conflittualità con la quale fatichiamo ad abbandonare gli schemi mentali del passato.
Mi ha fatto ripensare ad un libro molto interessante che si intitola ” Il corpo accusa il colpo” di Bessel Van der Kolk in uno dei suoi capitoli spiega bene come i traumi fisici entrano a far parte del nostro piano mentale, spiegando ad esempio che nei primi anni settanta quando facevano esperimenti attraverso i cani, chiudendoli in gabbie elettrificate, questi una volta che la gabbia era aperta non scappavano per paura accettando di soffrire ancora per un dolore che già conoscevano. Ecco questo Marte in un certo senso ci ha ritrovati con tante gabbie aperte ma ancora con paure profonde che nonostante la libertà sia davanti a noi non riusciamo a coglierla.
Questi lunghi mesi del suo transito saranno come un campo di addestramento per misurarci con i nostri limiti e con l’accettazione che non possiamo controllare ogni reazione della nostra vita.
E’ un momento giusto per fare quello che non abbiamo mai osato neanche pensare, conservando la consapevolezza che ciò che viviamo non può essere confrontato con la lente d’ingrandimento al passato, così finiamo per abituarci alle idee e non alle persone, così finiamo per legarci al sogno di quello che sarebbe stato e non è accaduto, questo è tornare al passato.
Marte richiede di canalizzare la forza esplosiva della carica d’intraprendenza per creare e non distruggere, sarà importante interrogarsi sulla rabbia, valutando come certe frasi in contesti isolati sono innocenti ma diventano le micce di frustrazioni inconsce, perchè l’infelicità mette radici e per estirparla dobbiamo scavare..dentro noi.
Chi ha nel tema valori di Fuoco è già abituato a gestirla anche se la chiave è l’equilibrio tra la forza interiore e quella che esercitiamo all’esterno, questo Marte è il vostro esercito pronto a guidarvi verso l’esplorazione delle zone buie delle vostre attitudini, Marte fa e non tollera l’attesa, quindi sarà importante riuscire a trasmettere nelle azioni quello che desideriamo, ricordandoci che con la dolcezza mista al coraggio possiamo abbracciare lo scopo, senza trasformarci in giustizieri o punitori, dobbiamo sforzarci di essere persone migliori.