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* Significato esoterico dell’ albero di Natale: simbolo dell’Eterno che scaturisce dal Temporale

L’ Albero di Natale secondo le parole di  Rudolf Steiner

“L’albero di Natale è un simbolo di quella luce che deve sorgere dall’intimo dell’anima nostra e per mezzo della quale possediamo l’immortalità dell’esistenza spirituale.

Possiamo avvertire qualcosa nell’albero che ci sta innanzi come albero di Natale, qualcosa come un simbolo di quella luce che deve sorgere dall’intimo dell’anima nostra e per mezzo della quale possediamo l’immortalità nell’esistenza spirituale. […]
Sia per noi un simbolo per ciò che deve illuminare e ardere nelle nostre anime, per innalzarci al mondo spirituale!”
Rudolf Steiner 

Il simbolo dell’albero di Natale è polare rispetto al simbolo della Natività del presepe, in quanto l’Albero rappresenta il primo Adamo, mentre la Natività il secondo Adamo venuto per redimere la caduta del primo. Nel corso delle epoche di cultura successiva all’antica egizia si è perso il significato dell’insieme dei simboli, tanto che i simboli dei pianeti sarebbero stati sostituiti prima dalle mele dell’Albero della Conoscenza, e poi dalle palline natalizie che rappresenterebbero così le sfere celesti.

Il loro decorso spirale sull’albero culmina ancora con la stella posta in cima, come puntale dell’Albero di Natale.

Ecco le parole di Rudolf Steiner:

“Il quadrato è il simbolo della natura quadripartita dell’uomo: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale ed Io. Rappresenta anche i quattro elementi e i quattro temperamenti.

Il triangolo è il simbolo dell’uomo superiore: Sé Spirituale, Spirito Vitale e Uomo-Spirito.

Sopra il triangolo è posto il simbolo del Tarot. Gli iniziati dei Misteri Egizi sapevano come leggere questo simbolo. Sapevano anche come leggere il Libro di Thoth, che consisteva di 78 carte su cui erano memorizzati tutti gli eventi del mondo dall’inizio alla fine, dall’Alpha all’Omega, e che potevano essere letti se uniti e assemblati nel giusto modo.

Il Libro di Thoth, o Hermes, conteneva in immagini la vita che sfuma in morte e che di nuovo risorge a nuova vita. Colui che poteva combinare i giusti numeri (Arcani minori) con le giuste immagini (Arcani maggiori) era in grado di leggerlo. Questa saggezza numerologica e in immagini è stata insegnata fin dall’era primordiale.
Il Tao è il segno che ci ricorda della concezione del Divino che avevano i nostri antenati quando vivevano ad Atlantide.
Allora gli uomini sapevano comprendere il linguaggio della natura, interpretarne i messaggi dei fenomeni degli elementi, ascoltarne i suoni. Era il suono del Tao! L’uomo di Atlantide a comprese che il Tao stava pervadendo l’intero universo.
Il Pentagramma è il simbolo cosmico dell’uomo,è appeso alla sommità dell’albero. E’ la stella dell’Umanità in evoluzione. E’ la stella che seguono tutti gli uomini che hanno Consapevolezza.”

Rudolf Steiner ebbe diverse occasioni, durante le sue conferenze per esprimersi a proposito dei simboli legati al Natale, compreso l’albero.

Secondo Steiner il simbolo è molto antico, nella sua natura materiale rappresenta l’Albero del Paradiso in quella spirituale è l’Albero della Conoscenza e della Vita.

In una conferenza stampa del 1906 diede adirittura le sue linee guida per decorare l’albero di Natale, partendo da alcune rose – simbolo del’Eterno che scaturisce dal Temporale- seguiti da 7 simboli in legno dorato.

Qualche anno dopo diede il suggerimento di aggiungere altri 7 simboli più piccoli, quelli dei Pianeti,i quali dovevano essere disposti in modo da poterli vedere tutti guardando l’albero, senza essere coperti da alcuna candela.

Le rose, simbolo dei Rosacroce, indicano la trasformazione dell’anima umana e devono essere 30 rosse e 3 bianche, simbolo dell’evoluzione cristica.

L’abete, per la conformazione dei suoi aghi e dei suoi rami, è legato alla Triplice costituzione dell’essere umano, è il tramite tra cielo e terra. Per questo l’albero deve avere le sue radici come l’essere umano ha le sue nella materia.

Ancora oggi, nella Scuola Steiner-Waldorf e nelle sedi della Società Antroposofica è uso adornare l’Albero di Natale con i simboli così disposti da Steiner in questo Albero di Natale.

fonte:

La simbologia e le origini dell’albero di Natale secondo Rudolf Steiner

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* La buona notizia del venerdì: L’Italia vince la Coppa del Mondo … di cucina

Nel più importante concorso di cucina al mondo, il Team Calabria dell’Associazione Professionale Cuochi Calabresi, presieduta dal prof. Giuseppe Sgrò, stupisce ancora, confermando e migliorando le già eccellenti prestazioni delle precedenti partecipazioni a competizioni internazionali: al termine della Coppa del Mondo della Cucina 2018, svoltasi dal 24 al 28 Novembre 2018 in Lussemburgo, il medagliere della rappresentativa calabrese si è attestato a ben 9 MEDAGLIE: 2 ori, 1 argento e 6 bronzi!

Nel corso dei cinque intensi e impegnativi giorni di gare, gli chef e i pasticceri calabresi sono giunti a queste prestigiose affermazioni sfidando, nelle varie specialità individuali (cucina, pasticceria, sculture, intaglio vegetale), migliaia tra i migliori professionisti del Pianeta, in una competizione in cui l’ambitissimo titolo di Campione del Mondo spinge sempre tutti i partecipanti a creare opere fuori dal comune, al punto che la cucina si sublima a vera e propria arte, capace di emozionare, esprimendosi a livelli tecnici ed estetici altissimi.
Per queste ragioni la Culinary World Cup, la cui prima edizione risale al 1972 e che si svolge soltanto ogni quattro anni, nell’ambito dell’importante Fiera Gastronomica Internazionale ExpoGast, è un evento molto atteso dagli addetti ai lavori, trattandosi di una straordinaria vetrina per tutte le nuove tendenze e le correnti d’avanguardia della cucina contemporanea.


La Calabria può dunque fregiarsi di due nuovi Campioni del Mondo, entrambi di Laureana di Borrello: lo chef Pino Sofrà, vincitore della medaglia d’oro nel concorso di intaglio su vegetali con il punteggio più alto tra tutti i concorrenti italiani (8° posto assoluto mondiale) e la maestra cake designer Cetta Cuppari, oro nella categoria sculture di pasticceria (terzo punteggio assoluto tra gli italiani), che ha realizzato una stupenda torta dedicata agli dei della mitologia greca, con figure e decorazioni realizzate in pasta di zucchero, cioccolato plastico e pasta di gomma.
Nella categoria sculture di cucina si aggiudica la medaglia d’argento lo chef Andrea Dicosta, autore di una composizione di formaggi lavorati con intagli a motivi floreali.
Tre delle sei medaglie di bronzo del Team Calabria sono arrivate dalla cucina artistica, la categoria tradizionalmente più difficile e selettiva del concorso (soltanto 5 ori assegnati tra tutti i concorrenti, in tutta la competizione) con gli chef Bruno Mamone, Domenico Cognetta e Nunzio Infantino, che si sono esercitati per partecipare al concorso all’interno del laboratorio del Centro Enogastronomico di Laureana; altri due bronzi sono stati conquistati nell’intaglio su vegetali, dallo chef Domenico Santoro di Villa San Giovanni e dal maestro Pino Sofrà, che si aggiudica così una seconda medaglia nel contest live carving; il bottino del Team calabrese è completato dal bronzo dello chef Nicola Stratoti, autore di una dettagliatissima opera in pasta di pane dedicata al tema “Vacanze Romane” e caratterizzata da un celebre simbolo dell’Italia nel mondo, la mitica Vespa.


Questi straordinari risultati, che rendono la Calabria una delle regioni italiane più medagliate di questa edizione della Coppa del Mondo, sono il frutto di lunghi mesi di preparazione e allenamento, oltre che di un’attenta organizzazione da parte dell’Associazione Professionale Cuochi Calabresi, che ha reso possibile la vincente partecipazione al mondiale lussemburghese del Team Calabria più numeroso della storia, composto da ben 16 elementi: oltre ai vincitori delle medaglie e al Team Manager Rocco Sgrò, hanno infatti fatto parte della squadra gli chef Antonio Chirico (coordinatore settore cucina), Enzo Oliveri, Luigi Quintieri, Rocco Pietro Zinghinì (tutti premiati con Diploma di merito per le loro opere), Michele Monteleone e il maestro pasticcere Roberto Furfaro.


Sempre più determinato a rappresentare al meglio l’indiscussa professionalità e il grande talento degli operatori calabresi del settore, il Team Calabria inizierà a pianificare già dai prossimi mesi la partecipazione al prossimo importante appuntamento: le Olimpiadi della Cucina, in programma per il 2020 a Stoccarda, in Germania.

http://www.strill.it/citta/reggio/2018/12/coppa-del-mondo-della-cucina-team-calabria-conquista-in-lussemburgo-9-medaglie/

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* L’ ( immacolata) concezione

L’ (IMMACOLATA) CONCEZIONE

Il concetto dell’immacolata concezione di Gesù sta al centro della tradizione cristiana ortodossa.

Ciò nonostante viene menzionato soltanto in due dei quattro Vangeli e in nessun altro testo del Nuovo Testamento.
Marco dice…..” ecco  la Vergine sarà gravida e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele, il che interpretato vuol dire: Dio con noi…”

Si fa riferimento ad una profezia di Isaia che fece nel 735 a.C. , per ingraziarsi l‘ allora Re  di Gerusalemme Araz.

Ma nulla fa pensare che si riferisse alla nascita di Gesù 700 anni dopo.
Inoltre Maria e Giuseppe chiamarono il loro figlio Gesù ( in ebraico Yehoshua)

Anche l’interpretazione del testo evangelico non è esatta: infatti la parola semitica tradotta come “vergine” è almah, che significa semplicemente  “giovane donna”,  mentre in latino la parola  “ virgo “  significa  “ nubile ” .
La verginità fisica attribuita a Maria diviene ancora più incredibile riguardo alla dogmatica asserzione cattolica che ella rimase sempre vergine.
Nei Vangeli viene confermato che Maria ebbe altri figli, e Gesù viene citato come il “primogenito”, e i suoi fratelli erano Giacomo, Iosa, Simone e Giuda, e anche delle sorelle.
Le scritture dicono che Gesù era un “Nazareno”, ma questo non vuol dire che venisse dalla città di Nazareth, la cui effettiva esistenza non è mai stata provata.
Giovanni Battista e il fratello di Gesù, erano Nazareni, individui ascetici , vincolati da rigidi voti durante periodi stabiliti, come nel caso di Mosè.
All’epoca di Giuseppe e Maria, i Nazareni erano affiliati alla comunità Essena di Qunram.


LA COMUNITA’ ESSENA DI QUNRAM .
La comunità osservava alcune severe regole disciplinari in rapporto al fidanzamento e al matrimonio dinastico.
Queste regole erano molto definite e imponevano una vita di castità eccetto che per la procreazione di figli solo ad intervalli stabiliti.
Tre mesi dopo la cerimonia del fidanzamento, aveva luogo un “ Primo Matrimonio” ufficiale con l’unzione degli sposi, che segnava l’inizio degli sponsali  nel mese di settembre.
Dopo di che erano permessi rapporti fisici, ma soltanto nella prima metà di dicembre.
Scopo di questa limitazione era assicurare che un’eventuale nascita messianica avvenisse in settembre, mese dell’Espiazione.  Se la sposa non concepiva i rapporti intimi erano sospesi fino al dicembre successivo e così via.
Una volta che la sposa in prova aveva concepito, veniva celebrato un “Secondo Matrimonio” con unzione per legalizzare l’unione.
Tuttavia la sposa era ancora considerata una almah, giovane donna, fino al compimento del Secondo Matrimonio, che non veniva celebrato fino a che lei non era in cinta di tre mesi.
Questo rinvio era stato stabilito in previsione di un possibile aborto.
I Secondi Matrimoni avevano quindi luogo nel mese di marzo.
Quindi Maria poteva benissimo essere la moglie di Giuseppe e allo stessa tempo una almah.
Ma Maria rimase in cinta mentre stava trascorrendo un periodo di prova come donna sposata  della gerarchia dinastica, un periodo nel quale erano proibiti i rapporti sessuali, e Giuseppe ebbe bisogno di avere l’approvazione del sommo sacerdote Abiatar , il designato Gabriele.
Dal tempo di re Davide, la dinastia di Abiatar era insediata nell’alta gerarchia ecclesiastica.
Oltre ai tradizionali titoli sacerdotali, gli Esseni conservavano anche i nomi degli arcangeli del Vecchio Testamento nella loro struttura governativa.
Quindi , secondo l’ordine gerarchico, sotto al gran sacerdote “Arcangelo Michele “ era il sacerdote “Angelo Gabriele”, che era anche l’Angelo Ambasciatore del Signore.
Così si spiega l’episodio dell ”Annunciazione”, dove si racconta che a Maria viene annunciata la nascita di Gesù dall’Angelo Gabriele.
In realtà si trattò di una conferma da parte di un alto sacerdote, che aveva il grado di Angelo Gabriele, nella gerarchia degli Esseni.
E questo permesso fu dato perchè Giuseppe era un diretto discendente di Re Davide e suo figlio avrebbe preso posto nella discendenza regale, quindi non poteva essere  abbandonato come un qualsiasi figlio illegittimo.
Dopo questa dispensa a Giuseppe sarebbero state applicate di nuovo le regole normali: prima fra tutte quella che nessun contatto fisico era permesso tra marito e moglie fino alla nascita del bambino.
Intanto le regole erano state infrante e Maria dette alla luce Gesù nel momento sbagliato dell’anno: domenica 1 marzo del 7 a.C.
Così Maria non solo concepì come almah, ma partorì anche come tale prima del Secondo  Matrimonio.

continua….: ” Le Marie :Lo sposo e la sposa

Fonti:

Robert Graves ” La dea Bianca” Adelfi Edizioni

Edoardo Schurè : ” I grandi iniziati” Edizioni Laterza

Illustrazioni : Antonello da Messina / Dante Gabriele Rossetti

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* L’estate di San Martino dura almeno tre giorni! Quest’anno di più!

L’11 Novembre si celebra San Martino, patrono di Belluno e di un centinaio di altri comuni, nonché protettore di albergatori, cavalieri, fanteria, mendicanti, sarti, sinistrati, vendemmiatori e forestieri.

La leggenda vuole che proprio in concomitanza di questa data l’Italia, ma anche parte dell’Europa, viva la cosiddetta Estate di San Martino, un periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore.

La leggenda del mantello di San Martino è molto antica e non si sa quando sia stata associata dalla memoria popolare e contadina al bel periodo che caratterizza la seconda decade di novembre che noi chiamiamo Estate di San Martino mentre nei Paesi anglosassoni viene definita Indian Summer: Estate Indiana.

E in alcune lingue slave, tra le quali il russo, è denominata “ Bab’ e Leto”, “ Estate delle Nonne”

L’espressione “estate indiana” fa riferimento alla storia dei nativi che un tempo approfittavano di questo particolare periodo per terminare la raccolta prima del sopraggiungere dell’inverno.
Sia come sia San Martino e l’Estate Indiana vengono festeggiate a partire dall’11 novembre e per tre o quattro giorni.

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Martino di Tours nacque a Candes-Saint-Martin il 316 o 317 e fu così chiamato dal padre, importate ufficiale dell’Esercito romano, in onore di Marte, il dio della Guerra. Da adolescente si trasferì con la famiglia a Pavia ove all’età di 15 anni si arruolo nell’esercito. Mandato in Gallia conobbe il Cristianesimo tant’è che si congedò dalle armi divenendo monaco nella regione di Poitiers.

Quando Martino era ancora un militare, ebbe la visione che diverrà l’episodio più narrato della sua vita e quello più usato dall’iconografia .

Si narra infatti che quando si trovava alle porte della città di Amiens, in una giornata di pioggia, vento e gelo con i suoi soldati, incontrò un mendicante seminudo. D’impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante.

Martino, contento di avere fatto la carità, spronò il cavallo e se ne andò sotto la pioggia, che cadeva più forte che mai. Ma fatti pochi passi ecco che smise di piovere ed il vento si calmò. Di lì a poco le nubi si diradarono, il cielo divenne sereno e l’aria si fece mite. Il sole cominciò a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello.

Quella notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro.

Sebbene l’Estate di San Martino rimanga una leggenda popolare, essa trova tuttavia un reale riscontro fisico.

La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar; 

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull’uscio a rimirar


tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

Giosuè Carducci

 

Ma qui ad Ostia c’è stato un sole ma un sole che stavamo in camicetta e qualche nordico faceva persino il bagno!

Questa sì che è estate san martinese ?

 

l’estate di San Martino solitamente dura tre giorni ed un pochino. “

 

 

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* L’Eclissi di Sole in Leone dell’ 11 Agosto vista attraverso i Tarocchi !

Il giudizio è l’arcano numero 20.

Il percorso animico dell’Anima riguarda 22 Arcani Maggiori, quindi a questo punto l’anima è già nella fase celeste.
In questo mazzo viene raffigurato l’arcangelo Michele che suona una tromba risvegliando i morti dalle loro tombe.
È una carta molto bella: parla di rinnovamento e comunicazione (anche con mezzi moderni).

La giustizia è l’arcano numero 11.

Siamo in una fase terrena per l’anima: a questo punto ha già conosciuto il karma, adesso lo vede applicato. Raffigura una donna con una spada alzata in segno di Alt e una bilancia nell’altra mano (è infatti collegata al segno zodiacale della Bilancia). La bilancia nella carta rappresenta il dare il giusto peso alle cose.
Parla di regole, contratti, leggi, rapporti, accordi e molto altro..

Il Matto è l’arcano numero 0:

può essere visto come primo del mazzo o come ultimo poiché rappresenta sia l’incarnazione che la disincarnazione. Si vede raffigurato un ragazzo giovane che cammina sul ciglio di un burrone: ai suoi piedi c’è un cane che rappresenta l’inconscio e l’istinto animale che è in noi, vuole metterlo in guardia dai pericoli. Lui cammina sotto a un cielo giallo che simboleggia l’illuminazione. Ha un fagotto leggero sulle spalle e secondo me è il tratto più significativo della carta: viaggia con l’essenziale. L’anima quando si incarna porta con sé poche cose: questioni karmiche, legami, scelte e memorie che arrivano da lontano. Viene ad imparare e vuole viaggiare leggero. è lo stesso principio per la disincarnazione, infatti sul cappello ha una piuma: la dea egizia Maat (Maat-Matto) aveva il compito di pesare le anime trapassate con una piuma; se l’anima era più pesante della piuma stessa era invitata a reincarnarsi per alleggerirsi, invece se era più leggera poteva proseguire oltre.
Il Matto parla di innocenza, leggerezza, spensieratezza, astrattismo,di nuove nascite emotive.

Il tre di coppe

è la carta migliore del mazzo: indipendentemente dalla sequenza di carte, dalla situazione o dalla domanda è impossibile che sia negativa. Siamo nel seme delle coppe per cui parliamo di elemento acqua e di emozioni. Sono tre fanciulle che ballano allegramente alzando al cielo tre coppe. Simboleggia l’unione esoterica: il padre, il figlio e lo spirito. Rappresenta la massima perfezione e la soddisfazione maggiore. Parla di amore e gioia.

L’asso di coppe,

raffigura una mano venuta dal cielo che tiene in mano una coppa. Da questa coppa scendono 5 cascatine di acqua che rappresentano i 5 sensi e il loro risveglio. Sopra alla coppa c’è una colomba che porta pace. La mano è morbida: non trattiene, ma dà. Esotericamente è il Sacro Graal. Parla di rigenerazione spirituale, un nuovo inizio sul piano affettivo ed emotivo, la nascita di qualcosa di nuovo e bello.

Riassumendo :
saremo chiamati a nuove regole con noi stessi e con l’ambiente circostante, a rivedere il nostro rapporto con noi stessi e con gli altri. La chiamata arriva dall’anima.
Ci sarà un alleggerimento che ci permetterà di riscoprire la purezza e il sentire del cuore.
Alleggerirsi da ciò che non serve mantenendo la verità del cuore.
Sarà questo il nuovo inizio.

Il Sole è il pianeta di dominio del Leone, per cui eclissa a ‘casa sua’ ed è l’archetipo del principio maschile.
Il chakra legato al Leone è quello del cuore, per cui l’amore è l’energia primaria messa in circolo.

 

Fonte:https://www.facebook.com/moonyandtarots/

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*22 Luglio: Festa di Maria Maddalena, dea ,donna, sposa ,sacerdotessa:il divino femminino.

LO   SPOSO

E

LA SPOSA


Il Nuovo Testamento non afferma in modo chiaro che Gesù era sposato, ma nemmeno che non lo era.

Effettivamente il Vangelo contiene numerose specifiche allusioni al suo avvenuto matrimonio  e d’altra parte le regole dinastiche lo imponevano.
Non soltanto l’erede della stirpe dei Davide era obbligato per la legge a sposarsi ma doveva anche generare almeno due figli maschi.
Ciò rappresentava un passo fondamentale nel progresso dell’erede della dinastia dall’iniziazione  alla piena appartenenza alla Comunità.
Come abbiamo visto le regole del matrimonio dinastico erano molte e rigide.
Uno fra i libri più coloriti del Vecchio Testamento è il Cantico dei Cantici , una serie di rime di amore fra uno sposo regale e la sua sposa.
Il Cantico di Salomone identifica la simbolica pozione nuziale con l’unguento aromatico chiamato spigonardo, un unguento prezioso che veniva usato anche per ungere i corpi dei morti regali.
Lo stesso unguento costoso venne usato da Maria di Betania per ungere il capo di Gesù in casa di Lazzaro. e un altro episodio simile avvenne qualche tempo prima quando una donna unse i piedi di Gesù e poi li asciugò con i propri capelli.
Anche quella donna si chiamava Maria.
Maria di Betania non soltanto unse il capo di Gesù in casa di Simone, ma gli unse anche i piedi e poi li asciugò con i suoi capelli nel marzo del 33 d.C.
Due anni e mezzo prima , nel 30 d.C. aveva compiuto lo stesso rito di unzione tre mesi dopo le nozze di Cana.
Compiere il rito con lo spigonardo era uno specifico privilegio di una sposa messianica e avveniva unicamente durante le cerimonie del Primo e Secondo Matrimonio .


Soltanto come moglie di Gesù a tutti gli effetti e come sacerdotessa Maria avrebbe potuto ungergli il capo e i piedi con il sacro unguento.

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* Ottimista? Pessimista? Realista? Materialista? Surrealista? Utopista? Scettico? Artista? Ma soprattutto sei un ottimista compiaciuto o un ottimista condizionato?

 

 

 

L’economista Paul Romer fa una distinzione molto interessante tra ottimismo compiaciuto, quello che prova un bambino che aspetta i doni di Natale, e l’ottimismo condizionato, il sentimento che prova lo stesso bambino quando desidera una casa sull’albero e realizza che se recupera del legno e delle corde può convincere gli altri bambini ad aiutarlo nella costruzione.

Trovo questa distinzione illuminante perché rivaluta il concetto di ottimismo troppo spesso accusato di offrire una visione distorta della realtà. I famosi “occhiali rosa”.

Se l’ottimismo compiaciuto è ingenuo, quello condizionato è una spinta all’azione, all’intraprendenza e alla ricerca della soluzione.

Il primo attende una soluzione dall’alto, il secondo crede di poter mettere in atto soluzioni concrete.

Fonte: Assunta Corbo

 

” Sia l’ottimista che il pessimista danno il loro contributo alla società.

L’ottimista inventa l’aeroplano, il pessimista il paracadutute.”

George Bernard Shaw

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* La (buona) notizia del venerdì: In Arabia Saudita finalmente le donne possono guidare (?)

Fino a pochi giorni fa un solo paese al mondo non permetteva ancora alle donne di guidare l’auto: l’Arabia Saudita.

Come annunciato da repubblica.it, il 5 giugno 2018 sembra essere una data storica importante per il regno dell’Arabia: sono state consegnate le prime dieci patenti di guida alle prime dieci donne.

Il verbo “sembrare” è consapevolmente utilizzato per esprimere due visioni contrastanti: una scettica per cui la conquista della patente non vuol dire conquista della libertà; l’altra propositiva secondo cui l’evento rappresenta un passo verso l’autonomia e una forma di indipendenza.

La rimozione del divieto è arrivata dopo anni di ribellioni da parte di attiviste incarcerate e zittite a suon di frustate (10 frustate per colei che decideva di correre il rischio di mettersi alla guida).

 

Una vita, quella delle donne arabe, schiacciata da carichi di misoginia ed anacronismo. Esiste ancora una sorta di inverosimile “apertheid”, una segregazione ed una discriminazione nei confronti della figura femminile costretta (fortunatamente ancora per poco) a farsi accompagnare da autisti o parenti maschi oppure, dal 2013, spostarsi in bicicletta soltanto in aree designate. 

Il divieto non era nemmeno regolato da una legge, fu introdotto nel 1990 in maniera piuttosto informale con una fatwa (Dispensa fededegna e vincolante emanata da un’autorità religiosa sciita. Nel diritto islamico, corrisponde ai responsa del diritto romano) del Gran Mufti, cioè l’autorità religiosa wahhabita più anziana ed influente in Arabia Saudita e solo successivamente ha preso valore politico.

Ma (purtroppo o per fortuna?) ad un certo punto entrano in gioco gli interessi politici ed economici, e il giovane principe Mohamed Bin Salman sembra aver realizzato che l’altra metà della popolazione, costituita dalle donne, va considerata e motivata a partecipare alla vita pubblica in qualche modo.

La consegna delle patenti di guida è avvenuta inaspettatamente in anticipo rispetto alla data stabilita. Il governo Saudita ha annunciato che le donne che riceveranno la patente la prossima settimana saranno più di 2mila.

Un buon passo in avanti certo, se però di contro non ci fossero altri millemila retrogradi divieti: le donne saudite non possono frequentare le scuole superiori, viaggiare all’estero, non possono pregare insieme agli uomini e possono riunirsi solo in luoghi dedicati esclusivamente a loro, per non parlare dell’obbligo di indossare il velo.

In Arabia Saudita la donna può esercitare le sue funzioni sociali e giuridiche soltanto se accompagnata da un uomo, senza quest’ultimo assume valenza di un minore, infatti non può sottoporsi a specifiche procedure mediche senza il permesso del suo tutore maschio (che sia il padre, il marito, il figlio o il fratello…).

Se dunque non esistessero restrizioni peggiori e al limite dell’assurdo, allora sì, potremmo sbilanciarci e parlare di successo, conquista, avanzamento verso la libertà di una donna ancora forzatamente chiusa in se stessa.

 

 

Con la salita al potere di Mohammed bin Salman ci sono stati anche altri cambiamenti, come l’organizzazione di concerti dal vivo e l’apertura di cinema, ma ogni piccolo passo apparentemente positivo va sempre in contrasto con tutto il resto.

Le politiche governative continuano ad essere autoritarie e restrittive, Salman ha accentrato su di sé tutto il potere liberandosi di diversi rivali politici, ad esempio soltanto due settimane fa sono stati arrestati, senza motivazioni  concrete, sette attivisti che lottavano per i diritti delle donne.

Insomma, voi credete sia tutta solo un’illusione di libertà o qualcosa sta davvero cambiando?

http://www.inforicambi.it/donne-motori/arabia-saudita-patente-di-guida-alle-donne_15265.html

http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/21/news/donne_guidare_arabia_saudita_volante_imam_quarto_di_cervello-176125282/

 

Care donne…

ma siamo nel 2018 e consideriamo questa una grande conquista dei diritti delle donne?

Si parla ancora di diritti dell’uno o dell’altro sesso?

Si parla ancora di doveri e di ruoli predeterminati?

Per quegli uomini la donna è ancora un possesso?

O un essere umano che gli vive accanto consenziente e non obbligata?

Sono più rispettosi gli animali delle loro compagne!

E poi avete letto le condizioni per far valere questo “ permesso di guidare”?

E’ sempre subordinato alla concessione di un autorità maschile e solo in ambienti riservati alle donne

mi vergogno di considerare questa una buona notizia!

Ma dove siete care donne!

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* Se la Nevologia è una scienza…tutti hanno un neo!

Nevologia

I nei sono stati studiati anche dagli antichi greci e romani, da alchimisti ed astrologi, nel tentativo di capire se potessero aiutare a predire il futuro di chi li aveva.

Ma è stato solo a partire del Cinquecento fino a tutto il Settecento che si è sviluppata la particolare ‘scienza’ della Nevologia.

L’incipit è stato dato dagli scritti di Girolamo Cardano nei quali il colto studioso ha associato la terra ed il cielo ed il corpo alle stelle formulando una analogia tra i nei ed i 12 simboli astrologici. Quindi prendendo le mosse dalle caratteristiche dei segni zodiacali, la posizione dei nei sul corpo comunicherebbe una parte rilevante del carattere delle persone.

Il segno dell‘Ariete è associato al neo sulla fronte: ottimista, entusiasta, ostinato, aggressivo,…

Il segno del Toro è associato al neo sulla gola e sul collo: stabilità, calma, lentezza, ostinazione, pazienza…

Il segno dei Gemelli è legato ai nei su spalle, braccia e mani: curiosità, versatilità, eclettismo, esuberanza, intuizioni, nervosismo, fascino….

Il segno del Cancro manifesta il carattere con nei sul busto: nostalgico, malinconica, sentimentale, capriccioso, tormentato, fantastico,…

Il Leone invece è riferito ai nei sul dorso: eccitabile, sincero, tenace, coscienzioso, ambizioso, realizzatore,…

La Vergine è legata ai nei sul ventre: preciso, coscienzioso, altruista, intelligente, gusto artistico,…

La Bilancia è associata a nei su fianchi e natiche: intermediario, moderatore, estroverso, socievole…

Lo Scorpione è riferito a nei sul pube: autoritari, timorosi, intuitivi, perspicaci, passionali,..

Per il Sagittario i nei sono su anche e cosce: generosità, tolleranza, estroso, espansivo, dinamico,…

Il Capricorno è associato a nei sulle ginocchia: responsabili, materialistici, pessimistici, snob,…

L’Acquario è legato ai nei sui polpacci: distaccati, impersonali, ingannevoli, sognatori…

Per i Pesci i nei sono sui piedi: impressionabile, emotivo, vulnerabile, influenzabile,…

A partire dal Settecento, riprendendo intuizioni e credenze più antiche, nacque la fisiognomica intenta a creare delle relazioni tra corpo e carattere.

Venne così redatta una mappatura dei tipi di nei e della loro posizione sul corpo, non legata, come sopra, ai dettami zodiacali ma ad associazioni di idee a forme e colori. Così, il neo tondo delineava un carattere dolce e tranquillo mentre il neo irregolare era tipico delle persone lunatiche ed ostinate.

Il neo nero era sinonimo di delusioni, difficoltà ma di forte carattere.

Anche sulla posizione dei nei si è, a lungo speculato.

I nei sulla schiena suggerirebbero scarsa affidabilità laddove, quelli sul seno dovrebbero essere di persone pigre. Non solo, se fosse sul seno sinistro sarebbe proprio di persone attive e motivate.

Oltre al carattere la posizione dei nei indica anche il futuro; quelli sulla fronte predicono prosperità, sulla mano talento e successo, sull’orecchio fortuna.

Anche le virtù sono rappresentate dai nei. Così l’onesta è per i nei sull’occhio o sul naso, i falsi hanno un neo sul dito, le persone semplici e laboriose hanno un neo sul polso. Quelle simpatiche sulle ginocchia ma chi ha nei sulle labbra che è ambizioso e vuole  primeggiare.

I nei di bellezza avevano tante figure: tondi, a stella, a mezza luna o a forma di cuore e per ogni evenienza erano posizionati sul volto per un preciso significato.

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