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1 Febbraio : Imbolc, la festa della Luce Crescente, Brigit e la Candelora

IMBOLC

La festa della luce crescente.
Con Imbolc si festeggia il ritorno
della Luce  della fertilità
della Dea 

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L’energia di Imbolcgrazia, purezza, luce e rinascita.

La luce che è nata al Solstizio di Inverno comincia a manifestarsi all’inizio del mese di febbraio, le giornate si allungano poco alla volta e anche se la stagione invernale continua a mantenere la sua gelida morsa, ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando.
Le genti antiche erano molto più attente di noi ai mutamenti stagionali, anche per motivi di sopravvivenza, e questo era il più difficile periodo dell’anno poiché le riserve alimentari accumulate per l’inverno cominciavano a scarseggiare.

Pertanto, i segni che annunciavano il ritorno della primavera erano accolti con uno stato d’animo che oggi, al riparo delle nostre case riscaldate e ben fornite, facciamo fatica ad immaginare.
Se sovrapponiamo la Ruota dell’Anno al nostro moderno calendario, la prima festa che incontriamo cade l’1 febbraio.

Presso i Celti l’1 febbraio era Imbolc(pronuncia Immol’c) detta anche Oimelc o Imbolg. L’etimologia della parola è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa, infatti Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia”, e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”: ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione, ma anche all’idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali. Oimelc invece significa “lattazione delle pecore”, mentre Imbolg vorrebbe dire “nel sacco”, inteso nel senso di “nel grembo”, con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra e con un riferimento più materiale agli agnelli, nuova fonte di cibo e di ricchezza, che la previdenza della Natura e degli allevatori avrebbe fatto nascere all’inizio della buona stagione. L’allattamento degli agnelli garantiva un rifornimento provvidenziale di proteine. Il nuovo latte, il burro, il formaggio costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per bambini ed anziani nei freddi giorni di febbraio.

La pianta sacra di Imbolc è il bucaneve, che è il primo fiore dell’anno a sbocciare e il suo colore bianco ricorda allo stesso tempo la purezza della Giovane Dea e il latte che nutre gli agnelli.
Imbolc è una delle quattro feste celtiche maggiori, dette “feste del fuoco” perché l’accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce, questo è infatti il periodo della luce crescente.

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Gli antichi Celti, consapevoli dei sottili mutamenti di stagione come tutte le genti del passato, celebravano in maniera adeguata questo tempo di risveglio della Natura, non vi erano grandi celebrazioni tribali in questo buio e freddo periodo dell’anno, tuttavia le donne dei villaggi si radunavano per celebrare insieme la Dea della Luce (le celebrazioni iniziavano la vigilia, perché per i Celti ogni giorno iniziava all’imbrunire del giorno precedente).
Nell’Europa celtica era onorata 
Brigit (conosciuta anche come Brighid o Brigantia), Dea del Fuoco, infatti era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice.

Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.

La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anch’essa una professione magica, e le figure di fabbri semidivini si stagliano nelle mitologie non solo europee ma anche extra-europee; l’alchimia medievale fu l’ultima espressione tradizionale di questa concezione sacra della metallurgia.
Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri ad indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.
Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio. Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi ed iniziati, la ruota del filatoio è il centro ruotante del Cosmo, il volgere della Ruota dell’Anno ed anche la ruota che fila i fili delle nostre vite. La coppa, infine, è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono.
Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo, e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd. Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l’esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l’acqua in cui si lavava.

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A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale: “Bridget, proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”. Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico, che si ripete identico ogni diciannove anni solari.
Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini, e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni. Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel dodicesimo secolo: il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.
I riti di Brigit celebrati ad Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese.
In Irlanda si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.

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La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina. Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno.
Le spighe di avena (o grano, orzo) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena), si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera.

Un antico codice irlandese, il Libro di Lisrnore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un 
drago, mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone. Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi ed aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.
La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.
In realtà, è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto.


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Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:

La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me”

Il serpenteappare come uno degli animali totem di Brigit.

In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento. Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione.
Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura ed anche la sua dualità, infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”. Quindi la Vecchia Dea e la Giovane Dea sono la stessa persona.
In un’altra area culturale europea, nell’antica Roma, i primi giorni di febbraio erano sacri alla
dea Februa o a Giunone Februata. “Februare” in latino significa purificare, quindi febbraio è il mese delle purificazioni (anche la febbre è un modo di purificarsi usato dal nostro corpo).
Processioni in onore di Februa percorrevano la città con fiaccole accese, simbolo di luce e, allo stesso tempo, di purificazione.

Col nome di 
Candelora o Candlemas (nei paesi anglosassoni) è nota la festa cristiana del 2 febbraio, denominata “Presentazione del Signore al Tempio”, ma è evidente che la nuova religione non ha potuto modificare il significato autentico della festa, un significato che è profondamente incarnato nella Natura e nello spirito umano. Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese.
L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo, ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i Folletti in esse si sono nascosti infestino le case.
Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita, si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove.

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Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali.

https://it.wikipedia.org/wiki/Imbolc
https://giardinodellefate.wordpress.com/mondo-celtico/gli-8-sabbat/

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La buona notizia del venerdì: Gli insegnanti escono dalle aule scolastiche e diventano influencer!

Sono sempre di più gli insegnanti che spostano o estendono il loro lavoro anche ai social: i cosiddetti insegnanti influencer sono un fenomeno in crescita. Su Facebook, Instagram e TikTok non ci sono più soltanto influencer che parlano di moda o cucina. Ora sono presenti anche medici, pediatri, personal trainer, insomma, professionisti di vario genere.

E tra questi, negli ultimi tempi, anche insegnanti.

Ma cosa fa un insegnante influencer? E cosa spinge un insegnante a diventarlo?

Spesso un insegnante influencer mostra la sua giornata lavorativa (ovviamente senza mostrare i suoi alunni per ragioni di privacy), racconta gioie e dolori, avventure e disavventure della professione. Le difficoltà del rapporto con i genitori, il sempre crescente carico di burocrazia e impegni extrascolastici da assolvere, ma anche aneddoti, disegni, lettere, testimonianze della dolcezza e dell’affetto che solo i propri alunni possono dare.

Molti insegnanti condividono metodi, strategie, trucchi che anche gli altri colleghi possano conoscere e adottare nel loro lavoro. Gli insegnanti influencer possono mettere in mostra il loro talento creativo attraverso la creazione di contenuti multimediali accattivanti, come video educativi, podcast, blog o post sui social media.

Le risorse che gli insegnanti influencer condividono possono essere molto preziose, donare supporto al lavoro dei colleghi. Dai tutorial sui lavori creativi per le varie ricorrenze dell’anno, passando da schede e altro materiale stampabile, fino ad arrivare a vere e proprie metodologie per rinforzare l’apprendimento: tutto può essere utilissimo e arricchente.

Alcuni insegnanti influencer monetizzano la loro presenza online attraverso partnership con marchi, sponsorizzazioni e altre opportunità di guadagno. Lo stipendio di un insegnante, si sa, non si può decisamente definire alto. Non è strano, quindi, che alcuni insegnanti cerchino opportunità di monetizzazione anche attraverso i social.

Molti insegnanti influencer si impegnano nell’attivismo nel campo dell’istruzione, prendendo a cuore cause legate alla formazione, all’equità educativa e ad altre questioni connesse al mondo dell’istruzione. Spesso si denuncia una scarsità di risorse materiali e umane destinate agli alunni con bisogni educativi speciali, si sottolinea la scarsità di materiale scolastico e la povertà delle strutture scolastiche, che non consentono uno svolgimento della didattica completo e positivo. Gli insegnanti sperano, con la propria voce, di far arrivare “in alto” le proprie richieste e le proprie denunce, per poter migliorare il contesto educativo in cui lavorano o, in generale, il sistema scolastico italiano.

Insomma, esistono community online per qualsiasi argomento, dalla moda agli animali, dall’allenamento, alle ricette, dal calcio agli hobby manuali: finalmente ora esiste anche una community di insegnanti!

Fatto in modo etico e responsabile, diventare un influencer può rappresentare un modo valido per ampliare l’impatto educativo al di là delle aule tradizionali.

È importante essere consapevoli che diventare un influencer comporta anche sfide e responsabilità, specialmente quando si è un educatore.

Alcuni nomi già affermati: Alessandro D’Avenia, Daniela Lucangeli, Maestra in Bluejeans, Alberto Pellai ed Enrico Galiano. Sono loro, i cinque professionisti da seguire sui social nel campo dell’education, della genitorialità, della psicologia e della pedagogia.

Fonte: Alessia Laura Bertinetto

E perchè non usare i social per un nobile scopo… finalmente? Certamente l’uso diverso di un mezzo così altrimenti conosciuto è già un “educare con l’esempio”. Mi immagino gli alunni a commentare ma tuttavia curiosi di mettere alla prova l’insegnante sullo stesso campo di “gioco”!

Perché sempre più insegnanti stanno diventando influencer (altuofianco.blog)

La buona notizia del venerdì: E’ italiano il primo art influencer – Laurin42 (laura-carpi.com)

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Cosa sarà…oh, cosa sarà…

Jimmy Lawlor - Tutt'Art@ (11)

cosa sara’
che fa crescere gli alberi la felicita’
che fa morire a vent’anni
anche se vivi fino a cento


cosa sara’

a far muovere il vento
a fermare un poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane
o un bacio non dato


oh cosa sara’

che ti svegli al mattino e sei serio
che ti fa morire ridendo di notte
all’ombra di un desiderio


oh cosa sara’

che ti spinge a domare una
donna bassina perduta
la bottiglia che ti ubriaca
anche se non l’hai bevuta

cosa sara’
che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto
dove giustizia non c’e’

cosa sara’
che ti spinge a comprare di
tutto anche se è di niente che hai bisogno

cosa sara’
che ti strappa dal sogno


oh cosa sara’
che ti fa uscire di tasca dei
no non ci sto ti getta nel mare
ti viene a salvare


oh cosa sara’
che dobbiamo cercare
che dobbiamo cercare

cosa sara’

che ci fa lasciare
la bicicletta sul muro
e camminare la sera con un amico
a parla del futuro


cosa sara’

questo strano coraggio
paura che ci prende
che ci porta a ascoltare
la notte che scende


oh cosa sara’

quell’uomo e il suo cuore benedetto
che e’ sceso dalle scarpe e dal letto
si e’ sentito solo
e’ come un uccello che in volo
e’ come un uccello che in volo
si ferma e guarda giu’

Lucio Dalla

http://youtu.be/UNlS7qfMDl4

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Perchè siam donne:Angela Ruiz Robles che ha inventato l’eBook nel 1949!

Angela Ruiz Robles è nata in Galizia nel 1895.

Insegnante e scrittrice appassionata, ha inventato uno strumento per la lettura dei libri che avrebbe potuto ampliare le conoscenze di studentesse, studenti e alleggerire, allo stesso tempo, le loro cartelle.

Lo chiamò “Enciclopedia Mecánica” e lo brevettò nel 1949.

Il congegno era dotato di tecnologia meccanica, elettrica e pneumatica. Aveva uno schermo di vetro a ingrandimento e una luce per poter essere letto al buio.

I bambini avrebbero potuto attivare diversi argomenti attraverso dei pulsanti e avere la possibilità di illuminare il testo, aumentare la dimensione del carattere, scriverci e disegnarci sopra.

Il dispositivo si apriva come un libro tradizionale, sul lato sinistro era posizionato un alfabeto automatico che permetteva di formare parole e frasi. Sul lato destro si trovavano gli argomenti disposti su bobine intercambiabili e indipendenti.

Era di piccole dimensioni, costruito con materiali leggeri e fornito di una valigetta che avrebbe permesso a uno studente di portarlo a scuola insieme alle bobine necessarie per le materie del giorno. Includeva inchiostri luminosi e una lente d’ingrandimento. Era interattivo, accessibile, pratico e logico e avrebbe potuto aiutare anche i bambini con difficoltà di apprendimento.

Lo scopo di Angela Ruiz Robles era semplice: “rendere più facile l’insegnamento, far ottenere la massima conoscenza con il minimo sforzo.

Il suo lavoro fu premiato e acclamato, ma, sfortunatamente, l’ “Enciclopedia Mecánica” non trovò i fondi necessari al suo sviluppo e oggi il suo prototipo è in mostra al Museo nazionale della scienza e della tecnlogia della città galiziana di La Coruña.

La studiosa è morta nel 1975 e la sua opera ha ottenuto solo un riconoscimento postumo.

Il 28 marzo 2016, giorno in cui avrebbe compiuto 121 anni, Google e ha dedicato un doodle.

Quarant’anni dopo la sua morte, il Consiglio comunale di Madrid ha approvato l’intitolazione di una strada cittadina per celebrare il suo contributo all’istruzione e all’innovazione.

La sua invenzione ha preceduto di quasi cinquant’anni quella dell’ eBook (libro elettronico), che ha avuto origine intorno alla fine degli anni novanta, in seguito all’affermazione dei siti di vendita on-line che iniziarono ad offrire, oltre alla versione cartacea, anche una trasposizione digitalizzata dei libri in uscita.

Per approfondire: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie”, Ledizioni, Milano 2023

Per curiosità: I brevetti in Italia.

In Italia oggi un inventrice su 7 è donna 8 e siamo sopra alla media europea) Con il 14,3 % di inventrici, l’Italia si posiziona al 16°posto in Europa, leggermente al di sopra della media degli altri paesi europei.

Le università italiane e gli altri istituti di ricerca pubblica mostrano una quota maggiore di donne inventrici rispetto alla media europea (28%) . E c’è il record della Sardegna!

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Così nasce un fiocco di neve…

I cristalli di ghiaccio che formano i fiocchi di neve sono tra le cose più incredibili da vedere al microscopio (qui trovate un’intera galleria fotografica al riguardo), ma ancor più affascinante è riuscire a vederli crescere. Non solo per la bellezza intrinseca ma anche per tutta la fisica e la chimica dietro questo processi.

Man mano che l’acqua ghiaccia, le molecole trovano nuovi modi per organizzarsi, cristallizzandosi in strutture esagonali dove ogni punto dell’esagono è un atomo di ossigeno ed ogni lato dell’esagono è un’atomo di idrogeno legato ad un atomo di ossigeno. Più molecole arrivano a legarsi, più la crescita delle strutture geometriche varia in base a sottili differenze di temperatura e condizioni esterne.

La tendenza dell’acqua ad espandersi (piuttosto che condensarsi come fanno molte altre sostanze) quando inizia a congelare è parte di quello che ci permette di ammirare questa struttura davvero incredibile.

(E’ anche causa di tante altre proprietà che rendono l’acqua una sostanza unica e assolutamente indispensabile per la vita).

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E’ basata su una classica figura geometrica, l’esagono.

Il Sigillo di Salomone, noto anche con il nome di “Esagramma” o Stella a sei punte” o, in alcuni casi, “Esalfa”, è un simbolo costituito da due triangoli equilateri intrecciati in maniera regolare tra di loro.

Sotto il profilo esoterico cristiano rappresenta le due nature di Cristo, quella divina e la umana. Secondo i pitagorici è il simbolo della bellezza e dell’unione nel matrimonio, inteso esotericamente, perfetto equilibrio delle forze opposte e dell’armonia del creato.

Il triangolo con il vertice verso il basso rappresenta i due elementi acqua e terra, questi elementi risultano legati in maniera indissolubile al mondo materiale, il loro principio li fa tendere verso il basso, verso la regressione.

Il triangolo con il vertice in alto rappresenta i due elementi spirituali, aria e fuoco, due elementi rappresentanti l’evoluzione dello spirito, basti pensare al fuoco inteso come “Spirito Santo” nel Cristianesimo o come fuoco purificatore in centinaia di altre culture.

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simbolo della Società teosofica

Dall’incrocio dei due triangoli si crea l’esagono centrale che rappresenta l’equilibrio perfetto, il cuore dell’uomo inteso come contenitore materiale dell’anima spirituale, qui ci si potrebbe ricollegare al significato esoterico del cuore che facilmente ci riporta al santo Graal.

Quando è presente un punto all’interno dell’esagono centrale, questo simboleggia l’unione di tutti gli elementi esistenti. probabilmente l’illuminazione.

L’esagono rappresenta l’Opera Compiuta, la creazione nei sei giorni completi.

Non a caso è la forma delle celle delle api e quindi al luogo di conservazione del nettare, che è la Coscienza/Saggezza/Sophia .

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« La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. »

(Galileo Galilei, Il Saggiatore, Cap. VI)

Fonti:

Link2Universe

http://universodelmistero.blogspot.it/2013/05/significato-esoterico-dellesagramma-o.html

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Perchè siam donne: Kuttiyamma impara a leggere a 104 anni!

Lei è Kuttiyamma.

Vive nel Kerala, in India. Abita in una casa fatta di paglia e di fango, condivide due stanze con genitori e undici fratelli.

Mamma e papà lavorano nei campi, Kuttiyamma cucina, lava e bada ai più piccoli. Nel pomeriggio i fratelli maggiori tornano da scuola e tracciano con il dito degli strani segni sulla terra. Lo chiamano alfabeto. Kuttiyamma è incantata.

Insegnatelo anche a me! I genitori scuotono la testa. L’istruzione non è per le femmine.

Cresce, ha 16 anni. Conosce un ragazzo, si chiama Konthi e ha un piccolo negozio di medicinali. Kuttiyamma lo sposa, mette al mondo cinque figli, vive di cucina e lavori domestici. Gli anni passano. I suoi ragazzi lasciano il nido, la casa si riempie di nipoti.

Kuttiyamma li osserva mentre fanno i compiti. Nonnina come si scrive questo? Mi leggi questa storia? Kuttiyamma si fa piccina, inventa scuse per allontanarsi. Si vergogna da morire.

Quando nessuno la vede, prende i libri, e accarezza con le dita quei segni misteriosi.

È il 2020, Kuttiyamma ha 103 anni.

Una vicina bussa alla porta, la trova china sui quaderni, intenta ad annusare e toccare le pagine. Kuttiyamma arrossisce. Perdonatemi, non so scrivere neanche il mio nome, ma sono molto curiosa. La vicina sorride. Signora, non c’è da scusarsi, se vuole posso aiutarla, sono un’insegnante.

Kuttiyamma si illumina. La sera si fa trovare con quaderni, matite temperate, e un sorriso infinito. Si esercita per ore con l’alfabeto. Alla luce dell’alba sul foglio brillano le lettere del suo nome.

Kuttiyamma piange di gioia.

Mese dopo mese, compone le prime frasi, scrive i numeri, studia, si diverte, a fine anno passa l’esame di alfabetizzazione con ottimi voti.

Kuttiyamma chiama a raccolta i nipoti, si schiarisce la voce piena di orgoglio.” Bambini, ora la nonna vi legge una bella storia.

Oggi Kuttiyamma ha 104 anni, lava, cucina, studia inglese, punta al diploma. La vista è calata, l’udito fa le bizze, ma in quanto a volontà non la batte nessuno.

Fonte:

(20) Facebook

Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società.

Rita Levi Montalcini

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Festeggiare due volte Natale? Eppure in molti paesi si fa!

Bielorussia, Eritrea, Libano e Moldavia sono i paesi del mondo che celebrano tradizionalmente il Natale il 7 gennaio!

Pur riconoscendo il 25 dicembre come festa ufficiale!

Il motivo della differenza nelle date – che separa con una certa precisione cattolici e protestanti da un lato e cristiani orientali e ortodossi dall’altro – risale a Giulio Cesare e ha a che fare con una differenza di calendario: i cattolici e i protestanti usano quello Gregoriano, gli ortodossi quello Giuliano.

Quando papa Gregorio XIII impose il calendario che usiamo ancora oggi, il calendario gregoriano, i paesi ortodossi rimasero i soli a seguire il calendario giuliano: avevano molti meno rapporti con i paesi che avevano adottato la riforma e, a causa dello scisma tra la chiesa orientale e quella cattolica, non accettarono di compiere i loro riti sulla base di un calendario introdotto proprio dal Papa, di cui non volevano riconoscere la supremazia.

A Oriente si mantenne dunque il vecchio calendario. Il calendario gregoriano venne introdotto in Russia soltanto in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre, nel 1917.

Numerose chiese ortodosse, in particolare quelle più legate al patriarcato di Mosca, come quella ucraina, georgiana e bulgara, non accettarono comunque mai il calendario del Papa di Roma, quindi continuarono a festeggiare il Natale 13 giorni dopo la data gregoriana, cioè il 7 gennaio .

Alcuni di questi paesi affiancarono però alla celebrazione del 7 gennaio anche quella del 25 dicembre: la Moldavia scelse di aggiungere il 25 dicembre nel 2013, come parte di una strategia di avvicinamento all’Unione Europea. L’Ucraina, che è un paese a maggioranza ortodossa, ha fatto la scelta di duplicare il Natale per gli stessi motivi della Moldavia: avvicinarsi all’Europa e allontanarsi da Mosca.

A differenza dalla chiesa cattolica di Roma, nei paesi ortodossi non esiste il presepe come il simbolo della nascita di Cristo.

Addobbare l’albero di Natale è invece una tradizione comune. Ovviamente cambia un pò anche il tipo di addobbi  natalizi che nelle case ortodosse sono  ghirlande  dove i soggetti principali sono i pesci e le pecore.

Prima del grande giorno, i fedeli osservano una quaresima di 40 giorni in cui mangiano solo cibi magri, niente carne, latticini e simili. La vigilia è il giorno del rigore: digiuno fino a mezzanotte e tante preghiere.

La canonica cena del Natale ortodosso non è ricca: vengono consumati solo uno o due piatti che ricordano ai commensali il sacro evento. La cena passa in un silenzio solenne, e la festa comincia dopo la messa notturna. A tavola si raduna tutta la famiglia, mentre il giorno di Natale (7 gennaio) vengono gli ospiti.

Anticamente, i giovani si riversavano fuori mascherati e, girando per le strade, facevano gli scherzi e chiedevano il cibo e da bere nelle case.

Diventa così molto interessante, nella tradizione iconografica del Natale Ortodosso, e alla luce del concetto di Epifania,  la presenza di dipinti in cui il bambino esposto il 7 gennaio è deposto in una piccola culla a forma di bara completamente fasciato, a voler simboleggiare il senso ciclico di ininterrotta morte e rinascita.  

Così nei primi secoli i cristiani commemoravano tre eventi insieme: il Natale, la Manifestazione ai Re Magi e il Battesimo di Gesù.

A causa degli impegni di lavoro, gli immigrati, spesso, non possono rispettare rigorosamente la tradizione. Le parrocchie ortodosse all’estero si adeguano alle circostanze. In 116 città italiane sono stati creati i centri pastorali ortodossi di cui i più grandi sono quelli di Roma, Bologna, Brescia, Napoli, Caserta, Milano, Reggio-Emilia e Venezia.

http://tuttoggi.info/oggi-si-festeggia-il-natale-ortodosso/313989/

http://www.ilpost.it/2017/12/18/ucraina-due-volte-natale/

per saperne di più:https://lauracarpi.wordpress.com/wp-admin/edit.php?s=cleopatra+e+il+mese+di+luglio&post_status=all&post_type=post&action=-1&m=0&cat=0&paged=1&action2=-1

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La buona notizia del venerdì: è il primo venerdì del 2024!

venerdì 5 gennaio

Eh già !

E tutti chiedono a tutti di tutto! Già sento il clamore!

Chi previsioni astrologiche, chi fa proclami, chi liste di propositi, chi gesti scaramantici , chi schemi di comportamento, chi promesse, chi cose da non fare mai più, chi cose da fare assolutamente, chi spera, chi crede che è possibile, chi ce la posso fare, chi il futuro sarà luminoso…

Ciaff!  Acquario, che si è proclamato protagonista dei prossimi anni a venire, getta una secchiata amorevole di tranquillità su tutta la folla tumultuosa che si agita nel mondo intero!

Di certo è che oggi è il 5 gennaio 2024 e che è venerdì !

Venerdì è il giorno dedicato al pianeta Venere!

Venere rappresenta la forza dell’amore universale, l’intelligenza del cuore, l’impulso primordiale che unisce gli esseri quando si riconoscono simili.

E’ l’affetto e la purezza, l’amore passionale, l’energia, l’entusiasmo per i nostri obbiettivi.

E’ l’Armonia, l’intesa , la pace, l’aiuto reciproco, la percezione dell’altro da noi.

Venere ti stimola ad amare, ad aprirti all’amore che sei e a condividerlo con il resto della manifestazione tutta.

Ti invita ad amare la vita in ogni sua forma. Ad accogliere ogni emozione senza respingerla.

Ti suggerisce di essere amorevole con te e soprattutto di trovare la sicurezza di essere sempre te, in piena libertà di esprimerti con te e con gli altri in ogni relazione.

Hai imparato a fare spazio all’amore, nelle piccole e nelle grandi cose.

Venere ti stimola, soprattutto in momenti di difficoltà, a vedere sempre la bellezza che ti circonda e a trovarla in ogni tua espressione.

Venere è la Signora delle Arti, soprattutto della Musica, della Creatività, della Scienza e Conoscenza, e della Bellezza di forme e colori presenti nella natura della quale sei parte integrata.

La Bellezza è un abitudine di pensiero. Per riconoscere la Bellezza è necessaria la Conoscenza . La Conoscenza è il diritto allo studio Per tutti.

La Conoscenza genera Coscienza di sé e del mondo tutto intorno. Forma individui consapevoli dei valori di tutta l’umanità e fa crescere la responsabilità della realtà condivisa.

E non ti sembra una Coincidenza che oggi sia il venerdì del Pianeta Venere?

Proprio il primo venerdì del nuovo anno?

Non ci sono ricette o previsioni certe. Ora puoi sbizzarrirti che nel tuo profondo sai cosa farai .

Ora il nuovo ti spaventa …ma forse hai solo abbandonato stereotipati modi di essere, di credenze e di mode obbligate per farti accettare : la scelta è essere sempre se stessi !

Ora non cresce forse la tua curiosità di provare il cambiamento che senti in te ? Che certo hai maturato saggezza da ogni tua esperienza.

Non senti rinascere l’entusiasmo degli inizi ?

E già immaginare davanti a te un nuovo percorso? che può essere anche un arricchimento di quello dove ti trovi ora! Perchè no!

Aggiungi i colori dell’arcobaleno, le note della tua musica preferita e l’emozione di un cielo blu!

Il 2024 ti aspetta! E ti sorprenderà!

Sai che in numerologia la somma di questi numeri è 8, il simbolo dell’infinito!

E quando ci credi ogni tuo sogno diventa realtà!

Love Laurin

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Significato dell’Epifania

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Epifania ἐπιφάνεια, epifanèia significa manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina, ma come festa è precedente al cristianesimo .

Epifani sono, nella cultura greca, le divinità che appaiono agli uomini, come Zeus, Atena, Ermete.
L’epifania cristiana non s’ispira al loro culto pagano, poiché si tratta di una celebrazione della manifestazione pubblica di Gesù al mondo, non a partire da una rivelazione esterna all’umanità o sotto gli aspetti dell’umanità, come nella mitologia greca, ma nella nascita di un bambino nel popolo ebreo e che è il suo messia, e l’incontro col mondo pagano, simbolizzato dai Re Magi del vangelo.
La festa si chiama anche “Teofania”, che significa “manifestazione di Dio”.

L’uso di Epifania come festa cristiana appare non prima del III secolo e da subito diventa una celebrazione confusa: alcuni festeggiano la nascita vera e propria di Gesù, in quanto le natività di Luca e di Matteo non erano ancora state redatte e dunque la storia di Gesù partiva dal suo battesimo nel Giordano, altri collegarono la data al primo miracolo di Gesù, e quindi sempre ad una sua manifestazione come divinità, ed infine subentrate le natività, l’adorazione da parte dei Re Magi che ha il significato di manifestazione di Gesù ai pagani.

Questa confusione della festa perdura anche oggi, in quanto i Cristiani orientali associano all’Epifania il suo significato più originale, ovvero il battesimo di Gesù nel Giordano, mentre i cristiani occidentali ormai associano la data alla sola venuta dei Magi.

Nella cultura occidentale vengono addirittura attribuiti ai Magi i nomi di Melchiorre, Gasparre e Baldassare e vengono, ovviamente, identificati nel numero di 3, anche se il Vangelo di Matteo non specifica affatto quanti essi fossero. Il numero 3, oltre ad avere tutti i suoi significati esoterici, fu scelto per via dei doni che i Magi portarono, ovvero “oro, incenso e mirra”.

Non possiamo sapere con certezza chi introdusse la figura dei Re Magi e chi decise i loro nomi, fatto sta che a seconda della zona dove ci spostiamo la comunità cristiana che troviamo li identifica in tre personaggi e gli da tre nomi secondo la propria cultura, ad esempio Hor, Basanater e Karsudan per la Chiesa Cattolica Etiope oppure Larvandad, Hormisdas e Gushnasaphper la Comunità Cristiana della Siria.

Nelle chiese ortodosse, invece, la data è direttamente associata alla nascita biologica di Gesù, facendo diventare il 6 gennaio una sorta di Natale.

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Il verbo greco φαίνω (faïnò), (col senso di ” manifestarsi, apparire, brillare”), riemerge nel nome FANES ( phos= luce; phane= torcia), divinità dei seguaci dell’orfismo, che onoravano in lei la fase ultima dell’evoluzione della vita, dunque un nuovo tempo di redenzione, di apocalisse (apo: sopra, calypso: il velo= al di là del velo).

L’immagine qui sopra di Fanes, rappresenta un uomo posto al centro dello cerchio zodiacale inquadrato da quattro teste (le quattro direzioni dello spazio); tiene nella mano sinistra lo scettro del potere, nella destra il folgore; porta ali d’oro. Pone i piedi biforcuti sulla meta dell’uovo cosmico che esala fiamme, l’altra meta, sempre con fiamme , è posta sulla testa del Dio; suo corpo è avvolto dal serpente cosmico di cui si vede la testa sulla parte superiore dell’uovo.

L’Uomo è un composto in perpetuo divenire delle dodici energie primordiali ( rappresentate dalle forze zodiacali), nelle quali si è scissa l’Energia UNA, rappresentata dalla rottura dell’uovo celeste. Lo scopo supremo dell’esistenza dell’uomo nello spazio, nel tempo e nella materia è il suo ritorno alla sua origine immortale facendo coscientemente la sintesi di queste energie dissociate, attraverso un lavoro d’introspezione, di osservazione di Sé stesso e di attività interiore.

Fanes il raggiante è l’intelligenza e la luce divina che si manifestano nell’uomo, è l’Epifania divina nell’umanità, l’uomo vittorioso che finalmente vive come anima cristica, la coscienza risvegliata, l’Adam Kadmon.

Se abbiamo capito il senso del Natale, come presa di coscienza di essere anche noi una particella divina, di esser creato all’ immagine di Dio, sapremo con questa rivelazione trovare la forza, il coraggio, la determinazione per finalmente manifestare – epifania- questa nostra natura, nella nostra vita quotidiana ?

Nessun organizzazione esterna, nessun guru, nessuna legge umana potrà salvare lo Spirito umano dalla sua totale immersione nel materialismo, se la coscienza continua ad ignorare sé-stessa, rimanendo preda delle forze infra-razionali che l’asservono psicologicamente, fisicamente e socialmente.

L’inizio di questa nuova Era- con l’anno simbolico 2012- segnala un giro di boa decisivo nella nostra storia.

Ed è ora che tutta l’umanità è confrontata con la sfinge antica, dal corpo leonino, dalle ali dell’aquila scorpionica, dal busto umano: la sua voce risuona sempre più potente ed imperiosa, esigendo la soluzione dell’Enigma dell’uomo: se questo saprà o no, trovare la risposta giusta, iscritta nel cerchio zodiacale, entrerà nella via del suo glorioso avvenire, oppure sarà divorato.

E la Befana? 

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Il personaggio della Befana e la sua festa nasce e si evolve dai culti atavici della Dea Madre e dai riti e miti legati all’agricoltura e alla fertilità.

In diverse ere e culture i giorni che vanno dal Natale al 6 Gennaio venivano festeggiati perché legati alla fine del solstizio d’inverno. In popoli la cui sussistenza era legata all’abbondanza dei raccolti e ai frutti della terra, la fine dell’inverno e la rinascita del sole erano un’occasione troppo importante per non venire considerata “sacra”.

Nel grande nord, dove l’inverno è particolarmente freddo e buio si narra che Odino,in questi giorni in cui il sole riprende vigore e le giornate cominciano ad allungarsi, percorresse l’arco del cielo portando doni ai comuni mortali.

Nell’antica Grecia era la dea Hera a percorrere il cielo portando doni e abbondanza durante i dodici giorni solstiziali.

In Egitto il 6 Gennaio si festeggiava la nascita del dio Eone con una processione sulle sponde del Nilo. Statuette raffiguranti Epona, la dea amazzone, venivano poste dai celti in piccole edicole nelle stalle con il compito di proteggere gli animali e di favorire l’abbondanza dei raccolti e la fertilità della terra.

Nella tradizione rurale italiana la Befana è venuta ad incarnare la figura pagana di Madre Natura nei giorni in cui si celebra la morte e la rinascita della natura.

La dodicesima notte dopo il Natale, Madre Natura, stanca per aver dato agli uomini cibo e doni della terra per dodici mesi, prende le sembianze di una vecchia strega per farsi bruciare come un ramo secco e far sì che dalle ceneri possa nascere una nuova madre Natura, giovane e piena di forze per donare la vita alla terra per altri dodici mesi. 

Prima di partire però la vecchia passa a distribuire a tutti i semi che sarebbero nati l’anno successivo. Per questo in molte parti d’Italia si eseguono diversi riti purificatori in cui si scaccia il male e la cattiva sorte facendo un gran rumore percuotendo dei pentoloni o si accendono dei grandi falò in cui spesso viene bruciato un fantoccio dalle sembianze di vecchia strega.

Poiché la Befana è l’immagine della Madre Terra, colei che presiede a tutto ciò che si rinnova e dispensatrice di doni e frutti, alla terra sono legati i regali che nella tradizione elargisce ai bambini: fichi secchi, noci, castagne, mele diventati ai giorni nostri tanti dolciumi industriali.

Con il trascorrere dei secoli la Befana perde la propria connotazione benigna di Madre Natura e, sotto la spinta del cristianesimo, comincia ad essere considerata una sorta di strega.  Nel Medioevo, periodo a tinte fosche in cui forti sono le credenze e le paure popolari, la componente magica e demoniaca trasforma una divinità della fertilità in una vecchia malvagia e dissoluta legata a satana.

Il mito legato al periodo romano di Diana, dea notturna e dell’abbondanza che, in compagnia di altre donne, sorvolava i campi appena seminati per renderli fertili, decade sino a trasformare queste donne in malvagie streghe brutte e sdentate, dai capelli arruffati a dagli abiti cenciosi, aprendo così la strada all’iconografia della Befana giunta sino ai giorni nostri.

La chiesa cristiana che condannò questi rituali di fertilità pagani come demoniaci e la fantasia popolare, portarono alla credenza che queste streghe fossero solite solcare il cielo a cavallo di una scopa nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio per compiere i loro sortilegi.

Poiché una dea buona e generosa non può trasformarsi improvvisamente in una strega assolutamente malvagia, nella credenza popolare questi due aspetti continuarono a convivere.
La Befana divenne quindi una vecchia signora capace di portare in sé sia il bene che il male.
Gentile e benevola come dea della terra e della fertilità si sa dimostrare cattiva e spietata con chi non rispetta le regole.

Sino alla fine del ‘500 comunque la Befana non è ancora una persona sola, che viene incarnata da queste donne/streghe, ma soprattutto è una festa.
Una festa in cui si accendono fuochi e si suona e si balla per esorcizzare l’inverno con le sue paure (la faccia demoniaca della Befana) e si festeggia l’arrivo di una nuova stagione, si spera, ricca di messi e di doni (la faccia buona della befana).
Sino alla fine del ‘600 esiste la credenza che le Befane siano due, una buona ed una cattiva.
Con il passare degli anni le due diventano una, buona e cattiva al tempo stesso, ma rimane sempre una splendida occasione per fare festa.
Una festa a cui partecipano tutte le classi sociali senza distinzioni tra nobili e plebei.

Da questo periodo in avanti la Befana diventa sempre di più la figura fantastica e folcloristica che è arrivata sino ai giorni nostri.
Una vecchia spaventosa nell’aspetto ma buona nell’animo che viene a portare doni per i bimbi buoni e carbone per chi si è comportato male.

Fonte: http://www.kurokumoryu.wordpress.com
http://biblia.wordpress.com
http://masseria.over-blog.com