ORACOLO DEL SINCRONARIO DELLE 13 LUNE DEL 13.01.2017
E si conclude l’Onda Incantata dello Specchio Bianco.
E si conclude con il Cane Bianco Cosmico.
Il Riflesso di Ciò che non ha mai Fine (Specchio Bianco) è diventato Amore Universale(Cane Bianco). L’immagine di sé ha rimandato indietro tutto ciò che è, e tutto ciò che è, alla fine della strada, è amore, perché altrimenti tutto questo non esisterebbe, il nostro mondo non avrebbe preso una forma e noi non saremmo qui a preoccuparci di trovare il bandolo della nostra personale matassa.
Il bandolo della matassa, in definitiva, è la quantità di amore che riusciamo a vivere nonostante tutto.
Amore Incondizionatoè sentire il cuore carico nonostante tutto. Il segreto della felicità è essere felici a prescindere, e questo accade quando decidiamo che noi siamo la persona più importante al mondo e cominciamo a dimostrarcelo respirando la vita a pieni polmoni, anche se siamo stati male, ci siamo traditi, ci siamo boicottati, abbiamo nuotato controcorrente. Tutto questo è stato l’insieme delle esperienze che dovevamo aiutarci a sperimentare l’Amore, nella sua mancanza e nella sua presenza, come sempre accade a chi scende su questo piano di esistenza. Siamo venuti qui per questo. La nostra vita è un grande esperimento d’amore, nonostante tutto.
Ma se in questo preciso istante chiudessimo gli occhi con una mano sul cuore (per ricordarsi dove si trova la porta d’ingresso verso l’Infinito), e cominciassimo a respirare attraverso tutto il corpo, quali colori avrebbe la nostra Eternità? Quali panorami ci offrirebbe? Quali sensazioni fisiche?
L’Infinito noi umani lo percepiamo attraverso il corpo, che si espande con noi, con la coscienza, ci accompagna nei viaggi e ci ancora a terra.
Noi siamo tutti Portali dimensionali. Il Cuore è il cancello d’entrata e di uscita. Può far la differenza nella relazione con noi stessi percepire questa vastità, questa eternità implicita?
Se da sempre ci dicono che siamo fatti a somiglianza del Divino, cosa mai vorrà dire? Che siamo i custodi di una particella d’Infinito che riproduce se stessa in un moto perpetuo grazie all’emanazione dalla Fonte d’Amore che è in continua espansione.
Oggi si conclude l’Onda dello Specchio Bianco, il Potere della Meditazione.
Domani inizia l’Onda Incantata della Scimmia Blu, il Potere della Magia.
Da domani l’energia ci stimola a portare nella vita le consapevolezze prese davanti allo Specchio per renderle reali e cambiare la nostra esistenza, se così sentiamo dal profondo.
In lak’ech
Stefania Gyan Salila
ACQUARIO (5 gennaio e dal 20 gennaio al 18 febbraio): CONOSCENZA
Un’energia importante in questo periodo che ci invita all’ascolto delle nostre particolarità, per quanto esse possano apparire folli.
L’acquario porta l’attenzione su:
SPIRITO VISIONARIO
ARTE
ANTICONFORMISMO
LIBERTA’
FANTASIA
CONDIVISIONE
Come dice SIMON & the STARS
“E’ il nostro spirito visionario, la capacità di intercettare idee che precorrono i tempi e di portarle “a terra”. Non solo: sempre a questo Archetipo corrisponde il bisogno di condividere e di far circolare le idee.
L’Aria dell’Acquario è l‘ARIA CHE UNISCE, e proprio per questo l’Acquario non solo vuole capire, ma anche e soprattutto FAR CAPIREagli altri, far appassionare gli altri alle stesse cose che lo appassionano, stimolare ed appagare la loro curiosità. L’idea di condividere infiamma il suo desiderio di ricerca e di comprensione.
scomporre e ricomporre la materia sulla base di un’intuizione di ordine superiore che viene tradotta in sistema, regola, teorema per poter essere applicata o scartata”
“Voi siete miei amici
Accolgo ciò che entra nella mia vita.
Lascio le porte aperte all’abbondanza e ti regalo sorrisi.
Ogni fardello è diventato farfalla”
Quando libero le mie ali, si muovono i mondi. Perciò mi spaventa tanto volare e permettermi di farlo. So che non sarebbe più nulla come prima. Ma in fondo, quale istante è uguale ad un altro?
Se temi il cambiamento temi anche la vita.
Dalla pienezza dell’Anima, come l’hai avvertita qualche volta, sai che puoi farlo. Sai che tutto ritorna alla fonte e che nulla davvero si perde.
Di cosa hai paura se ti lasci andare?
Tutto è un Gioco, allora azzarda la mossa perché sai che ogni cosa accada, potrai sempre ricominciare dal Via, senza timore.
Le dodici notti sante sono importanti per la vita e il destino di tutto l’anno.
Possono piantare un seme di buona volontà.
Quello che abbiamo conosciuto e accettato nelle dodici notti sante, dovremmo portarlo nella vita e spiritualizzare così la materia e l’anima.
Sono parecchi mesi che tra le 2 e le 3 di notte mi sveglio indipendentemente dall’ora in cui sono andata a dormire; dopo aver guardato l’ora, a volte mi riaddormento e a volte rimango in ascolto per percepire qualcosa che penso dovrei sentire, altrimenti perchè mi sono svegliata? Parlando con altre persone, sembra che il fenomeno sia dilagante e che addirittura alcuni lo vivono da anni. Cercando una risposta ho trovato questo articolo di Giuliana Conforto che pur trattando un argomento di geopolitica ne fa cenno e avendo rispetto per l’autrice non mi sento di togliere parti dell’articolo, però la spiegazione è senz’altro interessante! Patrizia di Visione Alchemica
“Sono cittadino del mondo, figlio del Padre Sole e della Madre Terra” diceva Giordano Bruno con quella sintesi geniale che tanti riconosciamo come profonda verità.
Che cos’è ilmondo? Se siamo sinceri e onesti, riconosciamo che del mondo abbiamo tante diverse immagini che non collimano affatto tra loro.
Una visione comune è quella geopolitica.
Alla fine di agosto, a Teheran, c’è stato il Summit di 120 paesi non allineati che rigettano l’ingerenza di quelli allineati (i 70 restanti tra cui l’Italia dei 190 partecipi all’ONU). La loro proposta è una riforma dell’ONU. Iniziativa interessante che i media locali non hanno diffuso. Riconosciute le guerre senza fine, visti il dolore e i costi che ricadono sulle spalle dei popoli e gli effetti deleteri delle truppe ONU, una sua riforma è senza dubbio auspicabile.
Ma… è sufficiente per avere la pace? Io credo proprio di no. Trovo giusto rifiutare l’ingerenza, anzi la prepotenza di USA, Europa e Israele in Medio Oriente, ma considero ingenuo sperare nei governi non allineati, in particolare, quelli islamici. Se vogliamo la pace, è urgente discernere tra popoli e stati, riconoscere l’artificialità di quei confini che devono essere “difesi” con le armi.
I popoli non hanno confini e non hanno bisogno di protezione “contro” gli altri popoli.
I popoli non vogliono la guerra..
I popoli vogliono vivere bene, con dignità e prosperità.
Che cosa serve per avere in un mondo giusto e saggio, senza confini ed eserciti? Serve la coscienza che siamo cittadini del mondo, che abbiamo tutti gli stessi bisogni primari e abbiamo anche quelli secondari che non sono affatto superflui: vogliamo essere liberi tutti, donne e uomini, esprimere la nostra creatività, coltivare l’amicizia e il rispetto, condividere gli eventi insieme, godere della natura, usare tecnologie non invasive e davvero utili a facilitare l’esistenza e, perché no, anche eliminare l’uso sconsiderato dei farmaci.
Sapete che significa tutto questo in termini di energia, oltre che di felicità? Significa che le risorse sono abbondanti e che il problema energetico non esiste affatto, è inventato da chi coltiva la sindrome della scarsità. I massimi consumi di energia provengono, infatti, dalle industrie belliche e da quelle farmaceutiche. Solo mantenere un aereo militare in volo è un costo enorme in termini di carburante, di personale addestrato e delle intelligenze che lo hanno progettato. Riconvertire gli eserciti per ricostituire l’ambiente, incanalare le acque, risanare la rete idrica ecc. aiutare i popoli in difficoltà è possibile. Perché tutti lo considerano impossibile? Perché identificano il mondo con la storia che ci raccontano, credono all’abisso temporale tra uomo e universo.
Prima il Big Bang, la nascita dell’universo in pochi minuti, 13,7 miliardi di anni fa, poi quella del sistema solare in pochi giorni, 4,7 miliardi di anni fa, e poi, circa due miliardi di anni fa, l’arrivo di quell’entità misteriosa – la Vita – che popola solo la terra, evolve attraverso le sue stesse catastrofi e arriva fino all’Homo Sapiens. Ed eccoci qua. Siamo davvero sapienti? No, siamo credenti alle frottole che ci raccontano, ignoranti come cucuzze, anzi peggio, alcune zucche sono buone.
Il tempoè il grande bluff di un mondo che non conosce se stesso.
“Ci sono infiniti mondi intelligenti” scriveva Giordano Bruno.
Poco dopo Galileo Galilei punta il telescopio al cielo e, da allora, lo spazio appare vuoto, popolato da stelle e pianeti, molto distanti tra loro, e tutti rigorosamente privi di Vita. Ho scritto e riscritto che la Vita è una Forza universale e qui non lo ripeterò. Rimane il problema: perché non vediamo mondi intelligenti? Perché usiamo strumenti che non ci consentono di vederli e non usiamo, invece, la porzione più cospicua del nostro cervello – la materia bianca – in comunione naturale con la Forza. È questa comunione la coscienza che non va confusa con la consapevolezza, né con le canalizzazioni di entità che stanno diffondendo il panico della catastrofe.
Questa ci sarà, anzi è già in atto, ma nel significato originario del termine greco – katastrofé – che significa rovesciamento, rinnovamento e riguarda solo una piccola porzione del nostro cervello: è la nostra mente intorpidita – la materia grigia – che confonde quello che vede, cioè quasi niente, per realtà. Le immagini possono non coincidere con i corpi reali tanto più se la Terra è immersa in una grande sala di specchi come è ormai provato dalle osservazioni in microonde. Con tanti specchi che riflettono infinite immagini di un stesso corpo, possiamo capire che non solo il tempo, ma anche la spazio è un bluff, un’illusione ottica.
Oggi ci sono novità che pochi diffondono, perché tutti credono che l’astrofisica osservi lo spazio. Non è così: osserva il campo elettromagnetico e solo una metà, quella che proviene dal passato. Non osserva l’altra metà, quella proveniente dal futuro che, secondo le stesse leggi fisiche deve già esistere. Le sonde della NASA, THEMIS, hanno riconosciuto che congiunti agli “earthquake” (terremoti) ci sono gli “spacequake” (tremori del campo magnetico) che si ripercuotono sulla Terra rivolta al lato opposto al sole, cioè verso le due, le tre di notte, come si può vedere in questo breve filmato.
Molti, infatti, si svegliano alle tre di notte, così provando che non c’è divisione tra cielo e terra e che il mondo reale è l’unione di entrambi ed è anche quella tra passato e futuro che è qui, nascosto dalla cecità dell’astronomia e… popolato di astronavi.
Domani 21 settembre ci dovrebbe essere l’incontro della Keshe Foundation, che propone tecnologie straordinarie, con i rappresentanti di governo. Che cosa mi aspetto da questo evento? Niente di speciale. È importante sapere che queste tecnologie esistono, sono valide e sono trasmesse da quei cittadini del mondo che già viaggiano sulle astronavi. Credere che la tecnologia ci salverà è un’altra pia illusione, secondo me.
Noi, cittadini del mondo che siamo sulla superficie terrestre, ci salveremo da soli, usando tutto il nostro cervello, prendendo coscienza che finora non abbiamo visto la realtà, ma solo creduto a una scienza, l’astronomia copernicana, che ha dipinto un film in 3D, inchiodandoci all’idea falsa che solo il passato sia reale. Pochi? Si, pochi, ma utili a tutti. Il cambio è compiuto dalla, Vita, la Forza dolce e imponente che non ha certo bisogno della “massa critica”, come si sente dire in giro. Il compito dei pochi coscienti sarà quello di aiutare il prossimo e se stessi a comprendere che il cambio è una catastrofe percettiva e non è affatto la fine del mondo, anzi, al contrario è la rivelazione del sole cristallino e dell’inganno mostruoso che ha dominato le menti umane, è l’inizio di una nuova era in cui tutti i cittadini del mondo, in cielo e in terra, si riuniranno.
Il fiore di ciliegio è l’immagine di un’idea di bellezza perfetta ma effimera, perchè un colpo di vento è sufficiente a distruggerla.
Metafora fin troppo accattivante per il guerriero, che facilmente vi scorgeva il riflesso della vacuità della propria esistenza… ed anche l’inconsistenza dei risultati conseguiti lungo il faticoso percorso di formazione nelle arti di combattimento, quella perfetta combinazione di precisione, efficacia ed eleganza che tuttavia, in ogni momento, un occasionale colpo di spada poteva vanificare. Per chi considerava la morte in battaglia l’unica via possibile per “chiudere” la propria esistenza terrena, una tale visione della vita non era tragica ma “naturale” .
Adottato allora come emblema della classe dei Samurai, il fiore di ciliegio ha mantenuto nel tempo il suo fascino magico ed è ormai assunto a scontata costante dell’iconografia delle arti marziali attualmente praticate. Un antico verso, ancora oggi ricordato, suona così:
hana wa sakuragi,
hito wa bushi
ovvero:
tra i fiori il ciliegio,
tra gli uomini il guerriero
Ma il “guerriero” alloggiava forse solo fra gli uomini giapponesi? Certamente no! Nel Giappone Antico, attraversato dagli scontri armati e dalle lotte di potere, per trovare un “guerriero” si poteva benissimo cercare oltre il genere maschile.
Nel primo periodo feudale, infatti, le donne dei Samurai, erano costrette a passare lunghi periodi contando sulle sole proprie forze, condizione che rese il loro ruolo e la loro presenza fondamentali per tutto ciò che riguardava la sopravvivenza della famiglia.
Esse arrivarono ad assumersi gran parte della gestione finanziaria ed economica delle proprie case e la loro opinione su tutto ciò che riguardava il benessere della famiglia era tenuta in altissima considerazione. La loro stessa educazione prevedeva poi un allenamento costante nelle arti marziali.
L’arma prediletta, nel cui uso le donne dei clan eccellevano, era la “naginata”, micidiale combinazione di un’affilata lama montata su di un lungo e robusto bastone. Grazie all’estrema versatilità di quest’arma, una donna coinvolta in un combattimento contro corpulenti aggressori, riusciva comunque a compensare il divario fra la propria prestanza fisica e quella dei suoi avversari.
Donne quindi che sapevano adattarsi ai tempi e che arrivavano anche a seguire i propri uomini in battaglia combattendo al loro fianco fino alla fine. In uno scenario come questo, popolato da donne chiamate a difendere le loro famiglie da possibili aggressioni o impegnate sui campi di battaglia accanto ai loro uomini, prese inevitabilmente forma la figura della donna guerriero, che impugnata la naginata ed armata di tutto punto sapeva diventare fiera testimone dei valori del Bushido: lealtà, onore, coraggio.
La più famosa fra le eroine che popolano l’immaginario popolare nipponico è senza dubbio Tomoe Gozen (1161-1184), le cui vicende ci provengono dalle numerose novelle e leggende a lei dedicate, nonchè dall’opera “Heike Monogatari” , poema epico che risale al periodo dello Shogunato Kamakura e che raccoglie il ciclo di cronache belliche della guerra tra i Minamoto e i Taira.
Legata al generale Minamoto Yoshinaka, sua concubina o sposa, Tomoe Gozen ebbe un ruolo di certo non marginale durante la guerra dei Genpei (1180-1185), grazie alle sue straordinarie doti marziali, al suo lignaggio e al suo impetuoso coraggio di guerriera.
Nell’opera “Heike Monogatari”, ella viene descritta come una donna particolarmente bella, con la pelle bianca, lunghi capelli e tratti affascinanti. Ma anche la sua abilità marziale veniva ampiamente elogiata: arciere formidabile ed abile spadaccina, guerriero di valore, pronta a confrontarsi con demoni e dei, a cavallo o a piedi, in grado di cavalcare destrieri indomabili dalle splendide criniere lungo ripidi pendii. Ovunque la battaglia fosse imminente, il generale Minamoto Yoshinaka la mandava in avanscoperta come suo primo capitano, equipaggiata con una pesante armatura, una gigantesca spada ed un grande arco. E non c’era altro guerriero che compisse più atti di coraggio di lei. Popolarissima quindi presso le truppe, si dice fosse capace da sola di fronteggiare migliaia di nemici.
L’iconografia la vuole a cavallo, vestita di una massiccio Yoroi (armatura giapponese) ed armata di tutto punto, spada, naginataed arco. Così si era presentata sul campo della battaglia di Awazu (21 Febbraio 1184), decisa a sostenere il suo amato a tutti i costi in quella battaglia ormai persa, per dargli il tempo necessario a commettere seppuku.
Così Tomoe Gozen si scagliò contro l’armata di Yoshitsune Minamoto, cugino-rivale del generale Minamoto Yoshinaka, riuscendo ad infliggere al nemico numerose ed importanti perdite. Il generale Minamoto Yoshinaka, tuttavia, non riuscì nel suo intento e venne ucciso da una freccia.
Sulla sorte di Tomoe Gozen, la sua storia leggendaria propone invece numerose varianti, che non convergono ad un’unica versione: alcune si concludono con la sua morte in battaglia, altre raccontano come lei sia sopravvissuta, diventando poi una monaca buddista
Ma anche facendo un salto di secoli ed approdando “quasi” ai giorni nostri, alle soglie del 1900, si possono trovare ancora figure di donne-Bushi che della propria temeraria fierezza hanno lasciato molto più che delle leggende.
Fra queste spicca quella di Nakano Takeko il cui ricordo è tuttora vivo nel cuore dei suoi connazionali.
Di lei si hanno addirittura immagini fotografiche ed è anche ricordata da un monumento eretto in suo onore a Bangemachi.
La storia di questa donna Samurai ha origine nella città di Aizu, in cui era nata e cresciuta. Valida praticante di arti marziali, che aveva appreso da famosi maestri dell’epoca, in particolare Nakano Takeko era un’esperta nell’uso della naginata, così come sua sorella Yuko e sua madre.
Conosciamo il periodo storico dell’impresa di Nakano Takeko anche grazie al film “L’ultimo Samurai”, ovvero il periodo della guerra ” Boshin”, una guerra civile giapponese combattuta tra il 1868 ed il 1869 tra i sostenitori dello Shogunato Tokugawa e i fautori della re-instaurazione dell’imperatore Meiji. Quest’ultima fazione era più piccola ma relativamente più modernizzata e fu presto in grado di far volgere l’andamento della guerra a proprio favore.
La fama di Nakano Takeko è legata alla storia della battaglia in difesa del Castello di Wakamatsu (1868), combattuta al fianco dei Samurai del clan Aizu. Il clan degli Aizu, fedele sostenitore dello shogunato Tokugawa, si trovò schiacciato da un enorme numero di soldati nemici: 3.000 Samurai contro ben 20.000 guerrieri modernamente armati.
Venne così chiamato a combattere chiunque fosse in grado di tenere in mano un’arma. Fu in questo drammatico contesto cheNakano Takeko si trovò a guidare il ” Joushitai”, la “Truppa delle donne”, un’unità di venti donne, determinata a tener testa alle truppe nemiche fino alla fine.
Durante il combattimento, ella si lanciò contro le linee nemiche, uccidendo con la sua naginata un elevato numero di guerrieri prima di essere colpita al torace da un colpo di fucile. Ferita, ma non ancora sconfitta, Nakano Takeko chiese alla sorella Yuko di tagliarle la testa, per evitare di finire nelle mani del nemico.
Ogni anno, durante il Festival autunnale di Aizu, un gruppo di giovani donne, con hakama e una fascia bianca in testa, segue la processione tradizionale per ricordare il sacrificio delle donne Joushitai.
è la fondatrice di una scuola a East Harlem dove 9 studenti su 10 vivono in estrema povertà. Da anni si batte per rendere l’istruzione accessibile a tutti
NEW YORK –
Avrebbe potuto aspettare l’arrivo delle iscrizioni dietro la scrivania, invece pur di riempire le classi ha deciso di adoperarsi in prima persona.
Così tutte le mattine, volantini in mano e passo spedito, la preside Lisette Caesar esce dalla Mosaic Preparatory Academy, la scuola elementare che ha fondato 9 anni fa nella zona Est di Harlem, cammina per il vicinato e cerca di reclutare nuovi studenti.
Il suo impegno ha incrementato molto le performance della scuola negli anni, un istituto in cui il 95 per cento degli studenti vive sotto il livello di povertà. La stessa Lisette è stata indicata come figura esemplare dal Dipartimento dell’Educazione di New York.
Nonostante questo, però, alla Mosaic Preparatory Academy ci sono ancora diversi banchi vuoti: la scuola può accogliere fino a 425 studenti e ad oggi gli iscritti sono solo 300.
“Dall’inizio dell’estate abbiamo reclutato 40 nuovi alunni”, sottolinea la preside. “Da qui a settembre conto che riusciremo a iscriverne altri 50”.
Ogni mattina Lisette va incontro a tutti coloro che le passano accanto. “Conoscete la Mosaic Preparatory Academy?” chiede d’un fiato mostrando uno dei 200 volantini che distribuisce giornalmente.
“Siamo una delle migliori scuole della zona”. Qualcuno si ferma, sorpreso, ascolta con attenzione, e uno o due giorni dopo torna per ultimare l’iscrizione del figlio.
Negli anni, racconta Lisette, la comunità della zona è cambiata, i prezzi degli affitti si sono alzati, molte famiglie sono state costrette a trasferirsi, così il numero degli studenti è progressivamente calato.
“Il mio intento è dare ai nuovi arrivati informazioni sulla scuola”, dice la preside. “Vorrei che iscrivessero qui i propri figli. La Mosaic Preparatory Academy è cresciuta molto in questi anni”.
Di recente la scuola ha ricevuto un premio per le buone pratiche nell’uso della tecnologia e il rendimento complessivo degli studenti ha raggiunto gli standard richiesti dal Dipartimento dell’Educazione di New York.
“Le scuole pubbliche ottengono finanziamenti sulla base del numero degli studenti”, aggiunge il vice preside Jorge Moore.
“Più studenti significano più risorse, più risorse consentono di offrire ai ragazzi maggiori opportunità e programmi migliori, è un circolo. In questo quartiere ci sono diverse charter schools, scuole pubbliche indipendenti che ricevono finanziamenti anche da organizzazioni facoltose e quindi hanno risorse ben maggiori delle nostre a disposizione. Dobbiamo competere con loro nel reclutamento degli studenti”.
Per trovare fondi necessari a garantire certi standard ai suoi studenti e alle loro famiglie, Lisette organizza eventi di raccolta fondi in casa propria, passa molto del suo tempo a compilare domande e stringere partnership con altri istituti e realtà locali.
In questo modo è riuscita a garantire ai ragazzi tutto il necessario per studiare, zaini compresi, e a tenere aperta la scuola per sei giorni a settimana, offrendo agli alunni l’opportunità di partecipare ad attività ricreative e ai loro genitori di prendere parte a corsi di formazione.
Grazie ai finanziamenti ricevuti la preside ha fatto sistemare il campo da basket e quello di calcetto, mentre le lezioni di musica sono offerte da volontari di un coro di Broadway.
Gli sforzi di Lisette non sono mansioni previste da contratto. “È il mio modo di intendere questo lavoro”, dice la preside. “Il mio obiettivo è garantire un’educazione completa agli alunni che frequentano questo istituto. Ognuno deve essere in grado di realizzare se stesso. Le condizioni esterne non devono essere un limite alle proprie possibilità”.
La sua vicenda personale in questo è esemplare. Nata e cresciuta a New York (a Brooklyn), la prima di tre figli cresciuti con una madre single, Lisette ha vissuto sotto la soglia della povertà ma è riuscita ugualmente a diplomarsi, a prendere una laurea e ora sta proseguendo il suo dottorato in Scienze della Formazione. “Ho avuto molto da questa comunità – dice – e sento il desiderio di restituire indietro quanto ho ricevuto”.
“Per Lisette la scuola non è un posto di lavoro, qui al Mosaic c’è una vera famiglia”, dice Jasmin Carasquillo, madre di due ragazzi iscritti alla Mosaic Preparatory Academy.
“Ammiro molto la sua dedizione, negli anni si è data molto da fare per garantire alti standard nell’educazione dei nostri figli. Ha fatto in modo che avessero accesso ad attività che noi genitori, come molti altri che abitano in questa zona, non potevamo permetterci per loro”.
Lisette Caesar è un caso isolato nel panorama del sistema scolastico pubblico di New York, anche se c’è chi crede che la sua vicenda personale rappresenti invece un trend in crescita inevitabile.
David Bloomfield, professore di sistemi educativi al Brooklyn College e alla City University of New York, sottolinea un crescente livello di competitività tra i professori nel sistema scolastico, sin dai primi livelli di istruzione. “Prima si sceglieva di mandare il figlio nella scuola più vicina alla propria abitazione”, spiega Bloomfield.
“Da qualche anno le cose sono cambiate. Lo School Choice Movement consente ai genitori di scegliere la scuola non solo in base allo stradario ma anche all’offerta scolastica e all’appeal del singolo istituto”.
Nel frattempo si sono moltiplicate le charter school, scuole che dispongono di buone risorse da dedicare alla formazione ma anche alla promozione.
“La mobilità degli studenti è quindi aumentata. Per questo, tra gli istituti, la ricerca di nuovi iscritti si è fatta più serrata e maggiore l’impegno profuso non solo volto a incrementare le performance scolastiche ma anche il numero effettivo degli studenti”, conclude Bloomfield.
Mi è capitato più volte che un libro della mia biblioteca mi balzasse agli occhi, magari uno che ho letto da tempo… o studiato… E più volte mi è capitato di aprirlo ad una pagina qualsiasi e aver ritrovato emozioni, immagini anche sapori come se fosse la prima volta… Oppure che mi accendesse nella mente un’idea totalmente diversa dall’originale…
“Questo, lettore, è un libro sincero.Ti avverte fin dall’inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine, se non domestico e privato.Non ho tenuto in nessuna considerazione né il tuo vantaggio né la mia gloria. Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito. L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti e amici: affinchè dopo avermi perduto ( come toccherà loro ben presto) possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori, e con questo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me. Se l’ho avessi scritto per procacciarmi il favore della gente, mi sarei adornato meglio e mi presenterei con atteggiamento studiato. Voglio che mi si veda qui nel mio modo d’essere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né artificio: perchè è me stesso che dipingo. Si leggeranno qui i miei difetti presi sul vivo e la mia immagine naturale, per quanto me lo ha permesso il rispetto pubblico. Chè se mi fossi trovato tra quei popoli che si dice vivano ancora nella dolce libertà delle primitive leggi della natura, ti assicuro che ben volentieri mi sarei qui dipinto per intero, e tutto nudo. Così , lettore, sono io stesso la materia del mio libro : non c’è ragione che tu spenda il tuo tempo su un argomento tanto frivolo e vano.Addio, dunque; da Montaigne, il primo di marzo millecinquecentottanta.”
Questa è l’introduzione dei celebri “ Essais “ di Michel Eyquem de Montaigne più conosciuto con il semplice appellativo di Montaigne, filosofo, scrittore e politico francese del ‘500.
Adattissima alla voce “ about me “ o “ chi sono” in un blog.
Il termine Essais vuol dire assaggi, sperimentazioni, ricerche, esperienze. Sono le riflessioni personali dell’autore sul mondo e su se stesso, e delinea un campo di conoscenze nel quale egli sperimenta il proprio pensiero e lo mette alla prova. Non esiste un disegno unitario, è un susseguirsi di pensieri, di associazioni di idee, di argomenti che spaziano dalla letteratura alla politica, alla morale,alla filosofia; suggerimenti ad arricchire la conoscenza, spunti ad approfondire..
Non è forse questa la materia di un blog?
ll meditare, il filosofare è inteso da Montaigne come un continuo sperimentare se stessi, un continuo riferimento a se stessi.Montaigne nei suoi Essais mira alla conoscenza dell’uomo a partire dalla conoscenza di se stesso. Nella prefazione alla sua opera scrive: “Sono io stesso la materia del mio libro”.
Un blog non nasce proprio dall’ esigenza dell’autore blogger di comunicare e riflettere soprattutto sulle proprie opinioni?
Montaigne sfida il lettore alla ricerca della conoscenza di sé, dell’ approccio strettamente personale di ogni essere umano con la “realtà circostante “ perchè “ciascuno reca in sé la forma intera della condizione umana”.
“Io racconto un uomo particolare (me stesso) Ogni cosa nel mondo è in continuo movimento e cambiamento. Perciò: io, che faccio parte del mondo, sono in continuo movimento, e la mia narrazione, che si vuole adattare al suo oggetto, è altrettanto mutevole.”
un blog è in continuo arricchimento ed evoluzione, segue il pensiero del blogger senza limiti di tempo e di spazio…
“Ognuno può aver parte alla commedia e rappresentare un personaggio onesto sulla scena; ma di dentro e nel suo petto, dove tutto ci è permesso, dove tutto è nascosto, mantenersi in regola qui, questo è il punto (…) Noialtri soprattutto, che viviamo una vita privata che è nota solo a noi stessi, dobbiamo aver stabilito un modello nell’intimo, al quale confrontare le nostre azioni (…) Io ho le mie leggi e il mio tribunale per giudicare di me.”
Non ci sono forse nel mondo dei blogs regole implicite di rispetto, lealtà ed etica?
“ Nessun intelletto generoso si ferma su se stesso: aspira sempre ad altro e va al di là delle proprie forze; ha slanci che oltrepassano le sue possibilità; se non avanza e non si affretta e non indietreggia e non si urta, è vivo soltanto a metà; le sue indagini sono senza limite, e senza forme; il suo alimento è stupore, caccia, ambiguità.”
L’interlocutore è il web e solo chi è in sintonia con il blogger legge i suoi articoli e talvolta li commenta…
“Io che mi spio più da vicino, che ho gli occhi incessantemente tesi su me stesso, a malapena oserei dire la vanità e la debolezza che trovo in me. (…) se la salute mi ride e la serenità di una bella giornata, eccomi amabile: se ho un callo che mi fa dolere l’alluce, eccomi corrucciato, stizzoso e intrattabile… Ora mi va di far tutto, ora niente; quello che mi fa piacere in questo momento, talvolta mi sarà penoso.”
Scrivere un post e pubblicarlo non dipende forse dal nostro stato d’animo del momento?
questi sono solo alcuni dei molti spunti che mi hanno fatto pensare che….
Se al tempo di Montaigne ci fosse stato il web , lui sarebbe stato sicuramente un blogger…..
mantiene le vibrazioni ALTE
è coerente, sintonizzato, in armonia con l’Universo
è l’Amore che scaturisce dalla FONTE dentro di lui che genera la GIOIA.
Il Guerriero della Luce
sceglie una ad una le parole che usa.
Conosce il suo potere e carica le parole con la sua
ENERGIA.
Quando usa le parole con l’amico o con il nemico
le carica con l’Energia della consapevolezza.
MAI le usa alle spalle dell’amico o del nemico ma è sempre diretto…
CUORE A CUORE.
Ciò lo rende
INTEGRO
INATTACABILE
INVULNERABILE
così facendo accresce il suo potere interiore.
Nessun turbamento trapela dal suo volto:
Nè dai suoi occhi.
Nè dal tono della sua voce.
Non reprime le sue emozioni gioca con esse e le
OSSERVA
le
TRASMUTA
grazie all’energia interiorizzata.
Il Guerriero della Luce
non fugge dal dolore
non volge le spalle all’insegnante che giunge nella sua vita
lui stesso lo ha chiamato
è responsabile al 100% di ciò che attrae:
Ciò lo rende
INTEGRO
INATTACABILE
INVULNERABILE
così facendo accresce il suo potere interiore.
Il Guerriero della Luce
non giudica, nè se stesso e neppure gli altri
egli sa che il giudizio è nemico dell’Armonia e della Pace
così facendo lui accresce la
PACE
ed un giorno, molto presto, il mondo cambierà
PERCHE’ LUI HA CAMBIATO SE STESSO
IL MONDO E’ GIA’ CAMBIATO!
Fonte: ” Manuale del guerriero della luce” Paolo Coelho
Questo post l’ho pubblicato circa 180 buone notizie fa !
Let’s go!
Allons Enfants!
Considero il web una dimensione espansa della Terra costituita da immagini, suoni e sensazioni di tutta l’umanità. Correnti di pensiero corrono veloci o sostano a volte a formare vortici di energia o scoppiano in infiniti frammenti che poi si ricompongono in altre correnti. Tutto è vivo e palpitante e attira le attività mentali e della psiche.
Quando ho aperto il blog la mia sensazione era quella di chi è di fronte ad un panorama conosciuto e non ancora esplorato. Come quando ti viene voglia di urlare qualcosa per vedere se c’è qualcuno o è soltanto l’eco.
Mi attirava entrare nella corrente e vedere che effetto avrebbe fatto.
Non mi aspettavo di avere subito riscontri… qualcuno ha messo un like al mio primo articolo…fra milioni di viaggiatori nel web…al mio primo commento su un blog che mi attirava è nata una durevole amicizia…la mia vita si è arricchita di uno spazio nel quale sento di comunicare con l’anima delle persone e di avere la possibilità di condividerne i valori.
La condivisione è spontanea, affettuosa, crea emozione.
Così un like è un gesto affettuoso, un dire sono contenta di averti incontrato, siamo in sintonia, mi piace quello che scrivi, e voglio che altri lo apprezzino come me…A volte basta uno spunto per far dire non ci avevo pensato…
Così puoi agire sul cambiamento ed è gratificante farlo insieme. E sul web è facile essere in tanti.
Quando si è in tanti e ci si scambia likes per testimoniare interesse, approvazione,fiducia, nasce dalla affinità un gruppo. Affinità può significare condivisione di valori e di obbiettivi.Si è in sintonia.
La somma delle parti è maggiore dell’intero e un gruppo che nasce da un’ affinità spontanea ha una grande capacità di incidere sulla cosiddetta opinione pubblica e generare il cambiamento.
Io sono convinta che in questi tempi di cambiamenti è necessario orientarsi verso una visione potenziante del futuro e riscoprire e ribadire i valori propri di una umanità consapevole. Possiamo come gruppo generare una forma pensiero che possa navigare nel web colorata come infiniti arcobaleni, vibrante di sensazioni ed emozioni, sonora come una orchestra perfettamente accordata…
Una forma pensiero attrae chi è in sintonia e diventa una energia positiva per molti,ma molti, molti di più…per tutti. Come fare a farlo?
Io propongo che ognuno di noi pubblichi sul suo blog una “buona notizia” ogni venerdì. E ce ne sono di buone notizie che le scimmie urlatrici dei media ci nascondono! Perchè il venerdì?
Venerdì è il giorno dedicato al pianeta Venere, dispensatore di energie di armonia e di bellezza attraverso la scienza e la conoscenza.
Siete pronti a cambiare il vostro ME e arricchirvi in WE?
Siete pronti?
Una leggenda popolare giapponese, originata da una storia cinese, narra che ogni uomo e ogni donna viene al mondo con un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra (la versione originale cinese narra che il filo è legato alle caviglie); questo filo unisce indissolubilmente due anime gemelle, due amanti, due persone destinate a vivere insieme, non importa la distanza, non importa l’età, la classe sociale o altro, è un filo che lega due anime per sempre.
Questo filo rosso non è visibile, è lunghissimo, indistruttibile e serve a tenere unite le due persone che sono destinate a stare insieme per sempre,il problema è che essendo molto lungo il filo spesso si aggroviglia e crea intrecci strani e nodi che creano difficoltà alle due anime destinate a congiungersi; ogni groviglio che verrà sciolto sarà il superamento di un ostacolo nella relazione, ogni nodo che verrà districato servirà a rafforzare il legame.
運命の赤い糸Unmei no akai ito ovvero la Leggenda del Filo Rosso del Destino
Durante la Dinastia Tang (regnante dal 618 d.C. al 907) c’era un tale di nome Wei i cui genitori morirono quand’era ancora molto giovane. Una volta diventato grande desiderava ardentemente sposarsi e avere una famiglia, ma purtroppo, per quanto la cercasse, non riusciva a trovare una moglie.
Mentre era in viaggio, giunse un giorno in una città di nome Song, dove trovò alloggio in una locanda. Lì incontrò uno sconosciuto al quale, chiacchierando, espose le proprie difficoltà. L’altro gli disse che la figlia del governatore della città sarebbe stata un buon partito per lui, e si offerse di parlare con il padre della ragazza. Dopodiché i due decisero di rincontrarsi il mattino dopo di buon’ora davanti al tempio vicino alla locanda.
In preda all’ansia, Wei giunse al tempio prima dell’alba, quando la luna era ancora alta in cielo. Sui gradini del tempio, appoggiato con la schiena a un sacco, sedeva un vecchio, intento a leggere un libro alla luce della luna.
Avvicinandosi e data un’occhiata alle pagine da sopra la spalla del vecchio, Wei si accorse di non poterne leggere neppure una parola.
Allora, incuriosito, gli chiese: “Signore, che libro è quello che stai guardando? Fin da bambino ho studiato parecchie lingue e conosco molte scritture, ma mai in vita mia ho visto un libro simile.”
Il vecchio rispose sorridendo: “E’ un libro proveniente dall’Aldilà”.
“Ma se tu vieni da un altro mondo, che ci fai qua?” chiese Wei.
Prima di rispondere il vecchio si guardò attorno, quindi disse: “Ti sei levato molto presto. Di solito non c’è in giro nessuno, tranne quelli come me. Noi dell’Aldilà, incaricati di occuparci delle faccende umane, dobbiamo andare qua e là tra gli uomini, e spesso lo facciamo nella luce crepuscolare dell’alba”
“E di che ti occupi?”
“Dei matrimoni” replicò l’altro.
Allora Wei gli aprì il suo cuore: “Sono solo al mondo fino dall’infanzia, e da molto tempo avrei voluto sposarmi e avere una famiglia. Per dieci anni ho cercato invano una sposa. Adesso spero di sposare la fanciulla del maresciallo. Dimmi, si realizzerà la mia speranza?”
Il vecchio guardò il libro e rispose: “No. Non è la persona a te destinata. In questo momento quella che sarà tua moglie ha solo tre anni, e la sposerai quando ne avrà diciassette.”
Deluso dall’idea di dover aspettare tanto, Wei notò il sacco cui il vecchio si appoggiava e gli chiese cosa contenesse.
“Filo rosso per legare i piedi di mariti e mogli. Non lo si può vedere, ma una volta che sono legati non li si puo’ più separare. Sono già legati quando nascono, e non conta la distanza che li separa, né l’accordo delle famiglie, né la posizione sociale: prima o poi si uniranno come marito e moglie. Impossibile tagliare il filo. Sicchè, visto che sei già legato alla tua futura moglie, non c’è niente da fare” rispose il vecchio.
E alla nuova domanda di Wei il vecchio replicò che la futura sposa non viveva lontana da lì, e che era la figlia della vecchia Chen, che aveva un banco sul mercato.
“Posso vederla?”
“Se davvero lo desideri, te la mostrerò, ma ricordati che il tuo futuro non cambierà.”
Ormai l’alba era spuntata e, visto che l’uomo che attendeva non si vedeva, Wei tutto eccitato seguì il vecchio al mercato.
Dietro la bancarella di frutta e verdura stava una povera vecchia cieca da un occhio, con una bambinetta al collo di circa tre anni, tutte e due vestivano di stracci.
“Ecco tua moglie” fece il vecchio indicando la piccina, e Wei replicò in preda alla delusione: “E se io la uccidessi?”
“E’ destinata a portare ricchezze, onori e rispetto alla tua famiglia. Qualsiasi cosa tu faccia, non puoi cambiare il destino” e così dicendo il vecchio scomparve.
Profondamente deluso e incollerito con il messaggero dell’oltretomba, Wei lasciò il mercato con intenzioni omicide. Trovato un coltello e resolo affilato come un rasoio, lo diede al suo servo dicendogli: “Hai sempre eseguito i miei ordini. Adesso va’ a uccidere quella bambina, e io ti compenserò con cento pezzi di rame.”
Il giorno dopo il servo, nascosto il coltello nella manica, andò al mercato e, celato tra la folla, si fece strada fino alla vecchia e alla bambina. Di colpo cavò il coltello, colpì la piccola, si voltò e scappò via, confondendosi con la folla strillante in preda al panico.
“Ci sei riuscito?” gli chiese Wei quando il servo si presentò.
“Ho cercato di colpirla al cuore, ma invece l’ho colpita tra gli occhi”
Il ragazzo ricevette il compenso pattuito e Wei, sollevato all’idea di essere libero di sposare chi volesse, continuò la sua solita vita, e col tempo si scordò dell’intera faccenda.
Tuttavia i suoi tentativi di trovare moglie furono vani, e così trascorsero quattordici anni. A quell’epoca lavorava in una località chiamata Shiangzhou, e le cose gli andavano molto bene, tanto che il suo superiore, il governatore locale, gli offrì in moglie la propria figlia. Così finalmente Wei ebbe una moglie bella e di ottima nascita, una diciassettenne che amava moltissimo.
Non appena la vide Wei notò che la ragazza portava sulla fronte una pezzuola che non si toglieva mai, neppure per lavarsi e dormire. Non le chiede nulla, ma la cosa non cessava di incuriosirlo. Poi, parecchi anni dopo, si ricordò all’improvviso del servo e della bambina al mercato, e decise di chiedere alla moglie la ragione della pezzuola.
Piangendo lei gli rispose: “Non sono la figlia del governatore di Shiangzhou, bensì sua nipote. Un tempo mio padre era il governatore di una città di nome Song, e là morì. Ero ancora piccola quando morirono anche mia madre e mio fratello. Allora la mia governante, la signora Chen, ebbe pietà di me e mi prese con sé. Avevo tre anni quando mi porto con sé al mercato, dove un pazzo mi accoltellò. La cicatrice non è scomparsa, e per questo la copro con una pezzuola. Circa sette od otto anni fa, mio zio ritornò dal Sud e mi prese con sé, per poi maritarmi come se fossi stata sua figlia.”
“La signora Chen era per caso cieca da un occhio?” chiese Wei.
E la moglie stupita: “Sì, ma come lo sai?”
“Sono stato io a cercare di ucciderti” spiegò Wei profondamente commosso “Com’è strano il destino!”
Dopodiché raccontò l’intera storia alla moglie, e adesso che entrambi sapevano tutta la verità, si amarono più di prima.
Più tardi nacque loro un figlio che divenne un alto funzionario, e godettero di una vecchiaia felice e onorata.
Tratto dal libro “Dei, Draghi e Eroi della Mitologia Cinese” di Tao Tao Liu Sanders – Arnoldo Mondatori Editore