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Festeggiare due volte Natale? Eppure in molti paesi si fa!

Bielorussia, Eritrea, Libano e Moldavia sono i paesi del mondo che celebrano tradizionalmente il Natale il 7 gennaio!

Pur riconoscendo il 25 dicembre come festa ufficiale!

Il motivo della differenza nelle date – che separa con una certa precisione cattolici e protestanti da un lato e cristiani orientali e ortodossi dall’altro – risale a Giulio Cesare e ha a che fare con una differenza di calendario: i cattolici e i protestanti usano quello Gregoriano, gli ortodossi quello Giuliano.

Quando papa Gregorio XIII impose il calendario che usiamo ancora oggi, il calendario gregoriano, i paesi ortodossi rimasero i soli a seguire il calendario giuliano: avevano molti meno rapporti con i paesi che avevano adottato la riforma e, a causa dello scisma tra la chiesa orientale e quella cattolica, non accettarono di compiere i loro riti sulla base di un calendario introdotto proprio dal Papa, di cui non volevano riconoscere la supremazia.

A Oriente si mantenne dunque il vecchio calendario. Il calendario gregoriano venne introdotto in Russia soltanto in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre, nel 1917.

Numerose chiese ortodosse, in particolare quelle più legate al patriarcato di Mosca, come quella ucraina, georgiana e bulgara, non accettarono comunque mai il calendario del Papa di Roma, quindi continuarono a festeggiare il Natale 13 giorni dopo la data gregoriana, cioè il 7 gennaio .

Alcuni di questi paesi affiancarono però alla celebrazione del 7 gennaio anche quella del 25 dicembre: la Moldavia scelse di aggiungere il 25 dicembre nel 2013, come parte di una strategia di avvicinamento all’Unione Europea. L’Ucraina, che è un paese a maggioranza ortodossa, ha fatto la scelta di duplicare il Natale per gli stessi motivi della Moldavia: avvicinarsi all’Europa e allontanarsi da Mosca.

A differenza dalla chiesa cattolica di Roma, nei paesi ortodossi non esiste il presepe come il simbolo della nascita di Cristo.

Addobbare l’albero di Natale è invece una tradizione comune. Ovviamente cambia un pò anche il tipo di addobbi  natalizi che nelle case ortodosse sono  ghirlande  dove i soggetti principali sono i pesci e le pecore.

Prima del grande giorno, i fedeli osservano una quaresima di 40 giorni in cui mangiano solo cibi magri, niente carne, latticini e simili. La vigilia è il giorno del rigore: digiuno fino a mezzanotte e tante preghiere.

La canonica cena del Natale ortodosso non è ricca: vengono consumati solo uno o due piatti che ricordano ai commensali il sacro evento. La cena passa in un silenzio solenne, e la festa comincia dopo la messa notturna. A tavola si raduna tutta la famiglia, mentre il giorno di Natale (7 gennaio) vengono gli ospiti.

Anticamente, i giovani si riversavano fuori mascherati e, girando per le strade, facevano gli scherzi e chiedevano il cibo e da bere nelle case.

Diventa così molto interessante, nella tradizione iconografica del Natale Ortodosso, e alla luce del concetto di Epifania,  la presenza di dipinti in cui il bambino esposto il 7 gennaio è deposto in una piccola culla a forma di bara completamente fasciato, a voler simboleggiare il senso ciclico di ininterrotta morte e rinascita.  

Così nei primi secoli i cristiani commemoravano tre eventi insieme: il Natale, la Manifestazione ai Re Magi e il Battesimo di Gesù.

A causa degli impegni di lavoro, gli immigrati, spesso, non possono rispettare rigorosamente la tradizione. Le parrocchie ortodosse all’estero si adeguano alle circostanze. In 116 città italiane sono stati creati i centri pastorali ortodossi di cui i più grandi sono quelli di Roma, Bologna, Brescia, Napoli, Caserta, Milano, Reggio-Emilia e Venezia.

http://tuttoggi.info/oggi-si-festeggia-il-natale-ortodosso/313989/

http://www.ilpost.it/2017/12/18/ucraina-due-volte-natale/

per saperne di più:https://lauracarpi.wordpress.com/wp-admin/edit.php?s=cleopatra+e+il+mese+di+luglio&post_status=all&post_type=post&action=-1&m=0&cat=0&paged=1&action2=-1

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Significato dell’Epifania

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Epifania ἐπιφάνεια, epifanèia significa manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina, ma come festa è precedente al cristianesimo .

Epifani sono, nella cultura greca, le divinità che appaiono agli uomini, come Zeus, Atena, Ermete.
L’epifania cristiana non s’ispira al loro culto pagano, poiché si tratta di una celebrazione della manifestazione pubblica di Gesù al mondo, non a partire da una rivelazione esterna all’umanità o sotto gli aspetti dell’umanità, come nella mitologia greca, ma nella nascita di un bambino nel popolo ebreo e che è il suo messia, e l’incontro col mondo pagano, simbolizzato dai Re Magi del vangelo.
La festa si chiama anche “Teofania”, che significa “manifestazione di Dio”.

L’uso di Epifania come festa cristiana appare non prima del III secolo e da subito diventa una celebrazione confusa: alcuni festeggiano la nascita vera e propria di Gesù, in quanto le natività di Luca e di Matteo non erano ancora state redatte e dunque la storia di Gesù partiva dal suo battesimo nel Giordano, altri collegarono la data al primo miracolo di Gesù, e quindi sempre ad una sua manifestazione come divinità, ed infine subentrate le natività, l’adorazione da parte dei Re Magi che ha il significato di manifestazione di Gesù ai pagani.

Questa confusione della festa perdura anche oggi, in quanto i Cristiani orientali associano all’Epifania il suo significato più originale, ovvero il battesimo di Gesù nel Giordano, mentre i cristiani occidentali ormai associano la data alla sola venuta dei Magi.

Nella cultura occidentale vengono addirittura attribuiti ai Magi i nomi di Melchiorre, Gasparre e Baldassare e vengono, ovviamente, identificati nel numero di 3, anche se il Vangelo di Matteo non specifica affatto quanti essi fossero. Il numero 3, oltre ad avere tutti i suoi significati esoterici, fu scelto per via dei doni che i Magi portarono, ovvero “oro, incenso e mirra”.

Non possiamo sapere con certezza chi introdusse la figura dei Re Magi e chi decise i loro nomi, fatto sta che a seconda della zona dove ci spostiamo la comunità cristiana che troviamo li identifica in tre personaggi e gli da tre nomi secondo la propria cultura, ad esempio Hor, Basanater e Karsudan per la Chiesa Cattolica Etiope oppure Larvandad, Hormisdas e Gushnasaphper la Comunità Cristiana della Siria.

Nelle chiese ortodosse, invece, la data è direttamente associata alla nascita biologica di Gesù, facendo diventare il 6 gennaio una sorta di Natale.

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Il verbo greco φαίνω (faïnò), (col senso di ” manifestarsi, apparire, brillare”), riemerge nel nome FANES ( phos= luce; phane= torcia), divinità dei seguaci dell’orfismo, che onoravano in lei la fase ultima dell’evoluzione della vita, dunque un nuovo tempo di redenzione, di apocalisse (apo: sopra, calypso: il velo= al di là del velo).

L’immagine qui sopra di Fanes, rappresenta un uomo posto al centro dello cerchio zodiacale inquadrato da quattro teste (le quattro direzioni dello spazio); tiene nella mano sinistra lo scettro del potere, nella destra il folgore; porta ali d’oro. Pone i piedi biforcuti sulla meta dell’uovo cosmico che esala fiamme, l’altra meta, sempre con fiamme , è posta sulla testa del Dio; suo corpo è avvolto dal serpente cosmico di cui si vede la testa sulla parte superiore dell’uovo.

L’Uomo è un composto in perpetuo divenire delle dodici energie primordiali ( rappresentate dalle forze zodiacali), nelle quali si è scissa l’Energia UNA, rappresentata dalla rottura dell’uovo celeste. Lo scopo supremo dell’esistenza dell’uomo nello spazio, nel tempo e nella materia è il suo ritorno alla sua origine immortale facendo coscientemente la sintesi di queste energie dissociate, attraverso un lavoro d’introspezione, di osservazione di Sé stesso e di attività interiore.

Fanes il raggiante è l’intelligenza e la luce divina che si manifestano nell’uomo, è l’Epifania divina nell’umanità, l’uomo vittorioso che finalmente vive come anima cristica, la coscienza risvegliata, l’Adam Kadmon.

Se abbiamo capito il senso del Natale, come presa di coscienza di essere anche noi una particella divina, di esser creato all’ immagine di Dio, sapremo con questa rivelazione trovare la forza, il coraggio, la determinazione per finalmente manifestare – epifania- questa nostra natura, nella nostra vita quotidiana ?

Nessun organizzazione esterna, nessun guru, nessuna legge umana potrà salvare lo Spirito umano dalla sua totale immersione nel materialismo, se la coscienza continua ad ignorare sé-stessa, rimanendo preda delle forze infra-razionali che l’asservono psicologicamente, fisicamente e socialmente.

L’inizio di questa nuova Era- con l’anno simbolico 2012- segnala un giro di boa decisivo nella nostra storia.

Ed è ora che tutta l’umanità è confrontata con la sfinge antica, dal corpo leonino, dalle ali dell’aquila scorpionica, dal busto umano: la sua voce risuona sempre più potente ed imperiosa, esigendo la soluzione dell’Enigma dell’uomo: se questo saprà o no, trovare la risposta giusta, iscritta nel cerchio zodiacale, entrerà nella via del suo glorioso avvenire, oppure sarà divorato.

E la Befana? 

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Il personaggio della Befana e la sua festa nasce e si evolve dai culti atavici della Dea Madre e dai riti e miti legati all’agricoltura e alla fertilità.

In diverse ere e culture i giorni che vanno dal Natale al 6 Gennaio venivano festeggiati perché legati alla fine del solstizio d’inverno. In popoli la cui sussistenza era legata all’abbondanza dei raccolti e ai frutti della terra, la fine dell’inverno e la rinascita del sole erano un’occasione troppo importante per non venire considerata “sacra”.

Nel grande nord, dove l’inverno è particolarmente freddo e buio si narra che Odino,in questi giorni in cui il sole riprende vigore e le giornate cominciano ad allungarsi, percorresse l’arco del cielo portando doni ai comuni mortali.

Nell’antica Grecia era la dea Hera a percorrere il cielo portando doni e abbondanza durante i dodici giorni solstiziali.

In Egitto il 6 Gennaio si festeggiava la nascita del dio Eone con una processione sulle sponde del Nilo. Statuette raffiguranti Epona, la dea amazzone, venivano poste dai celti in piccole edicole nelle stalle con il compito di proteggere gli animali e di favorire l’abbondanza dei raccolti e la fertilità della terra.

Nella tradizione rurale italiana la Befana è venuta ad incarnare la figura pagana di Madre Natura nei giorni in cui si celebra la morte e la rinascita della natura.

La dodicesima notte dopo il Natale, Madre Natura, stanca per aver dato agli uomini cibo e doni della terra per dodici mesi, prende le sembianze di una vecchia strega per farsi bruciare come un ramo secco e far sì che dalle ceneri possa nascere una nuova madre Natura, giovane e piena di forze per donare la vita alla terra per altri dodici mesi. 

Prima di partire però la vecchia passa a distribuire a tutti i semi che sarebbero nati l’anno successivo. Per questo in molte parti d’Italia si eseguono diversi riti purificatori in cui si scaccia il male e la cattiva sorte facendo un gran rumore percuotendo dei pentoloni o si accendono dei grandi falò in cui spesso viene bruciato un fantoccio dalle sembianze di vecchia strega.

Poiché la Befana è l’immagine della Madre Terra, colei che presiede a tutto ciò che si rinnova e dispensatrice di doni e frutti, alla terra sono legati i regali che nella tradizione elargisce ai bambini: fichi secchi, noci, castagne, mele diventati ai giorni nostri tanti dolciumi industriali.

Con il trascorrere dei secoli la Befana perde la propria connotazione benigna di Madre Natura e, sotto la spinta del cristianesimo, comincia ad essere considerata una sorta di strega.  Nel Medioevo, periodo a tinte fosche in cui forti sono le credenze e le paure popolari, la componente magica e demoniaca trasforma una divinità della fertilità in una vecchia malvagia e dissoluta legata a satana.

Il mito legato al periodo romano di Diana, dea notturna e dell’abbondanza che, in compagnia di altre donne, sorvolava i campi appena seminati per renderli fertili, decade sino a trasformare queste donne in malvagie streghe brutte e sdentate, dai capelli arruffati a dagli abiti cenciosi, aprendo così la strada all’iconografia della Befana giunta sino ai giorni nostri.

La chiesa cristiana che condannò questi rituali di fertilità pagani come demoniaci e la fantasia popolare, portarono alla credenza che queste streghe fossero solite solcare il cielo a cavallo di una scopa nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio per compiere i loro sortilegi.

Poiché una dea buona e generosa non può trasformarsi improvvisamente in una strega assolutamente malvagia, nella credenza popolare questi due aspetti continuarono a convivere.
La Befana divenne quindi una vecchia signora capace di portare in sé sia il bene che il male.
Gentile e benevola come dea della terra e della fertilità si sa dimostrare cattiva e spietata con chi non rispetta le regole.

Sino alla fine del ‘500 comunque la Befana non è ancora una persona sola, che viene incarnata da queste donne/streghe, ma soprattutto è una festa.
Una festa in cui si accendono fuochi e si suona e si balla per esorcizzare l’inverno con le sue paure (la faccia demoniaca della Befana) e si festeggia l’arrivo di una nuova stagione, si spera, ricca di messi e di doni (la faccia buona della befana).
Sino alla fine del ‘600 esiste la credenza che le Befane siano due, una buona ed una cattiva.
Con il passare degli anni le due diventano una, buona e cattiva al tempo stesso, ma rimane sempre una splendida occasione per fare festa.
Una festa a cui partecipano tutte le classi sociali senza distinzioni tra nobili e plebei.

Da questo periodo in avanti la Befana diventa sempre di più la figura fantastica e folcloristica che è arrivata sino ai giorni nostri.
Una vecchia spaventosa nell’aspetto ma buona nell’animo che viene a portare doni per i bimbi buoni e carbone per chi si è comportato male.

Fonte: http://www.kurokumoryu.wordpress.com
http://biblia.wordpress.com
http://masseria.over-blog.com

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Perchè siam donne: L'( immacolata ) concezione

L’ (IMMACOLATA) CONCEZIONE
Il concetto dell’immacolata concezione di Gesù sta al centro della tradizione cristiana ortodossa.
Ciò nonostante viene menzionato soltanto in due dei quattro Vangeli e in nessun altro testo del Nuovo Testamento.
Marco dice…..” ecco  la Vergine sarà gravida e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele, il che interpretato vuol dire: Dio con noi…”
Si fa riferimento ad una profezia di Isaia che fece nel 735 a.C. , per ingraziarsi l‘ allora Re  di Gerusalemme Araz.
Ma nulla fa pensare che si riferisse alla nascita di Gesù 700 anni dopo.
Inoltre Maria e Giuseppe chiamarono il loro figlio Gesù ( in ebraico Yehoshua)
Anche l’interpretazione del testo evangelico non è esatta: infatti la parola semitica tradotta come “vergine” è almah, che significa semplicemente  “giovane donna”,  mentre in latino la parola  “ virgo “  significa  “ nubile ” .
La verginità fisica attribuita a Maria diviene ancora più incredibile riguardo alla dogmatica asserzione cattolica che ella rimase sempre vergine.
Nei Vangeli viene confermato che Maria ebbe altri figli, e Gesù viene citato come il “primogenito”, e i suoi fratelli erano Giacomo, Iosa, Simone e Giuda, e anche delle sorelle.
Le scritture dicono che Gesù era un “Nazareno”, ma questo non vuol dire che venisse dalla città di Nazareth, la cui effettiva esistenza non è mai stata provata.
Giovanni Battista e il fratello di Gesù, erano Nazareni, individui ascetici , vincolati da rigidi voti durante periodi stabiliti, come nel caso di Mosè.
All’epoca di Giuseppe e Maria, i Nazareni erano affiliati alla comunità Essena di Qunram.
LA COMUNITA’ ESSENA DI QUNRAM .

La comunità osservava alcune severe regole disciplinari in rapporto al fidanzamento e al matrimonio dinastico.
Queste regole erano molto definite e imponevano una vita di castità eccetto che per la procreazione di figli solo ad intervalli stabiliti.
Tre mesi dopo la cerimonia del fidanzamento, aveva luogo un “ Primo Matrimonio” ufficiale con l’unzione degli sposi, che segnava l’inizio degli sponsali  nel mese di settembre.
Dopo di che erano permessi rapporti fisici, ma soltanto nella prima metà di dicembre.
Scopo di questa limitazione era assicurare che un’eventuale nascita messianica avvenisse in settembre, mese dell’Espiazione.  Se la sposa non concepiva i rapporti intimi erano sospesi fino al dicembre successivo e così via.
Una volta che la sposa in prova aveva concepito, veniva celebrato un “Secondo Matrimonio” con unzione per legalizzare l’unione.
Tuttavia la sposa era ancora considerata una almah, giovane donna, fino al compimento del Secondo Matrimonio, che non veniva celebrato fino a che lei non era in cinta di tre mesi.
Questo rinvio era stato stabilito in previsione di un possibile aborto.
I Secondi Matrimoni avevano quindi luogo nel mese di marzo.
Quindi Maria poteva benissimo essere la moglie di Giuseppe e allo stessa tempo una almah.
Ma Maria rimase in cinta mentre stava trascorrendo un periodo di prova come donna sposata  della gerarchia dinastica, un periodo nel quale erano proibiti i rapporti sessuali, e Giuseppe ebbe bisogno di avere l’approvazione del sommo sacerdote Abiatar , il designato Gabriele.
Dal tempo di re Davide, la dinastia di Abiatar era insediata nell’alta gerarchia ecclesiastica.
Oltre ai tradizionali titoli sacerdotali, gli Esseni conservavano anche i nomi degli arcangeli del Vecchio Testamento nella loro struttura governativa.
Quindi , secondo l’ordine gerarchico, sotto al gran sacerdote “Arcangelo Michele “ era il sacerdote “Angelo Gabriele”, che era anche l’Angelo Ambasciatore del Signore.
Così si spiega l’episodio dell ”Annunciazione”, dove si racconta che a Maria viene annunciata la nascita di Gesù dall’Angelo Gabriele.
In realtà si trattò di una conferma da parte di un alto sacerdote, che aveva il grado di Angelo Gabriele, nella gerarchia degli Esseni.
E questo permesso fu dato perchè Giuseppe era un diretto discendente di Re Davide e suo figlio avrebbe preso posto nella discendenza regale, quindi non poteva essere  abbandonato come un qualsiasi figlio illegittimo.
Dopo questa dispensa a Giuseppe sarebbero state applicate di nuovo le regole normali: prima fra tutte quella che nessun contatto fisico era permesso tra marito e moglie fino alla nascita del bambino.
Intanto le regole erano state infrante e Maria dette alla luce Gesù nel momento sbagliato dell’anno: domenica 1 marzo del 7 a.C.
Così Maria non solo concepì come almah, ma partorì anche come tale prima del Secondo  Matrimonio.

continua….: ” Le Marie :Lo sposo e la sposa “

Fonti:

Robert Graves ” La dea Bianca” Adelfi Edizioni

Edoardo Schurè : ” I grandi iniziati” Edizioni Laterza

Illustrazioni : Antonello da Messina / Dante Gabriele Rossetti
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Accompagnami fin dove finisce l’amore …

Dance me to the end of love

Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic ’til I’m gathered safely in
Lift me like an olive branch and be my homeward dove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Oh let me see your beauty when the witnesses are gone
Let me feel you moving like they do in Babylon
Show me slowly what I only know the limits of
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the wedding now, dance me on and on
Dance me very tenderly and dance me very long
We’re both of us beneath our love, we’re both of us above
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the children who are asking to be born
Dance me through the curtains that our kisses have outworn
Raise a tent of shelter now, though every thread is torn
Dance me to the end of love

Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic till I’m gathered safely in
Touch me with your naked hand or touch me with your glove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the end of love, LEONARD COHEN

Fammi ballare alla tua bellezza con un violino che brucia
Fammi ballare attraverso il panico fino a che ne sono raccolto in modo sicuro
Sollevami come un ramoscello d’ulivo e sii la mia colomba di ritorno
Fammi ballare fino alla fine dell’amore
Fammi ballare fino alla fine dell’amore

Oh lasciami vedere la tua bellezza quando I testimoni sono andati via
Lasciami sentire il tuo movimento come fanno a babilonia
Mostrami lentamente cose di cui so solo i limiti
Fammi ballare fino alla fine dell’amore
Fammi ballare fino alla fine dell’amore

Fammi ballare al matrimonio ora, fammi ballare ancora e ancora
Fammi ballare molto dolcemente e fammi ballare molto a lungo
Entrambi siamo al di sotto del nostro amore, entrambi siamo al di sopra
Fammi ballare fino alla fine dell’amore
Fammi
ballare fino alla fine dell’amore

Fammi ballare per i bambini che chiedono di nascere
Fammi ballare attraverso le pareti che i nostri baci hanno

Fammi ballare fino alla fine dell’amore

Fammi ballare alla tua bellezza con un violino che brucia

Fammi ballare fino alla fine dell’amore
Fammi ballare fino alla fine dell’amore

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Il melograno frutto simbolo alchemico, massonico, cristiano, esoterico,astrologico…e poi antiossidante, astringente, antidepressivo,anti… Buono!


Il melograno è un delizioso frutto della stagione autunnale, ricco di significato simbolico.

Il melograno ha 613 chicchi come le 613 mitzvot della Torah: puo darsi che il numero dei chicchi del frutto non sia proprio questo, ma poco importa; interessa invece su quale simbologia si è basata la tradizione e quale insegnamento ha voluto tramandare.

613 è il 112° numero primo, e 112 è la somma dei primi due valori gematrici della lettera ebraica Aleph: 1 e 111 (Aleph 1 + Lamed 30 + Peh 80= 111)

Nella gematria a 613 corrisponde:
אֶבְיָתָר Ebyathar Padre dell’abbondanza
האוֹר אֶת Et ha-Aur la Luce
יִשְׂרָאֵל אֱלֹהִי יהוה Yehovah Elohi Ishrael YHWH Dio d’Israele
ברית א B’rit Aleph Prima Alleanza
בתורה B’Tora Nella Tora
משה רבינו Mosheh rabbeinu Mosè il nostro maestro

Melograno in ebraico è Rimon רימון, scritto con le lettere Resh Iod Mem Vav Nun, rispettivamente i numeri 200 10 40 6 50, che sommati danno un valore gematrico di 306.
Il 306° giorno dell’anno è il 2 Novembre, il giorno dei morti.
Come sappiamo, la festa dei Morti, come Halloween o Samhain, cade 8 giorni dopo che il Sole sia entrato nell’ottavo segno, ovvero in Scorpione, un segno che rappresenta le tenebre e la morte.

Ed è Saturno in esaltazione in Bilancia che porta le tenebre dell’anno segnando l’equinozio di Autunno, quando la luce inizia a diminuire, a causa della virtù di ”Riduzione” di Saturno.
Saturno in esaltazione in Bilancia è anche la Legge, ed ecco l’affinità con le 613 Mitzvot (leggi) della Torah e i chicchi del melograno: non a caso, nella tradizione ebraica, il Capodanno o Rosh haShanah si festeggia in autunno, sotto la Bilancia.

Lo Scorpione rappresenta la putrefazione, la morte da cui nasce la vita, le acque stagnanti di una palude dalla cui stasi e putrefazione nascono i batteri e dunque la vita; il seme che deve morire affinchè possa nascere il frutto.
Il seme muore dopo 3 giorni o 72 ore: da Halloween al giorno dei morti trascorrono 3 giorni.

Con questa simbologia di morte e resurrezione dopo 3 giorni, sono costruiti gran parte dei misteri antichi, tra le quali quelli del Cristianesimo: non era forse Cristo il ”Seme” o il Logos\Verbo ?
Scorpione non a caso è un segno che governa i genitali, e come si è scritto prima rappresenta il seme che muore.
Anche il seme maschile deve morire, perchè possa fecondare, per dare origine alla vita: la durata della vita degli spermatozoi è infatti di circa 3 giorni.

Il melograno ha molta affinità con le ovaie, e il suo succo con il sangue, appunto i genitali femminili in simbolo di fecondità: nell’astrologia moderna, si assegnano queste parti del corpo a Plutone e al segno dello Scorpione, infatti nel mito di Plutone e Persefone si menzionano i melograni.

Il frutto ha:
– una forte corteccia;
– contiene dei piccoli semi all’interno;
– il suo sapore puo essere amaro;
– puo essere coltivato in diversi tipi di terreni, anche in terre sterili o desertiche o difficili da coltivare;
– le sue origini provengono dall’India Settentrionale, terre governate da Saturno secondo la corografia tolemaica (Capricorno, Acquario; immagine nei commenti);
– i suoi fiori e foglie possono essere velenosi: Saturno è il significatore naturale dei veleni;

I significati sono identici a quelli di Saturno, e non a caso l’astrologo Al Biruni, assegnava il governo di questo pianeta al frutto.

Il frutto ha i seguenti benefici:
– ha forte potere antiossidante;
– migliora la circolazione sanguigna;
– è astringente;
– è antidepressivo;
– contiene vitamina C ed è utile più degli agrumi per combattere il raffreddore;
– nella donna in menopausa allevia i disturbi, nell’uomo sembra aumentare il desiderio sessuale;

Tutti questi sono i contrari delle virtu naturali di Saturno, come:
– l’ossidazione o la calcinazione
– rallentamento della circolazione sanguigna
– la depressione
– la vitamina C combatte il raffreddore che è provocato dalla qualità elementare del Freddo: Saturno è Freddo-Secco e in astrologia è legato ai raffreddori
– inibizione del desiderio e delle funzioni sessuali: anticamente in India si faceva bere il succo di melograno alle donne sterili: secondo me, perchè ci si basava probabilmente sul pensiero analogico e sulla medicina omeopatica: essendo Saturno un pianeta sterile e che puo dare la sterilità, forse si pensava che l’assunzione del succo di un frutto da esso governato (come il melograno) avrebbe guarito;

Il frutto del melograno è un simbolo di:
– fertilità e abbonanza, che è il contrario della sterilità e dello scarso raccolto dei significati di Saturno;
– comunità tra singoli individui, ed è per questo infatti simbolo per eccellenza della Loggia Massonica;
– è rappresentanto nella colonna massonica del Meridione (Jachin): in astrologia, quando siamo in autunno, il Sole sta iniziando il suo percorso nel settore meridionale dello Zodiaco;
– è un simbolo del motto alchemico ”VITRIOL” (Visita Interioris Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem): la robusta corteccia del frutto è rappresentata da Saturno, sotto cui vi è un benefico e gradevole succo; in analogia, scavando all’interno, nell’interiorità, si trova il vero tesoro alchemico; o l’analogia dell’andare oltre l’apparenza superficiale, e valutare il rigido Saturno stesso come vero tesoro iniziatico: è il motivo per cui, per gli alchimisti, in Saturno-Piombo vi è il Vero Oro-Sole della tradizione;

Nel mito di Hiram, architetto del Tempio di Salomone, si racconta di melograni:
”compì le colonne con due ordini di melagrane attorno al reticolato, da coprirne il capitello che sormontava la colonna. Lo stesso fece al capitello dell’altra.
V’erano inoltre, in cima alle colonne, sopra ai reticolati, altri capitelli proporzionati alla colonna, ed intorno a questo secondo capitello, disposte in ordine, altre duecento melagrane”

A motivo del suo profondo significato simbolico, il frutto è raffigurato in molta iconografia religiosa ed esoterica, come ad es. ”La Madonna della Melagrana” del Botticelli.

Non ne ho mai visti e gustati tanti come quest’anno!

#melograno #autunno #massoneria #alchimia #esoterismo #kabbalah #astrologia#scorpione
#pomegranate #autumn #freemasonry #alchemy #esotericism #astrology #scorpio

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Il 2 novembre e i bambini.

“ Mi chiamo Pedro, sono un bambino  e abito a San Isidro, una piccola città del Michoacán. Fa molto freddo qui e ci sono molte colline pieni di alberi. Io credo che per questa ragione tutte le nostre case sono fatte di legno.

Nella mia comunità abbiamo varie feste durante l’anno; ognuna ha una celebrazione speciale.

Il Giorno dei Morti è la più importante dell’anno.

In ottobre, le farfalle Monarca ci avvisano che stanno per arrivare le anime dei morti e che dobbiamo preparare ogni cosa per riceverle. Queste farfalle le chiamiamo anime e ne abbiamo molta cura. Sono di colore arancio e nero ed incominciano ad arrivare a migliaia nei nostri boschi per attendere la festa dei Morti.

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Il 22 ottobre, quando mancano ancora dieci giorni alla festa, incominciamo i preparativi. Molto presto, prima dell’alba, facciamo dei fuochi d’artificio che annunciano l’arrivo dei bambini e delle bambine che sono morti da meno di un anno, e che noi chiamiamo angioletti. Adorniamo le porte con fiori gialli per dare loro il benvenuto.

Quello stesso giorno prepariamo per loro una bellissima cesta con del cibo affinché non abbiano fame e stiano bene. Ci mettiamo molti fuochi d’artificio, che piacciono ai bambini, inoltre: biscotti, dolci, panini, bibite e frutta. Anche fiori ed una candela di cera per far loro luce. Questa cesta rimane in casa ed il primo di novembre la si porta al cimitero.

Le persone che hanno un parente morto da meno di un anno, devono fargli una croce di legno durante questi giorni.

Durante la mattina decoriamo le croci di legno. Mettiamo dei fiori silvestri, frutta, guaiave, arance, pani, carte colorate, bottiglie di liquore, bibite, biscotti e panini dolci.

Questo primo giorno è dedicato ai giovani ed ai bambini defunti. La gente porta le corone e le croci decorate e, nella cappella del cimitero, si celebra la messa dedicata ai morti che sono ritornati.

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Il 2 novembre è dedicato ai defunti adulti. In questo secondo giorno ci sono più persone e si possono vedere tutte le tombe decorate, piene di fiori e di candele accese.

Il cimitero appare vivace con tutti quei colori e con tanta gente che sta conversando.

Io credo che i morti debbano sentirsi molto felici perché è tutto molto bello.”

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http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/giorno_dei_morti.htm

Il Giorno dei Morti, in spagnolo Día de los Muertos, è una forma particolare di festa dei defunti tipica della cultura messicana che si osserva anche nel sud-ovest degli Stati Uniti. Il Giorno dei morti è festeggiato anche in Brasile come “Giorno delle Anime”, ma la festività non presenta radici precolombiane.

Le celebrazioni hanno luogo dal 1 al 2 novembre, nello stesso momento in cui vengono celebrate le feste cristiane dell’Ognissanti e della Commemorazione dei defunti.

I festeggiamenti possono durare molti giorni, riprendendo le tradizioni precolombiane che ne sono all’origine, prima che la festa venisse recuperata e adattata dalla Chiesa cattolica. La festa viene celebrata con musica, bevande e cibi tradizionali dai colori vivi, combinati a numerose rappresentazioni caricaturali della morte.

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31 ottobre 2023! La natura inizia il nuovo ciclo che prepara i germogli per la primavera! Buon Samhain 2023!

Il calore dell’estate con i suoi raggi caldi penetranti ora riscalda il cuore curioso del buio che avanza e la fresca e umida brezza di autunno spazza via ogni incertezza.

Le foglie che cadono silenziose formano un tappeto caldo

Ora è il tempo del meritato riposo che sarà l’accogliente culla dei miei vibranti propositi

Del resto la Luce tornerà a crescere già dal prossimo solstizio di inverno

Ricordo con tenerezza il passato recente e mi spingo amorosamente a guardare con occhi diversi le mie paure di procedere.

Cresce in me la fiducia a trasformarle in risorse per creare la mia visione del futuro.

Metto luci a formare cuori alla finestra per varcare con amore le soglie dei mondi, mi sento intera, in spirito e materia, e felice correndo passo dopo passo a ritmo del mio cuore,

incontro a nuove ed entusiasmanti esperienze.

Ci sarà per me, per te, per tutti una nuova primavera di pace.

Buon Samhain!

Love Laurin

Foto di Laurin

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La buona notizia del venerdì: Laurea in magia e stregoneria in un’università inglese! Per chi sogna insegnare a Hogwarts e non solo!

Nel Regno Unito sarà possibile studiare ora magia, stregoneria ed esoterismo tra i banchi dell’università con un nuovo corso di laurea. Il programma ha un approccio interdisciplinare per raggruppare i principali temi sulle tradizioni magiche nel corso della storia.

Immaginate di immergervi nel mondo degli incantesimi e della magia, venendo circondati da manuali sulla storia dell’esoterismo. E’ possibile con il nuovissimo corso di laurea appena inaugurato nel Regno Unito.

L’ University of Exeter del Devon ha da poco ampliato la sua offerta formativa presentando un percorso universitario magistrale in Scienze magiche e occulte.

Il recente aumento di interesse attorno ad argomenti relativi alla magia e all’occultismo significa che molte di queste professioni hanno sperimentato un aumento simile della domanda per queste competenze” si legge sul sito dell’università.

Il nuovo corso di laurea fa parte del Curriculum Studi arabi e islamici sarà effettivo da settembre 2024. Le lezioni si svolgeranno nel campus di Streatham, Exeter, accanto a riunioni mensili presso il Centro di Magia ed Esoterismo e gite sul territorio.

L’accesso è riservato agli studenti in possesso di laurea triennale con lode 2:2 in discipline sociali o umanistiche. Per gli studenti internazionali è richiesta inoltre una certificazione linguistica che attesti la conoscenza della lingua inglese.

Il piano di studi è interamente personalizzabile sulla base dei propri interessi. Accanto ai temi chiave come i testi arcani dell’ebraismo, il folklore o la magna Grecia, vi sono molti insegnamenti a scelta.

In cattedra saliranno docenti con esperienza in storia, letteratura, filosofia, archeologia, sociologia, psicologia, teatro e religione che illustreranno il ruolo della magia in Occidente e in Oriente.

Argomenti di studio, spiega la Bbc, saranno «i draghi nella letteratura e nell’arte occidentale, la leggenda di Re Artù, la paleografia, il pensiero islamico, la teoria e la pratica archeologica e la rappresentazione delle donne nel Medioevo».

Ma anche, come si legge sul sito del corso, «la magia in Grecia e a Roma, i testi occulti nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’Islam, la storia della stregoneria, la magia nella letteratura e nel folklore, l’inganno e l’illusione, la storia della scienza e della medicina».

Più che imparare a far magia, quindi, l’opportunità offerta agli studenti sarà quella di studiare la sua storia e l’impatto che ha avuto, insieme alla stregoneria, sulla società e sulla scienza nelle varie parti del mondo.

«La decolonizzazione, l’esplorazione di epistemologie alternative, il femminismo e l’antirazzismo sono al centro di questo programma’’ di studi, ha spiegato la professoressa Selove, che è una docente di lingua e letteratura araba medievale. Il corso, ha aggiunto, ’’consentirà di rivalutare il presupposto secondo cui l’Occidente è il luogo del razionalismo e della scienza, mentre il resto del mondo è un luogo di magia e superstizione».

Le lezioni si svolgeranno presso l’Istituto di Studi Arabi e Islamici.

Tra gli sbocchi professionali, l’Università di Exeter indica l’insegnamento e la consulenza, il tutoraggio, l’impiego nei musei o all’interno delle biblioteche, nel turismo, nelle organizzazioni artistiche o nell’editoria.

Non serviranno certo le bacchette, ma chi è davvero affascinato da queste discipline potrà beneficiare anche di borse di studio per seguire le proprie passioni.

Fonti:

Corso di laurea in magia e stregoneria: Hogwarts diventa realtà in un’università inglese – greenMe

Magic and Occult Science MA | Postgraduate Taught | University of Exeter

Magia – Wikipedia

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La buona notizia del venerdì: Assolto Mimmo Lucano e Riace

Con Mimmo Lucano è assolto il Sud

La sentenza d’appello condanna gli accusatori dell’ex sindaco. Lui dice: “La Calabria offre due modelli all’Italia: la mia Riace e la loro Cutro”

Con Mimmo Lucano hanno assolto Ignazio Silone e Carlo Levi. E sarebbe stato più giusto se l’avessero completamente liberato, anche dalle piccole accuse. Ma già così, sostituendo l’enormità dei 13 anni e due mesi con l’esiguità di un anno e 6 mesi, questa condanna – non è un paradosso – assolve l’imputato e condanna i suoi accusatori, gli sceriffi di Sherwood, i giustizieri della Calabria Saudita. ( continua su Repubblica)

Il 2 0tt0bre 2018 avevo, entusiasta, dedicato la mia buona notizia del venerdì al “modello Riace

Eccola

La buona notizia del venerdì: I profughi salvano Riace dal declino

Mezza Europa chiude le porte agli immigrati, ma in Italia, un paesino di pescatori offre asilo ai profughi garantendosi così la sopravvivenza.

Domenico Lucano, ma nessuno lo chiama così, è il sindaco di Riace, paesino di pescatori della costa calabra. Tre chiese per appena 1500 abitanti, per strada un paio di dozzine di polli e qualche cane un po’ acciaccato.

Lucano ha proclamato patria dei profughi il suo paese natale, mentre mezza Europa tenta di arginare isolare i migranti clandestini imponendo confini sempre più invalicabili.

“Nel nostro paese” dice Lucano “accogliamo i rifugiati a braccia aperte”. Oggi a Riace vivono più di 500 migranti, negli ultimi anni quasi un residente su tre  è un immigrato. Nessuno possedeva un permesso di soggiorno o un documento di lavoro valido. Sono giovani uomini dalla Tunisia, dal Senegal ed Eritrea, donne e bambini dalla Siria e Algeria, fuggiti dai paesi di origine a causa della guerra e della povertà.

I rifugiati contribuiscono a ricostruire il paese
“A Riace la solidarietà non è a senso unico”, dice il sindaco Lucano. “Cerchiamo di offrire ai profughi un’altra casa qui, e in cambio essi ci aiutano a tenere in vita questa casa”. I profughi, che altrove sono respinti perché clandestini, a Riace trovano lavoro, s’integrano nel paese e aiutano anche a ricostruire un luogo che 14 anni fa era quasi estinto.

Il paese è collocato in una delle regioni italiane meno sviluppate. Per decenni la gente è scappata da qui, dei 3000 abitanti di una volta, a Riace oggi ne sono rimasti solo 800. Le ultime pizzerie e gelaterie del paese avevano chiuso i battenti. “La nostra amata patria” dice Lucano “era come un malato terminale che attende la sua ultima ora“.

Poi è successo ciò che ancor oggi gli abitanti di Riace considerano un miracolo: la notte del primo luglio del 1998 un’imbarcazione con a bordo 218 curdi approdò sulla nostra costa. Erano in fuga diretti verso la Grecia, ma avevano perso la rotta. Mezzi morti di fame ed esausti per il freddo e la stanchezza, la maggior parte di loro aveva già perso ogni speranza. Lucano si diede da fare affinché i profughi venissero accolti e ospitati dalla gente del posto.

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Con il passare degli anni sono arrivati sempre più rifugiati, e lui si è accorto che avevano ridato vita alla sua città. Lucano ha chiesto un mutuo a favore del Comune, per poter ricostruire le case diroccate del paese e dare un salario ai migranti. Ha chiesto inoltre alla regione Calabria un’autorizzazione speciale per accogliere senza troppi cavilli burocratici i migranti.

Secondo i dati della Croce Rossa Italiana la sistemazione di profughi nei campi di accoglienza in Calabria costa circa 55 euro al giorno pro capite. Riace invece necessita per ogni migrante solo della metà del denaro. “Perché i neoarrivati si ambientano rapidamente” dice Lucano.

La sua ultima invenzione è l’euro di Riace, con cui i migranti, che a volte per ottenere denaro da parte del governo, debbono attendere anche fino a sette mesi, sono in grado di fare acquisti nei negozi del posto con una moneta locale, in modo da procurarsi l’essenziale per sopravvivere . Una volta arrivati i pagamenti pubblici, i negozianti possono convertire le monete locali  con i contanti. I profughi inoltre hanno contribuito in questi ultimi anni al boom economico di Riace. Officine, panifici e parrucchieri hanno ripreso le loro attività. Le arti tradizionali della tessitura e della ceramica hanno ripreso vita e nel frattempo è stata riaperta persino una scuola, dove  i bambini che arrivano qui, assieme ai propri genitori, apprendono le prime nozioni di italiano.

“Gli adolescenti hanno bisogno di più tempo, per adattarsi qui”, dice la maestra Emilia, di 51 anni. Molti sono cresciuti in un paese dominato dalla guerra civile e dalle persecuzioni, e conoscono solo la vita della fuga.

Inizialmente gli abitanti temevano di venire spodestati dal proprio paese.
Anche i residenti hanno avuto bisogno di tempo per abituarsi ai molti volti nuovi nel proprio paese. In particolare erano quelli più anziani ad essere scettici.

Oggi i vecchi Riacesi stanno a guardare i ragazzini africani che giocano a pallone sulla piazza del paese. Dalle panetterie che sprigionano profumo di pane fresco proviene musica araba e nei negozi di artigianato, dove vengono prodotti decorazioni e vasellame, lavorano nativi e stranieri, fianco a fianco.

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Tutta questa armonia è una spina nel fianco solo per la ‘ndrangheta. La mafia calabrese, che ha saputo sfruttare per decenni la povertà di Riace, ha tentato fino ad oggi di sabotare la ricostruzione del paese. Poco dopo la rielezione di Lucano a sindaco, nel 2009, i mafiosi gli avvelenarono il cane e crivellarono con una dozzina di colpi le pareti della Trattoria Donna Rosa, dove Lucano era a cena con degli amici. Un paio di giorni dopo però, il sindaco fece affiggere un cartellone su cui si legge ancora oggi a caratteri cubitali: “Riace – città dell’ospitalità”.

Due anni fa, per il suo impegno civile, Lucano è stato premiato con il World Mayor Award [lI premio del miglior Sindaco del mondo ndt]. A Riace lo hanno persino proposto per il premio Nobel per la pace, ma il sindaco replica: “ciò che conta di più è che la vicenda degli abitanti di Riace sia  un modello per tutti ”.

I paesi vicini di Stignano e Caulonia hanno già seguito l’esempio di Riace e ora stanno accogliendo anche loro i rifugiati.

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E nel frattempo il nome Riace arriva anche a Hollywood: il regista Wim Wenders era venuto in Calabria per girare un documentario sul problema dei rifugiati. Ma dopo aver sentito del paese dei rifugiati, ha deciso di raccontare la storia di Riace con una pellicola dal titolo “Il Volo”.

“La vera utopia” ha dichiarato Wenders lo stesso anno, in occasione dei festeggiamenti per l’anniversario della riunificazione delle due Germanie, “Non è stata la caduta del muro di Berlino, ma la convivenza serena della gente di Riace. In questo paesino senza nessuna attrattiva, tra brulle pareti rocciose e il mormorio del mare ho scorto un mondo migliore.

http://www.ilfattoquotidiano.it/

Oggi possiamo incominciare a credere in un mondo migliore!

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Anche William was two…cercando l’equilibrio… Leggendo il Sonetto 144 di William Shakespeare…

ANCHE SHAKESPEARE WAS TWO…
Leggendo il Sonetto 144 di William Shakespeare…

Two loves I have of comfort and despair,
Which like two spirits do suggest me still:
The better angel is a man right fair,
The worser spirit a woman coloured ill.
To win me soon to hell, my female evil,
Tempteth my better angel from my side,
And would corrupt my saint to be a devil,
Wooing his purity with her foul pride.
And whether that my angel be turned fiend,
Suspect I may, yet not directly tell;
But being both from me, both to each friend,
I guess one angel in another’s hell:
Yet this shall I ne’er know, but live in doubt,
Till my bad angel fire my good one out.

Traduzione:
Due amori io posseggo, conforto e perdizione,
che simili a due spiriti sempre mi perseguono:
l’angelo migliore è uomo superbamente bello,
lo spirito malvagio è donna di colore oscuro.
Per portarmi a dannazione, la mia funesta femmina,
tenta l’angelo migliore a staccarsi dal mio fianco
e pervertir vorrebbe quel santo mio in demonio,
insidiando la sua purezza col suo vizioso fascino.
E che l’angel mio si sia in demonio convertito
Posso solo sospettarlo senza esserne sicuro;
ma entrambi da me lontani, e l’un l’altro amici,
nell’inferno dell’altra l’angelo mio suppongo.
Io non potrò mai saperlo, ma vivrò nel dubbio,
finché l’angelo cattivo non avrà scacciato il buono.

Viviamo in un mondo che separa,classifica, giudica.
Viviamo la vita nel dubbio, e con la certezza di dover scegliere o questo o quello.
Bello o brutto, buono o cattivo, bianco o nero, sopra o sotto, giusto o sbagliato, prima o dopo, caldo o freddo, ruvido o liscio…
Perfino Amleto si ripeteva “ Essere o non essere… “

Viviamo in un continuo dialogo interno: una parte di noi vorrebbe scegliere il bianco, l’altra il nero, ed è un conflitto permanente.
Ci arrovelliamo tendendo ora da una parte ora dall’altra.
Quando siamo da una parte quella si impone con mille scelte attraenti, ci attira con immagini luminose di noi nel futuro, ci sbandiera che tutto è possibile…
Quando siamo dall’altra quella si impone con altrettante scelte scoraggianti, ci convince con immagini grigie del futuro, ci sbandiera tutte le nostre incertezze, le nostre incapacità, “ ma chi? Io? No! No! Non sarà mai possibile!”
E quando cominciamo a dirci: Sì! Questo è giusto! …No! No! Questo è sbagliatissimo!
Giusto…sbagliato…. per chi? chi lo dice? la mamma, il nonno, la maestra, la società…
E io? c’entrerò qualcosa …posso dire la mia…o no?
Ho o non ho una coscienza, una percezione di me come essere umano che sta vivendo una esperienza che si chiama Vita.
E se provassi a considerare gli opposti come parti di un tutto che funziona solo quando sono in armonia? Se provassi a dirmi e…e…invece di o…o…?
Ed a considerare ogni esperienza una risorsa per il futuro?

Nel  simbolo del Tao, La Via, la forza yin si oppone alla forza yang: a volte prevale la prima, a volte prevale la seconda.
La Via è attiva quando le due forze sono perfettamente bilanciate e l’una si fonde nell’altra e viceversa secondo la necessità.
Ma non ci sarebbe evoluzione sulla Via se non ci fosse una ricerca di equilibrio attraverso la tensione di entrambe.

A volte basta leggere un sonetto di un notissimo autore per riflettere…
A volte apri un vecchio testo proprio ad una certa pagina…
A volte alcune parole sembrano scritte per te…

Sarà per caso?